apr 16

Christopher Hollyday – Telepathy

indexCon questa nuova incisione il sassofonista contralto Christopher Hollyday ritorna di nuovo presso il grosso pubblico dopo un periodo in cui ha lasciato gli studi di incisione per insegnare a San Diego e lavorare con delle big band. Alcuni lo conoscono per una incisione in quartetto del 1991 che è anche l’esordio discografico di Brad Mehldau. Questa volta è un quintetto, insieme al trombettista Gilbert Castellanos, Joshua White al pianoforte, Rob Thorsen al contrabbasso e Tyler Kreutel alla batteria. Si ascolta un bop che è semplicemente nel DNA dei musicisti, una bella facilità di esecuzione ed assoli travolgenti. Si comincia con Once of Another Kind di Freddie Hubbard, assoli travolgenti, specie del trombettista. Al sax alto Hollyday ricorda Phil Woods, il suo è un approccio naturale a questa musica, è capace di trasformare degli standard come Everything Happens to Me e I’ve Got the World on a String in delle esecuzioni veloci che scorrono fluide, come se la difficoltà esecutiva fosse inesistente. Hallucinations di Bud Powell ed il finale Segment di Charlie Parker rendono omaggio alle figure più importanti del be bop. Un ritorno alla grande per Hollyday insieme ad un gruppo affiatato con tanto swing e passione per questa musica. Welcome back Chris!

Genere: bop
Label: Autoprodotto
Anno 2019

Tracklist
01. Once of Another Kind
02. Hallucinations
03. Everything Happens to Me
04. Autumn in New York
05. I’ve Got the World on a String
06. Segment

apr 15

Jason Kao Hwang Burning Bridge – Blood

jason-kao-hwang-burning-bridgeLa nuova band del violinista americano di origine cinese Jason Kao Hwang è arrivata al secondo album e si presenta con un progetto che nei titoli e nelle dichiarazioni del leader, riportate all’interno della copertina, è un richiamo contro la violenza: “Blood meditates upon the emotional traumas of war retained within the body as unspoken vibrations that reverberate throughout communities and across generations”. Insieme a lui un gruppo di musicisti noto nell’ambiente dell’avanguardia, Joseph Daley alla tuba, Taylor Bo Hynum alla cornetta ed al flicorno, Andrew Dury alla batteria e Ken Filiano al contrabbasso, i cinesi Sun Li alla pipa e Wang Guowei all’erhu, due strumenti a corda della loro tradizione e Steve Swell al trombone. i cinque brani si dipanano come una suite, con momenti intensi in cui ciascuno dei musicisti è chiamato a dare il suo contributo in assolo. L’intreccio di composizione e improvvisazione è impressionante per come i suoni esotici e le improvvisazioni del leader e di Bynum, ambedue già nei gruppi di Anthony Braxton, si intrecciano, insieme al trombone di Swell, autore di un notevole momento su Surge (Part 2). La musica procede con momenti ispirati all’avanguardia ma anche con swing, come su Evolution, in cui Hwang mostra tutto il suo valore in un assolo ricco di passione. Gli strumenti cinesi trovano la loro via all’integrazione con la musica occidentale insieme al pulsante contrabbasso di Filiano e le percussioni, tutto suona coinvolgente, al di là delle rispettive tradizioni. Si chiude con le atmosfere drammatiche di Declarations e gli intrecci degli strumenti a corda, è un’avanguardia comunicativa con le idee chiare. Disco molto interessante.

