mag 22

Naked Dance! – Something Nearby

834La terza prova della band Naked Dance! costruita intorno al leader Stephen Rush al pianoforte, Fender Rhodes, micromoog, trombone ed eufonio arriva alla Leo Records con la partecipazione del bassista Tim Flood. Il progetto era partito con la premessa di suonare senza basso, idea realizzata nei primi album, poi sono maturate nuove composizioni e sono arrivati nuovi sviluppi. La band è completata da Jeremy Edwards alla batteria, Andrew Bishop al clarinetto ed al clarinetto basso e Davy Lazar alla tromba. L’avanguardia del quintetto ha una visuale musicale a 360 gradi, ricca di energia e di suoni inusuali, spinta da Andrew Bishop, un vero entusiasta dei suoi strumenti da cui sa estrarre di tutto. Non mancano approcci più mainstream, il tema di Four Uncles ad esempio, dedicato oltre che a tre zii di Rush anche a Jimmy Giuffre, con cui Bishop ha studiato. È un brano notevole con un ottimo assolo, in uno stile radicato nella tradizione al pianoforte di Rush. Su Time Cycle 5 ritorna l’avanguardia, il moog, suoni da viaggi nello spazio e il dialogo con gli strumenti acustici, il clarinetto e la tromba usata con la sordina. Ancora mainstream con Simple Subtraction all’inizio dell’esecuzione, poi verso la fine del brano arriva di tutto in un dialogo coinvolgente. See Ya! vede all’opera l’intero quintetto con suoni dolci e ammalianti. I Time Cycle potrebbero essere un’opera a sé stante, composta con delle partiture composte da grafici in cui l’esecutore ha libertà di interpretazione, messe insieme a brani dalla struttura più ortodossa. Eppure i differenti modi di eseguire le tante idee di Rush nel disco trovano uno spazio aperto che si fa apprezzare dall’ascoltatore per la perizia degli esecutori, che fanno di tutto per abbattere gli steccati fra i generi e realizzare una musica propria.

Genere: avanguardia
Label: Leo Records
Anno 2018

Tracklist
01. Something Nearby
02. Time Cycle 0
03. Time Cycle 2
04. Time Cycle 3
05. Four Uncles
06. Time Cycle 5
07. Simple Subtraction
08. See Ya!
09. Time Cycle 6
10. Time Cycle 1
11. Ninth Ward from the Sun
12. Time Cycle 4

mag 21

The Aardvark Jazz Orchestra – Democratic Vistas

833La big band americana (di Boston) Aardvark Jazz Orchestra guidata da Mark Harvey (anche al pianoforte) arriva alla nona incisione per la Leo Records. Sono partiti nel lontano 1973 e da allora sono un punto di riferimento, non solo musicale, ma anche politico, come si può comprendere dai nomi dei titoli delle composizioni. Franklin’s Wager è stato registrato nel 2004 alla Killian Hall, gli altri fra il 2014 ed il 2017 al Kresge Auditorium, ambedue le sale sono a Cambridge in Massachusets. Toby Mountain è stato l’addetto al missaggio. I musicisti all’opera sono quelli delle passate registrazioni, K.C. Dunbar alle trombe insieme all’ospite Taylor Ho Bynum su Franklin’s Wager. Nella sezione sax Dan Zupan, autore di notevoli assoli al sax baritono, Phil Scarff,ai sax soprano e sopranino, tenore e clarinetto e poi Richard Nelson alla chitarra elettrica, John Funkhouser al contrabbasso e Harry Wellot alla batteria. Su Samba 313 ci sono Hollis Hendrick alla batteria e Rob Bethel al violoncello con le sue note pensose che introduce il brano. Nelle note di copertina ci sono le spiegazioni ed i motivi che hanno portato alla composizione ed al titolo di ogni singolo brano. L’iniziale Franklin’s Wager si riferisce alla Convenzione del 1787 in cui Ben Franklin pronunciò le famose parole, “You have a Republic, if you can keep it”. È da lì che si parte fino al De-Evolution Blues che vuole raccontare le recenti involuzioni del sistema democratico. La lunga suite The Swamp-a-Rama Suite è con titoli ed atmosfere musicali fra il serio ed il satirico ed è una risposta al saggio di Walt Whitman del 1871 Democratic Vistas, che è appunto anche il titolo del CD in cui l famoso scrittore americano descrive la corruzione mortale e spirituale della Gilded Age in USA (dal 1870 alla fine del secolo) mentre Harvey fa dei confronti con l’epoca attuale. No Walls che chiude il CD è ispirato dalla musica di Duke Ellington e Abdullah Ibrahim (Dollar Brand). Come sempre un grande lavoro grazie anche agli ottimi solisti a disposizione in continuo rodaggio fra un concerto e l’altro.

