nov 13

Mike Bogle Trio Dr. B!

72alb01408628Mike Bogle è un pianista americano che si dedica non solo alla musica jazz (in cui comunque eccelle come mostra nelle incisioni in trio realizzate), ma anche ad altre forme espressive, pop, rock sfruttando tutte le possibilità che ha un artista al giorno d’oggi per intrattenere il pubblico. La sua nuova incisione lo vede ad un nuovo strumento per lui, l’Hammond B3 in un classico trio insieme al chitarrista Rich McLure ed al batterista Ivan Torres. Si tratta di un lavoro che si ascolta facilmente e che certamente piacerà al pubblico che segue questo tipo di proposte. Si incomincia con un classico del bop, Cherokee di Charlie Parker, in cui i tre swingano alla grande come ci si aspetta su un brano del genere. Tutti e tre dimostrano un bel feeling per il bop durante l’esecuzione. Subito dopo si passa a Ralph’s Piano Waltz del chitarrista John Abercrombie con, ovviamente, atmosfere più moderne, notturne, che ben si adeguano allo spirito della composizione. È un eclettismo che fa bene all’incisione, che così si distacca dalle vie percorse ad esempio da un Jimmy Smith. Ancora cambio di atmosfera per il “bluesy” Spansky/Route 66 di Neal Hefty e Bobby Troup in cui il leader canta con un’interessante voce alla Kurt Elling. Segue un famoso standard di Lerner and Loewe, On the Street Where You Live, otto minuti in cui si respira l’essenza della musica per Hammond B 3 e la capacità di questo pianista di passarla al pubblico. Si chiude con un duo insieme al chitarrista, un “brainstorming” in cui il leader si esprime anche vocalmente.

Genere: mainstream jazz
Label: Autoprodotto
Anno 2018

Tracklist

01. Cherokee
02. Ralph’s Piano Waltz
03. Spansky/Route 66
04. On the Street Where You Live
05. Walkin’

set 20

Walter Prati / Sergio Armaroli – Close (your) Eyes Open Your MInd

273Fra le tante produzioni della Dodicilune ce ne sono alcune dedicate all’avanguardia, la più recente è questo duo fra Walter Prati al basso elettrico, violoncello elettrico, real time sound processing software e Sergio Armaroli alle percussioni, electronics, computer tape. Prati è da anni interessato all’intervento sul suono con i suoi strumenti elettronici ed ha lavorato con tanti nomi dell’improvvisazione radicale come l’inglese Evan Parker e altri del rock come Thurston Moore e Robert Wyatt. Armaroli si trova bene con le idee di Prati e oltre alle sue percussioni, fra cui un berimbau, trova modo di intervenire sullo sviluppo della musica con effetti elettronici e situazioni preregistrate. Potrebbe sembrare una situazione in cui il computer la fa da padrone, sterile dal punto di vista delle emozioni, invece è proprio il contrario, come scrive Prati nelle note di copertina del disco. Si apre la mente alle infinite possibilità date dal mezzo elettronico e fra improvvisazione, scrittura e processi di campionamento ed interventi sul suono spunta una musica dagli effetti speciali che vuole coinvolgere l’ascoltatore e portarlo in uno spazio fuori dal comune. Non resta che farsi entusiasmare dai due, la materia sonora proposta è di certo affascinante.

Genere: avanguardia
Label: Dodicilune Records
Year: 2018

Tracklist

01. Close | is a mistery of pain
02. Eyes | the end of the arm
03. Open | an acting or voice
04. Your | in honor of saints
05. Mind | dance for joy

set 19

Carol Liebowitz / Birgitta Flick – Malita-Malika

lr-838_malita_cover-300x270È stato un incontro speciale, quello fra la pianista, stabilitasi a New York, Carol Liebowitz e la sassofonista tenore Birgitta Flick che risiede a Berlino. La musica fra le due musiciste è nata spontanea, intensa, fra momenti improvvisati, composizioni e standard ripescati dall’oblio. Il tutto si sviluppa su un terreno che sembra provenire da un sogno, è una musica eterea, raffinata, un jazz al femminile senza alzate di voci che tira fuori atmosfere uniche. Entrambe hanno avuto un regolare percorso musicale, l’una in USA e l’altra in Europa, ma hanno trovato una sorprendente comunità di intenti. In mezzo ai momenti improvvisati si trovano Marionette del chitarrista Billy Bauer (noto per le sue collaborazioni con Lennie Tristano), un tema basato sullo standard, Septmeber in the Rain ripreso subito dopo. Un altro famoso standard è You Don’t Know What Love is, qui c’è la pianista che canta i versi ed il sassofono che la accompagna. È una lunga versione, sono più di otto minuti, in cui si apprezza la poesia che entrambe riescono ad evocare, a rendere questo brano un momento magico nonostante sia conosciutissimo. Con loro non c’è distinzione fra libera improvvisazione e composizione, fra avanguardia e tradizione. In tal senso la loro musica ha qualcosa di speciale, dovuta anche al suono personale con cui riescono a darsi una identità come duo: il tocco sul pianoforte della Liebowitz così soft, ed il sax tenore, dal suono “cool”, eppure così coinvolgente. Un disco che ad ogni nuovo ascolto presenta sfaccettature diverse.

