lug 20

Affäre Dreyfuss – In Good Company

576492c356d8e0278dfa7b752bad5bc8_l-305x305Questa piacevole e swingante produzione austriaca ci permette di fare la conoscenza con la famiglia Fuss, il padre Martin Fuss ai sax soprano, tenore e baritono ed al flauto insieme ai figli Dominik alla tromba ed al flicorno e Florian al sax alto ed al flauto. Sono accompagnati dalla ritmica di Max Tschida al pianoforte, Johannes Strasser al contrabbasso e Mario Gonzi alla batteria. Il nome del gruppo è un gioco di parole, che tradotto vuole dire tre Fuss, ma Dreyfuss è anche il cognome dello sfortunato ufficiale francese di origine ebrea vittima/protagonista di una famosa storia di spionaggio. La musica della band scorre con swing, i protagonisti sono tutti musicisti con molta esperienza alle spalle sia nel campo del jazz che in studio o sul palco di musicisti pop, e si ispira all’hard bop ed al mainstream contemporaneo, con dediche a Horace Silver e Stanley Turrentine, Chet Baker e One Man’s Dream composizione dal conterraneo Joe Zawinul quando era nel gruppo di Cannonball Adderley. A parte questa sono tutte composizioni originali dei tre Fuss, molto bravi a fare questa musica, Rennweg Viertel è un bel brano scritto da Dominik Fuss, con una bell’esecuzione da parte di un gruppo molto compatto. Non poteva mancare un omaggio alla musica brasiliana, che però arriva dall’Italia, Samba dal Mugello, con assoli travolgenti Di Florian Fuss al sax alto, del pianista, uno strumentista dallo swing innato, e del batterista. Bel disco, un jazz swingante e scorrevole che si fa ascoltare volentieri, un omaggio alla tradizione fatto con tecnica e tanto calore.

Genere: mainstream jazz
Label: jive Music
Anno 2018

Tracklist
01. Fine and Dandy
02. Senior Silver
03. In Good Company
04. Rennweg Viertel
05. Samba dal Mugello
06. Waltz for Flori
07. One Man’s Dream
08. One Step to Heaven
09. Are you Serious
10. One for ST
11. A Portrait of Jennie
12. Groovin’

lug 19

Daniel Carter Hilliard Greene David Haney – Live Constructions

cs694236-01a-bigSu Slam Productions arriva questa breve, per i criteri attuali, in compenso molto intensa, incisione del trio costituito dal pianista di origine canadese David Haney e dagli americani Daniel Carter al sax tenore ed alla tromba e Hilliard Greene al contrabbasso. I tre sono stati registrati dal vivo alla WKCR Radio presso la Columbia University di New York nel 2017. Si tratta di una libera improvvisazione, sono dei veterani in questo campo, in cinque Construction, caratterizzate da un suono sognante, etereo, allo stesso tempo ricco di una densità espressiva notevole. Sul Number One Carter è alla tromba, le poche e scarne note di Haney gli permettono di esprimersi al meglio, di ritagliarsi uno spazio nel silenzio che ogni volta avvolge le note, libere di respirare. Si continua così nel Number Two fino a che Carter passa al sax tenore, è un’intensità speciale quella del suo assolo, libero di muoversi ma allo stesso tempo lasciando da parte le asperità del free. I tre si trovano perfettamente insieme, dal concerto si sono presi i momenti migliori e ciò ovviamente fa bene alla musica. Greene accompagna puntuale, a volte passa a suonare il suo strumento con l’archetto inventando melodie mentre Carter e Haney danno spazio alle note con i loro fraseggi minimalisti, e tuttavia la loro è un’improvvisazione radicale ricca di pathos. Nel lungo Number Three, nove minuti e mezzo, le acque si agitano, poi si ritorna ad atmosfere più sognanti arrivando alla fine dei trentadue minuti riposati dopo avere ascoltato una musica dai tratti fortemente personali.

