dic 04

Massimo Colombo – We All Love Burt Bacharach

1478423541_massimo-colombo-we-all-love-burt-bacharach-2016Il recente trio del pianista milanese Massimo Colombo insieme a Darek Oleskiewicz al contrabbasso e Peter Erskine alla batteria ha destato un certo interesse da parte di pubblico e critica così che si è pensato di ricreare ancora quel suono in una veste allargata. Con Giampaolo Pasquile e Michele Garruti nelle veste di produttori si è realizzato un progetto ambizioso dedicato alla musica di Burt Bacharach, in cui dal trio si è passato ad un quintetto insieme a Michael Stever alla tromba e flicorno e alla cantante Kathleen Grace , presente in nove dei tredici brani, ed ancora il percussionista Aaron Serfaty su I’ll Never Fall in Love Again e Bob Mintzer al sax tenore su Alfie ed al clarinetto basso su Arthur’s Theme e What the World Needs Now is Love. È un album che propone in chiave moderna la musica di Bacharach, ottimamente realizzato sia in sede di registrazione che nella scelta dei brani e della scaletta, si tratta di un jazz che guarda alla contemporaneità traendo ispirazione dal pop, dal funk, dallo swing. L’ecletticità delle fonti di ispirazione fa bene alla musica: la cantante Kathleen Grace (che viene dal country/folk) ben si abbina con il pianoforte swingante di Colombo e con una ritmica che si propone in modo intelligente, oltre a creare un ottimo amalgama con la bella voce della tromba e del flicorno di Michael Stever. Le famose di melodie di Bacharach (“Never be ashamed to write a melody that people remember” è rimasto un suo famoso motto) sono conosciute da tutti, eppure qui si nota che c’è ancora spazio per una reintrepretazione che appare creativa, prendiamo ad esempio Go Ask Shakespeare, con la tromba che riesce a creare un’atmosfera molto accattivante, da non dimenticare su questo brano l’assolo di Massimo Colombo, molto ispirato, geniale nell’evocare la bella melodia insieme ad un’improvvisazione in cui sceglie le note giuste nel modo giusto perfettamente supportato dalla ritmica che ne esalta le qualità. Arrivati alla fine del disco ci si accorge che la band intorno al pianista milanese ha fatto un lavoro straordinario in cui si mettono insieme la bellezza dei temi di Bacharach e la reale passione per la musica eseguita dei musicisti jazz.

Genere: vocal jazz
Label: Oracle Records
Anno 2016

Tracklist

01. The Look of Love
02. I’ll Never Fall in Love Again
03. Alfie
04. Raindrops Keep Fallin’ on My Head
05. Arthur’s Theme
06. God Give Me Strenght
07. Go Ask Shakespeare
08. I Say a Little Prayer
09. (They Long to Be) Close to You
10. This Guy is in Love with You
11. What the World Needs Now is Love
12. Walk On By
13. A House in Not Alone

nov 22

David Wise – Till They Lay Me Down

droppedImageIl quartetto intorno al sassofonista tenore David Wise suona per lo più in quella che è la West Coast e presenta una musica molto rilassata e dagli arrangiamenti raffinati ed eleganti. Ad accompagnare il sassofonista, che fra l’altro ha studiato con Gary Bartz, ci sono il famoso chitarrista Bruce Forman e la ritmica costituita da due giovani ma piuttosto ricercati sideman, Alex Frank al contrabbasso e Jake Reed alla batteria. Si comincia con What More Could One Man Want? in cui ci sono una serie di special guests, i cantanti Jason Joseph e Laura Mace, Josh Smith alla chitarra solista, una sezione fiati e Amy K. Bormet alle tastiere. Molto interessante come brano e ottima l’interpretazione di Jason Joseph che ben esterna il tipo di feeling che il titolo del brano vuole trasmettere. Le due ballads che seguono, in cui c’è anche il violoncello di Mikala Schmitz, e Here’s that Raily Day sono rispettivamente dedicate alla nonna ed al nonno del leader. Il suo sassofono suona appassionato, ricco di partecipazione per il ricordo di ciò che ha vissuto con i nonni. Kol Nidre è una melodia della liturgia ebrea che Wise affornta in solo al sax baritono. Segue Till They Lay Me Down che appare come un blues che vive in un’atmosfera notturna, gran accompagnamento del chitarrista. Lullaby è in duo con Forman e se il pubblico si addormenta vuol dire che l’ha eseguita alla perfezione, scrive il leader nelle liner notes! Negli ultimi due brani il sassofonista si esibisce anche come cantante, alla fine del disco la musica si fa movimentata e come scrive ancora Wise “free feel to stand up, clap your hands, move your feet whatever takes you there. Life is beautiful and you only get one. Thank you, and see you all next time around”. Come non dargli ragione!