Genere: big band
Label: Leo Records
Anno 2018

Tracklist
01. Franklin’s Wager
02. Dreaming
03. Samba 313
04. De-Evolution Blues
The Swamp-a-Rama Suite (5-14)
05. March of the Delusional, Dysfunctionl Demagoguues
06. Waltz of the Oligarchs
07. Twit Storm Two-Step
08. Mar-a-Lago Tee Dance
09. Trumputin Tango
10. Fake News Blewz
11. Perseverance Polka
12. Peristence Pavanne
13. Disintegration Death Dance
14. Democracy Street Dance
15. No Walls (Prelude)
16. No Walls (Anthem)
06. Elegy

mag 20

Meiko – Playing Favorites

a0596706141_16La cantante e chitarrista americana Meiko è diventata famosa con i suoi titoli per serie televisive come Grey’s Anatomy. Reasons to Love You è stato il suo primo successo, spuntato per caso mentre lavorava come cameriera al Hotel Cafe di Hollywood. Nelle sue esibizioni da cantante, tra un turno di lavoro e l’altro, è stata notata dalla produzione delle serie televisiva ed è stato amore a prima vista. Da lì è seguito il successo mondiale insieme a titoli scritti da lei per produzioni televisive e cinematografiche. Su questo nuovo album, in trio con Ed Maxwell al basso ed al sintetizzatore e Josh Day alla batteria presta la sua voce così speciale per dodici cover di brani famosi, Zombie dei Cranberries apre il disco, poi si passa a brani di Otis Redding, (Sittin’ On) The Dock Of The Bay, Duran Duran, Come Undone, Portishead, Wandering Star e di musicisti contemporanei, Sade, No Ordinary Love, ed Erikah Badu per il finale Bag Lady. Il disco è stato registrato con la tecnica Chesky Binaural, con un solo microfono ma con un realismo incredibile che avvicina l’ascoltatore all’emozione dells musica.

Genere: pop
Label: Inakustik
Anno 2018

Tracklist

01. Zombie
02. Stand By Me
03. Crush
04. No Rain
05. Fade Into You
06. (Sittin’ On) The Dock Of The Bay
07. Wandering Star
08. Come Undone
09. No Ordinary Love
10. Super Freak
11. Show Me Love
12. Bag Lady

mag 19

Esmond Selwin – The Way I Play

cd-2107-lFra i più interessanti chitarristi del panorama internazionale è certamente da mettere l’inglese Esmond Selwin, che, un discoo dopo l’altro, dimostra di essere uno dei grandi del mainstream contemporaneo. Forse non gli giova risiedere in UK piuttosto che a New York, ciò non toglie però nulla al suo virtuosismo ed alla sua capacità di suonare gli standard come pochi. Questa volta è in solo, una prova che ci ricorda alcune delle esibizioni di Joe Pass, in uno stile simile a quello del grande chitarrista americano, ma con una sua personalità piuttosto spiccata. Nei sedici brani scelti mette in mostra una fantasia senza confini, una conoscenza delle armonie immensa, riesce in pratica a creare qualcosa di nuovo in ogni brano, anche se è stato eseguito migliaia di volte. C’è di tutto in queste esecuzioni, compresa una musicalità ed una raffinatezza che affascinano non solo i cultori dello strumento, ma anche gli ascoltatori che apprezzano il genere mainstream. Sono standard conosciuti, c’è la bossa nova di Blue Bossa, qualche brano più antico come Ain’t Misbehavin’ di Fats Waller scritto nel 1929, una ballad come Body and Soul, su tutto ovviamente l’enorme perizia dell’esecutore!

