mar 05

Franco Baggiani – Mechanical Visions

copertinaLa poliedrica personalità del trombettista toscano Franco Baggiani non conosce limiti. Dal funk alle atmosfere magiche della musica di Miles degli anni `70, dall’etno di matrice araba all’avanguardia, non c’è niente che venga risparmiato quando la sua mente creativa entra in fibrillazione. Su quest`ultima incisione è in duo insieme al batterista Mirko Sabatini, anche lui protagonista in Italia e fuori della musica più libera. Insieme ai loro strumenti usano dei live electronics che contribuiscono a dare un suono più moderno e compatto. Le due brevi Impro#1 e Impro#2 ricordano certi momenti del duo di Don Cherry insieme a Eddie Blackwell mentre To Luigi Russolo è dedicato al compositore futurista, appassionato utilizzatore dei rumori in musica. Baggiani e Sabatini utilzzano in modo creativo i loro strumenti, note sfiatate e ritmi spezzati trovano un punto di incontro. Su Mediterraneo spunta l’anima più lirica di Baggiani, la sua tromba inizia da sola e soltanto dopo arrivano delle percussioni delicate che colorano le atmosfere facendo sì che la musica prosegua verso un dialogo sottile che si chiude dopo due minuti. I live electronics fanno il loro prepotente ingresso su Sequenze interiori, qui abbiamo un brano più strutturato che funziona alla grande, fra i momenti migliori dell’intero album. I due protagonisti appaiono ispirati e totalmente a loro agio insieme all’ausilio dei suoni elettronici. Si ritorna in duo per Bright Dances, un brano che non ha niente a che fare con i ritmi danzerecci che potrebbe fare immaginare il titolo. L’avanguardia dei due funziona, hanno tanto da dirsi ed il dialogo procede ricco di idee. Parque Ribalta prende da Jon Hassell, una riuscita citazione di uno dei grandi della musica contemporanea. Il Blues for my Father è ispirato dai musicisti afroamericani, un commovente omaggio che mostra Baggiani non solo come un abile sperimentatore, ma anche come un musicista che sa esprimere sentimenti in modo appassionato. Le sordine davisiane la fanno da padrone su Indecipherable mentre sul finale End of a Dream ancora atmosfere alla Jon Hassell. Che altro dire, se non che è un gran bel disco che merita di essere conosciuto anche fuori confine!

Genere: Avanguardia
Label: Sound Records
Anno 2017

Tracklist

01. Impro#1
02. Mechanical Visions
03. Impro#2
04. To Luigi Russolo
05. Mediterraneo
06. Sequenze Interiori
07. Bright Dances
08. Parque Ribalta
09. Repetition#29
10. Blues for my Father
11. Indecipherable
12. End of a Dream

mar 03

Stuart Popejoy – Pleonid

783Dal New Mexico, e precisamente da Albuquerque, arriva Stuart Popejoy, ora residente a Brooklyn, NY. Oltre a suonare il basso elettrico è un prolifico compositore di musiche che esegue con i soui gruppi. Per il quintetto in questione, insieme a Avram Fefer al sax alto, Steve Swell al trombone, Sarah Bernstein al violino e Kenny Wolleson al vibrafono ed alla batteria, ha scelto lo Firehouse Space a New York per la performance live della sua composizione che risale al 2012 e solo ora viene pubblicata su CD. Il quintetto pur muovendosi apparentemente con libertà esegue la composizione del leader avvalendosi delle teorie del compositore olandese Peter Schat e del suo “Tone Clock”. È un procedimento che lo stesso Popejoy spiega nelle note di copertina. Si tratta di sessanta minuti di musica ben strutturata in cui i musicisti, disposti in cerchio, interagiscono fra di loro creando un fitto tessuto sonoro da cui emergono in assolocosí che tutti hanno modo di mettersi in evidenza. La ritmica di Wollesen e Popejoy agisce in modo molto libero, lasciando spazio ai fiato di esprimersi senza spingere in una direzione o nell’altra. Tutto appare molto rilassato, privo di un’apparente direttore d’orchestra, gli assoli al sax alto, violino, trombone hanno tuttavia una loro logica all’interno della composizione ed i singoli hanno modo di mostrare la loro maestria strumentale. Nell’insieme si ascolta un’ora di musica stimolante e inusuale da un concerto che ora che è pubblicato su CD si può apprezzare meglio nelle sue raffinatezze esecutive (alcuni momenti in assolo sono decisamente da riascoltare).

