feb 21

Ensemble 5 – Live featuring Elliot Levin

784Dopo l’esperienza con il Collective Quartet il batterista svizzero Heinz Geisser ha continuato a lavorare con il Ensemble 5, una band di connazionali che in cui musicisti di diverse generazioni apportano il loro contributo per creare una musica che si ispira al free. La loro è un’avanguardia comunicativa, in cui anche elementi bop trovano posto, come ad esempio in alcune delle più avanzate incisioni della Blue Note della fine degli anni ’60. Dopo due lavori per la Leo Records, l’uno in quintetto e l’altro in quartetto, ora si integra la band con un ospite speciale, il sassofonista tenore, flautista e poeta di Philadelfia Elliot Levin. Gli altri sono il veterano trombonista Robert Morgenthaler e la ritmica completata dal pianista Reto Staub e Fridolin Blumer al contrabbasso. Sono settanta minuti di musica in due brani, due lunghe improvvisazioni coinvolgenti ed appassionate con i musicisti che si muovono come un collettivo compatto in grado di inglobare l’ospite americano, tutti partecipi di un evento in cui c’è linguaggio comune. La registrazione è stata effettuata dal vivo a Berna, al Sonarraum, dove Geisser si presenta mensilmente con il suo gruppo insieme a ospiti americani o europei. Ognuno apporta un contributo di esperienze che contribuiscono alla crescita dell’intera band e di questo genere. Si inizia con una poesia recitata da Levin poi arrivano gli assoli, al flauto ed al sax tenore, gli interventi di Morgenthaler e Staub, la musica sembra lievitare, acquistare una dimensione ed una direzione precisa, al di là dei soliti luoghi comuni del free visto come caos sonoro. Dopo la metà del brano la musica si infiamma, acquista vigore grazie all’intervento del sax tenore, è uno di quei momenti che attira chi apprezza il genere. A chiudere il brano è la batteria del leader, costantemente in fibrillazione, di un’spressività unica ai suoi tamburi e strumenti a percussione. Il tutto acquista quasi la dimensione di un rito sciamanico. Sul secondo brano Levin parte con un assolo al flauto, linee liquide cui poi seguono i toni gravi del trombone, poi il breve ritorno al sax tenore ed uno splendido assolo al pianoforte di Staub. Il free è un genere che con questa band trova le giuste possibilità espressive che lo rendono sempre attuale.

Label: Leo Records
Anno: 2017

Tracklist

01. Moods & WIMS – of Jazz-mined Hymns
02. The Hearts of the Eco-Euro-Pean-Omic-Soul

feb 20

Jacopo Ferrazza Trio – Rebirth

rebirth-coverLa Cam Jazz ha una sua collana in cui pubblica lavori di musicisti giovani, come questo esordio del contrabbassista Jacopo Ferrazza, in trio insieme al chitarrista elettrico Stefano Carbonelli ed a Valerio Vantaggio alla batteria. Il jazz italiano cresce, come si può notare nei cataloghi delle varie case discografiche sparse per la Penisola, e questo trio non fa eccezione per quanto riguarda preparazione tecnica e capacità di improvvisare su brani scritti da Ferrazza. Ma c’è anche una bella dose di fantasia e passione nei nove brani insieme all’urgenza di esprimersi. Come spesso accade nel jazz italiano c’è un bel senso per la melodia, subito evidente sul brano che apre il disco, Indigo Generation. La capacità di fraseggiare al contrabbasso con disinvoltura permette un intreccio ispirato con la chitarra elettrica, ne risulta una musica solare, evocativa, accattivante mentre si sviluppa un percorso in cui la batteria con i suoi ritmi spezzati dà una certa varietà al tutto. Si nota subito che i tre hanno tanto da dire e da dirsi, in perfetta sintonia con le composizioni e la leadership del bassista. Con la sua velocità esecutiva e la capacità di trattare il contrabbasso quasi fosse una chitarra, il perfetto equilibrio dei suoni realizzato in sede di missaggio da Stefano Amerio, il contrabbassista ci consegna un disco che ha tutte le qualità per farsi ascoltare ripetutamente. Notturno è un altro brano interessante, ricco di tensione interna, in cui gli assoli dei musicisti svelano anche un certo virtuosismo tecnico nel modo in cui approcciano il tempo dell’esecuzione. Pirandello Madness è di Stefano Carbonelli, unica composizione non a firma del leader, anche qui i due strumenti a corde intraprendono un dialogo paritario intrecciando le loro linee di note. Lovers in GravityRebirth, piuttosto complesso come sviluppo con atmosfere europee, un bell’epilogo di un trio che mostra già all’esordio una musica eseguita con una certa empatia e convinzione, al di là del gesto tecnico in sé.