Genere: mainstream
Label: Slam
Productions

Year: 2018

Tracklist

01. Misty
02. Blue Bossa
03. Stardust
04. Once in a While
05. Prelude To a Kiss
06. My Favourite Things
07. Polkadots and Moonbeams
08. Serenata
09. Close Your Eyes
10. Just Friends
11. Cry Me a River
12. Ain’t Misbehavin’
13. Body and Soul
14. I Only Have Eyes For You
15. What’s New
16. In a Sentimental Mood

mag 16

Enrico Zanisi – Blend Pages

51usqpmdlDopo il piano solo il pianista capitolino Enrico Zanisi ritorna con un’incisione molto speciale, realizzata in Francia e poi masterizzata presso i famosi Bauer Studios in Germania. In partenza sarebbe dovuta essere per piano solo e quartetto d’archi, i francesi del Quatuor IXI: Régis Huby e Théo Ceccaldi al violino, Guillaume Roy alla viola e Atsushi Sakaï al violoncello, poi lentamente, mentre si realizzava il progetto, ci si è resi conto che mancava qualcosa e sono arrivati il clarinettista Gabriele Mirabassi e Michele Rabbia alle percussioni ed agli effetti elettronici. Giá nel titolo Zanisi mostra la volontà di mescolare in modo nuovo i suoni che ha conosciuto durante la sua formazione in un progetto che mette insieme la musica da camera classica e l’improvvisazione in modo tranquillo, un dialogo in cui tutto funziona come un romanzo con episodi, capitoli, trame costruite con un’architettura a largo respiro. Uno che apre l’album affronta il dialogo fra pianoforte e archi in modo sottile, con momenti di inquietudine e melodie accattivanti, in un intreccio che trova un percorso preciso, senza momenti confusi. Accattivante Chevaliers, tre minuti e mezzo per un brano che meritebbe di andare in radio. Il delicato suono del piano apre il lungo Chiari, un brano in cui arriva Mirabassi con il suo magico clarinetto a creare un suono molto suggestivo insieme agli archi, fra jazz e musica da camera ed a prendere un lungo assolo ricco di idee. Le percussioni di Rabbia sono presenti nel contrastato Fighting for Change che cambia il corso dell’album, fino allora “tranquillo”, portando gli archi nel campo di un jazz movimentato.
I due ospiti italiani sono presenti insieme su Danse des arbres, a seguire un duo di Zanisi e Mirabassi su Resonare e poi una delle melodie più belle del disco su Modulus, un brano arricchito dagli effetti elettronici di Rabbia. Il lento ed intenso Few Things Left chiude il disco, ci sono momenti in piano solo che ricordano il disco precendente, e gli interventi di Mirabassi e degli archi, forse uno sguardo al futuro di un nuovo progetto del pianista e compositore. Un crossover riuscito, che attirerà anche gli appassionati della musica da camera.

Genere: crossover
Label: Cam Jazz

Anno 2018

Tracklist

01. Uno
02. Chevaliers
03. Chiari
04. Fighting for Change
05. Prelude
06. Danse des arbres
07. Resonare
08. Modulus
09. Few Things Left

mag 13

Stefano Leonardi – L’Eterno

leterno-550x550La collaborazione italo-svizzera fra Stefano Leonardi , qui al flauto, flauto basso, sulittu, launeddas e nella veste di produttore insieme a Leo Feigin e il batterista Heinz Geisser continua con questo notevole album, all’insegna dell’avanguardia e di un suono nuovo in cui hanno spazio anche degli strumenti della tradizione del folklore sardo. A completare il gruppo Antonio Bertoni al violoncello, Marco Colonna clarinetto, clarinetto basso e clarinetto contralto e Fridolin Blumer al contrabbasso. La musica del quintetto è dedicata all’Eterno, un albero di pino colpito dal fulmine nelle montagne del Lagorai, in Trentino. Al di là della della dedica e della deliziosa copertina resta una musica coraggiosa e accattivanate in cui i clarinetti ed i flauti rispettivamente di Colonna e Leonardi trovano una stupefacente intesa. Dolphy o Perry Robinson sono dei punti di riferimento, così come Sam Rivers, ma l’intreccio con il violoncello di Bertoni e la ritmica svizzera porta ad un suono collettivo nuovo che rende l’intera band un soggetto identificabile e con una voce propria. Si passa da atmosfere “pastorali”, come Spirits Inside con un delicato intervento di Colonna al clarinetto a situazioni più concitate, come Fractured Branches, un brano intenso che è tra i momenti migliori dell’intero album in cui c’è un fitto intreccio dei fiati con le corde del violoncello suonato in pizzicato. Resistance inizia con un’idea interessante, la voce nevrotica di Colonna ed il flauto tranquillo di Leonardi, che nel proseguio del brano si lascia contagiare dalle atmosfere free che l’intera band propaga. Sono dei momenti affascinanti che testimoniano dell’empatia tra i partecipanti con Geisser perfettamente a proprio agio come nel suo Collective Quartet. Il lungo album non finisce mai di stupire, senza momenti a vuoto, nonostante sia tutto improvvisato, fra le migliori cose del catalogo Leo Records.

