ago 19

Bobby Kapp / Matthew Shipp – Cactus

NS_079_web_coverIl disco in questione vede a confronto due musicisti che rappresentano due diverse generazioni di musicisti free, il batterista Bobby Kapp, uno che ha registrato negli anni ’60 insieme a Gato Barbieri e Noah Howard su ESP, o su Impulse con Marion Brown ed il pianista Matthew Shipp, abbastanza noto per le tante incisioni, dal quartetto di David Ware a quelle più recenti insieme a Ivo Perelman. Sono due musicisti che condividono lo stesso linguaggio, il free, ma con esperienze diverse alle spalle, più tormentate dal punto di vista biografico quelle di Kapp, che permettono un dialogo reale, complesso, che dà frutto ad una musica che non si pone confini o restrizioni da un brano all’altro, completamente improvvisata al momento. Non mancano i momenti più tranquilli, Drum – a – Phone ne è un esempio, ma è chiaro fin dall’Ouverture che apre il disco che la lezione di Cecil Taylor è una di quelle cui si fa riferimento è che quindi il pianoforte può essere trattato come uno strumento a percussione, da cui escono però melodie interessanti, come su Good Wood, una ricerca continua di idee, di situazioni inusuali che spuntano all’improvviso. Before è un brano interessante, in cui spunta un inusitato swing dal piano, spinto in ciò da un batterista molto empatico ed allo stesso tempi riservato, che usa per lo più i piatti del proprio set. During comincia con un assolo del batterista, cui dopo si aggiunge un adrenalico pianoforte, molto interessante Money, in cui viene fuori uno swing che collega i due musicisti ad ua tradizione che è importante. Cactus dà il titolo al disco, Shipp sembra un novello Monk, ma con più energia nel modo di proporsi al pubblico. La musica dei due si ascolta con piacere, è un ottimo biglietto da visita per i due e l’avanguardia in genere. Un disco con tante qualità, non ultima quella di proiettare lo swing, patrimonio del genere mainstream, in un contesto moderno.

Genere: avanguardia jazz
Label: Northern Spy Records
Anno 2016

Tracklist

01. Overture
02. Before
03. During
04. Money
05. Cactus
06. After
07. Good Wood
08. Snow Storm Coming
09. Drum – a – Phone
10. The 3td Sound

ago 18

Construction – Centreline Theory

759Ecco una nuova band dall’inghilterra intorno al batterista James Bashford, un quartetto dalla musica dinamica e dal piglio moderno e che attira l’attenzione per come riesce a fare un jazz proiettato nel futuro. Intorno al batterista ci sono Tim Harries al basso, Robin Fincker al sax tenore e Hilmar Jansson alla chitarra elettrica. La musica è per lo più di Jim Bashford, soltanto The Octave Doctors And The Crystal Machine è di Tim Blake, da Flying Teapot dei Gong, storica formazione intorno a David Allen. Nonostante la modernità della proposta la musica si propone piuttosto arrangiata, con delle idee precise del leader, che si ispira alla teoria della Centreline del Wing Chun, una disciplina marziale cinese. Di conseguenza l’energia viene mantenuta intorno ad un nucleo centrale, senza disperderla a vuoto, un approccio presente nei vari brani e che rende la musica gradevole anche quando, prendiamo come esempio Syeung Don Teen (Space Between The Eyes) ci si affaccia dalle parti di un avanguardia che resta comunque comprensibile. Abandon è un brano il cui tema è eseguito dalla chitarra e dal basso elettrico, la batteria accompagna con precisione, lentamente il brano cresce ed il roco sassofono tenore arriva a sottolineare atmosfere emozionanti. L’assolo successivo è misurato, Bashford tiene tutto sotto controllo e la musica acquista un qualcosa di meditativo, anche quando la ritmica e la chitarra elettrica sembrano portare con sé un’energia forte, che resta però sotto controllo. Bello l’assolo alla chitarra elettrica, niente di spettacolare per come lo si intende comunemente, ma preciso e ispirato. La musica della band continua con The Octave Doctors And The Crystal Machine, un brano ricco di atmosfere, eseguito lentamente, in sintonia con il feeling spaziale del compositore. Centreline Theory dà il titolo all’album e conferma quanto di positivo fatto ascoltare, l’assolo della chitarra elettrica è da incorniciare, in sottofondo c’è un clarinetto a creare atmosfere ancora più suggestive. La musica del quartetto merita un ascolto ripetuto, è originale e riesce a tenersi bene in equilibrio fra composizione ed improvvisazione, jazz e progressive, rendendo l’avanguardia qualcosa di commestibile.