Genere: jazz
Label: Cam Jazz
Anno 2016

Tracklist

01. Indigo Generation
02. Blind Painter
03. Living in the Bridge
04. After Wien
05. Notturno
06. Pirandello Madness
07. Lovers in the Gravity
08. Il teatro dei rami
09. Rebirth

feb 19

Frank Gratkowski / Simon Nabatov – Mirthful Myths

785
Nel lontano 1986 il pianista russo Simon Nabatov, allora residente a New York, si trovò in Germania per un tour e il caso lo portò a dormire, si fa per dire, in una stanza accanto alla quale si esercitava un gruppo di improvvisatori, fra cui c’era anche Frank Gratkowski (qui al sax alto, al clarinetto ed al clarinetto basso). da lè è poi nata una collaborazione che arriva fino ai giorni nostri, ma che solo ora viene documentata in quanto duo. Si tratta di un live al Loft di Colonia in Germania in cui viene fuori la dimensione del colloquio fra i due attraverso tutti gli usi possibili degli strumenti. La loro avanguardia è accessibile, scorre fluida, ricca di idee, di impulsi, di situazioni nuove che coinvolgono stati d’animo più che esperimenti sonori. Il lungo Three Tamed Furies, lungo ventidue minuti e mezzo è un emblema delle loro idee, dal pianoforte pensoso ai toni gravi e sognanti del clarinetto basso in mezzo a momenti più aggressivi, fino al tranquillo finale, in cui si addomesticano definitivamente le furie evocate fino allora. Gratkowski cambia strumento su Cloud Gatherer Awakes, è ad un sax alto che rievoca Dolphy e Braxton mentre Nabatov tira fuori insoliti clusters di suoni dal pianoforte. È un brano più adrenalico in cui però non c’é niente che avviene per caso, tutto è costruito con logica e idee chiare sullo sviluppo della musica. Eirene All Around comincia con Nabatov che dalle corde del pianoforte emette suoni che sembrano un sitar prima che il brano si orienti verso lidi più consoni all’avanguardia mentre Gratkowski tira suoni insoliti dal suo sax alto allontanandosi così da contaminazioni etno. Fra sbuffi e percussioni sulle chiavi dello strumento accompagnati da un pianoforte che genera con poche note una forte tensione i due proseguono per oltre dieci minuti creando lentamente un paesaggio sospeso. Si prosegue così negli altri due brani, Pan’s Wanderlust e Progress of Notus, con atmosfere che variano continuamente, fino al finale At the Beginning, che chiude l’album in modo rilassato, una ballad poetica e sognante in cui Gratkowski al clarinetto evoca il caldo suono di un Jimmy Giuffre.