Genere: avanguardia
Label: True Sound Recordings
Anno 2018

01. Breath within the Bomb
02. Surge (Part 1)
03. Surge (Part 2)
04. Evolution
05. Declarations

apr 14

Jack Mouse Group – Intimate Adversary

71esagpp5hl-_ss500_Sulla Tall Grass Records il batterista Jack Mouse e Scott Robinson, questa volta al solo sax tenore, hanno pubblicato un nuovo disco con le radici nel mainstream, dopo le avventure nei territori dell’avanguardia. Per musicisti completi come loro, abili a suonare in qualunque tipo di linguaggio, il problema non si pone neanche e così questo disco è una vera perla in cui la tradizione ha il suo spazio. Ad accompagnarli nel quintetto ci sono Art Davis alla tromba ed al flicorno, Bob Bowman al contrabbasso e John McLean alla chitarra, un musicista che alla sua attività di leader ha affiancato delle collaborazioni prestigiose, sono da citare almeno quelle con i cantanti Patricia Barber e Kurt Elling. Le fonti di ispirazione sono parecchie, fra queste anche il blues, sia per gli assoli che per le composizioni, tutti del leader batterista, tranne il brano finale Three Free che vede Mouse, Robinson e Bowman improvvisare liberamente. Ci sono brani eseguiti in uno stile post-bop anni ’50 come Nineteen Sixty-five  molto godibili, così come delle ballad molto intense, Twas Never Thus, in cui il quintetto mostra una maturità ed un’identità di gruppo non comuni. Gli assoli sono splendidi così come le atmosfere create pensando ad un suono collettivo. Un’altra bella esecuzione è Jacomo, soprannome del leader quando era al conservatorio, con un’atmosfera come quelle che si respiravano negli album Blue Note degli anni ’60. Il finale Three Free è una libera improvvisazione in trio a confermare gli orizzonti musicali senza confini dei musicisti. Da ascoltare, un disco che non passa inosservato.

Genere: modern mainstream
Label: Tall Grass Records
Anno 2019

Tracklist
01. Barney’s Fife
02. Old, New & Used Testaments
03. Intimate Adversary
04. Adamant Inversary
05. Nineteen Sixty-five
06. Twas Never Thus
07. Jacomo
08. Three Heads Are Better Than One
09. Three Free

apr 11

Chris Pasin – Ornetiquette

chris-pasin-ornettiquette_coverIl nome della band guidata dal trombettista Chris Pasin è un omaggio alla musica di Ornette Coleman, fatto insieme ad uno dei protagonisti del free degli anni ’60, il vibrafonista e pianista tedesco, ora residente in USA, Karl Berger ed alla moglie cantante Ingrid Sertso. A completare la band Michael Bisio al contrabbasso, Harvey Sorgen ed il sassofonista contralto Adam Siegel. Si tratta della quarta incisione da leader per Pasin, che ha affrontato senza crearsi alcun problema sia i terreni dell’avanguardia che il mainstream, questa volta ha voluto fare un omaggio ai musicisti che tanto lo hanno colpito da giovane, Ornette Coleman e Don Cherry, insieme a Albert Ayler, di cui presenta Ghosts in un arrangiamento molto speciale. Due brani, quelli che aprono e chiudono il disco, sono del leader, in uno stile conforme al progetto scelto. Al sax alto Adam Siegel si presenta perfetto in un ruolo difficile, con assoli ricchi di espressività e molto coinvolgenti. Ingrid Sertso è autrice delle liriche sul famoso Lonely Woman, altrove canta con passione, ben integrata in mezzo agli assoli di Pasin o di Siegel, a tratti veramente impressionanti. Fra le cose più interessanti Tomorrow is the Question, inciso come la versione originale in quartetto, oppure Just for You dall’andamento delicato e con Berger al pianoforte. Una menzione a parte merita Ghosts di Albert Ayler, arricchito dalle liriche scritte dalla Sertso e con assoli di tutto rispetto da parte di tutti. Gran bel disco, che proietta l’avangaurdia degli anni ’60 nella contemporaneità senza atteggiamenti filologici.