Genere: avanguardia
Label: Slam Productions
Year: 2018

Tracklist

01. Construction Number One
02. Construction Number Two
03. Construction Number Three
04. Construction Number Four
05. Construction Number Five

lug 18

Carlo Uboldi /Felice Clemente – Introspective

introspective-172x172I due veterani del jazz italiano, Felice Clemente al sax soprano ed il pianista Carlo Uboldi si sono incontrati per questo inedito duo, un dialogo alla ricerca di qualcosa di nuovo. Presentano due standard americani, tre brani di Uboldi, uno di Clemente, la famosa Roma nun fa la stupida stasera di Armando Trovajoli e il finale Versace on the Floor di Bruno Mars, autore protagonista assoluto delle notti in discoteca delle nuove generazioni. Swing, cantabilità, melodie di un fascino accattivante, sono queste le qualità di un disco che si ascolta di un fiato. Clemente ha trovato il giusto feeling per il sax soprano, mentre Uboldi con il suo pianismo in cui lo swing é sottinteso, è un perfetto partner, bastano poche note per ascoltare un’intesa che porta a momenti emozionanti. Non saranno certo quelli che rivoluzionano il jazz moderno, ma certamente l’ascolto di questo disco ha qualcosa in sé, dentro c’è qualcosa che è l’essenza di questo genere e che si ascolta con piacere, al di lá delle composizioni eseguite. Straordinaria la versione di The Nearness Of You, impressionante per tutto quello che si è riuscito a trovare dentro questo grande standard. I due brani eseguiti alla fine del disco, di due compositori così eterogenei, Trovajoli ed il re della dancefloor Bruno Mars, sono eseguite con una personalità che permette di fare proprie e fagocitare queste composizioni come se fossero da sempre patrimonio del jazz.

Genere: mainstream
Label: Alessio Brocca Edizioni Musicali
Anno 2018

Tracklist
01. My Princess “To Sara Lucia”
02. Someday My Prince Will Come
03. All Walking
04. Introspective
05. The Nearness Of You
06. Pantena
07. Roma Nun Fa’ La Stupida Stasera
08. Versace On The Floor

lug 17

Mokita – Mokita

26082-fullConosciamo il sassofonista contralto svizzero Christoph Gallio come una figura centrale dell’improvvisazione in Europa. In questa nuova incisione allarga i suoi orizzonti ed è insieme a tre dei più interessanti musicisti della musica free in Argentina, la violoncellista Cecilia Quinteros , Alex Elgier al pianoforte e Marcelo von Schultz alla batteria. Il disco, registrato in studio a Buenos Aires, è stato prima masterizzato in Svizzera e pubblicato dalla coraggiosa casa discografica Creative Sources in Portogallo. La musica è di quelle che smuove i cuori e le abitudini degli ascoltatori, i quattro si trovano perfettamente a loro agio insieme, Gallio suona nello stile di un Roscoe Mitchell e trova un’interlocutrice preziosa nella violoncellista che spesso suona il suo strumento con l’archetto. Le due voci si fondono, un sassofono che va oltre i canoni e le corde dello strumento ad arco fanno una musica originale anche per quello che è il genere free. Il pianoforte è in continuo movimento tellurico, incalzato da una batteria che non smette mai di trovare nuovi ritmi, un erede di Sunny Murray, con il suo set di tamburi minimalista. Tepu è un brano sui quattro minuti in cui il quartetto opera concentrato, focalizzato su un’idea di musica che ha le sue radici in USA, di cui loro riescono ad appropriarsene per fare qualcosa di originale. Persea Lingue di venti minuti e Inga di quindici minuti sono due lunghe cavalcate in cui ognuno ha modo di mettersi in mostra, una celebrazione del free e dell’improvvisazione collettiva, una modalità di esprimersi che trova i suoi estimatori anche oggi. Intensi, incandescenti nel loro interagire insieme, tutti insieme mostrano le possibilità insite in questo genere quando l’intesa fra i musicisti diventa empatica.