Genere: mainstream jazz
Label: Autoprodotto
Anno 2016

Tracklist

01. What More Could One Man Want?
02. Sylvia
03. Here’s that Rainy Day
04. Home
05. Kol Nidre
06. Till They Lay Me Down
07. Lullaby
08. Life is But a Song, Pt. 1 & 2
09. Life is But a Song, Pt. 3

nov 21

Misha – Dreaming with Eyes Wide Awake

Misha Steinhauer CoverLa cantante Misha Steinhauer è una vera artista che ha diversi dischi alle spalle, con musicisti russi – ha insegnato a Mosca – tedeschi e americani. Dal 2014 risiede a New York dove ha avuto modo di perfezioanre quelle che da sempre sono state le sue qualità musicali studiando al Queens College. Il nuovo disco la vede non solo nella veste di cantante, ma anche di autrice dei testi, della musica e degli arrangiamenti. Ad accompagnarla Hendrik Meurkens all’armonica a bocca ed al vibrafono, Glauco Lima al pianoforte,  Michał Jaros al contrabbasso e Samuel Martinelle alla batteria. Sono undici le canzoni che ha scritto e che formano un ciclo dedicato all’amore, dall’inizio alla fine passando per una riconcilazione. È uno sforzo enorne, ripagato però dalla bella musicalità che si snoda per tutto il disco, dall’inizio di Here Comes Autumn Again, una splendida ballad con parole che sono una riuscita poesia, fino al finale Time. Il contributo di Hendrik Meurkens è notevole, cinque brani al vibrafono e cinque all’armonica a bocca, dá varietà al disco e trova sempre le atmosfere giuste per sottolineare le liriche della cantante, in alcune esecuzioni molto significative. Su “Yet Another Love Song descrive le stranezze dell’amore nell’era di internet, Meurkens è all’armonica e aggiunge una voce intimistica all’atmosfera del brano, “I don’t want to sing another love song / It makes me sad to see some people / Searching for a new true love every day / As if hunting prey / In every easy victim they take delight / But the passion hardly outlives the night / And when the novelty is going the move on / I don’t want to be part of that game”. È un disco di una cantante che ha raggiunto un equilibrio notevole nelle varie parti del lavoro che portano all’incisione finale, dalla scrittura alla produzione alla leadership del gruppo. Brava!

 

Genere: vocal jazz
Label: Autoprodotto
Anno 2016

Tracklist

01. Here Comes Autumn Again
02. No Cure
03. Where I Do Belong?
04. Hello, How Are You Doing?
05. She Wonders Why
06. Family Games
07. Day and Night
08. The House is Quiet
09. Dreaming with Eyes Wide Awake
10. Yet Another Love Song
11. Time