Genere: avanguardia jazz
Label:Planet Arts
Anno 2019

Tracklist

01. OCDC
02. Jayne
03. Ghosts
04. Tomorrow is The Question
05. Just For You
06. When Will The Blues Leave
07. Lonely Woman
08. PTU

apr 10

Jorge Nila – Tenor Time

713ixnfhupl-_ss500_Jorge Nila è un sassofonista tenore di Omaha nel Nebraska e con un band costitutita dal noto chitarrista Dave Striker e da Mitch Towne all’Hammond B3 e Dana Murray alla batteria (anche loro della stessa città) dedica questa incisione ai colleghi più famosi, ci sono quasi tutti con le loro composizioni. Ma ci sono anche Tadd Dameron, il famoso compositore e pianista bop, con On a Misty Night e Stevie Wonder con Rocket Love. Sono i musicisti che lui ha avuto modo di ascoltare dal vivo e che provengono da Lester Young, per come questi ha saputo un nuovo volto allo strumento. Sono composizioni ed esecuzioni che si ascoltano volentieri per l’entusiasmo, la professionalità e lo swing che sa trasmettere il quartetto, che non perde mai smalto e vitalità dal Dried Bananas di Dexter Gordon che apre l’album fino all’ultino Our Miss Brooks di Harod Vick, un sassofonista dell’era bop molto stimato dai colleghi e che ha però lasciato poche tracce in studio, per lo più su Blue Note. Alcuni brani lasciano una bella impressione per la maturità negli assoli del leader, Infant Eyes di Wayne Shorter o Inner Urge di Joe Henderson. Non manca un calipso di Sonny Rollins, insomma un disco completo e che si riascolta volentieri. Bravi!

Genere: mainstream jazz
Label: Ninjazz Records
Anno 2018

Tracklist
01. Fried Bananas
02. Soul Station
03. On a Misty Night
04. Infant Eyes
05. Rocket Love
06. Inner Urge
07. The Everywhere Calypso
08. The Eternal Triangle
09. Our Miss Brooks

mar 31

Ivo Perelman – String 4

860Per la nuova incisione dedicata agli archi il sassofonista tenore brasiliano Ivo Perelman ha scelto di farsi accompagnare ancora dal fido Mat Maneri alla viola insieme a Nate Wooley alla tromba e di coinvolgere un musicista a lui ben noto, il pianista Matthew Shipp. Sono un gruppo di improvvisatori che si conoscono bene da tempo, soltanto è Nate Wooley nuovo, un musicista con cui Perelman ha trovato il modo di dialogare con la tromba, strumento cui si era mai rivolto fin dagli inizi. Ma, come riconosce nelle note di copertina, pensando di sperimentare con delle combinazioni di strumenti, ha scoperto che per lui l’improvvisazione significa anche sperimentare con individui che apportano la loro cifra personale alla musica. Se si esclude la Part 2 di quasi due minuti, le esecuzioni hanno una dimensone temporale che permette agli improvvisatori di sviluppare assoli estesi, ricchi di emozionalità, che non perdono mai di tensione. Perelman, ovviamente, dà un forte contributo con il suo sax tenore, ma qui la presenza di Matthew Shipp dà alla musica una dimensione speciale, si ascolti a riguardo la Part 5, che scorre mentre tutti improvvisano collettivamente e si adagiano sulle empatiche note di un pianoforte che avvolge l’esecuzione creando un’aura ammaliante. Subito dopo, su Part 6, in larga parte in duo, si arriva ad un’atmosfera ricca di dolcezza e tensione allo stesso tempo, grazie alla gestione degli acuti al sax tenore di Perelman, unico in questo tipo di espressività. Si torna ad atmosfere più movimentate su Part 7, un’improvvisazione collettiva che decolla spinta dal leader che ha trovato in Wooley un perfetto interlocutore che emette tutti i suoni possibili dalla sua tromba. Come spesso accade per Perelman, un disco intenso, che non molla mai la presa sull’ascoltatore avvezzo al genere e che lo conferma ancora una volta fra i grandi improvvisatori.

