apr 16

Michael Musillami Trio + 2 / Life Anthem

51-hgpwqul-_ss500Il chitarrista americano Michael Musillami è stato ricoverato nel Giugno del 2016 per un intervento che fortunatamente si è concluso in modo positivo e, dopo la riabilitazione, con il ritorno alla musica, da qui il titolo del disco. Con il suo trio, insieme dal 2002, con Joe Fonda al contrabbasso e George Schuller alla batteria, per questa nuova incisione ha scelto di allargare la formazione con Kirk Knuffke alla cornetta e Jason Robinson ai sax tenore e soprano e al flauto alto. Come sempre ci offrono un jazz moderno e di alta caratura in cui ognuno ha i suoi spazi. Il disco apre con un solo di cornetta per Life Anthem, titolo che chiude il disco nella versione eseguita da tutto il gruppo. La voce così espressiva di Jason Robinson al sax tenore si presenta in un paio di assoli emozionanti, ad esempio nel lungo Visions, perfettamente supportato dall’accompagnamento del trio, è un’esecuzione ricca di contenuti in cui anche il leader fa sentire la sua inconfondibile voce alla chitarra nei momenti a disposizione. Il lungo percorso del trio insieme si fa sentire per la compattezza del suono proposto, senza sbavature di sorta. A parte il brano di apertura, Knuffke prende assoli di ottimo livello e si integra perfettamente nella formazione. Il trio di Musillami è fra le formazioni più interessanti del jazz contemporaneo e allargato a quintetto dà qui uno splendido esempio di come sia possibile mantenere la propria identità musicale anche insieme a nuovi musicisti.

Genere: jazz
Label: Playscape Recordings
Anno 2018

Tracklist

01. Life Anthem (solo cornet)
02. I Hear Sirens in the Distance
03. Mri Countdown
04. Slow Bleed
05. Dr. Mohamad Khaled, Neurosurgeon
06. I’m Beginning to Feel Life’s Pulse Again
07. June Recovery
08. Nurse Roe
09. Icu Blues
10. Visions
11. Nicht Walker
12. Renewed Focus
13. Family
14. Think of Something Beautiful
15. Life Anthem (full ensemble)

apr 16

The Breeders – All Nerve

A 10 anni dall’ultimo lavoro in studio, i The Breeders torn con All Nerve, 11 brani che trasudano la tradizione di una band in continua evoluzione: la band che conta vent’anni di carriera proprio quest’anno ha infatti ancora molto da dire, e questo ultimo loro album ne è il manifesto. Rock di pancia, a tratti ancora un po’ punk (Wait In The Car), in altri momenti lasciano trasparire un chiaroscuro anche spiazzante (All Nerve), in altri ancora la dimensione più introspettiva (Superwoman) o la ballata malinconica (Walking With A Killer). Il comune denominatore rimane la voce di Kim Deal, sempre graffiante ma allo stesso tempo eterea ed eterna, che personalmente trova il massimo splendore in Howl At The Summit. Il tutto è contornato dalla formazione del 1993 di Last Splash, formazione rodata che completa una stesura concreta e potente. Siamo di fronte ad un album che suona al tempo stesso contemporaneo e passato, un lavoro a tratti difficilmente catalogabile, uno di quei dischi che ti viene voglia di riascoltare, e già mi pregusto la loro data del 5 giugno a Ferrara Sotto Le Stelle. C’è bisogno di band come queste, che dopo lunghi periodi di silenzio tornano comunque a confermare la loro posizione in un panorama musicale sempre più frastornato e frastagliato.

Anno: 2018

Etichetta: 4AD

Tracklist:

1. Nervous Mary
2. Wait in the Car
3. All Nerve
4. MetaGoth
5. Spacewoman
6. Walking with a Killer
7. Howl at the Summit
8. Archangel’s Thunderbird
9. Dawn: Making an Effort
10. Skinhead #2
11. Blues at the Acropolis