nov 20

Zarabande – El Toro

61D1OGJz-OL._SS500Anche se è radicata nella musica latina, la band Zarabande di El Toro Alfred Flores va oltre il genere, come si può ascoltare su questo album, proprio brillante per come riesce a mostrare una varietà di ritmi ed approcci armonici che lo rendono vario all’ascolto da un brano all’altro. La band è composta da Flores alla marimba e malletKat, Joe Caploe al vibrafono e percussioni, Mark Little al pianoforte, Pete Ojea al basso elettrico e Dean Macomber alla batteria. Non è un tipo di formazione fra le più comuni, vengono in mente i Double Image di David Friedman e Dave Samuels negli anni ’70, o il latin jazz di Cal Tjader occasionalmente con Bobby Hutcherson o Dave Pike, ma qui è ovvio che l’approccio è completamente differente e che Zarabande ha un suono e un modo di presentarsi originale. Il repertorio proviene da Mark Little, sei composizioni, e Joe Caploe, le altre tre. C’è fuoco, energia, calore nelle loro esecuzioni. Ogun apre l’album con un’incursione nel suono afro-latino, ricco di percussioni e con un tocco caraibico dato dalle malletKat che imitano gli steel drum di Trinidad. Gli assoli alla marimba sono impressionanti, ad esempio il finale Bebé, dall’insieme con il vibrafono ed il pianoforte spunta un suono energizzante, anche Judah Memphis è un brano in cui i tre strumenti si succedono con assoli di tutto rispetto. Giant è ancora con le malletKat a fare gli steel drum che si intrecciano con le note del vibrafono di Caploe. The West Wind ha una bella melodia, cantabile, il pianoforte prima e la marimba dopo creano momenti di gran classe, l’ottima ritmica puntualizza gli assoli dei due con precisione. Ancora ricco di energia è El Toro che dà il titolo all’album. Zarabande presenta un latin jazz ben organizzato ed una musica orginale che ha tutte le qualità per farsi apprezzare a livello internazionale.

Genere: latin jazz
Label: Autoprodotto
Anno 2016

Tracklist

01. Ogun
02. Zarabande
03. The West Wind
04. The Painful Truth
05. Judah Memphis
06. Praise
07. Giant
08. El Toro
09. Bebé

nov 19

The Sugar Hill Trio – The Drive

14212199_1770074233242983_516325074285964795_nLo The Sugar Hill Trio è composto da Helge Christian Torkewitz al sax tenore ed al flauto in due brani, Austin Walker alla batteria e Dylan Shamat al contrabbasso in quattro brani e Leon Boykins sempre al contrabbasso negli altri sette. I musicisti coinvolti hanno tutti uno studio alle spalle ed operano in ambito internazionale, la loro base resta però Harlem a New York. È qui che è venuta fuori l’idea di questa incisione autoprodotta, nata in modo piuttosto spontaneo, molti dei brani proposti sono “first take” e colgono la loro ispirazione al momento. Il titolo del disco, The Drive coglie bene le intenzioni musicali, è una musica spinta da una ritmica molto propulsiva ed in cui il sassofonista tenore suona con energia senza lasciarsi scolvogere dalla velocità dei ritmi proposti. Per lo più si tratta di standard, sono soltanto tre le composizioni di Torkewitz. Minority che apre il disco è di Gigy Gryce, un esordio piuttosto forte in cui risalta il tema, proposto in modo molto dinamico e l’esecuzione, carica di adrenalina. Spiral di John Coltrane è eseguita con passione, qui il lavoro al contrabbasso di Leon Boykins è di gran classe. Sunbeams è una ballad, scritta dal leader, per l’occasione al flauto, l’altro brano in cui suona questo strumento è Drive di Oliver Nelson, una veloce esecuzione da lui affrontata con una magistrale perfezione tecnica. Ask Me Now di Thelonious Monk è eseguita con vivacità e molta cura per la bella melodia. Sugli ultimi due brani dell’incisione, Like Someone in Love di Jimmy van Heusen e Theme for Basie di Phineas Newborn agiscono in modo diverso, sul primo c’è un ottimo
assolo alla batteria di Austin, sul secondo stanno compatti come trio, così dimostrano di potere afffontare tutte le dinamiche e le sfaccettature che questo tipo di formazione comporta.