Genere: avanguardia
Label: Leo Records
Anno: 2017

Tracklist

01. Pleonid

mar 01

Baron Tymas – Montréal

droppedImageIl chitarrista Baron Tymas nell’ambito dell’esperienza alla Concordia University di Montreal come Fullbright Fellow ha inciso questo album insieme a musicisti della città canadese, un bell’esempio di mainstream contemporaneo che abbraccia tante influenze dei colleghi più noti. I brani sono stati scritti ispirandosi ai colori ed alle atmosfere della città che lo ha ospitato, qualcuno è stato modificato e aggiustato in Canada insieme ai sidemen, The Laval Syndicate che apre l’album mostra swing e dolcezza grazie al trombettista Charles Ellison, presente soltanto qui, ed il pianista della session, Josh Rager. Il leader si presenta con un assolo molto raffinato, capace com`è di accarezzare le corde e tirarne fuori un suono morbido senza rinunciare alla velocità di esecuzione. Chasing its Tail è affrontato in quartetto come il resto dei brani, soltanto And Oui è eseguito insieme alla cantante Jeri Brown. La ritmica scelta da Tymas è di alto livello e si trova benissimo con il leader, tutto swinga perfettamente e il pianista ha un tocco seducente che dà ai brani un elegante accento bop. Orange et vert è ispirato dalla metropolitana e dai colori delle vetture in cui Tymas si trovava ogni mattina per andare alla Concordia University. Anche qui un’esecuzione ispirata che rivela un chitarrista in grado di improvvisare senza che la sua fantasia si esaurisca. Molto pregevole anche l’assolo del pianista, autore da leader di due registrazioni in trio e che qui conferma la sua classe esecutiva. Chicken on the Beach è più funky, un titolo simpatico ispirato invece che da un pollo arrosto da delle galline in escursione su una spiaggia. Anche Wishbone, ispirato da James Brown e Ali Farka Touré è un brano piuttosto movimentato, sia Tymas che la ritmica eseguono con personalità questo tipo di materiale, dimostrando così di essere un gruppo compatto, con un proprio suono. Take the 24 che chiude l’album è dedicato al bus di Montreal con l’omonimo numero ed è ancora un brano con tanto swing di un quartetto che meriterebbe il giusto successo per continuare ancora insieme.

Genere: mainstream
Label: Tymasmusic
Anno 2017

Tracklist

01. The Laval Syndicate
02. Chasing its Tail
03. Orange et vert
04. Do Right
05. And Oui
06. Wishbone
07. Chicken on the Beach
08. Take the 24

feb 28

Dave Soldier – The Eight Hour of Amduat

DaveSoldier.jpgUn musicista e compositore come l’americano Dave Soldier è a suo agio in tante forme musicali, dal rock al jazz all’avanguardia alla lirica, per cui non sorprende questo progetto crossover in cui troviamo gli archi ed il sassofono contralto di Marshall Allen (un monumento del free fin dagli anni ’60 insieme a Sun Ra), la voce della mezzosoprano classica di Sahoko Sato Timpone e la chitarra elettrica di Nick Millevoi. L’intero disco intende dare una colonnna sonora al “Libro di Amdouat” dipinto sulle mura delle tombe della Valle dei Re in Egitto ed alla storia raccontatavi. Rita Lucarelli dell’Università di Berkley ha tradotto i geroglifici in italiano, la musica è stata composta interamente da Soldier che ha attinto al suo ampio bagaglio di conoscenze nei linguaggi sonori più diversi. Oltre all’orchestra troviamo un coro, la cantante lirica, gli archi ed i diversi solisti con un’esperienza jazz alle spalle. Fin dall’inizio con Mistress Player con Sahoko Sato Timpone che con la sua voce conferma l’idea di fare un’opera crossover in cui classica, jazz, rock trovano un utile punto in cui dialogare insieme. Su Netherworld Prayer sono le voci del coro a mettersi in evidenza. Su Netherworld Cavern è invece il violino di Rebecca Cherry. Mourning & She Who Annihilates the Ignorant Caverns parte con il sax alto di Marshal Allen, cui si aggiungono gli archi in sottofondo, poi arriva la batteria ed il tutto acquista una configurazione più jazz in cui anche il clarinetto di Michael Winograd ha un suo ruolo. Verso la fine del disco ascoltiamo la chitarra di Nick Millevoi ed il coro che chiude con Dawn March, la marcia verso l’alba che ricomincia il ciclo della storia della mitologia dell’antico Egitto raccontata nei geroglifici. Dave Soldier sa raccontare in musica con inventiva, esa dare una precisa direttiva ai solisti ed all’orchestra cosí che l’idea di crossover ha qui una vera credibilità.