apr 15

Guerino Mazzola / Alex Lubet – Deep State

pfmcd119Il pianista svizzero Guerino Mazzola e Alex Lubat alla chitara acustica, steel guitar, ukulele e dulcimer formano un duo insolito che cavalca le strade dell’avanguardia senza porre limiti alla fantasia esecutiva. Sono brani brevi, fra i tre e mezzo ed i cinque minuti, ciascuno con un precisa idea sviluppata durante l’improvvisazione. Mazzola è stato ed è un seguace delle tecniche pianistiche di Cecil Taylor, ma non solo, perché oltre alla percussività ed ai cluster introduce anche momenti in cui emerge un’insolita vena poetica, prendiamo come esempio il piano solo di Verinoqu’es. Durante la registrazione, ben missata in fase di post produzione, emerge la capacità del dialogo, lo stare attenti alle risposte ed alle proposte dell’altro, Blessings of Liberty, che è l’esecuzione più lunga, segue una sua logica, le folate di note di Mazzola trovano un’interlocutore che risponde con idee portando ad un dialogo serrato in cui i due strumenti trovano una simbiosi perfetta. Alle misteriose atmosfere di Establishment Claws segue Freedom of Speech, un brano in cui i due sanno come estrarre il massimo dalle corde dei loro strumenti con un’aggressività ricercata ed un incitarsi a vicenda per esprimere le loro idee. Kaddish è un solo di Lubet, subito dopo con Bare Arms si ritorna al duo ed al dialogo in libertà. È un disco molto riuscito nell’ambito in cui si pone, cioè quello dell’avanguardia, che riesce a mantenere la tensione esecutiva e l’interesse dell’ascoltatore dall’inizio alla fine.

Genere: avanguardia
Label: pfMentum Records
Anno 2018

Tracklist

01. Life
02. Liberty
03. Pursuit of Happiness
04. Perfect Union
05. Verinoqu’es
06. Blessings of Liberty
07. Establishment Claws
08. Freedom of Speech
09. Kaddish
10. Bare Arms
11. Neither Slavery nor Servitude
12. The Power to Enforce

apr 06

Peter Madsen’s Seven Sins Ensemble – Never Bet the Devil Your Head

indexIl lavoro del pianista americano Peter Madsen
con i musicisti austriaci del Collective of Improvising Artists continua con risultati proprio brillanti. Ovviamente da un musicista della sua esperienza, che ha già collaborato in USA con tanti dei grandi del jazz, ci si aspetta sempre qualcosa di speciale, che arriva anche questa volta grazie all’intensa collaborazione con i due quartetti a disposizione. Insieme al leader ci sono Herbert Walser tromba, Herwig Hammerl contrabbasso e Martin Grabher alla batteria più un quartetto d’archi: Aleksandra Lartseva e Monica Tarcsay ai violini, Simon Frick alla viola e Bianca Riesner al violoncello. L’insolita formazione può ricordare un’incisione come Focus di Stan Getz, ma all’epoca si parlava di Third Stream, oggi invece siamo su altre coordinate e qualche brano qui ricorda più la musica rock che la classica. Le composizioni sono ispirate ai racconti di Edgar Allan Poe, famoso scrittore americano, i cui titoli sono ripresi per dare il titolo ai brani. The Raven che apre il disco con un’esecuzione entusiasmante di più di dieci minuti. Si fa notare non solo per le atmosfere che vogliono essere un aspetto musicale dell’omonimo racconto di Poe, ma anche per il piglio da rock progressivo, con gli assoli degli strumenti ad archi e la ritmica che esegue momenti che ricordano la Mahavishnu (ma senza chitarra elettrica!). Si arriva da qui con velocità alla fine del disco perchè è pieno di momenti memorabili e non lo si lascia con facilità. The Cask of Amontillado vede all’opera Herb ert Walser con la tromba sordinata, un’esecuzione speciale, fra Duke Ellington e l’avanguardia, a conferma della sconfinata fantasia del leader. Grandioso il finale A Descent into the Maelstöm, con un vortice di accordi ed i jazzisti ed il quartetto d’archi che dialogano alla pari, con un grande intervento ancora di Walser. Gran disco.

Genere: jazz
Label: Playscape Recordings
Anno 2017

Tracklist

01. The Raven
02. A Dream within a Dream
03. The Tell-tale Heart
04. The Cask of Amontillado
05. The Sphinx
06. Never bet the Devil Your Head
07. The Fall of the House of Usher
08. Mesmeric Revelation
09. The Masque of the Red Death
10. A Descent into the Maelstöm

