apr 23

Gauden/Hanslip – And How the Who Can Think the What…

fmrcd426La musica improvvisata inglese gode di buona salute ed un nutrito gruppo di “non pentiti” continua a praticare il genere dando nuovi impulsi. Per il sassofonista tenore Mark Hanslip ed il batterista Ed Gauden questo è il terzo disco insieme, questa volta come duo. All’inizio l’idea era di un trio insieme ad un pianista, ma dopo che ad un concerto quest’ultimo fu impossibilitato a suonare, Hanslip e Gauden trovarono nell’estemporaneità dell’esibizione in duo un loro equilibrio, cosí che questo tipo di collaborazione è andata avanti e si è arrivati ad incidere. È un disco compatto, quaranta minuti come per gli LP, in cui i due esplorano alcune situazioni senza dilungarsi troppo, sono brani tra i quattro ed i sei minuti di durata. Up in the Smoke apre il disco lentamente, dal fumo del titolo evocato dal sassofono appaiono ritmi ed una melodia che esprime un’atmosfera tranquilla. Più movimentato Pheasants, i fraseggi del sassofonista sono rapidi, precisi, mentre la batteria esplora colori alimentando il dialogo. C’è tanto jazz in questo eloquio, uno sguardo alla tradizione che viene proiettata in un terreno più moderno. Su Jets si va verso un altro tipo di situazione ancora, cercando di estrarre dagli strumenti nuovi suoni. 698 è un brano free, il batterista ed il sassofonista trovano un momento di circa quattro minuti per esprimersi nel tipico linguaggio di questo genere. Si prosegue con Spring Board, alla ricerca di atmosfere fuori dall’ordinario, con il batterista ad intessere ritmi intensi con le spazzole. Il finale Up in Smoke (reprise) chiude il disco lentamente, così come era stato aperto dall’omonimo brano. È un’incisione che si riascolta più volte, intensa, rilassante per chi è solito ai suoni dell’avanguardia.

Genere: Avanguardia
Label: FMR Records
Anno 2017

Tracklist

01. Up In Smoke
02. Pheasants
03. Jets
04. 698
05. Spring Board
06. Enter the Muse
07. Up in Smoke (reprise)

apr 16

Alex Maguire Nikolas Skordas Duo – Ships and Sheperds

cd-582lL’incontro tra il pianista inglese Alex Maguire ed il sassofonista greco Nikolas Skordas è avvenuto per caso durante un concerto ad Atene, da lì sono partiti i contatti per sviluppare un progetto in duo conclusosi con questa registrazione live. Entrambi si trovano a loro agio in queste improvvisazioni, fra avanguardia e motivi presi dalla musica popolare greca. Maguire è un pianista che non si crea problemi di genere e suona spesso con musicisti che fanno altri generi, per cui questo tipo di approccio gli è  congeniale. il disco apre con Skordas alla gaida, un tipo di zampogna della tradizione greca. Subito dopo su Cosmic Sources passa al sax soprano su cui ha un suono aspro, ma che proprio per questo motivo risulta coinvolgente, reduce da quelle che sono stati gli insegnamenti del free. Il duo funziona perfettamente, anche nella situazione live sanno come non perdere il filo del discorso e su come rendere interessante il proseguio del dialogo. La musica appare qui ipnotizzante, affascinante pur se rifugge dai soliti canoni. Su Wild Flower (Based on the tradizional greek melody Marados) Skordas passa al sax tenore per affrontare una melodia tradizionale greca mentre Maguire lo accompagna con la dovuta sensibilità. I due si tengono lontani da banalità o facili estetismi: Maguire nel suo assolo mostra di essere uno strumentista che sa gestire con equilibrio le sue conoscenze della musica classica e del jazz, Skordas è convincente con la sua voce fuori dai soliti stilemi dei sassofonisti mainstream. Il secondo CD inizia con Acroterion eseguito da Skordas in solo al sax soprano. C’è anche un brano in quartetto, Labyrinth, insieme agli ospiti Don Stavrinos ala tromba ed al flicorno e Stathis Diamantidis al contrabbasso, un brano dallo svolgimento lento nei suoi undici minuti, che ci permette di fare conoscenza con dei musicisti free che provano a resistere in una Grecia in cui lo spazio per la cultura è sempre più ridotto a causa delle note vicende economiche. Il brano finale che dà il titolo al disco vede Skordas affrontare diversi strumenti, percussioni, zampogna, sax, fischietti vari, mentre Maguire tiene tutto sotto controllo con le poche note del suo pianoforte. Un disco inusuale, sorprendente, e proprio per questo riuscito.