Genere: avanguardia
Label: Leo Records
Anno 2019

Tracklist

01. Part 1
02. Part 2
03. Part 3
04. Part 4
05. Part 5
06. Part 6
07. Part 7
08. Part 8
09. Part 9

mar 30

Urbanity by Urbanity

medium_273cd37d28ad80d8e183640204b19c14905894dcDopo avere suonato con tanti nomi importanti ed avere inciso per la Enja, casa discografica tedesca, il chitarrista australiano Albare ha trovato una propria dimensione negli ultimi venti anni insieme a Phil Turcio su Alfi Records. Per questa nuova incisione sono in duo, uno alle chitarre, l’altro alle tastiere ed alla programmazione. La musica che fanno è uno smooth jazz elegante e sensuale, con assoli accompagnati spesso in sottofondo da un’orchestra d’archi e dalla batteria elettronica. Tutto scorre fluido e piacevole con degli assoli di tutto rispetto del chitarrista. Su I Say scritto da Albare si aggiungono il cantante Bernard Fowler ed il sassofonista tenore Tim Ries, conosciuto per lo più come sassofonista dei Rolling Stones quando sono in giro sui palchi internazionali. È un brano per le radio, un soul di gran classe grazie all’assolo di chitarra di Albare. Fra gli altri brani Sweet Sun Road di Phil Turcio convince per l’abilità nella scrittura, si nota come ci sia una certa esperienza e capacità di passare da un genere all’altro mostrando le proprie capacità di strumentista e arrangiatore. The Hymn, che chiude l’album, è una ballad che rilassa definitivamente l’ascoltatore, in due, senza batteria, lirica ed espressiva.

Genere: smooth jazz
Label: Alfi Records
Anno 2019

Tracklist
01. Magic Times
02. Time Travel
03. Bullish
04. Desperado
05. Once upon a Love
06. Funny Clouds
07. I Say
08. Ride with Us
09. Sweet Sun Road
10. The Hymn

mar 28

Oogui – Travoltazuki

861Il trio degli svizzeri Florence Melnotte al pianoforte, tastiere ed al Korg Kaossilator, Vinz Vonlanthen alla chitarra ed alla voce e Sylvain Fournier batteria, percussioni e voce si è dato il nome Oogui. La loro musica sfugge a tutte le classificazioni perché nelle esecuzioni vi si trova la qualunque cosa, anche dei cluster alla Cecil Taylor sull’iniziale Mupulupu, subito seguiti da suoni elettronici e voci a distogliere l’ascoltatore da quelle che sono le sue abitudini musicali. Nel mix di suoni arrivano la disco degli anni ’80, improvvisazioni, composizioni inusuali per il tipo di struttura proposta, insomme i tre lavorano al di là di quelle che sono le norme ed i generi. Ci sono brani piú lunghi, altri invece brevi di qualche minuto, quasi degli aforismi in mezzo a racconti dalla trama più estesa e complessa. Nonostante tutto il disco affascina, perché ci si trova sempre davanti a momenti inaspettati, assoli di chitarra acidi e la batteria evanescente oppure ritmi materici, come su Shitimogo, una composizione della tastierista, qui al pianoforte. Night Fever del chitarrista è un brano che vede alternarsi la pianista e Vonlanthen in assoli energetici accompagnati dalla batteria, mentre Réminiscence Acid Dance Floor procede lento, in un’atmosfera allucinata, forse colpa delle troppe sostanze assunte nella pista da ballo del titolo. Si chiude con Gatogato, sette minuti in cui non si sa mai bene verso quale direzione i tre intendono andare, confermando l’assunto di un disco inusuale, ma che proprio per questo attira l’interesse dell’ascoltatore.