Genere: modern jazz
Label: Goschart Music
Anno 2016

Tracklist

01. Minority
02. Open Circle
03. Spiral
04. Sunbeams
05. The Night Has a Thousand Eyes
06. The Drive
07. You’re My Everything
08. Handles
09. Ask Me Now
10. Like Someone in Love
11. Theme for Basie

nov 18

Carol Liebowitz Nick Lyons – First Set

FirstSet_NA1002-medEcco un’incisione live che coglie un particolare momento di ispirazione da un concerto tenuto dal duo costituito da Carol Liebowitz al pianoforte e dal sassofonista contralto Nick Lyons. Sono nel loft della pianista Connie Crothers, di recente scomparsa, che ha fatto anche da tecnico della registrazione, soltanto l’ultimo brano del disco, Another Time, è stato registrato in studio. È una musica eterea e soffusa quella che i due ci propongono, il pianismo “liquido” ed il sassofono, suonato in modo oggettivo, privo di vibrato, si ritrovano in un’atsmosfera che ha tuttavia qualcosa di coinvolgente, forse per l’originalità della proposta, o forse perché sotto l’apparente tranquillità sotto la superficie scorre tanta energia. Carol’s Dream apre il set, che viene chiuso da Roy’s Joy, due composizioni di Connie Crothers, il resto invece sono improvvisazioni in libertà, linee melodiche, armonie, temi colti al volo dall’ispirazione del momento scavando in profondità dentro quelli che sono i meandri che si nascondono nelle idee degli esecutori. Alcune cose sono proprio brillanti, il lungo The Very Thing ad esempio, otto minuti in cui la musica procede in modo intimistico, quasi dei flashback di idee, densa di significato. L’avanguardia dei due appare accessibile, comunicativa, ricca di idee, persino facile e godibile. Reverie on a Sundy Afternoon o Ephemera rappresentano una musica eterea, che ha le radici nel jazz ma che in fondo sfugge ad ogni classificazione. Roy’s Joy con le belle linee del sax alto, pulite e precise, è un’esecuzione molto ispirata. Another Time che chiude l’album è una ballad soffusa, dal fascino sottile. I due sanno come sedurre l’ascoltatore e lasciare una traccia profonda nel suo stato d’animo. La loro esibizione è di quelle su cui per un motivo o l’altro si ritorna per apprezzarla e scoprirne nuovi aspetti.

Genere: avanguardia
Label: Line Art Records
Anno 2016

Tracklist

01. Carol’s Dream
02. Turquoise Echo
03. Twain Shall Meet
04. The Very Thing
05. Ephemera
06. Reverie on a Sunday Afternoon
07. Roy’s Joy
08. Another Time

nov 16

Rodrigo Amado Motion Trio – Desire & Freedom

Cover FINAL peqIl Motion Trio del sassofonista tenore portoghese Rodrigo Amado insieme ai connazionali Miguel Mira al violoncello e Gabriel Ferrandini alla batteria è ormai una formazione dalle esibizioni compatte che ha acquistato un proprio suono, perfettamente riconoscibile in quello che è il panorama internazionale della musica improvvisata. I tre fanno della libertà un cavallo di battaglia, ma la loro non è una libertà caotica: all’interno della copertina c’è una citazione di Jack Parson: “Freedom is a two-edged sword of which one edge is liberty and the other responsability, on which both edges are exceedingly sharp”. Sono citazioni che appaiono nei tre titoli del disco inciso in studio a Lisbona. Sono lunghe esecuzioni, rispettivamente di quindici, diciassette e venti minuti, in cui si esplorano le possibilità intrinseche a questo tipo di formazione. Miguel Mira con i suoi veloci passaggi in pizzicato ed i ritmi frantumati di Ferrandini danno il giusto supporto al sassofono tenore di Rodrigo, a volte roco, passionale, altre volte più controllato, ma sempre capace di esplorare architetture complesse, di guidare improvvisazioni che si sviluppano generando situazioni inaspettate. Liberty comincia con un lungo momento in cui il violoncello e la batteria trovano un interessante dialogo a due, poi l’arrivo del sax tenore dá dinamicità al brano, i tre procedono collettivamente in modo veloce ma mai scomposto portando l’esecuzione su altri terreni. Da notare sono la bella pronunicia al sax tenore di Rogdrigo, l’incalzante pizzicato del violoncello di Mira e la batteria ipercinetica con continui cambi di ritmo e sonorità. Verso la fine del brano un bel momento in duo di Rodrigo e Mira, un’atmosfera concitata cui si aggiunge la batteria a chiudere il brano. Responsability è il brano più lungo, i tre orma
i proseguono compatti, senza momenti a vuoto, consci delle loro forza di gruppo e della capacità di entrare in sintonia con l’ascoltatore. Il brano è piuttosto vario nelle dinamiche e nelle sonorità, un ottimo esempio della capacità di improvvisare e delle possibilità che questo trio utilizza. Il loro è un dialogo “totale” che lascia il segno all’ascolto.