Genere: avanguardia
Label: Slam Productions
Anno 2017

Tracklist

CD 1
01. Anchorites
02. Cosmic Sources
03. Wild Flower (Based on the tradizional greek melody Marados)
04. Portrait of a Saint
05. Poliphemos
06. Athos
07. Twilight at Vatopedi
CD 2
01. Acroterion
02. Pathway
03. Labyrinth
04. Logism of a Mind
05. Three Fingers
06. Olympos
07. Ships and Sheperds

apr 15

Oliver Lake Featuring Flux Quartet – Right Up On

51cxzsb92tlIl sassofonista contralto americano Oliver Lake è una figura conosciuta del jazz contemporaneo i cui esordi risalgono agli anni ’70. Nel frattempo ha lasciato una lunga serie di incisioni, a proprio nome e da sideman, comprese quello con Il World Saxophone Quartet. La collaborazione con il Flux Quartet , un quartetto d’archi di musica contemporanea, risale al 2002. Da allora si sono incontrati per diverse esibizioni, ma soltanto ora sono andati in sala di incisione. Sono sette le composizioni di Lake eseguite, su tre è presente lo stesso compositore con il suo sax alto. Si cominicia con il solo quartetto d’archi per Hey Now Hey, Lake arriva dopo tre minuti con il suo intervento scoppiettante intessendo subito un dialogo serrato con gli archi. Lo stesso vale per 5 Sister, il suono del sax è di stampo free e ciò crea abrasioni da cui arrivano scintille di brillante bellezza. Un dialogo inusuale, per lo meno per come è gestito dai partecipanti. È un brano in cui l’improvvisazione gioca un ruolo fondamentale dedicato alla memoria della madre e delle sue quattro sorelle. In 2016 la notazione è per lo più rappresentata da grafici e ridotta al minimo, il quartetto ha l’esperienza per gestire questo tipo di situazione, abituato com’è a suonare con tanti dei corifei dell’avanguardia contemporanea. Lake ritorna su Disambiguate, un brano con parti scritte e parti in cui gli esecutori sono chiamati ad improvvisare. il suono del sassofno contralo porta momenti di energia nell’esecuzione. Gli ultimi tre brani sono eseguiti soltanto dal quartetto d’archi, molto interessante è il lungo Einstein 100! composto nel 2005 per il centenario della scoperta della teoria della relatività. Le sonorità del quartetto e la scrittura di Lake ricordano i maggiori compositori moderni per questo tipo di formazione. Il dialogo con il sax contralto funziona e l’interazione fra i quattro è perfetta. Da ascoltare.