Genere: avanguardia jazz
Label: Leo Records
Anno 2018

Tracklist

01. Old Roots
02. Towards the Light
03. Spirits Inside
04. Fractured Branches
05. Resistance
06. Echoes
07. Eternal Voice
08. At Last, Forever

apr 24

Sean Noonan – The Aqua Diva

a2018651327_16Sean Noonan è un batterista e cantante di origine irlandese che si è trasferito in USA dove ha suonato con tanti musicisti locali, in tutti i generi. Jazz, rock, avanguardia, punk, afro, tutto rielaborato dalla sua fantasia in gruppi diversi. È stato in tour in tutto il mondo ed un incidente d’auto in Italia lo ha costretto ad una lunga riabilitazione. Con il nuovo gruppo in trio, con Alex Marcelo al pianoforte e Peter Bilenc al contrabbasso si conferma un musicista ricco di fantasia e di energia, nel ruolo di uno “storyteller” che da dietro le sue bacchette ed i suoi tamburi racconta storie in cui la musica sembra un pò il classico jazz mainstream per piano trio ma con idee prese a prestito anche da altri generi, dal rock progressivo al blues. È un caleidiscopio in cui anche l’avanguardia trova un suo spazio, prendiamo ad esempio A Sunny Day, il titolo di apertura, con un lungo assolo del contrabbasso suonato con l’archetto, ma anche qui arriva un pianoforte che trasporta il tutto in un jazz accattivante in cui la batteria del leader ha un ruolo decisivo, presente in sottofondo e molto colloquiale, senza sovrastare l’esecuzione di ritmi. Molto interessante
As the World Spins Around Me, un brano da rock progressivo ma suonato agli strumenti acustici. Butterflies Away è un ballad cantanta con dolcezza, presa da atmosfere pop e diventata un brano con un accompagnamento jazz. Per tutto il disco si trovano questi momenti di poesia, una volta entrati in sintonia con l’originale mondo sonoro del leader si riascolta volentieri un disco di un gruppo con una forte personalità.

Genere: jazz
Label: Autoprodotto
Anno: 2018

Tracklist

01. A Sunny Day
02. When My Band Spins Around Me
03. As the World Spins Around Me
04. Butterflies Away
05. Don Knotts
06. Elijah Rocks
07. Smoking Man
08. The Aqua Diva
09. Where Would I Go
10. Make Her Great Again

apr 23

Bob Arthurs and Steve Lamattina – Jazz it Up

51hjkwgq32l-_ss500Il trombettista Bob Arthurs, qua e la fa pure da cantante ed il chitarrista Steve Lamattina sono due veterani del jazz mainstreaam che hanno suonato ed inciso con tanti dei grandi del genere, da Lee Konitz a Ted Brown. La dimensione del duo sembra perfetta per loro, già praticata anni addietro per un album di standard dedicato al una pianista classica di nome Svetlana. Questa volta si sono scelte invece delle musiche folk originarie dell’Ucraina e le si interepreta con calore e con l’esperienza di jazzisti di vaglia. Arthurs usa le sordine sul suo strumento per dare un’impronta personale alle melodie mentre Lamattina ha un suo suono alla chitarra, a parte la notevole abilità nel riarmonizzare le semplici melodie. Ne viene fuori un album molto ascoltabile, con esecuzioni ricche di emozioni nonostante la formazione minimalista. I due si lasciano trasportare, e con loro gli ascoltatori, dalla dolcezza delle melodie, che immaginiamo eseguite su strumenti tradizionali come la fisarmonica o il violino. C’è anche un Blues for Ukraine, che chiude l’album, in cui Arthurs prende l’assolo alla tromba e canta “Ucraina we love you, but the way you are treated make us feel so blue”.

