mag 22

Elga Paoli – Il lato vulnerabile

206Eravamo rimasti con un ottimo ricordo di Elga Paoli dal disco Hunger and Love dedicato a Billie Holiday per la sua versione di You Don’t Know What Love is in duo con Gian Piero Lo Piccolo. Nella nuova incisione a proprio nome conferma questa impressione positiva e la sensibilità per il jazz, una musica che per lei è qualcosa di naturale, che si esprima in inglese o in italiano riuscendo a swingare comunque. Qui scrive da sola i testi e le musiche, rinunciando agli standards, un’impresa quasi titanica che riesce alla grande. Il tema del disco è bene espresso dal titolo, quel lato vulnerabile che emerge quamdo si è innamorati, in modo positivo, ma anche nella sua espressione peggiore, come canta in No Woman’s Land, dedicato alle vittime del femminicidio, in cui c’é un breve inserto rap della cantante Joy Garrison e l’assolo dell’ospite Gian Battista Gioia alla tromba. Il resto della compagnia è costituito da Gian Piero Lo Piccolo su cinque brani al sax soprano, tenore ed al clarinetto, dai contrabbassisti Daniele Basirico e Francesco Puglisi, da Simone Federicuccio Talone alle percussioni e da Alessandro Marzi alla batteria. In “Quando non ci son parole” c’è l’ospite Tony Loderini alla fisarmonica, un testo piuttosto ispirato, come del resto tutti quelli del disco, costituito da brani che la propongono come una “cantautrice” ispirata, anche se il tema su cui scrive non è certo nuovo. Sul brano che dà il titolo al disco canta insieme a Umberto Vitiello, lei in italiano e lui in portoghese, una nota esotica sottolineata dalle percussioni. Il brano finale, Shine, è solo strumentale, un trio in cui Alessandro Manzi è al pianoforte e con le sue atmosfere sognanti sottolineate dall’assolo del contrabbasso chiude il disco lasciando tempo all’ascoltatore per riflettere su quanto ascoltato.

Genere: jazz
Label: Dodicilune
Anno 2016

Tracklist

01. No Woman’s Land
02. Saggezza e vanità
03. Il lato vulnerabile
04. Dietro la maschera
05. Il Cerchio
06. Le mani sanno
07. Le regole del gioco
08. Professionisti del sogno
09. Quando non ci son parole
10. Shine

mag 21

Ivo Perelman / Joe Morris – Blue

734Fra il sassofonista tenore Ivo Perelman e Joe Morris, nelle vesti di contrabbassista o di chitarrista elettrico c’é un certo feeling, come testimoniano i diversi incontri, in trio o quartetto. Non c’era ancora il duo, il dialogo diretto, come avviene qui, con Morris che impugna la chitarra acustica. La musica dei due è di quella che non lascia scampo, o ci si immerge nel flusso sonoro, da un brano all’altro, o è meglio lasciare perdere. Perché i due, anche senza sezione ritmica, sanno come occupare lo spazio e creare una musica densa, ricca di espressività, assolutamente al di lá di quelle che sono le norme in vigore. Morris ha già lavorato con una sezione ritmica, oppure nel trio Living Jelly con Perelman ed il batterista Gerald Cleaver, ma qui la musica non ha bisogno di niente, il dialogo a due funziona da solo perché proprio in questa formazione hanno qualcosa da dirsi. Turtle Dance, a dispetto del lento animale citato, è un brano dall’energia che si rende presente, il sax pronto ad aggredire, la chitarra acustica che tira fuori tante note a stimolare nel sassofono tenore un suono che sa imporsi, ispirato da un free che qui trova nuove direzioni per esprimersi. Il lungo Almost Blue non ha niente a che vedere con la famosa ballad di Elvis Costello diventata uno standard nelle mani di Chet Baker dopo la sua famosa versione. Qui tutto è più rarefatto per volontà dei musicisti, un’atmosfera che sa di notturno ma lontano anni luce da quello che fanno gli altri. Il sax suona rilassato, con una nota malinconica, e tuttavia free, tangenziale alle aspettative, a volte roco oppure pronto a fare intravedere cosa sa fare con gli acuti, mentre la chitarra acustica diventa un interlocutrice stimolante da cui emergono tratti di blues tirato fuori da brandelli di memoria, citato, ma con poca fedeltà. La copertina è un dipinto dello stesso Perelman, non solo un musicista, ma anche pittore che segue la corrente dell’espressionismo astratto.