Genere: crossover
Label: Mulatta Records
Anno 2017

Tracklist

01. Mistress Prayer (feat. Sahoko Sato Timpone)
02. Satisfying Her Lord & Mysterious Caverns (feat. Dan Blacksberg, trombone & Nick Millevoi, guitar)
03. Tower?s Prayer (feat. Choir)
04. Netherworld Cavern (feat. Rebecca Cherry, violin)
05. Tomb of the Gods Cavern (feat. Rebecca Cherry, violin)
06. Barcarolle (feat. Sahoko Sato Timpone & choir)
07. Knives at War (feat. Marshall Allen, EVI & Nick Millevoi, guitar)
08. Mourning & She Who Annihilates the Ignorant Caverns (feat. Marshall Allen, alto sax & Michael Winograd, clarinet)
09. Ra Calls the Rams (feat. Marshall Allen, EVI)
10. Envelopes Her Images & Uniting Darkness Caverns (feat. Marshall Allen, alto sax & EVI)
11. Removing Her Ba-Souls Cavern (feat. Marshall Allen, alto sax)
12. Ra Dances With Rams (feat. Marshall Allen)
13. Great of Torches Cavern (feat. Nick Millevoi, guitar)
14. Dawn March (feat. Choir)

feb 27

Loz Speyer`s Inner Space – Life on the Edge

782Con i suoi capelli bianchi il trombettista inglese Loz Speyer ci ricorda che è un musicista navigato che ha lavorato con tante band inglesi girando per l’isola ed incidendo ogni tanto anche in proprio. Con questa nuova band, Inner Space, ha deciso di esplorare sistuazioni sonore in cui si rinuncia ad uno strumento armonico,. Oltre al leader alla tromba Chris Briscoe al sax alto ed al clarinetto contralto e Rachel Musson al sax tenore sono la front line, al contrabbasso c’è Olie Brice ed il batterista è Gary Wilcox. Per l’intero disco regna un’atmosfera gioiosa, ritmi bop insieme alla perfetta interazione del quintetto, capace di gestire con perfezione unisoni ed assoli e di sapere mantenere la tensione esecutiva da un brano all’altro. Accanto a momenti più rilassati, quali Contretemps con l’assolo di Briscoe al clarinetto contralto e quello del contrabbasso ci sono momenti solari in cui il quintetto comunica al pubblico il proprio divertimento nell’eseguire queste composizioni, tutte del leader. Sul lungo Long Road il ritmo del contrabbasso è contagioso, un omaggio ai musicisti sudafricani con cui Speyers ha militato. La sua tromba svetta con un assolo ricco di fantasia e la band segue l’atmosfera che la composizione vuole evocare. Rocket Science parte con un tema di matrice freebop, ancora il leader apre gli interventi solistici, seguito da una brava Rachel Musson, giovane sassofonista tenore che poi duetta con il sax alto di Chris Briscoe, il tutto sostenuto da una ritmica leggera e swingante. Su Fragile si evocano atmosfere suggestive, tempi lenti e dialoghi sottili fra i musicisti, compreso un interessante assolo al contrabbasso di Olie Brice, vero protagonista del brano, che ci fa conoscere il suo lato più sperimentale. Unfold Enfold è una composizione con una bella melodia, qui il leader si presenta con un suono rotondo e molto comunicativo, bello anche l’assolo adrenalico di Briscoe al sax alto. Il disco è stato pubblicato con il supporto dell’Arts Council of England, che è un modo di fare cultura e di fare conoscere il jazz che si fa da quelle parti.