Genere: avanguardia
Label: Leo Records
Anno 2017

Tracklist

01. Three Tamed Furies
02. Cloud Gatherer Awakes
03. Eirene All Around
04. Pan’s Wanderlust
05. Progress of Notus
06. At the Beginning

feb 18

Howard Johnson and Gravity – Testimony

HOJO 001Già verso la fine degli anni ’50 abbiamo ascoltato la tuba come strumento solista da parte di Ray Draper in una apprezzata incisione con un giovane John Coltrane. Da allora l’ingonbrante strumento ha fatto spesso capolino in tante incisioni jazz e Howard Johnson è diventato uno dei suoi maggiori interpreti. Questa incisione autoprodotta è insieme al suo gruppo Gravity, oltre a lui nel ruolo di leader, solista e arrangiatore ci sono altri colleghi che si divertono a fare un mainstream che esplora le parti più basse del pentagramma. Insieme a Velvet Brown, Dave Bargeron, Earl McIntyre, Joseph Daley, Bob Stewart e Joe Exley (presente solo in cinque brani) ed una ritmica composta da Carlton Holmes al pianoforte, Melissa Slocum al contrabbasso e Buddy Williams alla batteria celebrano la grande tradizione. Oltre che alla tuba il leader è anche al sax baritono su High Priest di McCoy Tyner e al pennywistle su Little Black Lucille. I suoi interventi, e quelli dei suoi colleghi, anche loro da un brano all’altro in veste di solisti oltre che accompagnatori, mostrano che la tuba è uno strumento che può suonare con swing e velocità, malleabile e pastosa come un trombone, senza alcun timore che non sia all’altezza dei tempi imposti dalla ritmica, prendiamo come esempio Evolution, un bop swingante ed energetico in cui ritmica e solisti suonano senza timori reverenziali. Fly with The Wind di McCoy Tyner, con gli assoli di Johnson e Dave Bergeron è un altro bell’esempio delle possibilità tecniche di questa band, capace anche di dare una bella interpretazione di un brano pop famosissimo, Natural Woman di Carole King, per l’occasione trasformatosi in una specie di standard jazz. Non manca un blues, cantato dall’ospite Nedra Johnson. È un disco vario e piacevole, insolito nella strumentazione utilizzata ma familiare negli arrangiamenti e nelle esecuzioni.

Genere: mainstream
Label: Autoprodotto
Anno 2017

Tracklist

01. Testimony
02. Working Hard for the Joneses
03. Fly with the Wind
04. Natural Woman
05. High Priest
06. Little Black Lucille
07. Evolution
08. Way Back Home

feb 15

Arthur Lipner – Two Hands, One Heart

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Fra i più importanti vibrafonisti e marimbisti contemporanei è certo da citare l’americano Arthur Lipner che qui presenta ventiquattro brani tratti da ben nove incisioni, sei pubblicate a suo nome, effettuate tra il 1990 ed il 2014. uno sguardo retrospettivo su quanto fatto fino adesso, ma non solo, perché il doppio CD è stato prodotto con una certa cura considerando che la musica viene da tanti studi di registrazione, da Rio all’Olanda a New York. Il primo presenta brani acustici, Lipner è spesso alla marimba e fra i suoi comprimari ci sono musicisti quali Vic Juris alla chitarra acustica, Harvie S al contrabbasso, Glen Velez alle percussioni o il pianista Fred Hersch nel duo Vincent. Nel secondo disco invece troviamo brani elettrici, della fusion come ci ha insegnato un Mike Mainieri ed anche musicsiti importanti come il trombonista Wycliffe Gordon, che su Four Brothers di Jimmy Giuffre si fa ascoltare in un assolo di scat mentre la voce di Kathy Capriano completa il brano, per l’occasione arrangiato in modo molto originale. Fra i sassofonisti presenti Bruce Williamson e Bob Mintzer. Da un brano all’altro si ascolta la passione di Lipner per il suono dei suoi strumenti, che sia un etno-jazz acustico o una fusion in cui anche la chitarra elettrica di Vic Juris si lancia in assoli travolgenti. La scaletta dei brani scelti è stata curata perfettamente come del resto il suono in fase di rimissaggio. Si ascoltano così due dischi tutto d’un fiato in cui qualcosa succede sempre, dall’assolo dei sidemen all’arrangiamento inusuale alla composizione un pò fuori da quello che fanno gli altri suoi colleghi.