Genere: avanguardia jazz
Label: Leo Records
Anno 2016

Tracklist

01. Blue
02. Turtle Dance
03. Almost Dance
04. Bluebird
05. Instant
06. Wee Hours
07. Blue Lester
08. Tight Rope
09. Crossword

mag 20

Sebastiano Dessanay – Duets of a Fool

Duets-of-a-fool_COVER-768x694Sulla Slam Production inglese trovano spazio anche dei progetti di musicisti italiani dedicati alle musiche più ardite, il più recente è quello del contrabbasssista, proveniente dalla Sardegna ma residnete in Ingliltera, Sebastiano Dessanay che si esibisce in una serie di duetti con musicisti inglesi ed italiani. L’idea gli è venuta praticando la sua musica con artisti di varia provenienza, così che alla fine ha optato per questo progetto dal tono minimalista, musica in duo con tanti musicisti a celebrare l’improvvisazione. Il brano che apre l’album è realizzato in overdubbing, dialogando con il suo contrabbasso. Seguono duetti con il sassofonista tenore Paul Dunmall, Duet No. 1 ed la sassofonista contralto Rachael Cohen su Duet No. 2, dei momenti piuttosto riflessivi. L’incontro dà frutti positivi per entrambi e le esecuzioni lasciano intravedere ulteriori sviluppi. Suite No. 1 è insieme al pianista Sebastiano Meloni, un musicista con cui collabora da anni, registrato in studio a Birmingham, mentre la breve Suite No. 2 è realizzata con il chitarrista Francesco Morittu. Al centro del disco un poema di William Butler Yeats recitato da Howard Skempton, Two Songs of a Fool. Seguono brani, nell’ordine, insieme a Augusto Pirodda al pianoforte, Melinda Maxwell all’oboe, un brano complesso in lo si fa suonare rispettivamente come uno strumento orientale e come un sax soprano, Mark Sanders alla batteria, Jack McNeill al clarinetto e Fulvio Sigurtà alla tromba. L’approccio minimalista al disco si è delineato negli anni, suonando e registrando insieme ai musicisti in questione, poi si la riuscita idea di mettere tutto insieme in un progetto che si rivela all’ascolto coerente, senza strappi di sorta da un brano all’altro. Più che un collage di brani improvvisati sembra un’opera scritta scegliendo i vari protagonisti da un momento all’altro, uniti dal contrabbasso del leader, vero protagonista delle incisioni.

Genere: avanguardia
Label: Slam Productions

Anno 2016

Tracklist

01. Two Fools
02. Duet No. 1
03. Suite No. 1
04. Duet No. 2
05. Suite No. 2
06. Two Songs of a Fool
07. Duet No. 3
08. Suite No. 3
09. Duet No. 4
10. Suite No. 4
11. Our Foolish Hearts

mag 19

Carla Hassett – + Blue

photo-original-150x150In questo suo nuovo disco, il quarto, la cantante di origine brasiliana Carla Hassett si dedica a testi, sette delle dieci canzoni sono sue, dedicate al concetto di patria e la difficoltà di crescere in due paesi così diversi, gli Stati Uniti ed il Brasile. Lei proviene da Sao Paulo, la famiglia vive però a Chicago e da lì è nata la passione per la musica intorno a lei, da quella brasiliana al jazz, il funk, il rock, la samba, tutte influenze che lei mette insieme con forte personalità. Due brani come We Belong Here e South America Way si dedicano al funky, il primo scritto da lei, il secondo è un classico di Jimmy McHugh e Al Dubin da lei rivisitato e reso nuovo, due brani in cui si canta la nostalgia per la patria lontana. Un altro funky trascinante è quello di Guerreira vai. A Little More Blue è di Caetano Veloso, dà l’ispirazione al disco. Pois é e tal è la dimostrazione che funky e samba possono andare d’accordo, qui la Hassett è affiancata dalla cantante Thelma de Freitas, piuttosto nota in Brasile. Non manca la bossa nova, Sem calor il cui testo descrive la sensazione di stare al freddo in una città come Chicago sognano il calore dei tropici. Sangue da terra è un afro-samba dall’aspetto molto sensuale. Gli accompagnatore di un disco così eclettico, e che allo stesso tempo suona così compatto sono Joao Pedro Mourao alle chitarre, Andre de Santanna al basso, i percussionisti Gibi e Felipe Braga, non mancano gli interventi degli ospiti, da citare la fisarmonica di Bill Brendle su Guereira vai. Il lavoro in sede di missaggio è perfetto, i tanti strumenti sono perfettamente inseriti all’interno dei brani, che così appaiono ricchi di colori.