Genere: avanguardia
Label: Leo Records
Anno 2016

Tracklist

01. Attack And Defense Pyramids
02. Saam Paa Fut (Three Times Praying To Buddha)
03 Syeung Don Teen (Space Between The Eyes)
04. Abandon
05. The Octave Doctors And The Crystal Machine
06. Centreline Theory
07. HELM
08. 108 Movements
09. Journeys Art
10. Skavsta
11. Contraband

ago 17

Paul Dunmall Quartet – Underground Underground

6dd9661c2221166617316e4ee1f356b5La musica di John Coltrane è stata di ispirazione per le ultime incisioni di Paul Dunmall al sax tenore insieme al batterista americano, ma residente a Londra Tony Bianco. È un sodalizion che ha funzionanto e che ha presentato la musica del grande sassofonista americano, ancora oggi capace di avere un forte impatto sul pubblico. Questa volta si è deciso di allargare il gruppo, dal duo al quartetto, senza pianoforte, ci sono Olie Brice al contrabbasso e Howard Cottle al sax tenore. La musica che ci presentano ha qualcosa di energetico, ispirata al classico Sunship di Coltrane, ma senza sue composizioni, Dunmall ha preso la decisione di scrivere lui i brani. Fin dall’inizio la musica si presenta come un’ondata di energia, una colata lavica in ebollizione che tutti i musicisti contribuiscono a tenere al massimo della temperatura. I due sassofonisti si scambiano le parti, quando non sono impegnati in contemporanea in assolo, Tony Bianco sforna nuovi ritmi in continuazione ed insieme a Brice forma una ritmica dinamica che dà alla musica l’intensità richiesta. Sia su Underground Underground che su The Inner Silence Was Too Loud si abbraccia con fervore questa estetica, su Sum Up c’è un significativo assolo di batteria in cui il livello di l’adreanlina è al massimo dopo arriva Dunmall ad urlare ed a continuare lo stato di intensità evocato. Soltanto su Timberwolf la musica ritorna, si fa per dire, a situazioni più tranquille, il brano comincia con un lungo assolo del contrabbasso di Brice, dopo alcuni minuti si aggiungono gli altri, il sassofono urla di nuovo a squarciagola e la musica si accende di nuovo. Hear No Evil, Play No Evil é un brano più tranquillo, in cui la band mostra un altro tipo di energia, interiorizzata più che rivolta all’esterno. Il finale Sacred Chant chiude in bellezza un disco che gli estimatori del genere non si faranno scappare.

Genere: free jazz
Label: Slam Productions
Anno: 2016

Tracklist

01. Underground Underground
02. The Inner Silence Was Too Loud
03. Sun Up
04. Timberwolf
05. Hear No Evil, Play No Evil
06. Sacred Chant

ago 16

I Am Three – Mingus Mingus Mingus

752I Am Three è una formazione tedesca composta dalla nota sassofonista contralto berlinese Silke Eberhard e da Nikolaus Neuser alla tromba e Christian Marien alla batteria. L’idea di reintepretare le note composizioni di Charles Mingus in modo originale, senza il contrabbasso, dà alla musica un piglio speciale, che ci riporta alle famose esibizioni delle formazioni con musicisti come Eric Dolphy, Clifford Jordan, Jaki Byard, Dannie Richmond in una nuova veste. Il ruolo della batteria è paritetico, i tre si esibiscono abolendo il ruolo di accompagnatore o solista, sono un trio che dialoga alla pari. A volte mettono qualche idea creata in studio, Jelly Roll, ad esempio, con la musica che prima sembra registrata con i mezi tecnici dei lontani anni Venti, e poi riportata tecnicamente ai giorni nostri. Oppure Eclipse, con degli effetti elettronici per richiamare l’atmosfera misteriosa degli eventi celesti. Non mancano le composizioni più famose tratte dagli album Atlantic di Mingus Fables Of Faubus oppure Oh Lord, Don’t Let Them Drop That Atomic Bomb On Me, oppure Goodbye Pork Pie Hat, chi non ricorda l’assolo di Charlie Mariano? Qui è il trombettista Nikolaus Neuser ad inventare un’esecuzione mozzafiato che sarebbe di certo piaciuta al grande contrabbassista e compositore. Su Moanin’ e Self-Portrait In Three Colors il trio prosegue con ordine:ottimi interventi di tutti e tre i musicisti ed arrangiamenti felici. Orange Was The Color Of Her Dress, Then Blue Silk vede il sassofono dolphiano della Eberhard ancora in evidenza, totalmente a suo agio in questa musica. Gran disco, riuscito sia come idea che come realizzazione in studio.