Genere: modern jazz
Label: Leo Records
Anno: 2017

Tracklist

01. Long Road
02. Rocket Science
03. Space Music
04. Prism A to B to Infinity
05. Fragile
06. Unfold Enfold
07. Thick and Thin
08. Deep Sea Spirit
09. Snakes and Ladders
10. Contretemps
11. Brewglass

feb 26

Rosario Bonaccorso – A Beautiful Story

 

cover-a-beautifulIl contrabbassista Rosario Bonaccorso ritorna in studio, il prestigioso Artesuono di Stefano Amerio, con il suo nuovo quartetto insieme a Dino Rubino al flicorno, Enrico Zanisi al pianoforte e Alessandro Paternesi alla batteria. Presenta dodici composizioni a propria firma in cui esplora una storia fatta di di episodi lenti e meditativi, espresse con melodie che accarezzano la sensibilità dell’ascoltatore e che sono un marchio di fabbrica per certo jazz fatto in Italia. i suoi amici e sidemen lo assecondano alla perfezione nei suoi intenti fin dal primo brano, quello che dà il titolo al disco, qui si mettono mostra Rubino con il suo lirico flicorno ed il pianista, che ben utilizza certi stilemi che fanno parte del jazz fatto dai pianisti europei. Tutto scorre con delicatezza, come rivelano certi titoli, Come l’acqua fra le dita, una melodia che potrebbe essere tratta da un brano pop o viceversa fare da base per le evoluzioni canore di qualcuna che ne scriva su un bel testo. Rubino è presente con un assolo al flicorno prima che la palla passi al leader, che utilizza il suo ingombrante strumento come se fosse un’agile chitarra. Dopo ritorna Rubino con un’improvvisazione ben strutturata che dà un ulteriore spinta al brano verso un terreno più jazzistico. Ottima anche la ritmica che immette nel tutto uno swing leggero, bello l’intervento di Zanisi al pianoforte che gioca con la melodia del brano. Il Tango per Pablo è ancora un tema eseguito con molta dolcezza dal flicorno, punteggiato da un pianoforte perfettamente controllato nella dinamica, il tango appare all’improvviso, come un/una partner nella pista da ballo che di colpo cambia tutto. A seguire uno dei brani più belli di questa storia, Lulù e la luna con atmosfere notturne e poetiche. Non manca un brano dall’esecuzione più frizzante e jazzistica, Freddie, ispirato da Freddie Hubbard. Un disco che si può ascoltare in sottofondo, oppure con attenzione, perché non mancano le sottigliezze che solo i jazzisti veri sanno dispensare nelle loro esecuzioni.

Genere: mainstream
Label: Jando Music
Anno 2017

Tracklist

01. A Beautiful Story
02. Come l’acqua fra le dita
03. Der Walfish
04. Duccidu
05. My italian Art of Jazz
06. This is for You
07. Storia di una farfalla
08. Minus One
09. Tango per Pablo
10. Lulù e la luna
11. Freddie
12. You Me Nobody Else
10. Buon volo
11. Agosto
12. Indian Summer
13. Mister Kneipp
14. Mon frère

feb 25

Luke Sellick – Alchemist

Alchemist cover idea 006Il giovane contrabbassista canadese, ventisei anni, Luke Sellick risiede ormai a New York dove lavora con regolarità con musicisti del calibro del chitarrista Russel Malone. Su questa incisione presenta soltanto sue composizioni accompagnato da dei sidemen di tutto rispetto. Intorno alla ritmica insieme a Adam Birnbaum al pianoforte, Andrew Renfroe alla chitarra e Kush Abadey e Jimmy MacBride che si alternano alla batteria ci sono quattro fiati che cambiano da un brano all’altro. Il sassofonista tenore Jimmy Greene è piuttosto conosciuto nel mainstream contemporaneo ed è presente in quattro brani, negli altri cinque c’é Jordan Pettay al sax alto, Benny Benack III è alla tromba in quattro brani, Mat Jodrell, anche lui alla tromba, in altri due. Sul brano di apertura Prelude c’è Andrew Gutauskas al clarinetto basso. L’alchimista del titolo è il contrabbassita stesso che con le sue composizioni e le direzioni che dà ai suoi sideman mette in piedi un album che ha tutte le qualità per farsi ascoltare, con i piedi saldi nella tradizione ed uno sguardo al jazz che gira attualmente per i club delle più importanti sedi del jazz nel mondo. Q-Tippin è insieme a Jimmy Greene e Mat Jodrell, un ritmo latino guida l’esecuzione mentre i solisti si esprimono al massimo delle loro possibilità. Molto gradevole Brothers in cui il leader si mostra subito in assolo seguito subito dopo dalla tromba di Benny Benack e Andrew Renfroe alla chitarra. The Alchemist ha un leggero sapore latino, qui è la chitarra a partire in assolo seguita dal sax alto di Jordan Pettay, il tutto eseguito con molta scorrevolezza e fluidità. Uptown vede un ottimo assolo del chitarrista ed al solito il leader in sottofondo a guidare l’esecuzione con autorità. L`intero disco mostra la maturità di questo straordinario contrabbassista, con le idee piuttosto chiare su come guidare i suoi sidemen e su cosa estrarre dalle sue composizioni. Un ottimo esempio di mainstream contemporaneo.