Genere: Avanguardia
Label: Passin Thru Records
Anno 2017

Tracklist

01. Hey Now Hey
02. 5 Sister
03. 2016
04. Disambiguate
05. Right Up On
06. Sponge
07. Einstein 100!

apr 14

Jeannie Tanner – Words & Music

Diet51vxamgw2ol-_ss500ro questo doppio album della cantante e trombettista americana Jeannie Tanner ha richiesto molto lavoro in sede di produzione. Sono ben nove le cantanti, insieme a tre colleghi di sesso maschile, presenti nelle diciannove tracce del doppio album. La ritmica è guidata da Dan Murphy al pianoforte, Fender Rhodes e Hammond B3, Cary Biggerstaff al contrabbasso, Neal Alger alla chitarra in diversi brani, Andy Pratt alla chitarra su I’m Whistling a Tune e Darren Scorza alla batteria. Ci sono anche diversi fiati, Chris Madsen ai sax, Elaine Dame al flauto, la leader alla tromba, Adam Thomburg al trombone ed un quartetto d’archi. Come si può notare si sono fatte le cose in grande! Le composizioni ed i versi sono di Jeannie Tanner, le eccezioni sono Can’t Believe That It’s You con la musica di Lisa McQueen e It’s Never Too Late, i cui versi sono stati scritti dalla Tanner insieme a Tommy McCann. Fra jazz, per la maggior parte dei brani, e pop fatto insieme ad un sottofondo di archi, la musica scorre molto gradevole. Su Can’t Believe That It’s You c’è Murphy all’Hammond B3 ed al pianoforte, Neal Allger si esibisce in un ottimo assolo in stile alla chitarra ricco di blues e la voce di Michele Thomas interpreta perfettamente il testo e la musica. Il pregio della produzione è proprio questo, che per ogni canzone si è potuto scegliere il/la cantante in grado di interpretarla nel migliore dei modi. Voci splendide, di artisti con notevole esperienza alle spalle, spesso a loro volta leader su proprie incisioni. Qualche canzone la si gradisce più delle altre, Be Strong interpetata da Typhane Monique nello stile di un’Etta James, ad esempio, per il resto si ascolta una bella incisione in cui la professionalità della leader, autore anche di pregevoli e raffinati assoli alla tromba, e degli altri musicisti coinvolti non viene mai meno.

Genere: jazz vocale
Label: Tanner Time Records
Anno 2017

Tracklist

01. That Word (feat. Rose Colella)
02. Wait for Me (feat. Jeff Meegan)
03. Endless Joy (feat. Abigail Riccards)
04. Reflections in Mirrors (feat. Tammy McCann)
05. You Can Kiss Me into Anything (feat. Typhanie Monique)
06. Remembering (feat. Paul Marinaro)
07. Fred and Ginger (feat. Alyssa Allgood)
08. Mr. Midnight (feat. Kimberly Gordon)
09. Can’t Believe That It’s You (feat. Michele Thomas)
10. Come Along for the Ride (feat. Elaine Dame)

Disc 2
01. Kiss Me (feat. Kimberly Gordon)
02. Red (feat. Elaine Dame)
03. Vegas (feat. Paul Marinaro)
04. Be Strong (feat. Typhanie Monique)
05. You’ll Always Have My Heart (feat. Abigail Riccards)
06. It’s Never Too Late (feat. Tammy McCann)
07. My Whole World Is You (feat. Amy Yassinger)
08. I’m Whistling a Tune (feat. Andy Pratt)
09. Promise Me the Moon (feat. Rose Colella)

apr 12

Gregory Lewis – Organ Monk, The Breathe Suite

512y6e4cxl-_ss500Il leader Greg Lewis all´Hammond B3 è un appassionato della musica di Thelonious Monk,  ma anche un attento testimone di quello che succede nel mondo odierno, sia musicalmente che nelle strade. Il nuovo disco è dedicato alle vittime della violenza negli USA, di cui nei titoli mette i nomi. Sul disco non scrive niente, ma una rapida ricerca sul web ci fa scoprire che sono stati vittime di scontri con la polizia. Sul primo brano oltre ai fidi Riley Mullins alla tromba e Reggie Woods al sax tenore, ci sono Nasheet Waits alla batteria ed un assolo devastante alla chitarra elettrica di Marc Ribot. Su Trayvon è in trio con Jeremy Bean Clemons alla batteria e il chitarrista Ron Jackson. La musica procede in modo drammatico, molto moderna come concetto, al di fuori di quelle che sono i soliti canoni del trio per organo Hammond. Ancora il trio per Aiyanas Jones Song, ricco di swing e con un assolo veloce e diretto del leader, molto comunicativo. Si ritorna alla formazione di prima con Marc Ribot su Eric Garner. Nel finali Ausar and the Race Soldier cambia ancora formazione, con Jeremy Clemons alla batteria, Ron Jackson alla chitarra, Reggie Woods al sax tenore, Riley Mullins alla tromba ed il leader all’Hammond. Il finale Ausar and the Race Soldiers (reprise) è con i due batteristi, Clemons e Nasheet Waits. La musica di Lewis ci invita a non dimenticare, al di là di quelli che sono gli aspetti tecnici e gli assoli ricchi di pathos delle esecuzioni. “i can’t protest because if I protest I go to jail. And if I go to jail i can’t feed my five kids. So what I can do is what I do: I write music. I want to get this record to each of the people. Even if it brings joy for just a minute to these families, that is what I can do”.