Genere: avanguardia
Label: Malletworks
Anno 2015

Tracklist

CD 1
01. Crystal Mallet
02. Rio
03. This is What the Silence Sounds Like
04. Transfusion
05. Morning Song
06. Sambadharma
07. Heartsong
08. Vincent
09. Cool Desert Rondo
10. Kayak
11. Pramatha
12. Fortune Teller

CD 2
01. Lime Juice
02. Waverider
03. Let’s Stay Together
04. Hymn for G. P.
05. Brasil’s Hold on Me
06. Four Brothers
07. Mood Vibe
08. Blue Tango
09. snakey
10. Slo Burn 68
11. Mango man
12. Some Uptown Hip-Hop

feb 14

Doug Munro and La Pompe Attack – The Harry Warren Songbook

51Rz+RW0-mL._SS500Harry Warren è stato autore di composizioni usate nel cinema degli anni ’30 e ’40, prozio del chitarrista Doug Munro che ha deciso di dedicargli questo disco in cui raccoglie ben 16 esecuzioni. Lo stile in cui esegue il tutto è quel jazz manouche reso famoso da Django Reinhardt e Stephane Grappelly, i quali, fa notare Munro nelle note di copertina, eseguivano i loro maggiori successi proprio in quegli anni. Un connubio quindi plausibile, molto tempo dopo! È un disco molto interessante per chi apprezza un genere che in Europa ha ancora i suoi seguaci e degli esecutori di tutto rispetto che si ritrovano annualmente a Parigi per celebrare insieme questo tipo di musica. Insieme a Munro da un brano all’altro nomi anche famosi come il chitarrista Vic Juris, per il resto si mantiene fedele all’originale con le diverse formazioni con chitarra ritmica, contrabbasso, violino. Qualche brano è conosciutissimo come Chattanooga Choo Choo, qualche altro un pò meno, in ogni caso regna sovrana la passione la classe esecutiva che mette insieme due mondi ai tempi contemporanei ma paralleli l’uno all’altro. Fra assoli entusiasmanti e ritmiche che danno la giusta scossa all’esecuzione l’ascoltatore si trova a godere di uno swing e di una reale passione per il gipsy jazz, insolita in USA.

Genere: swing
Label: Got Music Records
Anno 2017

Tracklist

01. Lullaby of Broadway
02. (I’ve Got a Gal in) Kalamazoo
03. Serenade in Blue
04. Nagasaki
05. Jeepers Creepers
06. I Only Have Eyes for You
07. Chattanooga Choo Choo
08. The More I See You
09. September in the Rain
10. Blues for Marry
11. Forty Second Street
12. We’re in the Money
13. You Must Have Been a Beautiful Lady
14. At Last

feb 12

Gianni Mimmo – Prossime Trascendenze

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La musica del sassofonista soprano strong>Gianni Mimmo arriva con puntualità e con progetti sempre nuovi, grazie alla collaborazione con colleghi che di tutto il mondo. Questa volta l’idea è stata quella di un camerismo eseguito da due formazioni diverse, un sestetto per i primi due brani ed un quintetto per il resto del disco. Attraverso composizioni che hanno la forma di grafici, riesce a mettere insieme idee da realizzare e musicisti da coinvolgere, lasciando ovviamente ampio spazio per l’improvvisazione collettiva. I primi due brani sono ispirati da due dipinti di Felice Casorati, due ritratti di donna che emanano la tranquillità ridata nella musica. Insieme a Mimmo ci sono Michele Marelli al corno di bassetto, Mario Mariotti alla tromba, Angelo Contini al trombone, Benedict Taylor alla viola e Fabio Sacconi al contrabbasso. Nei Cinque Multipli che seguono oltre al sassofonista soprano Mario Arcari al corno inglese, Martin Mayes al corno francese, Alison Blunt al violino e Marco Clivati alle percussioni. Sono tutti musicisti con una lunga esperienza alle spalle nel campo dell’avanguardia. L’intero album trasmette un’immagine di tranquillità, è tutto molto rilassato nonostante l’apparente osticità della proposta. Gli assoli si susseguono su fondali suggestivi, su Dress Code è il sax soprano a creare un momento ispirato a Steve Lacy, altrove si procede per momenti collettivi, dialogando all’interno di strutture impalpabili che danno una cornice e dei confini alla musica. Proprio per la differenza della strumentazione le i brani si presentano con colori diversi, ma su tutto regna un’idea di Third Stream, di contaminazioni che rendono l’ascolto un interessante punto di incontro fra la tradizione colta e quella che viene dalla musica improvvisata