Genere: mainstream
Label: Cellar Live
Anno: 2017

Tracklist

01. Prelude
02. Q-Tippin
03. Brothers
04. Hymn
05. The Alchemist
06. Dog Days
07. Abacus
08. Uptown
09. Home

feb 21

Ensemble 5 – Live featuring Elliot Levin

784Dopo l’esperienza con il Collective Quartet il batterista svizzero Heinz Geisser ha continuato a lavorare con il Ensemble 5, una band di connazionali che in cui musicisti di diverse generazioni apportano il loro contributo per creare una musica che si ispira al free. La loro è un’avanguardia comunicativa, in cui anche elementi bop trovano posto, come ad esempio in alcune delle più avanzate incisioni della Blue Note della fine degli anni ’60. Dopo due lavori per la Leo Records, l’uno in quintetto e l’altro in quartetto, ora si integra la band con un ospite speciale, il sassofonista tenore, flautista e poeta di Philadelfia Elliot Levin. Gli altri sono il veterano trombonista Robert Morgenthaler e la ritmica completata dal pianista Reto Staub e Fridolin Blumer al contrabbasso. Sono settanta minuti di musica in due brani, due lunghe improvvisazioni coinvolgenti ed appassionate con i musicisti che si muovono come un collettivo compatto in grado di inglobare l’ospite americano, tutti partecipi di un evento in cui c’è linguaggio comune. La registrazione è stata effettuata dal vivo a Berna, al Sonarraum, dove Geisser si presenta mensilmente con il suo gruppo insieme a ospiti americani o europei. Ognuno apporta un contributo di esperienze che contribuiscono alla crescita dell’intera band e di questo genere. Si inizia con una poesia recitata da Levin poi arrivano gli assoli, al flauto ed al sax tenore, gli interventi di Morgenthaler e Staub, la musica sembra lievitare, acquistare una dimensione ed una direzione precisa, al di là dei soliti luoghi comuni del free visto come caos sonoro. Dopo la metà del brano la musica si infiamma, acquista vigore grazie all’intervento del sax tenore, è uno di quei momenti che attira chi apprezza il genere. A chiudere il brano è la batteria del leader, costantemente in fibrillazione, di un’spressività unica ai suoi tamburi e strumenti a percussione. Il tutto acquista quasi la dimensione di un rito sciamanico. Sul secondo brano Levin parte con un assolo al flauto, linee liquide cui poi seguono i toni gravi del trombone, poi il breve ritorno al sax tenore ed uno splendido assolo al pianoforte di Staub. Il free è un genere che con questa band trova le giuste possibilità espressive che lo rendono sempre attuale.