Genere: modern jazz
Label: Autoprodotto
Anno 2017

Tracklist

01. First Movement Chronicles of Michael Brown
02. Second Movement Trayvon
03. Third Movement Aiyanas Jones Song
04. Forth Movement Eric Garner
05. Fifth Movement Ausar and the Race Soldiers
06. Sixth Movement Ausar and the Race Soldiers (reprise)

apr 11

Billy Jones – 3′s a Crowd

frontBilly Jones è un batterista che proviene da Philadelfia e che ha lavorato negli ultimi anni per portare la sua tecnica verso un dialogo alla pari con gli altri strumenti allontanandosi da un ruolo che sia soltanto quello di accompagnatore nella sezione ritmica. In dei momenti di spontaneità ha inciso una serie di duetti, dieci, con altrettanti musicisti, sei dalla costa orientale a Philadelphia e quattro da quella occidentale in California. Alcune delle esecuzioni proposte prevedono una composizione di Jones, altre sono completamente improvvisate. Quella che dà il titolo al disco, 3′s a Crowd è insieme al sax alto di Geroge Young, uno che ha fatto parte di tantissime sedute di incisione come musicista da studio. Insieme a Jones esplora una composizione con una struttura canonica in cui i tamburi si propongono per un dialogo alla pari che funziona benissimo. Song for Meg è insieme a Tony Miceli al vibrafono, i due sviluppano atmosfere eteree su un bel tema, poetico e delicato, coinvolgente per la poesia in grado di esprimere. The Call è con John Vanone alla tromba, che è anche il produttore del disco. Qui i toni si fanno più aspri, la musica dei due mostra dei momenti free. John Cage Scared My Dog è una libera improvvisazione insieme al pianoforte di Mick Rossi, un dialogo serrato in cui il pianista si mostra dal suo lato più moderno. For John and Elvin è un’altra libera improvvisazione insieme a Gary Meek, che qui non nasconde la sua ammirazione per John Coltrane. Just Above the Clouds è insieme al flauto di Kenny Stahl, a costruire atmosfere misteriose. Gone Now è con al contrabbasso di Tyrone Brown, un momento ricco di swing. A Monotony of Hazard è con Stu Reynolds al clarientto basso, Chant of the Soul con i vocalizzi di Scott Wright e il finale Elle’s Dream con il pianoforte di George Genna. Billy Jones propone un disco fra modern mainstream ed un’avanguardia dai toni meno radicali del solito che si fa ascoltare piacevolmente.

Genere: jazz
Label: Acoustical Concept Records
Anno: 2017

Tracklist

01. 3′s a Crowd
02. Song for Meg
03. The Call
04. John Cage Scared My Dog
05. For John and Elvin
06. Just Above the Clouds
07. Gone Now
08. A Monotony of Hazard
09. Chant of the Soul
10. Elle’s Dream

apr 10

Ivo Perelman The Art of Perelman-Shipp Vol. 7 – Dione

799Per il settimo ed ultimo volume di questa serie di incisioni di Ivo Perelman al sax tenore e Matthew Shipp al pianoforte si è deciso di chiamare una delle leggende della musica free, con all’attivo innumerevoli incisioni, da leader e da sideman, il batterista afroamericano Andrew Cyrille. Nelle note di copertina Perelman fa una simpatica battuta: il Signore ha creato l’universo in sette giorni ed all’ottavo Cyrille ha inventato il ritmo! Le sue idee, la capacità di espandere o contrarre il ritmo secondo gli sviluppi della musica lo fanno apprezzare in questo genere, in cui tutto è improvvisato e si decide all’istante, senza che la trama si scomponga. Il disco comincia con i piatti ed i tamburi di Cyrille, un assolo di qualche minuto, prima che arrivino Perelman e Shipp, come al solito dirompenti, esplosivi, creando un clima subito magmatico. Cyrille, che ha suonato a lungo nei gruppi di Cecil Taylor, si trova perfettamente a suo agio e all’ascoltatore non resta che immeggersi in questi momenti di passione in cui i tre tessono trame libere di svilupparsi senza pericolo di perdere la logica intrinseca a questa musica. Come sempre Perelman fa sfoggio del suo assoluto controllo sugli acuti del suo sax tenore. Verso la fine del brano trova altre invenzioni, come soltanto lui sa fare e gli altri due lo seguono, specialmente Cyrille, in completa sintonia con la sua musica. La Part 2 inizia in modo più tranquillo, con Shipp da solo a spolverare i suoi ricordi degli studi classici, un suono da lui portato in un’altra dimensione. subito dopo arriva il possente sax tenore con suoni soffiati, morbidi, allo stesso tempo ricco di tensione, pronti ad esplodere, a dare una forma alle inquietudini che stanno sotto la superficie. È un momento in duo molto interessante nell’equilibrio complessivo dell’album, perchè subito dopo, nella Part 3 i tre diventano incontenibili, niente e nessuno può frenare delle personalità così forti. Quasi un’ora di musica che chiude questa serie di incisioni e che conferma lo stato di grazia di uno dei grandi del sax tenore.