Genere: mainstream
Label: Blue Griffin
Anno: 2018

Tracklist

01. Blackthorn Is in Blossom
02. Marigolds, That My Mother Planted
03. My Dear Mother
04. Oh, Girl
05. Hutzul Girl Ksenia
06. Moon in the Sky
07. Kyiv Waltz
08. Walking Around the Garden
09. Do Not Ask Why My Eyes Are Teary
10. Why Haven’t You Come
11. Blues for Ukraine

apr 22

Diane Marino – Soul Serenade

51xpocpwqulLa cantante Diane Marino ha cominciato ad incidere nel 2003 arrivando con questa nuova incisione al sesto album. Con lei Brad Cole al pianoforte ed in veste di produttore, uno che ha lavorato ed inciso con tanti grandi del pop, è stato anche il tastierista di Phil Collins, Frank Marino al basso e Chris Brown alla batteria, più ovviamente ospiti di vario tipo da un brano all’altro, due in particolare citati come “special guest artist”, Doug Munro alla chitarra e Harry Kim alla tromba. Il disco, come i precedenti, segue un preciso progetto e questa volta è dedicato a Gloria Lynne, una cantante di colore soul e jazz con all’attivo numerosi album incisi fra il 1958 ed il 1994. Diane Martino ha trovato quattordici perle eseguite con arrangiamenti jazz, blues, soul, su tutto svetta la sua voce perfetta ed il lavoro di produzione in studio, si tratta di un’incisione perfetta dal punto di vista tecnico. Fra i brani un’emozionante ballad, Blue Gardenia, eseguita con il quartetto, con il bel lavoro della ritmica, compreso un portentoso assolo al contrabbasso. Con The Jazz in You si va su un blues molto elegante con l’assolo al trombone di Roy Agee. Poi arriva Happy Shoes e qui si va sul soul, con sezione fiati e la voce della Marino che interpreta il genere alla grande. Si cambia da un brano all’altro, ci sono anche sezioni d’archi, ma resta sempre l’inconfondibile voce della leader a dare un timbro personale su tutto.

Genere: jazz mainstream
Label: Autoprodotto
Anno 2018

Tracklist

01. Somewhere in the Night
02. Nothing Ever Changes My Love for You
03. Soul Serenade
04. For You
05. Blue Gardenia
06. The Jazz in You
07. Happy Shoes
08. Sweet Pumpkin
09. Out of This World
10. Speaking of Happiness
11. That’s No Joke
12. He Needs Me
13. Let’s Take an Old Fashioned Walk
14. Serenade in Blue

apr 21

Noshir Mody – A Burgeoning Consciouness

2d60d6_1d4717900c1b4c179a9c9325a1f20f57mv2_d_6947_6167_s_4_2Ormai il chitarrista Noshir Mody ha trovato una conferma a New York, dopo essere arrivato da Bombay in India. Dopo i soliti lavori da in studio ed in tour con band di tutti i tipi ha trovato la sua voce e questa notevole incisione ne è una bella conferma, all’interno di un jazz mainstream in cui la melodia ha un forte ruolo nelle esecuzioni. Il gruppo lo segue con attenzione sviluppando una propria identità, con lui ci sono Mike Mullan al sax tenore e soprano, Benjamin Ankle alla tromba ed al flicorno, Campbell Carshee al pianoforte, John Lenis al contrabbasso ed il batterista Yutaka Uchida. Il brano di partenza dà già un’idea di quello che è il modo di intendere il mainstream da parte del chitarrista indiano, sono ben quindici minuti e mezzo in cui ognuno degli esecutori ha il suo spazio, ma si guarda bene dal dare l’impressione che si tratti di una semplice jam session. È tutto perfettamente arrangiato, sembra quasi una suite, il tema ha un ruolo importante e la melodia viene ripresa continuamente, come conosciamo da parte di certo jazz italiano. Cioè rende il disco molto appetibile per chi apprezza il genere. Gli assoli di Mody sono misurati, ma nell’esecuzione ha un ruolo importante come accompagnatore, guidando il tutto con mano ferma. Anche gli altri brani sono molto lunghi, sui dodici minuti, ed in ognuno si nota la personalità ed il lavoro del leader, schivo da assoli spettacolari ed invece attento all’esecuzione del gruppo. Molto interessante Consequence of the Uninitiated, un brano dall’atmosfera malinconica in cui Benjamin Ankle ha modo di mettersi in mostra con un intenso assolo. Durante i settantatrè minuti di durata del disco il gruppo non perde mai il filo del discorso e la musica scorre compatta e senza inutili fronzoli.

Genere: jazz mainstream
Label: Autoprodotto
Anno 2018

Tracklist

01. Secrets in The Wood and Stone
02. Consequence of the Uninitiated
03. Precipice of Courage
04. Reconciling Loss
05. Weaving Our Future from the Past
06. Forever July

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