Genere: avanguardia
Label: Amirani Records
Anno 2017

Tracklist

Due Sestetti
01. Daphne
02. The Nestled Thought
Cinque Multipli
03. ivy and Birds
04. Five Facet
05. Esercizio della Distanza
06. Dress Code
07. Aspera

feb 09

The MUH Trio – Prague After Dark

Prague_After_DarkContinua l’avventura del pianista triestino Roberto Magris insieme alla J Mood Records americana, una collaborazione che ormai prosegue da anni con reciproca soddisfazione. Negli anni sono spuntati album dedicati alla tradizione afroamericana insieme a musicisti locali, questa volta invece sotto il nome di MUH trio Magris si presenta insieme a due suoi vecchi collaboratori, Frantisek Uhlir al contrabbasso e Jaromir Helesic alla batteria, due musicisti della vecchia generazione, quella che ascoltava da giovane le incisioni di Monk e degli altri pianisti del bop e che ha quindi un concetto più tradizionale dello swing, lontano da musicisti europei che vanno oggi per la maggiore come John Taylor o Bobo Stenson, tanto per citare due nomi famosi. Il trio funziona alla grande presentando composizioni di Magris, ben cinque, due di Uhlir e tre standards. Si comincia con un blues in cui si ritrovano subito le caratteristiche di Magris, il bop, i colleghi afroamericani come Monk o Hank Jones, la comunicatività, la capacità di gestire con abilità le dinamiche del trio accellerando o rallettando l’esecuzione in base all’espressione ed alle emozioni che si vogliono comunicare. Non c’è niente di casuale o buttato lì tanto per riempire lo spazio sonoro, i tre si conoscono da tempo e l’intesa è telepatica. Uhlir è molto bravo anche con l’archetto, mentre Helesic si rifà ai grandi maestri della batteria, quelli per cui lo swing è un qualcosa intrinseco alla musica se si vuole suonare jazz. Gli standards presentati sono Third World di Herbie Nichols, Joicie Girl, un brano poco frequentato di Don Pullen in una esecuzione piuttosto movimentata, e In Love in Vain di Kern e Robin che chiude l’album in bellezza. Il trio è in giro fra l’Europa e gli USA, niente date in Italia. Non resta che acquistare il disco per apprezzare il loro mainstream così ispirato.

Genere: mainstream jazz
Label: J Moods Records
Anno 2016

Tracklist

01. Another More Blues
02. Nenazvana
03. Third World
04. Prague After Dark
05. Joicie Girl
06. From Heart to Heart
07. Song from an African Child
08. A Summer’s Kiss
09. Iraqi Blues
10. In Love in Vain

feb 08

Brad Myers & Michael Sharfe – Sanguinaria (Hopefulsongs)