 

apr 03

Bernie Koenig / Glen Hall / M.J. Idzerda – Three Way Conversation

indexAi due musicisti canadesi Bernie Koenig alla batteria ed al vibrafono e Glenn Hall al sax tenore, al sax soprano, al flauto ed al flauto basso che insieme avevano già inciso per la Slam Productions si è aggiunzo per questa nuova produzione il connazionale M.J. Idzerda alle tastiere elettriche. Si tratta di un’incisione in cui le formazioni cambiano di continuo, a volte in duo a volte in trio, così che in ogni brano c’è qualcosa di nuovo. Difficile prevedere cosa succede nelle esecuzioni, ad esempio I Think I Got It è un duo per sax soprano e pianoforte, ma verso la metà del brano il sax soprano lascia al solo pianoforte il compito di continuare l’esecuzione, libero di gestire lo spazio lasciatogli come meglio crede. Anche in trio il dialogo funziona, interessante <í>My First Taste of Jack con il sax soprano insieme a vibrafono e tastiere. Hall è un musicista con una vasta esperienza alle spalle e lo dimostra nei suoi interventi. Su Plenty to Say è al sax tenore insieme alla batteria e si lascia andare ad un assolo free nella migliore tradizione della New Thing degli anni ’60. Altrove le atmosfere sono più meditative, come quando è al flauto, ma sa esprimersi con dolcezza anche al sax tenore su You Know. È un disco variegato, in cui i tre si divertono ad improvvidare insieme traendo i loro spunti dal jazz del passato.

Genere: avanguardia
Label: Slam Productions

Anno 2018

01. Long Time No See
02. I’m Not Sure I Want to Try
03. Can You Keep a Secret
04. Plenty to Say
05. I Still Have More to Say
06. Let’s Take a Moment
07. You Can Always Count on Me
08. I Think I Got It
09. Getting Into the Swing of Things
10. My First Taste of Jack
11. You Know
12. But Have You Heard
13. How About Your Turn…No Your Turn
14. Perhaps it’s Time
15. The Light of Dawn

apr 02

Jimmy Bennington / Steve Cohn – Albany Park

indexNell’ambito del Color and Sound House Concert Series a Chicago è nata questa registrazione fra il batterista Jimmy Bennington ed il pianista Steve Cohn che risale al 2013, masterizzata l’anno scorso e ora pubblicata. Il batterista a studiato a lungo con Elvin Jones di cui ne è stato anche il manager per i concerti in Europa a partire dall’anno 2000, poi ha ricominciato a suonare con progetti propri ottenendo anche il successo della critica per il miglior album del 2014 nella classifica di Down Beat, la famosa rivista americana. Anche il pianista è un musicista conosciuto nell’ambito dell’avanguardia e del mainstream, anche lui con una grande conoscenza della tradizione jazzistica. Il concerto, sui cinquanta minuti di durata, comincia con la lunga Nepalese Suite in cui i due cercano un approccio alla musica folklorica di quel paese. È un dialogo serrato, come tutto il disco, in cui si cercano nuovi percorsi per il duo piano e batteria. A seguire un famoso standard di Miles Davis, Blue in Green, introdotto dalla batteria in solo di Bennington per un minuto, poi arriva il pianoforte ad eseguire delicatamente il tema. È un modo tutto speciale quello di ridarci questo famoso brano che diventa un’esecuzione dall’aspetto romantico in cui la batteria svolge un ruolo che porta un elemento di sopresa, nel corso dell’esecuzione resta ben poco delle atmosfere modali dell’originale e si va anche verso momenti più liberi e free. Cut Down è di Cohn ed è stato scritto negli anni ’90 per una compagnia di danza in Giappone. C’è molta libertà nell’esecuzione, che vuole evocare l’importanza delle foreste di bambù per l’ecosistema e la loro distruzione. Quiet Now è di Denny Zeitlin, una ballad eseguita con molto feeling, tuttavia fuori dai canoni per come entrambi la eseguono. Chiude A Time When I Can Get Back to You, di Cohn, un brano che sta decisamente dalle parti dell’avanguardia in cui Cohn canticchia alla Keith Jarrett. Un disco insolito tratto da un concerto che vale la pena riascoltare.