Genere: avanguardia
Label: Leo Records

Anno: 2017

Tracklist

01. Part 1
02. Part 2
03. Part 3
04. Part 4
05. Part 5
06. Part 6
07. Part 7
08. Part 8

apr 09

Ronny Whyte – Shades of Whyte

frontChi apprezza lo swing americano sicuramente si troverà a suo agio con questa incisione del cantante e pianista Ronny Whyte, un veterano del genere che ha suonato ovunque nella sua carriera, fatto parte di un musical nel ruolo di Frank Sinatra e ora arrivato al decimo disco a suo nome per la Audiophile Records. Si nota subito, fin dal The Song is You di Jerome Kern che sia il leader che la band sono cresciuti con gli standard e lo swing, una cultura musicale che viene insegnata anche altrove ma che soltanto gli americani sanno eseguire alla perfezione. Intorno a Whyte musicisti che a loro volta sono leader di propri progetti e che si alternano da un brano all’altro contribuendo così alla riuscita del lungo disco, sono molte le canzoni del Great American Songbook intepretate insieme a cinque sue composizioni. Boots Maleson al contrabbasso è presente su tutte le esecuzioni, così come il chitarrista Sean Harkness, che manca soltanto in I’m Old Fashioned. Al sax tenore ed al flauto c’è Lou Caputo su ben nove brani, Alex Nguyen è alla tromba su altri sei, alla batteria si alternano Mauricio De Souza e
David Silliman. Fra i tanti brani, tutti eseguiti perfettamente, c’è sempre qualcosa di speciale, come il Love Me Tomorrow di Vernon Duke con l’ottimo assolo alla tromba “old Style” di Alex Nguyen e la chitarra di Sean Harkness oppure il blues di Some of My Best Friends are the Blues del leader con l’assolo di Lou Caputo al sax tenore. Non mancano i ritmi brasiliani: Medley: A Little Samba / So Danco Samba, eseguiti con grazia ed eleganza. Per tutto il disco ammiriamo la perfetta pronuncia del leader, il suo modo di porgere i testi raccontando ogni volta una nuova storia, lo swing dei sideman, oltre al grande lavoro fatto dal tecnico del suono.

Genere: jazz vocale
Label: Audiophile Records
Anno 2016

Tracklist

01. The Song is You
02. Isn’t that the Thing to Do?
03. It’s Time for Love
04. Nina Never Knew
05. I Love the Way You Dance
06. Linger Awhile
07. Love Me Tomorrow
08. I’ll Close My Eyes
09. I’ll Tell You What
10. Blame It on the Movies
11. Some of My Best Friends are the Blues
12. Medley: A Little Samba / So Danco Samba
13. For Heaven’s Sake
14. I’Old Fashioned
15. Too Late Now
16. Dancing in the Dark