Genere: Brasil
Label: Autoprodotto
Anno 2016

Tracklist

01. We Belong Here
02. Pois é e tal
03. Guerreira vai
04. Sem calor
05. Cadeira da Praça
06. Sangue da tierra
07. A Little More Blue
08. Forte
09. Quando me desamericanizar
10. South America Way

mag 18

Six In One – Subjects and Structures

020744e48d0cae621efcf0877f052c56Chi apprezza l’avanguardia inglese e questo tipo di proposte ecco un’ottima incisione a nome di un sestetto, Six in One, formato da Paul Dunmall al sax tenore, Bruce Coates al sax soprano, Corey Mwamba al vibrafono, Walt Shaw alle percussioni,
Seth Bennett al contrabbasso e Mark Sanders alla batteria. Sono tre brani, il primo, Subjects, dura quasi trentatrè minuti ed i musicisti hanno spazio per i loro assoli. I sei suonano ispirati, in sintonia con quelle che sono le direttive del free, assoli travolgenti, certo, ma anche passaggi collettivi che li trovano totalmente in empatia. Anche il secondo brano, Structures, è sulla stessa durata, trentadue minuti, qui possiamo ascoltare all’inizio un bell’assolo di Mwamba al vibrafono, poi l’atmosfera si fa più rarefatta ed arrivano i due sassofonisti a dialogare cercando di estrarre tutto il possibile dai loro strumenti, accompagnati da una ritmica insolita per come elabora il concetto di ritmo. Chi apprezza il free troverà qui momenti di grande intensità in cui scorre tutto più meditato, ma i musicisti sanno creare l’energia richiesta per questo tipo di musica sotto la superficie. I due sassofonisti si trovano ad improvvisare per lunghi tratti insieme, due assoli in parallelo che fanno rivivere lo spirito dell’improvvisazione totale senza apparire ancorati in un’estetica da anni sessanta. Nelle loro mani il free appare ricco di linfa vitale, capace di sviluppare quel messaggio di libertà emerso decenni orsono. Verso la fine del brano emerge il vibrafono con suoni quasi da vetri frantumati e la temperatura dell’esecuzione si riscalda, forse spinti dal pubblico, in quanto il disco riproduce un’esecuzione live alla Artsmith Gallery a Derby. Più breve Nothing is Paltry – after Antoni Tàpies, soltanto sette minuti, un brano dalle atmosfere delicate, ricco di sfumature, di momenti di riflessione, di ascolti reciproci in punta di piedi, che si conclude con l’applauso del pubblico.