Genere: free jazz
Label: Not Two Records
Anno 2016

Tracklist

01. Freedom is a Two-Edged Sword
02. Liberty
03. Responsability

nov 14

Steve Slagle – Alto Manhattan

950a50d9-5a59-4546-ab57-8e8ee208595aEcco un’altra incisione a nome di Steve Slagle al sax alto e su due brani al flauto, un professionista che ha suonato con tanti dei grandi del jazz contemporaneo: Carla Bley, la Liberation Music Orchestra di Charlie Haden, La Mingus Big Band e via discorrendo. Con la sua riconoscibile voce allo strumento prende degli assoli mozzafiato e dimostra di essere un leader di tutto rispetto, anche quanto a fianco in tre brani si ritrova un altro dei grandi nomi del jazz contemporaneo, il sassofonista tenore Joe Lovano. La band è completata dal pianista Lawrence Fields, Gerald L. Cannon al contrabbasso e Bill Stewart alla batteria. Su tre brani c’é l’ospite cubano Roman Diaz alle congas. C’è poco da scrivere, perché qui sono dei veri fuoriclasse dei loro strumenti all’opera che celebrano il mainstream nel nodo migliore. Su Family che apre l’album è presente anche Lovano con un bell’assolo, i due sassofonisti si completano a vicenda e l’esecuzione è di gran classe. Alto Manhattan è presente in due versioni, prima in quartetto, la seconda A. M. ancora insieme a Lovano, cambia l’arrangiamento e di conseguenza cambia tutto fra un’esecuzione e l’altra. Body & Soul sono cinque minuti in solo di Slagle, un tour de force in cui mostra le sue qualità, dalla sonorità del sax alto al suo modo di inventare sulle armonie di questo famosissimo standards. Inception di McCoy Tyner è con il solo quartetto e lo si ascolta scatenato a guidare una band in cui l’empatia e l’energia abbondano. Subito dopo segue una ballad eseguita con classe sopraffina, Guess I’ll Hang My Tears Out to Dry di Styne & Kahn, ottimo qui il lavoro del pianista che scava in profondità fra gli accordi del brano. Gli ultimi due brani sono con Slagle al flauto, il primo in ricordo di Toots Thielemanns, indimenticato musicista belga, qui c’è ancora Lovano al sax mezzosoprano. L’ultimo brano è un ottimo esempio di latin jazz, Steve Slagle è al flauto ed è accompagnato da contrabbasso e batteria insieme alla congas di Ramon Diaz. Grande mainstream e grande jazz.

Genere: mainstream jazz
Label: Panorama Records
Anno 2016

Tracklist

01. Family
02. Alto Manhattan
03. I Know that You Know
04. Body & Soul
05. Inception
06. Guess I’ll Hang My Tears Out to Dry
07. A.M.
08. (In Memory of Toots Thielemanns) Holyday
09. Viva la famalia