Genere: avanguardia
Label: Slam Productions

Anno 2018

Tracklist

01. Nepalese Suite
02. Blue in Green
03. Cut Down
04. Quiet Now
05. A Time When I Can Get Back to You

apr 01

Howard Riley – Listen to Hear

51huavkrofl-_sx466_Il pianista Howard Rileyè un veterano del jazz inglese con ancora la voglia di dire qualcosa, di raccontare delle storie che intrattengono l’ascoltatore andando a ventaglio su quella che è la storia del piano solo. Sono tutte sue composizioni, tranne gli ultimi due brani, il famoso standard April in Paris di Vernon Duke. Si ascolta una musica pacata, che ricorda un poco Monk, Caring ad esempio, che non ricerca il virtuosismo ma semplicemente va alla ricerca di una storia, per lo più breve, in grado di attirare l’attenzione. Con l’età sembra trasmettere una specie di saggezza e nei momenti più liberi non va a cercare i cluster di un Cecil Taylor. Ci sono belle melodie, Three to Four, oppure Equation, temi che potrebbero essere stati scritti da un Mal Waldron, eseguiti con un tocco delicato ed una profonda empatia con lo strumento. Il lungo album scorre così, con raffinatezza, con brani presentati in due versioni, come appunto Equation in cui si può ascoltare un approccio che cambia da un momento all’altro allo stesso materiale, unèsecuzione che può sembrare più spigliata mentre l’altra è più meditativa. Fluency è un brano con uno swing implicito, fra i momenti più interessanti dell’album, poco più di due minuti in cui si racconta di tutto. Lo standard di Vernon Duke chiude l’album, da ascoltare per chi apprezza il piano solo.

Genere: piano jazz
Label: Slam Productions
Anno 2018

Tracklist

001. Rush
02. Deeper Still
03. Caring
04. Three To Four
05. Eyes Wide Open
06. Eyes Wide Open – Take 2
07. Equation
08. Equation – Take 2
09. Still Returning
10. Movement
11. Extinguished
12. Major to Minor
13. Passing
14. Listen to Hear
15. You Said
16. Fluency
17. Think Aloud
18. April in Paris
19. April in Paris – Take 2

mar 30

HBH Trio with Julian Priester – Signals from the Mind

e49336f161a3cb9a5b035ebd7d0a586dIl pianista di origine canadese David Haney ritorna con una nuova incisione su Slam con il trio insieme agli argentini Jorge Hernaez al contrabbasso e David Bajda alla chitarra acustica, suoi collaboratori fin dal 2002 ed un ospite di eccezione, il trombonista americano Julian Priester, un veterano che è stato presente su incisioni storiche, fra i tanti con Max Roach e John Coltrane. Si tratta di una session divisa in sei parti, segnali, come indicano i musicisti nei titoli, “composta spontaneamente”, alla ricerca di nuove situazioni sonore. Dal colloquio spuntano momenti molto eterodossi, tranquilli, grazie anche al trombone di Priester, che porta nuovi impulsi alle dinamiche insite nel trio di Haney. Nessuno cerca il ruolo di primadonna e tutto si svolge all’insegna della parità di ruoli, ad un accenno dell’uno risponde un altro, ma sempre in modo pacato, lasciando molto spazio agli spazi intrapresi, imprevedibili per l’ascoltatore. Signal 2 è introdotto dal pianoforte, lentamente si aggiunge la ritmica, sembra un’esecuzione in trio, fino a che arriva il trombone a portare il brano verso nuove direzioni. È un’avanguardia insolita, quella di questo quartetto, lenta, che sembra sorgere da un laboratorio di alchimia con esperimenti dai risultati imprevedibili. Il lungo Signal 3, sono quasi undici minuti, mostra atmosfere più concitate ed un intervento memorabile del trombonista di Chicago, i quattro mostrano che hanno praticato il jazz e che sanno come gestire un’improvvisazione in cui il contrabbasso dà degli accenti swinganti in sottofondo. È uno dei momenti migliori del disco, su cui, anche se si conoscono le atmosfere e e gli sviluppi dell’improvvisazione, si ritorna volentieri. Una proposta insolita, ma che si ascolta volentieri perchè la sorpresa è sempre dietro l’angolo.

Genere: avanguardia
Label: Slam Productions
Year: 2018

Tracklist

CD1
01. Signal 1
02. Signal 2
03. Signal 3
04. Signal 4
05. Signal 5
06. Signal 6