apr 08

Ivo Perelman The Art of Perelman-Shipp Vol. 6 – Saturn

786Dopo incontri in trio e quartetto documentati sulle altre incisioni, è su questo sesto volume che Ivo Perelman al sax tenore e Matthew Shipp al pianoforte si trovano da soli faccia a faccia. Il loro primo incontro su disco risale al 1996, l’ultimo Corpo risale allo scorso anno. È una collaborazione che continua e che offre sempre nuovi aspetti, questa volta sono cinquanta minuti. Sono dialoghi senza rete, senza alcuna preparazione, fatti sulla base della propria fantasia e disposizione al dialogo, andando in studio e concentrandosi sulla musica da realizzare. L’ascolto è diviso nelle dieci parti, dieci quadri ognuno con un aspetto diverso, dal piano al forte al fortissimo, ma comunque ricchi di emozioni, storie in cui c’è dentro un vissuto, un qualcosa che non è soltanto il suono o la melodia o l’accordo sui rispettivi strumenti. Qualche titolo potrà piacere di più, ad esempio l’interessante Part 6, in cui il sassofonista sembra in preda di una sindrome ipercinetica, oppure subito dopo la Part 7. I due sono ormai carburati a dovere e Shipp è l’accompagnatore ideale che trova sempre come stimolare il sassofono tenore a dare il massimo, a creare situazioni sempre nuove. È un’empatia che raramente funziona così bene, sia nei momenti più free che in quelli più tranquilli, come a seguire la Part 8, in cui si creano paesaggi sonori unici. Shipp trascende il concetto di swing, sa muoversi tra i suoi retaggi classici e elaborarli nella sua sensibilità di afroamericano mentre Perelman ha sempre una forte intensità, anche in questi momenti apparentemente così lontani dall’estetica free. Sono due giganti della musica contemporanea il cui ascolto ci arricchisce di un’esperienza sonora nuova ad ogni brano.

Label: Leo Records

Anno: 2017

Tracklist

01. Part 1
02. Part 2
03. Part 3
04. Part 4
05. Part 5
06. Part 6
07. Part 7
08. Part 8
09. Part 9
10. Part 10

apr 07

Jasper Somsen Trio – A New Episode in Life Pt. 1

image-phpIl contrabbassista olandese Jasper Somsen è ormai una celebrità in patria e fuori che ha accompagnato tanti dei grandi nomi del jazz internazionale. È spesso in trio insieme ai pianisti, una formazione nella quale lo ricordiamo con Enrico Pieranunzi. Su questa incisione, la quarta a suo nome per la Challenge Records, è insieme a Jean-Michel Pilc, pianista francese che da New York si è di recente spostato a Montreal, e André Ceccarelli alla batteria, anche lui francese. Con il batterista ha fatto parte del suddetto trio insieme a Pieranunzi, ma qui, quasi scontato per musicisti di tale levatura, la musica eseguita ha tutt’altre atmosfere. Sia per il pianista, Jean-Michel Pilc ha uno stile molto personale, che per le composizioni, tutte del leader. È già dall’inizio, Beneath the Surface (for Enrico) che i tre creano un’atmosfera magica in cui il suono del suo contrabbasso si mette in evidenza con linee melodiche interessanti che sottolineano la bellezza del tema. Di tutt’altro aspetto è No News is Good News Coming introdotta dai ritmi della batteria e subito dopo dal vigoroso piano di Pilc. È un’esecuzione ricca di energia, in cui si avverte subito come tra i tre ci sia l’amalgama giusto per fare una musica personale, al di là di quelli che sono i modelli più comuni di questo tipo di formazione. Full Circles è un’altra composizione ricca di poesia in cui il leader è in evidenza con il suo assolo accompagnato in sottofondo da Pilc, poi senza soluzione di continuità riprende quel dialogo paritario a tre che è la caratteristica del disco.
Non mancano situazioni in cui si guarda al lato afroamericano di questa musica, Blue Lady, ad esempio, ispirata da angolosità monkiane. Anche qui il leader mostra la sua grande padronanza dello strumento. Fra i momenti più interessanti del disco anche When Hands are Tied in cui Somsen suona con l’archetto. Una session di ottimo livello di cui aspettiamo con impazienza la seconda parte.

Genere: modern jazz
Label: Challenge Records
Anno 2017

Tracklist

01. Beneath the Surface (for Enrico)
02. No News is Good News Coming
03. Full Circles
04. Blue Lady
05. Parallel Reality
06. She Says, He Says
07. Corinaldo
08. When Hands are Tied
09. Apparent Contrasts

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