Genere: avanguardia
Label: Leo Records
Anno: 2017

Tracklist

01. Moods & WIMS – of Jazz-mined Hymns
02. The Hearts of the Eco-Euro-Pean-Omic-Soul

feb 20

Jacopo Ferrazza Trio – Rebirth

rebirth-coverLa Cam Jazz ha una sua collana in cui pubblica lavori di musicisti giovani, come questo esordio del contrabbassista Jacopo Ferrazza, in trio insieme al chitarrista elettrico Stefano Carbonelli ed a Valerio Vantaggio alla batteria. Il jazz italiano cresce, come si può notare nei cataloghi delle varie case discografiche sparse per la Penisola, e questo trio non fa eccezione per quanto riguarda preparazione tecnica e capacità di improvvisare su brani scritti da Ferrazza. Ma c’è anche una bella dose di fantasia e passione nei nove brani insieme all’urgenza di esprimersi. Come spesso accade nel jazz italiano c’è un bel senso per la melodia, subito evidente sul brano che apre il disco, Indigo Generation. La capacità di fraseggiare al contrabbasso con disinvoltura permette un intreccio ispirato con la chitarra elettrica, ne risulta una musica solare, evocativa, accattivante mentre si sviluppa un percorso in cui la batteria con i suoi ritmi spezzati dà una certa varietà al tutto. Si nota subito che i tre hanno tanto da dire e da dirsi, in perfetta sintonia con le composizioni e la leadership del bassista. Con la sua velocità esecutiva e la capacità di trattare il contrabbasso quasi fosse una chitarra, il perfetto equilibrio dei suoni realizzato in sede di missaggio da Stefano Amerio, il contrabbassista ci consegna un disco che ha tutte le qualità per farsi ascoltare ripetutamente. Notturno è un altro brano interessante, ricco di tensione interna, in cui gli assoli dei musicisti svelano anche un certo virtuosismo tecnico nel modo in cui approcciano il tempo dell’esecuzione. Pirandello Madness è di Stefano Carbonelli, unica composizione non a firma del leader, anche qui i due strumenti a corde intraprendono un dialogo paritario intrecciando le loro linee di note. Lovers in GravityRebirth, piuttosto complesso come sviluppo con atmosfere europee, un bell’epilogo di un trio che mostra già all’esordio una musica eseguita con una certa empatia e convinzione, al di là del gesto tecnico in sé.

Genere: jazz
Label: Cam Jazz
Anno 2016

Tracklist

01. Indigo Generation
02. Blind Painter
03. Living in the Bridge
04. After Wien
05. Notturno
06. Pirandello Madness
07. Lovers in the Gravity
08. Il teatro dei rami
09. Rebirth

feb 19

Frank Gratkowski / Simon Nabatov – Mirthful Myths

785
Nel lontano 1986 il pianista russo Simon Nabatov, allora residente a New York, si trovò in Germania per un tour e il caso lo portò a dormire, si fa per dire, in una stanza accanto alla quale si esercitava un gruppo di improvvisatori, fra cui c’era anche Frank Gratkowski (qui al sax alto, al clarinetto ed al clarinetto basso). da lè è poi nata una collaborazione che arriva fino ai giorni nostri, ma che solo ora viene documentata in quanto duo. Si tratta di un live al Loft di Colonia in Germania in cui viene fuori la dimensione del colloquio fra i due attraverso tutti gli usi possibili degli strumenti. La loro avanguardia è accessibile, scorre fluida, ricca di idee, di impulsi, di situazioni nuove che coinvolgono stati d’animo più che esperimenti sonori. Il lungo Three Tamed Furies, lungo ventidue minuti e mezzo è un emblema delle loro idee, dal pianoforte pensoso ai toni gravi e sognanti del clarinetto basso in mezzo a momenti più aggressivi, fino al tranquillo finale, in cui si addomesticano definitivamente le furie evocate fino allora. Gratkowski cambia strumento su Cloud Gatherer Awakes, è ad un sax alto che rievoca Dolphy e Braxton mentre Nabatov tira fuori insoliti clusters di suoni dal pianoforte. È un brano più adrenalico in cui però non c’é niente che avviene per caso, tutto è costruito con logica e idee chiare sullo sviluppo della musica. Eirene All Around comincia con Nabatov che dalle corde del pianoforte emette suoni che sembrano un sitar prima che il brano si orienti verso lidi più consoni all’avanguardia mentre Gratkowski tira suoni insoliti dal suo sax alto allontanandosi così da contaminazioni etno. Fra sbuffi e percussioni sulle chiavi dello strumento accompagnati da un pianoforte che genera con poche note una forte tensione i due proseguono per oltre dieci minuti creando lentamente un paesaggio sospeso. Si prosegue così negli altri due brani, Pan’s Wanderlust e Progress of Notus, con atmosfere che variano continuamente, fino al finale At the Beginning, che chiude l’album in modo rilassato, una ballad poetica e sognante in cui Gratkowski al clarinetto evoca il caldo suono di un Jimmy Giuffre.

Genere: avanguardia
Label: Leo Records
Anno 2017

Tracklist

01. Three Tamed Furies
02. Cloud Gatherer Awakes
03. Eirene All Around
04. Pan’s Wanderlust
05. Progress of Notus
06. At the Beginning

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