Genere: avanguardia
Label: Leo Records
Anno 2019

Tracklist

01. Mupulupu
02. Fournibus
03. Shitimogo
04. Sprung
05. Melnottika
06. La Brignoire De Claude
07. Vinz Day
08. Toigrandebrute
09. Grugenbulles
10. Night Fever
11. Réminiscence Acid Dance Floor
12. Gatogato

mar 27

Luz – Encelado

timthumb-phpArriva il secondo disco del trio Luz , questa volta senza ospiti speciali, il primo era stato inciso insieme alla violoncellista americana, associata nella AACM di Chicago, Tomeka Reid. Giacomo Ancillotto alla chitarra e Igor Legari al contrabbasso coinvolgono questa volta un nuovo batterista, Federico Scettri. La musica, cosí come il titolo del disco, è ispirata dal mondo culturale che gira intorno al trio, in grado di recepire e dare un propria interpretazione a tutto quello che li coinvolge emozionalmente. La copertina è del pittore cileno Juan Martinez Bengoechea, cui viene dedicato il quarto brano, un artista che con le sue immagini ricche di storie e di luce, la luz del nome del gruppo, ha avuto un ruolo importante sulla loro musica. Il titolo del disco è dedicato a Encelado, uno dei sessantadue satelliti di Saturno ed il nome di uno dei giganti della mitologia greca che osarono dichiarare guerra agli dei dell’Olimpo. Soyuz! apre il disco, nome delle navicelle spaziali dell’era sovietica, dopo un conto alla rovescia, con una scarica di adrenalina, un atteggiamento che si ripete durante le altre esecuzioni, rendendo il disco vivo, frizzante, che ci si ispiri al genere americana o alla musica di Bill Frisell o a quella di Marc Ribot. Senza cadute di tensione si arriva alla fine di questa incisione passando per brani come Ballyhoo e Fricus, una ninna nanna, con cui si chiudono anche i concerti, non solo questo disco, del trio. È una band da tenere d’occhio, in piena sintonia con quelle che sono le tendenze più contemporanee del jazz internazionale.

Genere: modern jazz
Label: Auand
Anno 2019 Tracklist

01. Soyuz!
02. Chullachaqui
03. Atacama
04. Bengoechea
05. Ground Control
06. Hum
07. Shapiro
08. Ballyhoo
09. Fricus

mar 25

Christoph Mahnig & die Abmahnung – Red Carpet

854Christoph Mahnig è un trombettista e flicornista svizzero di Willisau, dove insegna alla locale scuola di musica. Ha studiato lo strumento jazz con i connazionali Peter Schärli e Matthieu Michel, ma non ha dimenticato la musica classica. Fin dalle prime note del disco si nota una forte personalità e delle idee ben precise che provengono dal jazz contemporaneo. Il quartetto è completato da Laurent Métheau alla chitarra elettrica, Rafael Jerien al contrabbasso e Emanuel Künzl alla batteria, le composizioni sono tutte di Mahnig. È un gran bel disco di una band che agisce compatta, guidata certo dal leader, ma con una sua personalità e sound che la distingue. Il nucleo del disco è costituito dalle Three Pictures, quasi quindici minuti insieme, una suite in cui ognuno ha modo di mettersi in mostra, ma senza che la band si sfaldi, anzi, mostrando dei momenti collettivi notevoli. L’empatia fra la chitarra elettrica e la tromba del leader è perfetta, la ritmica agisce in modo propulsivo ed energico, come si ascolta nelle incisioni di musicisti americani come Jerry Hemingway o Tim Berne, con cui Mahnig ha anche studiato. La terza parte della suite, Portrait Of N. In Green mostra il lato più lirico del trombettista, è una delicata ballad eseguita in duo con il chitarrista per i primi minuti, prima che vi si aggiungano, delicatamente, anche gli altri. Da notare il suono del trombettista che dá all’atmosfera generale quel qualcosa di inquieto che rende l’esecuzione speciale. Molto interessante anche Paulina’s Waltz, un altro bel momento del quartetto. Sicuramente una band da ascoltare anche in una dimensione internazionale.

Genere: modern jazz
Label: Leo Records
Anno 2019

Tracklist

01. Eric’s Breakfast
02. Zu Neuen Ufern
03. Erst Die Arbeit, Dann Das Vergnügen
04. Twilight
05. Three Pictures, Part I: NE 135495
06. Three Pictures, Part II: Obstructions
07. Three Pictures, Part III: Portrait Of N. In Green
08. Paulina’s Waltz
09. A Piece Of Cake

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