Genere: avanguardia jazz
Label: Creative Sources
Anno 2018

Tracklist
01. Prosopis Ferox
02. Tepu
03. Persea Lingue 20:22
04. Inga 15:44

lug 16

The Jelly Factory – New Improved

d90124_96626a50ab3b45c2be52e0365da6ffa6mv2_d_1417_1417_s_2Il chitarrista Luca Gelli con il suo progetto The Jelly Factory nato nel 2010 è arrivato ora al terzo disco. La formazione si è allargata, è diventata un nonetto composto oltre che dal leader da Leonardo Volo e Emanuele Fontana alla tastiere, Matteo Giannetti al basso, Francesco Cherubini alla batteria, Marco Calì alle percussioni, Dario Cecchini ai sassofoni ed al flauto, Francesco Cangi al trombone, Nicola Cellai alla tromba. La musica è un concentrato di energia, si ascolti ad esempio l’intervento di Cecchini al sax baritono su Uncle Arnald e si è ben curato l’aspetto orchestrale. Le possibilità ritmiche si sono moltiplicate con l’aumento dei musicisti, le due tastiere permettono interventi in cui anche il pianoforte ha il suo spazio, è aumentata insomma la tavolozza di colori a disposizione e la capacità di arrangiarli. I brani sono tutti composti da Luca Gelli, che si rivela bravo anche a scrivere sul pentagramma, Gatto ad esempio è un brano notevole, compreso l’assolo al sintetizzatore finale. La musica fusion viene passata in rassegna e rielaborata per una formazione più estesa, originale nel modo con cui la si propina al pubblico. Un bell’assolo alla chitarra elettrica su A Shorter Cut del leader ne fa apprezzare il lato più raffinato, è un’esecuzione arrangiata con cura, in cui ogni tassello è al posto giusto. Si chiude con Peace in May, in cui si presenta, in mezzo al resto, un assolo al pianoforte e la chitarra del leader. La band continua a crescere, il lavoro insieme l’ha portata ad essere una realtà promettente, originale, al di fuori della “strada maestra” del jazz italiano.

Genere: fusion
Label: Kaleido
Anno 2018

01. Rubik
02. Newton
03. Uncle Arnald
04. Ella & Chet
05. Gatto
06. A Shorter Cut
07. Peace in May

lug 15

Pat Battstone – The Last Taxi: In Transit

51fekb6foil-_ss500L’incontro tra il pianista americano Pat Battstone e Gianna Montecalvo è stato del tutto casuale, un incontro improvvisato, come la musica, ma dopo l’esibizione fu chiaro a tutti che avrebbero dovuto incidere insieme. Si è arrivati così a quest’album realizzato in USA fra un concerto e l’altro, insieme all’amica e collega Antonella Chionna e Chris Rathbun al contrabbasso, Richard Poole alla batteria ed al vibrafono, Ilona Kudina al flauto, Todd Brunel al clarinetto e sax soprano, anche lui come la Montecalvo a suo agio come inteprete di musica classica e come improvvisatore. La musica sgorga con calore, dal lento As the City Awakens che apre il disco a View from My Balcony in cui Richard Poole è al vibrafono rendendo le atmosfere sospese, eteree, in cui le voci si trovano a proprio agio. Sur la voie rapide è introdotto dalla flautista, una virtuosa del suo strumento, ricco di sfaccettature, molto espressiva nel corso dell’assolo. Su Harbor Lights ritorna il pianista cui verso la metà del brano di aggiungono le voci a dare effetti suggestivi. Su And Then What le due cantanti raccontano con la tecnica delle spoken word i versi di alcune notissime canzoni italiane, stravolgendole, lasciando subito dopo spazio a ritmi jazz, un modo piuttosto originale di approcciare i famosi versi. Per tutto il disco i musicisti si coagulano intorno a idee insolite, le due cantanti sono straordinarie per tutto quello che riescono ad esprimere, ma va dato atto ai musicisti americani di avere creato un substrato fertile permettendo così alla musica di evolversi mentre insieme ci si raccontano esperienze ed idee. Non c’è un momento che gira a vuoto, tutto è concentrato e pieno di fermenti creativi, un incontro che ci ha regalato un disco molto piacevole, almeno per chi apprezza le libertà dell’avanguardia.