Genere: jazz
Label: Leo Records
Anno 2016

Tracklist

01. We Three – Mingus Mingus Mingus
02. Fables Of Faubus
03. Oh Lord, Don’t Let Them Drop That Atomic Bomb On Me
04. Opus Four
05. Goodbye Pork Pie Hat
06. Moanin’
07. Self-Portrait In Three Colors
08. Eclipse
09. Jelly Roll
10. In Other Words
11. Orange Was The Color Of Her Dress, Then Blue Silk
12. Canon

ago 15

Amazonas – Deep Talk

320b9daf9b191be711a335095ef40b9b4392e333Sul sito della casa discografica svedese Soda Music si possono ascoltare alcuni estratti delle incisioni del gruppo Amazonas, cui ora si è aggiunta Biggi Vinkeloe al sax alto ed al flauto. Gli altri musicisti sono Thomas Gustafsson al sax soprano, Annika Törnqvist al basso elettrico e Anders Kjellberg alla batteria. Hanno alle spalle un lunga carriera da professionisti, la Vinkeloe tra l’altro anche con il contrabbassista Barre Phillips, con musicisti europei ed americani, è un’esperienza che si nota subito nel modo in cui il gruppo si organizza e crea una musica propria, fra free e modern mainstream, in cui il dialogo fra i musicisti è la cosa più importante. Prendiamo ad esempio Breaking News con il tema che è un dialogo fra i sassofonisti, seguito da un accattivante assolo al sax soprano, ben spinto dalla ritmica, molto dinamica ed aggressiva. Il successivo assolo della Vinkeloe, di stampo più free, ci mostra una sassofonista in gran forma che porta avanti un messaggio di libertà. La sua bella voce al sax alto espone il tema di Nobody to Be Found, prima dell’assolo del sax soprano, un brano caratterizzato da un’atmosfera inquieta creata dalla ritmica, in cui la Vinkeloe passa al flauto per un assolo ben costruito in un dialogo serrato insieme al sax soprano. Ottimo il batterista, con uno swing sottile, fra i tanti ha suonato ed inciso in trio con Enrico Pieranunzi. Ancora il flauto è protagonista di My Shaking Hands, aereo, i due fiati si incontrano su atmosfere misteriose, ben supportati dalla ritmica, fino all’esposizione del tema finale, in cui dialogano da soli. Molto bello Mad Chat, ispirato dalla musica di Ornette Coleman, il quartetto procede collettivamente, i fiati dialogano appassionatamente, è un’esecuzione molto intensa. Più tranquilla Only Sand, con la Vinkeloe di nuovo al flauto, con atmosfere etniche. Il gruppo è ben rodato, certamente un’ottimo modo per fare conoscenza con la scena jazzistica in Scandinavia al di là dei musicisti più famosi e conosciuti oltre i confini nazionali.

Genere: modern jazz
Label: Soda Music
Anno 2016

Tracklist

01. Deep Talk
02. The Snake
03. Breaking News
04. Nobody to Be Found
05. My Shaking Hands
06. Mad Chat
07. Only Sand
08. Looking Forward
09. Chaos in the Middle of Nowhere
10. Beautiful Truth