nov 13

Elisabeth Coudoux – Some Poems

777La violoncellista Elisabeth Coudoux è arrivata presso il Conservatorio Carl Maria von Weber a Dresda in Germania nel 2003 con già un formazione da musicista classica. Da lì però è partito il suo interesse per l’improvvisazione e la musica jazz seguendo corsi a Colonia con il sassofonista Frank Gratkowski, il bassista Dieter Manderscheid e con il collega Ernst Reijseger. L’ascolto e la pratica della musica di compositori contemporanei l’ha portata ad ampliare i propri orizzonti anche verso il jazz e l’improvvisazione, da qui il lavoro con formazioni con le stesse idee e questa incisione in solo effettuata in una chiesa moderna con un soffitto molto alto e dei pannelli di legno per l’acustica, un ambiente che permette alle armoniche emesse dalle corde del suo strumento di esprimersi al meglio. La musica è interamente acustica, con l’eccezione di Within the Sounding Body in cui sviluppa il suono insieme agli oggetti di Tina Tonagel. Due sono i brani improvvisati totalmente, A Faint Voice e Besets, negli altri usa quella che lei chiama “structured compositions”, un procedimento che le permette di elaborare delle strutture e delle idee che poi vengono usate nelle esecuzioni vere e proprie. Non mancano i momenti ricchi di fascino in questi suoni inusuali, da In Sounding Bodies, più di dieci minuti di ricerca sul ritmo che ci portano in pieno minimalismo, lo Steve Reich di Violin Phase e Tehillim. È solo un possibile approccio alla musica per solo violoncello, su In a Swaying Ship le corde graffiano, tirano fuori rumori inusitati, sembrano mimare un martello, prima di riacquistare la loro dimensione, suonate con l’archetto, con forza e vigore. Un brano come Knut è piuttosto complesso, qui si ascoltano delle armoniche ed una musica che si avvicina a certe esecuzioni vocali che usano le stesse idee. È un disco inusuale, ma da cui ci si lascia facilmente coinvolgere.

Genere: avanguardia
Label: Leo Records
Anno 2016

Tracklist

01.A Faint Voice
02. Found Not
03. In Sounding Bodies
04. Shaken Boundary Conditions
05. Within the Sounding Body
06. In a Swaying Ship
07. Knut
08. Besets
09. Me.
10. Only Time, No Changes

nov 09

Trio Kimmig Studer Zimmerlin and John Butcher – Raw

766Ecco uno di quei dischi che va oltre i soliti confini, si tratta di musica improvvisata, certo, ma piuttosto inusuale per come gli strumenti si relazionano vicendevolmente e per il modo di approcciare il dialogo. Il live registrato a Monaco di Baviera presso il club Offene Ohren è di buona qualità sonora e riesce a cogliere le emozioni e l’atmosfera in sala mentre l’evento si dipana nella sua ricchezza di colori. Il trio d’archi svizzero  composto da Harald Kimmig al violino, Daniel Studer al contrabbasso e Alfred Zimmerlin al violoncello (ma è noto anche come prolifico compositore di musica contemporanea)  incontra il sassofonista tenore e soprano inglese
John Butcher. Scoccano le scintille, la comunicazione è reciproca e la musica procede al di là di quello che potrebbe essere un esperimento sonoro uscito da un calderone in cui ci sono gli ingredienti corretti, no, in questo caso ci sono emozioni vere che scorrono e che nell’avanguardia trovano il modo migliore per esprimersi. È una concentrazione che sembra esprimersi fisicamente davanti al pubblico, qualcosa di immateriale che in questa occasione è lì da afferrare, sia che le dinamiche proseguano per territori impervi, sia che la musica trasmetta un senso di calma che diventa in qualche modo palpabile. Su A Short Night with a Light Beam of the Moon i quattro si trovano subito a loro agio, dalle note dell’inizio ben presto ci si trova subito insieme mentre il sax tenore trova una via che le corde sorreggono, spingono, coinvolgendolo in un dialogo fuori dalle convenzioni. John Butcher  tira fuori suoni inusitati, il violino tenta un assolo, ma è certo che qualcosa succede mentre il contrabbasso o il violoncello si esprimono in pizzicato e la tensione costantemente aumenta, Sono diciassette minuti in cui avviene di tutto. Così come succede nel resto del concerto, perchè qui di momenti a vuoto non se ne ascoltano. Uno dei momenti migliori dell’avanguardia contemporanea.

Genere: avanguardia
Label: Leo Records
Anno 2016

Tracklist

01. A Short Night with a Light Beam of the Moon
02. Cloudless Sky and the Sun
03. Morning Star Shining on Hydrangea
04. Croaks of Frogs at Midnicht under the Milky Way

Post precedenti «