mar 22

Ivo Perelman /Matthew Shipp – Oneness

823-825La collaborazione fra il sassofonista tenore brasiliano Ivo Perelman ed il pianista afroamericano Matthew Shipp risale al 1996 per l’album Cama da terra per la Homestead, allora in trio con il contrabbassista William Parker. Quella che sembrava una collaborazione estemporanea, come spesso nella musica improvvisata che vive sul momento, sul feeling che nasce nella situazione concreta in studio o dal vivo, è durata fino adesso in diverse formazioni. In duo ci hanno già dato una serie di album emozionanti, fino a questo nuovo triplo, la cui musica è stata incisa in studio per farne un CD. All’ascolto dei nastri però ci si è reso conto dell’alto grado di empatia raggiunto dai due e dell’impossibilità di estrarne solo un singolo, vista l’alta qualità ed emozionalità di quello che era stato inciso. Sono spuntati tre CD, pubblicati tutti insieme, che testimoniano l’identità di questa formazione, ormai riconoscibilissima per il suono, originale anche per come riesce a mettere insieme tante possibilità sonore restando se stessa. Non è soltanto un duo che improvvisa o che fa free, qui ci sono in ballo emozioni, idee al servizio di un progetto che è senza pari nel jazz contemporaneo. Si passa da momenti più tranquilli, prendiamo ad esempio la Part 4 del primo disco, ma in cui viene costantemente chiesta l’attenzione dell’ascoltatore, ad altri in cui il sassofono dialoga con suoni inusuali, come sul secondo disco, grazie al controllo di Perelman sugli acuti dello strumento. Qui, nella Part 10, il sassofonista brasiliano mostra un suono alla Archie Shepp, utilizzato a modo suo. Lui ha inglobato e fagocitato la storia del jazz, tutto quello che è stato fatto sullo strumento e lo riutilizza in modo nuovo. È facile farsi coinvolgere da questa musica, farsi trasportare in un mondo in cui fantasia e immaginazione regnano sovrane.

Genere: avanguardia jazz
Label: Leo Records
Anno 2018

Tracklist

CD 1
01. Part 1
02. Part 2
03. Part 3
04. Part 4
05. Part 5
06. Part 6
07. Part 7
08. Part 8
09. Part 9
10. Part 10
11. Part 11

CD 2
01. Part 1
02. Part 2
03. Part 3
04. Part 4
05. Part 5
06. Part 6
07. Part 7
08. Part 8
09. Part 9
10. Part 10

CD3
01. Part 1
02. Part 2
03. Part 3
04. Part 4
05. Part 5
06. Part 6
07. Part 7
08. Part 8
09. Part 9
10. Part 10
11. Part 11
12. Part 12

mar 20

Michael Moss Accidental Orchestra – Helix

coverConosciamo il multistrumentista Michael Moss come uno dei veterani del free jazz a New York con tutta una serie di formazioni ed incontri, dal solo alla grande orchestra. Eccolo ora all’opera con la nuoca Accidental Orchestra, una big band di ben ventidue elementi con cui esplora le possibilità sonore di un tale collettivo. Insieme ai sassofoni ed algli ottoni c’è anche una sezione d’archi di sei elementi e ciò rende il suono della big band molto personale. Moss, che qui suona il clarinetto, presenta due composizioni, la prima in cinque movimenti. C’è di tutto, dal jazz più tradizionale, con tanto di swing della sezione ritmica, a momenti più materici ed astratti come nel lungo Inception, con strumenti come il djembe o la tabla che danno un senso di world, oppure l’oboe di Richard Keene, con il suo suono nasale che si staglia su tutto l’insieme. Senza dimenticare gli assoli degli altri fiati e gli interventi degli archi, tutti musicisti con una lunga esperienza nell’ambito di questa musica. È un’opera da ascoltare senza pregiudizi, che ricorda certi episodi della musica di Anthony Braxton (con cui alcuni degli orchestrali hanno già suonato), ma che ha le radici nel jazz più tradizionale, quando ci si allontana per spazi siderali si ritorna subito dopo allo swing ed a momenti più “terrestri”, agli scambi dei sax tenori Elliott Levin e Ras Moshe Burnett che ci riportano alle espressioni più autenticamente free di questo strumento. Fra momenti più free ed altri più legati al mainstream Moss dimostra la sua cultura musica e l’abilità nel mettere insieme con coerenza momenti ispirati a periodi storici diversi. Un gran bel disco di questa big band. I musicisti sono Jason Kao Hwang, Rosi Hertlein, Fung Chern Hwei ai violini, Stephanie Griffin viola, Lenny Mims e Carol Buck al violoncello, Steve Swell trombone, Vincent Chancey corno francese, Waldron Mahdi Ricks tromba, Richard Keene oboe, Elliott Levin flauto, sax tenore, Ras Moshe Burnett sax soprano e tenore, Michael Lytle clarinetto basso, Michael Moss clarinetto, Steve Cohn piano, Billy Stein chitarra, Rick Iannacone ambient guitar, Larry Roland contrabbasso, Warren Smith percussioni, vibrafono, Badal Roy tabla, Chuck Fertal batteria, Michael Wimberly djembe, percussioni africane.

Genere: big band, avanguardia
Label: 4th Stream Records
Anno 2018

Tracklist
The Old One
01. Inception
02. Bridge
03. Qabbala
04. Bardo
05. The Mind of a God
See Sharp or be Flat/C# or Bb

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