Genere: avanguardia
Label: Slam Productions

Anno 2016

Tracklist

01. Subjects
02. Structures
03. Nothing is Paltry – after Antoni Tàpies

mag 17

Camilla Battaglia – Tomorrow – 2more Rows of Tomorrow

205Dalla fucina di talenti della casa discografica Dodicilune arriva ancora un disco sorprendente, quello della cantante Camilla Battaglia, in sintonia con quello che è il jazz più moderno e vivace. Non a caso le liner notes sono soltanto in inglese, perché il progetto ha tutte le qualità per avere un suo pubblico anche negli Stati Uniti. Ad accompagnarla musicisti italiani, Roberto Cecchetto alla chitarra elettrica, Andrea Lombardini al basso elettrico e Bernardo Guerra alla batteria, insieme ai fiati di Nicolò Ricci al sax tenore e Federico Pierantoni al trombone. L’ospite americano David Binney è presente su Expectations, sia con un assolo al sax alto che con con la voce, un dialogo fra innamorati insieme alla leader, che oltre a rivelarsi un’ottima vocalista sa scrivere testi significativi. Shaping Smiles ne è un esempio, accompagnata soltanto dalla ritmica è in grado di attirare l’attenzione intorno alla sua voce come se avesse una grande esperienza alle spalle. Su Chance è accompagnata dai fiati e qui le atmosfere possono ricordare quelle dei dischi di Binney, in sintonia con quelle che sono le tendenze più moderne. Ottimo l’assolo al sax tenore di Nicolò Ricci al sax tenore che si prende un notevole spazio per mostrare tutta la sua fantasia, davvero notevole. Last Time è un brano che all’inizio sembra avere preso a prestito qualcosa dalla musica pop, l’energia dell’esecuzione la proietta però subito in tutta un’altra dimensione, da sottolineare l’assolo del trombonista Federico Pierantoni. They’re Running Upstairs è con la partecipazione dell’intero quintetto, piuttosto movimentato nei ritmi e negli arrangiamenti. The Blower’s Daughter è un brano pop di ottimo livello, quel genere che si ascolta da parte di pochi, sono sei minuti intensi, nel testo e nelle musiche. Expectations è insieme a David Binney, autore di un assolo al sax alto all’altezza della sua fama, ed uno dei momenti migliori dell’album. Si gioca con le elettroniche, con le voci, con il testo, una poesia d’amore senza il lieto fine, “Are you gonna love me the way i love you?” chiede, e la risposta di Binney è: “Never”. Da citare ancora My Tree che chiude l’album, un altro momento riuscito con l’assolo al sax tenore di Ricci. Sicuramente un progetto da tenere d’occhio, fra i più interessanti della casa discografica pugliese.

Genere: jazz
Label: Dodicilune
Anno 2016

Tracklist

01. Do U No?
02. Tomorrow-2more Rows Of Tomorrows
03. Shaping Smiles
04. Chance
05. Last Time
06. They’re Running Upstairs
07. The Blower’s Daughter
08. Expectations
09. Waitin’
10. My Tree

mag 16

Elisabetta Guido – The Good Storyteller

203Elisabetta Guido è di nuovo a capo di un progetto piuttosto eclettico in cui la sua voce ha un ruolo centrale. C’è di tutto, i testi in italiano e quelli in inglese scritti da lei insieme a testi e musiche di altri compositori, oltre ad una ghost track, The Dry Cleaner from Des Moines di Charles Mingus con i testi di Joni Mitchell. Nel complesso però si tratta di un progetto minimalista, si fa accompagnare da Roberto Ottaviano su sette dei tredici brani, la batteria di Francesco Pennetta e ed i bassi e gli effetti elettronici di Stefano Rielli sono presenti su altri tre brani. La presenza costante nel disco è quella del pianista Danilo Tarso, con cui la cantante ha spesso lavorato negli ultimi due anni. Da storyteller, che è il titolo del disco, lei ci racconta storie che spesso hanno come soggetto l’amore e di cui è autrice. Il ritmo è un’altra costante del disco, espresso nelle sue forme più varie. Su Funkattivo c’è la batteria di Francesco Pennetta. Si chiude con i versi “la parodia del tuo dolce amore si ripeterà finché donna vorrà”, il ritmo è un bel funky e l’intervento di Roberto Ottaviano al sax soprano starebbe benissimo nei migliori dischi di jazz rock. Rythme Romantique è un testo cantato in francese, un duo insieme al pianista, come le due Total Impro, improvvisate all’istante in un contesto avanguardistico. Un altro testo in italiano molto significativo è Fantasmi, anche qui c’è l’intervento di Roberto Ottaviano, ma musicalmente siamo su ben altri ritmi rispetto a Funkattivo. Un altro ottimo assolo del sassofonista barese è su Far Horizons, la batteria suonata con le spazzole, il testo in inglese, il contrabasso di Rielli ne fanno una ballad che testimonia la passione per il jazz dei partecipanti. La Salento Rhapsody merita un capitolo a parte, qui si celebra la passione della cantante per la sua terra insieme ai tamburellisti di Otranto ed al vionista Francesco Del Prete. Crystal Silence di Chick Corea con il testo scritto dalla cantante brasiliana Flora Purim è presentato in modo minimalista, in duo insieme al pianista. Nel complesso un disco eclettico e coraggioso, che mostra senza remore il mondo della cantante salentina.