Genere: avanguardia
Label: Leo Records
Anno 2018

01. As the City Awakens
02. View from My Balcony
03. Sur la voie rapide
04. Harbor Lights
05. And Then What
06. Creatures of the Night Forest
07. The Immigrant Song
08. Lonely Avenue
09.Apocalisse ora
10. Adieu mes amis
11. In Transit

lug 14

Hendrik Meurkens Bill Cunliffe – Cabin in the Sky

5184-pmo7gl-_ss500Tra il pianista americano Bill Cunliffe e Hendrik Meurkens all’armonica a bocca è nata un’intesa speciale che ha portato a questa insolita incisione in duo. Cunliffe è un bravissimo strumentista che ha già inciso molto in duo, cinque album insieme alla flautista Holly Hofmann e che ha alle spalle una lunga carriera corredata di premi, fra i quali il Thelonious Monk International Jazz Piano Award del 1989. Meurkens, musicista tedesco sempre in giro per il mondo è un complemento perfetto al suo stile preciso e swingante, dalle improvvisazioni logiche e stringenti, senza troppi fronzoli, perfettamente compiute nel loro svolgimento. È un armonicista a bocca con una grande esperienze fra standard e musica brasiliana, che conosce anche il repertorio più moderno ed esegue in mezzo a brani più conosciuti Miyako di Wayne Shorter e Young and Fine di Joe Zawinul. La musica del duo è affascinante, per il repertorio affrontato e per il suono tutto speciale dell’armonica a bocca accompagnato da un pianista raffinato e ricco di swing. Fra le composizioni presentate, in mezzo alle quali ne troviamo due di Meurkens e una di Cunliffe, ci sono due famosissimi standard splendidamente arrangiati, Speak Low di Kurt Weil e Wave di Antonio Carlos Jobim che chiudono l’album. Un disco che si distingue nella produzione odierna, fra tradizione e nuove sonorità.

Genere: mainstream jazz
Label: Height Advantage
Anno 2018

Tracklist
01. Cabin in the Sky
02. Afternoon
03. Miyako
04. Young and Fine
05. You Don’t Know
06. Invitation
07. Time to Say Goodbye
08. Ode to Billie Joe
09. Prague in March
10. Speak Low
11. Wave

lug 13

McClenty Hunter Jr. – The Groove Hunter

81tvjba90jl-_sx522_L’esordio da leader del batterista McClenty Hunter Jr. è ricco di swing, quel tipo di ritmo che i batteristi afroamericani sembrano possedere dentro. La formazione e gli ospiti che presenta sono di tutto rispetto, veterani del genere, il chitarrista,anche nelle vesti di produttore, Dave Striker è su due brani, il famoso sassofonista contralto Donald Harrison anche, Stacy Dillard al sax tenore su tre brani e su uno al sax soprano, e poi Eric Reed al pianoforte e il contrabbassista Corcoran Holt, sostituito in tre brani da Eric Wheeler. Su The Big Push di Wayne Shorter oltre a Harrison al sax alto c’è un altro grande veterano, Eddie Henderson alla tromba. Si apre con una originale interpretazione di Blue Chopsticks di Herbie Nichols, che rivela anche le qualità del batterista come leader e arrangiatore. My Love è una composizione di Hunter ed un’esecuzione molto speciale, con Reed che esegue il tema da solo, molto delicato per come tocca il pianoforte, poi lentamente entra la sezione ritmica e tutto sembra evolvere verso una ballad appassionata, fino a che arriva l’assolo carico di adrenalina al sax tenore di Dillard forse a volere rappresentare gli alti e bassi di una relazione. Sack Full of Dreams di Gary Farland è in quartetto insieme a Striker, come sempre geniale nei suoi assoli, ricchi di inventiva e comunicatività. Sul famoso Countsown di John Coltrane ritorna Donald Harrison, metá dell’esecuzione è un duo con il leader, poi arriva il resto della sezione ritmica per un’esecuzione mozzafiato. Un disco molto “americano” come sound e un ottimo esordio da leader per il batterista.

