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mag 25

Laura Marling – Once I Was An Eagle

a cura di Marco Valchera

Solo 23 anni e l’enfant prodige Laura Marling è già giunta al quarto album in soli cinque anni: questo Once I Was An Eagle esce a due anni di distanza dal predecessore A Creature I Don’t Know (2011), che, come gli altri due, aveva raccolto critiche positivissime da parte della stampa europea, che ha sempre legato il suo nome al movimento neo folk sorto negli ultimi anni e che vanta nomi quali Mumford & Sons o Noah & The Whale. La Marling ha negato un rapporto con questo sound: il suo folk, primordiale e prettamente acustico, si rivolge, per lo più, a Joni Mitchell o Carole King. È il suo timbro vocale a sconvolgere, più che la struttura delle sue canzoni (a volte un po’ ripetitiva): maturo, sofferto, capace di rendere credibili anche storie che, in bocca ad un’altra artista così giovane, apparirebbero ipocrite. Personalmente non ho mai amato la discografia di Laura, ma questo Once I Was An Eagle è un’autentica perla del folk, nonché concorrerà, come già nel passato, a album dell’anno da parte di molti. Accompagnata alla produzione dal fido Ethan Johns, lo spirito da songwriter compassata si percepisce da tutte le composizioni, alcune migliori di altre. Lo schema è, comunque lo stesso: folk duro e puro, accompagnato da chitarra acustica e da una strumentazione scarna, ma efficace. A pesare è l’eccessiva tracklist: sedici brani sono troppi, soprattutto quando lo schema ritmico non cambia molto, portando al rischio che il risultato finale sia monocorde e statico. In determinati momenti ciò avviene, ma Laura è scandalosamente brava in ciò che fa e questo Once I Was An Eagle è la consacrazione del suo talento.
L’effetto sorpresa scaturisce dalle prime cinque tracks, costruite come un flusso continuo su medesimi arrangiamenti ma che si evolve in diverse forme: quasi una suite di venti minuti, che tende ad oscurare, grazie a dei picchi altissimi di ispirazione, tutto ciò che la segue. Take The Night Off, I Was An Eagle, You Know, Breathe e Master Hunter vedono un turbine evolutivo di sentimenti: dai toni pacati delle prime (in I Was An Eagle sembra che a cantare sia Fiona Apple) si cresce verso la rabbia e il rimpianto di You Know, breve ma intensa, e alla riscossa dopo la sofferenza di Breathe, arricchita da un violoncello finale, e di Master Hunter, il singolo, una perla dal ritmo irresistibile, vicino al folk dei Mumford & Sons, energica e bluegrass. Little Love Caster è spagnoleggiante e più cupa, retaggio degli esordi, a simboleggiare una pausa, un po’ tediosa, dall’impatto dei primi cinque brani mentre Devil’s Resting Place, alla Beth Jeans Houghton, si apre su sincopate percussioni. Dopo il prescindibile e orchestrale Interlude, Undine è dylaniana fino al midollo e richiama alla memoria anche la scozzese KT Tunstall. Where Can I Go?, scandita da un organo Hammond, la trasforma in una Ryan Adams in gonnella, o in una nuova Carole King, mentre né Once, con le sue tinte soul, né Pray For me o Love Be Brave, ricalcate su stilemi già ascoltati, riescono nell’impresa di ricollegarsi a ciò che la Marling ha egregiamente espresso all’inizio. Migliori risultano When Were You Happy? (And How Long Has That Been) che tenta, al contrario, nuove strade, con il suo recitato tutto d’un fiato, Little Bird, e la conclusiva Saved These Words.
Once I Was An Eagle si candida ad essere uno degli album folk di questo 2013: qualche taglio qua e là e ci troveremmo di fronte ad un autentico capolavoro del genere. Questo, però, è certo: Laura Marling ha solo iniziato a lasciare il suo nome nella storia della musica.

Label: Virgin
Anno: 2013

Tracklist

01 – Take the Night Off
02 – I Was an Eagle
03 – You Know
04 – Breathe
05 – Master Hunter
06 – Little Love Caster
07 – Devil’s Resting Place
08 – Interlude
09 – Undine
10 – Where Can I Go?
11 – Once
12 – Pray for Me
13 – When Were You Happy? (And How Long Has That Been)
14 – Love Be Brave
15 – Little Bird
16 – Saved These Words

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