Sanguinaria_CoverUn duo di chitarra e contrabbasso puo sembrare scarno, pur se ci sono incisioni come quella di Pat Metheny insieme al compianto Charlie Haden che dimostrano il contrario. Qui ci sono Brad Myers alla chitarra e Michael Sharfe al controbbasso ed al basso elettrico su Norm’s Ridge insieme a dei singoli ospiti fra un brano e l’altro. Myers è un jazzista di valore che ha suonato con tanti dei grandi nomi del jazz e del pop, dal vivo oppure come musicista da studio. I due si lanciano in un dialogo ispirato e raffinato, fatto con cura, sia nei momenti in duo che in quelli in trio. Su Sanguinaria (Hopefulsong) l’ospite è Dan Karlsberg all’armonica, altri ospiti sono dan Dorff Jr. alla batteria in tre brani, Tom Buckley anche alla batteria in altri tre e Marc Wolley alle percussioni in alti due. Myers si presenta con uno stile radicato nella tradizione, ma fa anche escursioni verso situazioni più moderne come quando su Norm’s Ridge ci ricorda Pat Metheny.
Un’esecuziona molto calorosa è Country di Keith Jarrett, eseguita in solo dal contrabbasso di Sharfe. Falling Grace è di Steve Swallow, eseguita in trio insieme a Dan Dorff Jr. è uno momenti migliori dell’album, con i due musicisti che si scambiano di continuo i ruoli di accompagnatore e solista sia durante l’esposizione della bella melodia del tema che durante l’esecuzione. Altri brani di autori famosi sono Line for Lyons di Gerry Mulligan, eseguito in duo, o il finale In Your Own Sweet Way di Dave Brubeck, un’esecuzione frizzante con la batteria di Tom Buckley. È un disco riuscito e molto curato nella produzione che si riascolta volentieri e che piacerà sicuramente ai chitarristi ed ai contrabbassisti.

Genere: mainstream
Label: Colloquy Records
Anno 2016

Tracklist
01. Sanguinaria (Hopefulsong)
02. In from Somewhere
03. Line for Lyons
04. Waltz New
05. New Moon
06. Norm’s Ridge
07. Country
08. Falling Grace
09. A Feeling Inspired by Maria
10. Bentley’s Blues
11. Great Pumpkin Waltz
12. In Your Own Sweet Way

feb 06

I Giganti della Montagna – Io sono tre

cdcoveriosonotreI Giganti della Montagna, un nome che da un’opera incompleta di Luigi Pirandello è diventato una band che continua regolarmente un percorso musicale fra improvvisazione e composizione, fra la musica di origina afroamericana e quella colta incanalandosi per le vie di una Third Stream che con loro acquista nuove forme e diventa accessibile, fra melodie accattivanti e strutture che rifuggono da complessità estreme. Ferdinando D’Urso è al sax alto, al pianoforte è Lorenzo Paesani ed al violoncello, spesso suonato in pizzicato Federico Sconosciuto. La loro musica si esprime con delicatezza, un’interessante composizione è Il gigante addormentato, qui i tre proseguoni in punta di piedi scambiandosi i ruoli, un camerismo in cui non c’è il solista e l’accompagnatore, ma un dialogo alla pari che scivola verso la colloquialità. Più avanguardistici sono invece i suoni di ABQ, un tema dagli aspetti braxtoniani, ma anche momenti al violocello che lasciano trasparire l’originaria dolcezza del suono dello strumento, accompagnato da scarse note in sottofondo da parte degli altri due. Molto interessante è Melancholia, suoni misteriosi, quasi a volere descrivere il significato del titolo, ma che lentamente si aggregano verso una melodia in cui il sax ed il violoncello trovano un loro modo di esprimersi, una melodia che sembra accendere la speranza e portare il brano verso nuove atmosfere. Fugato è giocato sulle armoniche, verso la fine del brano si va su momenti più spigolosi. Si prosegue così, fra melodie che spuntano dal nulla e suoni ispirati all’avanguardia, fino al finale AGHI E botTONI, un brano dal titolo sghembo che affronta in diverse sezioni momenti diversi, da una melodia che ci riporta agli anni ’30 fino al duo fra sax alto e violoncello in pizzicato, in cui si va con delicatezza verso un jazz dalle forme più precise, espresso anche dall’assolo del pianoforte. I tre giocano con musiche e forme, non solo qui, ma in tutto il disco, trovando una via verso la maturità espressiva.

Genere: avanguardia
Label: Improvvisatore Involontario
Anno 2016

Tracklist

01. Litaglia
02. Il gigante addormentato
03. ABQ
04. Melancholia
05. Fugato
06. La resa dei conti
07. L’inseguimento
08. Vovò
09. Siete SERIE?
10. AGHI E botTONI

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