Genere: mainstream jazz
Label: Strikerzone Records
Anno 2018

Tracklist

01. Blue Chopsticks
02. The Big Push
03. Autumn
04. That Girl
05. My Love
06. Sack Full of Dreams
07. I Remember When
08. Countdown
09. Give Thanks

lug 12

Misha Piatigorsky Trio – Stained Glass & Technicolor Groove

coverBastano poche note per riconoscere il pianista Misha Piatigorsky, qui colto in un momento di grazia dal vivo al “Jazz at the GRJC” insieme a Charlie Dougherty al contrabbasso e sam Fishman alla batteria, organizzatore del concerto presso la città natale di Glen Rock nel New Jersey. In tre brani c’è il fratello Jeremy Fishman al sax alto ed alle percussioni. Il pianista di origini russo-ebree è emigrato nel 1981 negli Stati Uniti, qui ha completato la sua formazione musicale con Kenny Barron e nel 2004 ha vinto il BMI Thelonious Monk Composers Competition. Ormai è fra i migliori pianisti contemporanei, a suo agio su proprie composizioni e sugli standard di sempre. Sui primi tre brani, tutti composti da lui, Where’s The Sun?, Nachlaot e Superhero emerge una forza incredibile, quasi atletica, il trio è ricco di energia e perfettamente in sintonia con le idee del leader. I brani successivi sono degli standard, ognuno con una sua storia. Pure Imagination proviene dal musical Willy Wonka & the Chocolate Factory del 1971, dalle atmosfere pop del tema si passa ad un’improvvisazione ricca di swing e di brio, esplosiva, emozionante. Dopo il breve intermezzo swing di Moten Swing di Bennie Moten si passa a Afro Blue di Mongo Santamaria, un brano reso famoso dall’esecuzione di John Coltrane negli anni ’60. Al gruppo si aggiunge Jeremy Fishman al sax alto, un brano ricco di swing in cui il pianista durante il suo assolo rende omaggio a McCoy Tyner. Inside Straight è un brano funky soul di Cannonball Adderley, cui Fishman sembra ispirarsi nel suo assolo al sax. Prima di chiudere Misha’s Mood eseguito in solitudine dal pianista, poi arriva I Wish I Knew How It Feels To Be Free, un bis concesso al pubblico entusiasta dell’esecuzione, un momento magico tra i musicisti.

Genere: mainstream jazz
Label: Autoprodotto
Anno 2018

Tracklist
01. Where’s The Sun?
02. Nachlaot
03. Superhero
04. Close Your Eyes
05. Pure Imagination
06. Moten Swing
07. Afro Blue
08. Inside Straight
09. Misha’s Mood
10. I Wish I Knew How It Feels To Be Free

lug 11

Oytun Ersan – Fusiolicious

static1-squarespace-comLa fusion è un genere caratterizzato dall’estremo virtuosismo degli esecutori. Il bassista elettrico turco-cipriota Oytun Ersan ha scelto di fare un album di tutto rispetto con alcuni delle star del genere, il batterista Dave Weckl, Eric Marienthal ai sax, i chitarristi Mike Miller, Okan Ersan e Dean Brown, alle tastiere Gary Husband e Gerry Etkins, la crema del genere che si alterna sui brani a firma del bassista. La produzione è a nome di Ric Fierabracci, anche lui uno stimato bassista americano che ha lavorato fra gli altri con Frank Gambale, Chick Corea, Dave Weckl. La musica è entusiasmante, le composizioni del leader nella migliore tradizione del genere, perfettamente a suo agio con un batterista che insieme a Mike Clark e Billy Cobham ha in pratica inventato un nuovo modo di suonare il suo strumento. Oh, that Butterfly che apre il disco vede un impressionante assolo al sax tenore di Marienthal, sottolineato dal continua pulsare del basso del leader. Su Rise Up c’è il violino di Karen Briggs insieme alla chitarra di Dean Brown, anche qui gran lavoro della ritmica e Marienthal in gran spolvero. Fra assoli a velocità scatenata e un basso elettrico che è una pulsazione, quasi un battito cardiaco, nelle esecuzioni, si arriva alla fine del disco con Sacred Solace, un brano suggestivo in cui il leader lascia spazio a Gary Husband alle tastiere e Kevin Briggs al violino insieme alle voci di Simge Akdogu e Aylung Akdogu. Un disco che si riascolta con piacere.

Genere: fusion jazz
Label: Autoprodotto
Anno 2018

Tracklist
01. Oh, that Butterfly
02. Mysterious Maze
03. Rise Up
04. L.A.
05. Rooms
06. Ocean
07. Sacred Solace

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