ago 14

Simon Nabatov Trio – Picking Order

765Negli ultimi anni il pianista di origine russa Simon Nabatov ha spesso lavorato ed inciso in duo ed in trio. La sua nuova incisione è stata realizzata come sempre al Loft di Colonia in Germania, club in cui spesso si esibisce dal vivo, oltre a registrare. Questa volta è insieme al contrabbassista tedesco Stefan Schönegg ed al giovane batterista svizzero Dominik Mahnig, due musicisti da lui ascoltati a Colonia e subito in sintonia con le sue idee. Con Mahnig ha giá inciso, sempre su Leo Records, insieme al contrabbassista americano Mark Dresser. Dall’improvvisazione totale degli ultimi lavori ora si passa ad una musica più strutturata, composta da Nabatov appositamente per questo trio. Il lungo Fill in the Blanks che apre il disco è costruito intorno all’idea di mettere insieme elementi contrapposti, momenti lirici ed altri più forti ritmicamente ispirati dalla capoeira brasiliana. Il tutto si espande per diversi segmenti ed una forma complessa, si raggiunge comunque l’effetto voluto, la sorpresa e l’interazione con la ritmica ad un livello di empatia assoluto. Aria è un brano dalle atmosfere più tranquille, in qualche modo collegato alla scuola di pensiero di Arnold Schönberg. Il titolo che dà il titolo al disco Picking Order parte in modo lento, poi arrivano momenti in cui la musica si sviluppa liberamente, momenti free che fanno ricordare le improvvisazioni di Cecil Taylor. Il tema finale, in assoluto contrasto con i momenti più concitati, riporta la musica verso lidi più tranquilli. Growing a Soul Patch comincia con un esteso assolo di contrabbasso suonato con l’archetto, poi la musica va verso un jazz moderno, dinamico, che guarda alla tradizione, così come It’s Given, un altro brano che mostra come Nabatov ben conosca le possibilità espressive del modern mainstream insieme ai suoi sidemen. Come sempre un grande disco del pianista di origine russa, che sfoggia la sua enorme cultura musicale piegandola alle esigenze espressive del trio, che vanno dal modern mainstream al free passando per la musica europea. Tutto suona omogeneo, nuovo, moderno, alla ricerca di nuove possibilità di espandere il linguaggio del trio per pianoforte e ritmica.

Genere: avanguardia
Label: Leo Records
Anno 2016

Tracklist

01. Fill in the Blanks
02. Aria
03. Picking Order
04. Growing a Soul Patch
05. Turning Point
06. It’s a Given
07. Christal Clear

ago 13

Yelena Eckemoff – Leaving Everything Behind

81lhGQJj0dL._SX466_La pianista Yelena Eckemoff è arrivata dalla Russia in USA, dove ora risiede, nel 1991 insieme al marito. Aveva già studiato presso il conservatorio di Mosca, l’arrivo nella patria del jazz l’ha messa in contatto con qualcosa di nuovo. È una musica che lei studiato profondamente apportandovi accenti nuovi, la propria esperienza di musicista e compositrice classica, mettendo insieme senza conflitti di sorta due mondi che spesso collidono. Le sue composizioni, il suo modo di comunicare le esperienze vissute la hanno portata a incidere con i batteristi Peter Erskine e Jon Christensen, con i contrabbassisti Arild Andersen e George Mraz ed il sassofonista Mark Turner. Per questa sua nuova incisione ha voluto dare uno sguardo al passato, alle composizioni scritte quando era in patria negli anni ’80, alla musica classica che rappresenta le sue radici. Insieme ai sidemen scelti per l’occasione ha reinventato il materiale scelto, insieme a lei Ben Street al contrabbasso e Billy Hart alla batteria. Per completare il quartetto ha scelto il violinista Mark Feldman, un musicista a suo agio nel jazz e nella classica, spesso esecutore della musica di John Zorn. Oltre alla musica, all’interno del booklet, ha scritto delle poesie che accompagnano ogni singolo brano, sono suoi anche i dipinti all’interno del booklet e sulla copertina. Dal Prologue che apre il disco si capisce subito che siamo distanti da altri colleghi che hanno a lungo lavorato in quest’ambito, come John Lewis o Jacques Loussier. C’è un poco di Bill Evans o di Keith Jarrett nella sua musica, ma anche tanta personalità e capacità di esprimersi e comunicare. Mushroom Rain, Leaving Everything Behind e Hope Lives Eternal sono le composizioni scritte in Russia negli anni ’80, Ocean of Pine nel 2005, un brano piuttosto complesso come struttura, gli altri sono del 2008, un periodo piuttosto creativo per la pianista. I momenti interessanti nei quasi ottanta minuti di durata del disco non mancano, da citare ancora Spot of Light con dei momenti in contrappunto di violino e pianoforte e Love Train, un brano caratterizzato dai forti ritmi di Billy Hart. La musica della Eckemoff è una scoperta interessante, arrivata dal nulla “lasciando tutto indietro” come indica il titolo del disco, ha arricchito il mondo del jazz di nuovi colori.