Genere: jazz
Label: Dodicilune
Anno 2016

Tracklist

01. Sea Waves (musica e testo E. Guido)
02. Funkattivo (musica e testo E. Guido)
03. Rythme Romantique (musica E. Guido – testo S. Capestro)
04. Fantasmi (musica e testo E. Guido)
05. Far Horizons (musica e testo E. Guido)
06. Total Impro 1 (musica E. Guido – D. Tarso)
07. Salento Rhapsody
(1° mov.) “La mia fortuna” (musica R. Ruggeri / E. Guido – trad. brano populare)
(2° mov.) “Mare mare” (musica E. Guido – testo A. Baccassino / E. Guido)
(3° mov.) “19 aprile 2015” (musica e parole E. Guido)
08. Funk You (musica e testo E. Guido)
09. Nel Mio Film (musica e testo E. Guido)
10. Solo Me (musica e testo E. Guido)
11. Crystal Silence (musica C. Corea – testo F. Purim)
12. Total Impro 2 (musica E. Guido – D. Tarso)
13. (Ghost track) – The Dry Cleaner from Des Moines (musica Charles Mingus – parole Joni Mitchell)

mag 15

Mike Bogle Trio – Live at Stoney’s

51hO7JzaLLL._SS280La carriera del pianista americano Mike Bogle lo ha visto dirigere gruppi di tutti i tipi, non soltanto nel jazz, dove si è affermato come un pianista versatile, ma anche nel campo della musica pop, un settore in cui fra l’altro è stato arrangiatore della musica di Irene Cara. Sono seguite anche numerose nomine al Grammy, l’importante premio americano per i musicisti. Su questa sua produzione in trio con il fido Lou Harlas al contrabbasso ed il nuovo Steve Barnes alla batteria ci propone una musica ricca di virtuosismi fatta dal vivo. Ci sono brani propri e di altri autori, si parte con Humpty Dumpty di Chick Corea, brano eseguito ad alta velocità, incredibile per pulizia del fraseggio e interazione con la ritmica. I tre si divertono nello sfoggio di tanto virtuosismo, controllato in ogni caso da un bell’arrangiamento che dà spazio a tutti, sia al contrabbassista che al batterista, per mettersi in mostra. Speak Like a Child è di Herbie Hanckock, un’esecuzione dalle atmosfere più tranquille ed in cui si aggiungono in sottofondo degli effetti d’archi che vengono da un computer. Ninguno Experiment è del leader, ottimamente arrangiato come gli altri suoi brani, in tutto quattro, ricco di citazioni, e come al solito spinto dalla classe esecutiva dei tre. A seguire un classico del bop e di Dexter Gordon, il famoso sassofonista tenore e attore protagonista del film Round Midnight – A mezzanotte circa, si tratta di Fried Bananas eseguito con grande passione per questo genere. Il bop rivive nei suoi ritmi, sembra quasi di riascoltare Bud Powell. Upper Manhattan Medical Group di Billy Strayhorn è una ballad eseguita con eleganza, così come Prelude to a Kiss di Duke Ellington. Fra i brani di Bogle oltre che Ninguno Experiment si fa apprezzare Down Home, che chiude l’album. Una composizione non banale in cui si respira l’aria di un jazz ancorato nella tradizione. Da menzionare il lavoro del grafico Junko Otsu per la cover, un gioiellino che aggiunge valore all’intera opera.

Genere: piano jazz
Label: Autoprodotto
Anno 2016

Tracklist

01. Humpty Dumpty
02. Speak Like a Child
03. Ninguno Experiment
04. Fried Bananas
05. Lona’s Tune
06. Thanksgiving
07. Upper Manhattan Medical Group
08. Prelude to a Kiss
09. Down Home

mag 14

Jane Ira Bloom – Early Americans

81HWV+H3OZL._SX522_Nei lontani anni ’20 il clarinettista Sidney Bechet incise dei brani al sax soprano, poi si dovettero attendere John Coltrane e Steve Lacy per ascoltare ancora questo strumento. Fra i musicisti contemporanei Dave Liebman e Jane Ira Bloom ne hanno contribuito ad aumentare le possibilità espressive. L’ ultima incisione della sassofonista americana è in trio, insieme al contrabbassista Mark Helias e Bobby Previte alla batteria. Sono tre musicisti con un passato piuttosto importante da leader alle spalle, e che hanno deciso di percorrere la via del dialogo a tre su composizioni della Bloom, tranne l’ultima esecuzione, Somewhere di Leonard Bernstein. Sin dalle prime battute, su Song Patrol i tre fanno onore alla loro fama, lei con un suono perfettamente riconoscibile e la ritmica con grande empatia nell’accompagnarla. Si passa da un brano all’altro ammirando la grande abilità della Bloom. Su Nearly (for Kenny Wheeler) e Somewhere è da sola, due piccole gemme incastonate in mezzo agli altri brani. Qualcuno può piacere di più degli altri, senza per questo togliere qualità al disco, ben organizzato dall’inizio alla fine in tutti i paticolari, dall’editing dei brani alla qualità tecnica della registrazione. Mind Gray River e Cornets of Paradise sono due brani piuttosto accattivanti, lei come sempre è al massimo e lo stesso vale per la ritmica, piuttosto in sintonia, su Cornets of Paradise c’è anche un assolo alla batteria di Previte piuttosto misurato. Molto bello Say More, dalle atomsfere di un ballad, eseguita in modo astratto, fra i momenti in duo fra contrabbasso e sax soprano e la batteria che interviente colorando la musica. Sia qui che su ritmi più movimentati, come su Gateway to Progress, i tre sono perfettamente a loro agio, le loro capacità tecniche li rendono a loro agio su qualunque cosa intendano affrontare. Per chi si dedica al sax soprano un disco di sicuro interesse, per gli altri ascoltatori un ottimo disco che permette di fare conoscenza con un trio di gran classe.

Genere: jazz
Label: Outline Records
Anno 2016

Tracklist

01. Song Patrol
02. Dangerous Times
03. Nearly (for Kenny Wheeler)
04. Hips & Sticks
05.Singing the Triangle
06. Other Eyes
07. Rhyme or Rhythm
08. Mind Gray River
09. Cornets of Paradise
10. Say More
11. Gateway to Progress
12. Big Bill
13. Somewhere

mag 13

Ivo Perelman / Karl Berger – The Hichhiker

754Questo è il secondo incontro fra il sassofonista tenore Ivo Perelman e Karl Berger. Sul primo ha suonato il pianoforte, mentre adesso ritorna al vibrafono, strumento che ha praticato a lungo. In entrambi i casi si è andati in studio senza alcuna partitura, all’inizio senza neanche l’idea di quale sarebbe stato lo strumento con cui Barger avrebbe suonato. Poi si è deciso di fare due sedute di registrazione, così da avere entrambi gli strumenti praticati da Berger. Ne sono venute incisioni piuttosto differenti l’una dall’altra, in cui il sassofonista brasiliano dialoga apertamente con il collega evitando di spingere la musica come fa di solito verso situazioni estreme. Berger è di orgine tedesca, ma dirige da decenni il Creative Music Studio a Woodstock, la sua musica è più europea, più “romantica” dice Perelman nelle note di copertina, proprio per questo cerca un altro approccio, un modo di suonare il sassofono più in sintonia con le note morbide che emette il vibrafonista. Su Pride and Prejudice è da solo e suona soltanto il bocchino del sassofono, mentre sul brano successivo Extremely Loud While Incredibly Quiet è il vibrafonista a presentarsi in veste solitaria. I due ritornano insieme su Engulfed in Flames un momento fra i migliori dell’album, un dialogo che mostra il fuoco sotto la superfice, il sassofono tenore appare sovrano, essenziale in quel che fa, mentre il vibrafono lo accompagna in modo puntuale, è un attimo, pur breve, in cui la musica dei due trova il punto d’incontro perfetto. Il lungo The Sound of Bliss è introdotto dal vibrafono in solo, poi arriva il sassofono tenore, il suo è un delirio soffuso, quasi soft, scocca la scintilla, ma senza creare l’esplosione, la tensione resta continua, creando un’atmosfera suggestiva, dall’aspetto notturno. I due hanno trovato un linguaggio comune per il loro dialogo ed il risultato è un disco importante che ha qualcosa di diverso rispetto al resto della discografia di Perelman.

Genere: avanguardia jazz
Label: Leo Records
Anno 2016

Tracklist

01. The Shadow Path
02. The Well of Memory
03. Twilight
04. Unspoken Feeling
05. The Hichhiker
06. Pride and Prejudice
07. Extremely Loud While Incredibly Quiet
08. Engulfed in Flames
09. Zen and the Art of Improvisation
10. The Sound of Bliss
11. Well Behaved Quarter Notes

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