Genere: modern jazz
Label: L & H Productions
Anno 2016

Tracklist
01. Prologue
02. Rising from Within
03. Mushroom Rain
04. Coffee & Thunderstorm
05. Spots of Light
06. Love Train
07. Leaving Everything Behind
08. Hope Lives Eternal
09. Tears of Tenderness
10. Ocean of Pines
11. A Date in Paradise

ago 07

Jochen Rueckert – Charm Offensive

PIT3095_largeIl batterista tedesco Jochen Rückert si è trafwerito a New York negli anni ’90, subito si è trovato bene e da allora fa parete della comunità di musicisti di quella città in diversi progetti. La sua nuova band è con il sassofonista tenore Mark Turner, con cui suona da almeno venti anni insieme, Mike Moreno alla chitarra elettrica, un musicista di Houston dal 1999 a New York e subito con Rueckert in diversi gruppi. Al contrabbasso Orlando Le Fleming. Sono tutti musicisti con un linguaggio comune, autori di un mainstream moderno con nuove composizioni e nuove idee, che mantengono le radici nella tradizione, un bell’esempio è Eunice Park, il cui titolo proviene dalla protagista femminile del romanzo Super Sad True Love Story dello scrittore americano Gary Shteyngart in cui i protagonisti vivono in un mondo totalitario in cui si promuove il consumismo e si eliminano i dissidenti politici. Ottimi come sempre gli assoli di Turner e di Mike Moreno, originali nel modo di proporsi in riferimento a ciò che vuole indicare il titolo del brano. La lunga ballad The Alarmist è fra i momenti migliori dell’album, con delle armonie che danno una tensione inusuale alle atmosfere. L’assolo di Moreno è molto interessante per come gestisce il tutto, dopo arriva il contrabbasso con dei momenti di poesia molto intensi fino a lasciare la scena al sassofono di Turner che chiude su degli accordi che lasciano qualcosa che sembra incompiuto, un’atmosfera che forse vuole indicare qualcosa di non detto. Uno svolgimento che indica le qualità di compositore di Rueckert. Tre brani sono ispirati dalla musica indiana, Charm Offensive, Parasitosis e Purring Excellence, sia Rueckert che Mike Moreno si interessano da tempo della musica indiana ed hanno usato gli strumenti di quella tradizione. In Mark Turner hanno trovato un musicista interessato e cosí adattando le metriche alle armonie occidentali sono arrivate delle composizioni inusuali, ma che mantengono l’aspetto mainstream. 5-Hydroxytryptamine è un brano dal tema che assomiglia ad una bossa nova, scritto dal batterista in due distinti periodi, una prima parte mentre prendeva antidepressivi, la seconda mentre smetteva di usarli. Paradossalmente la parte più tranquilla e soft del brano è stata scritta mentre smetteva di prendere le sue pillole. Ottimo gli assoli del chitarrista, a metà fra modernità e accenni di “saudade” e di Mark Turner, che interpreta con originalità i richiami al Brasile.

Genere: mainstream

Label: Pirouet

Anno 2016

Tracklist

01. Stretch Mark
02. 5-Hydroxytryptamine
03. Aussenposition
04. Parasitosis
05. Eunice Park
06. The Alarmist
07. Purring Excellence
08. Charm Offensive

ago 06

Elisabeth Lohninger – Eleven Promises

W139La cantante austriaca Elisabeth Lohninger ed il marito Walter Fischbacher alle tastiere vivono da deceni a New York, respirando l’aria della Big Apple la loro musica ha acquistato quel qualcosa di speciale che si respira soltanto da quelle parti. Nel nuovo progetto presentano undici loro composizioni, le promesse del titolo, ed un famoso standard, The Girl from Ipanema di Antonio Carlos Jobim. Ad accompagnarli una ritmica che lavora regolarmente in trio con Fischbacher, Goran Vujic al basso elettrico e Ulf Stricker alla batteria. In alcuni dei brani si aggiungono degli ospiti. È un’impresa quasi titanica, scrivere delle canzoni nuove, presentare un album quasi senza standards, usare con creatività le tastiere elettriche, ma loro ci riescono senza problemi: chissà che qualche testo non trovi diffusione anche presso altre colleghe. Il brano che apre il disco When We Were Young è dedicato al fratello della Lohninger, un brano in cui Fischbacher è al pianoforte e gli effetti d’archi che arrivano dal computer ben si sposano con la voce sensuale della leader. Alla chitarra c’è l’ospite Pete McCann, presente anche su Take My Picture While I am Smiling con un intervento alla chitarra acustica. Anche qui un bel suono grazie a chitarra, piano acustico, archi, ed ovviamente la voce di Elisabeth, belle atmosfere, quasi alla Carole King, per sottolineare i versi. Uno dei grandi classici della musica brasiliana, The Girl from Ipanema è reso in una versione drum & bass che dà nuova linfa ad una composizione che è stata il simbolo della bossa nova. Ottimo l’assolo di Fischbacher al piano elettrico, la loro è un’interpretazione grandissima che da sola merita l’acquisto dell’album. Per Eleven Promises dà il titolo al disco, si cambia ancora atmosfera, così come avviene da un brano all’altro  dell`album. Su Birthday arriva la chitarra elettrica di Ben Butler, perfetta a dare nuovi accenti ed impulsi alla musica, presente anche su Hold On con i suoi ritmi funky sfumati con eleganza e con un’incredibile classe esecutiva. Su Mellow Moon Moaning c’ è un assolo all’armonica a bocca di Gary Schreiner, un brano costruito con sagacia, mettendo bene insieme il piano elettrico e quello acustico, gli archi, la ritmica. Il finale Ya Mi Corazon è un brano con dei classici ritmi sudamericani basato su Cuenta con los Santos di Tirso Duarte.

Genere: piano trio
Label: JazzSick Records
Anno 2016

Tracklist

01. When We Were Young
02. The Girl from Ipanema
03. Take My Picture While I am Smiling
04. Eleven Promises
05. Birthday Girl
06. And If
07. Mellow Moon Moaning
08. Each Time You Leave
09. Hold On
10. Merry Go Round
11. Circles
12. Ya Mi Corazon

ago 01

Pablo Held Trio – Lineage

PIT3094_front_600x600L’attuale incisione del trio del pianista tedesco Pablo Held segna i dieci di questa formazione, insieme ai fidi Robert Landfermann al contrabbasso e Jonas Burgwinkel alla batteria. Ormai sono una realtà riconosciuta dalla critica, cresciuta negli anni come un’entità dall’identità precisa. Dai tempi dello studio al conservatorio di Colonia ad oggi i tre hanno trovato una loro strada, qui di nuovo ripresa nelle esecuzione delle composizioni de leader, l’andare in studio improvvisando, costruendo e decostruendo all’istante quello che la scrittura propone, rendendo così la musica vitale, fresca, ricca di invenzioni estemporanee. Questa volta si è scelto di lasciare i brani come scritti, con tutte le libertà però che i musicisti si sono prese. Hidden apre il disco, un brano dalla qualità “libera” ispirato dalle musiche di Gil Evans, dinamico e libero nel suo svilupparsi all’interno di uno spazio che costantemente trova nuove dimensioni. Lament è un brano più complesso, ispirato dalle vicende personali di Held, la composizione lo ha aiutato a trovare una propria via, anche nel brano stesso, venuto fuori da ben sei pagine di lavoro. Ma è anche il suo modo di lavorare, di cercare di venire fuori dalle situazioni più facili, dai suoni più confortevoli. La ricerca del nuovo lo porta ad esplorare qualcosa di nuovo con cui trovarsi a suo agio. Song Noir ha l’atmosfera di un film noir, complesso, con poca chiarezza su quello che succede. Bernstein Fantasie è ispirato dal famoso componista e direttore d’orchestra Leonard Bernstein. Ottimo l’intervento del contrabbassista, che sfoggia tutto il suo virtuosismo. Lineage dà il titolo al disco, ha un carattere ripetitivo ed un’atmosfera meditativa. Ammeda è un brano dal tema poetico, con dei momenti vigorosi da parte del contrabbassista, Spuren significa tracce, ed è un brano costruito su delle idee del leader che sono arrivate mentre trascriveva brani di altri colleghi pianisti. È un brano improvvisato in studio, perché semplicemente non si riusciva a seguire la composizione originale. Nonostante la complessità la musica presenta una certa naturalezza, ben colta dal tecnico del suono e produttore Jason Seizer.

Genere: piano trio
Label: Pirouet
Anno 2016

Tracklist

01. Hidden
02. Lament
03. Song Noir
04. Bernstein Fantasie
05. Lineage
06. Ammedea
07. Meta
08. Spuren

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