Genere: avanguardia jazz
Label: Leo Records
Anno 2018

Tracklist
01. Moon
02. Portrait
03. Visions
04. Malita-Malika (for Johanna)
05. Hummingbird
06. Marionette/Septmeber in the Rain
07. Jasmine
08. You Don’t Know What Love is
09. Sehnsucht
10. Crossed Lines
11. Reflections

set 18

Vince Bell – Ojo

ojofrontcoverUn disco molto speciale, questo del cantante texano Vince Bell, autore di canzoni interpretate da Little Feat, Lyle Lovett e Nanci Griffith. Mancava su disco dal 2007 e ora arriva con questa nuova incisione prodotta da Bob Neuwirth, Dave Soldier e Patrick Neuwirth. Oltre a suonare la chitarra recita le sue poesie, le spoken words sono accompagnate da una band di musicisti noti nell’ambito dell’avanguardia e della tradizione americana: Pedro Cortes alla chitarra flamenco, Patrick Derivaz shake, Robert Dick al flauto e flauto contrabbasso, Ratzo B. Harris al contrabbasso, David Mansfield al banjo e dobro, Valerie Dee Naranjo klimba e percussioni, Renaud-Gabriel Pion clarinetto e pianoforte, Rob Schwimmer piano e continuum, Dave Soldier violino e Satoshi Takeishi alle percussioni. Bell è un personaggio noto alla TV americana ed ha suonato spesso fra gli Stati Uniti e l’Europa, ora presenta un’incisione ricca di parole e musica, atmosfere speciali, una voce che recita creando tensione, che spesso sembra per cadere mentre il pubblico ascolta attonito le parole. I musicisti si alternano nelle formazioni che l’accompagnano creando così atmosfere adatte ai versi. Il disco si conclude con Nothing at All, in cui recita “Music changes the world, I’d like to change it a little bit my way, the hardest thing to do is nothing at all”.

Genere: crossover
Label: Mulatta Records
Anno 2018
Tracklist
01. A Little Poetry
02. Bads and the Better
03. Where the Winds Sleep
04. The Snake
05. Oh, Yeah
06. If You walk Away
07. I Don’t Wanna Hear It
08. Gypsy
09. Give Chance a Chance
10. Ojo
11. Nothing at All

set 17

Vinyl Hampdin – Red

vinylhampdinChi ama il genere funky fa bene a non farsi scappare questa incisione del trombonista Steve Wiest con il suo nuovo gruppo Vinyl Hampdin. Sono sei composizioni a sua firma e cinque cover, fra cui la famosissima Superstition di Stevie Wonder che apre il disco. La band è composta oltre che dal leader dalla stupefacente cantante Lisa Dodd, Stockton Helbing batteria, Ryan Davidson chitarra, Eric Gunnison tastiere, Gerald Stockton basso, Frank David Greene tromba, Ray Herrmann sax tenore e flauto, Art Bouton sax baritono e flauto. La musica, come ci si aspetta da musicisti di tale levatura, tutti con esperienze in big band jazz e nel funky, è di quelle che subito coinvolge e fa battere il piede, infarcita di assoli di tutto rispetto (grandi gli interventi del sassofonista baritono) e con una sezione ritmica spinta da un batterista inesauribile. La roca voce della Dodd fa il resto, lei è una che sa cantare negli stili di una Bonnie Raitt e di una Aretha Franklin, da non dimenticare il leader, autore di un paio di assoli al trombone di tutto rispetto, e tutta la band, da mettere allo stesso livello di altre più famose nel genere. Il disco si ascolta ripetutamente fra un drink e l’altro, funziona, non c’è un momento a vuoto, insomma si nota l’esperienza del leader, nominato numerose volte per il Grammy, il premio dell’industria musicale americana. Wiest si è posto la domanda come suonerebbe oggi una band come i Blood, Sweat & Tears, la risposta è: Vinyl Hampdin!

Genere: funky
Label: Armored Records
Anno 2018

Tracklist
01. Superstition
02. Gottaluvit
03. One Song
04. The Roads My Middle Name
05. Pay for It
06. Flowers on the Wall
07. Billions
08. I Just Want to Celebrate
09. Diamonds
10. My Love
11. Use Me

set 16

Kulu Se’ Mama – Nécessaire de Voyager

276Il gruppo in questione si è dato un nome preso dal titolo di un famoso disco di John Coltrane del 1967 inciso per la Impulse!. Ciò non significa che fa oggi una musica di tipo coltraniano o comunque ispirata a quel tipo di sonorità, è un nome che è rimasto dagli esordi, poi con l’arrivo di nuovi nomi e l’apertura verso il jazz contemporaneo ci si è diretti verso una musica che mantiene una sua originalità pur guardando a tutto quello che succede intorno, dalla fusion al latin al genere progressivo. I musicisti sono Gabriele Rampino al sax tenore e soprano, Maurizio Bizzochetti alla chitarre elettrica ed acustica, Maurizio Ripa al pianoforte, Maurizio Manca al basso elettrico e Daniele Bonazzi alla batteria. Le composizioni sono state condivise da Bizzochetti e Ripa. È un disco che scorre seducente e raffinato con brani sognanti, come To the Forgotten con il lirico sassofono soprano di Rampino, alla ricerca di una melodia coinvolgente che attira subito l’attenzione. Altrove è al sax tenore, un Endless Mirror che nell’andamento ricorda alcune incisioni dell’indimenticato Gato Barbieri.
Pur nella diversità di fonti di ispirazione per i musicisti il disco mantiene una notevole compattezza dovuta anche al lavoro incisivo della ritmica, un’identità di gruppo che fa sì che li si ascolti con piacere per tutto quello che riescono a raccontare. Il lungo Mimesis / Nemesis, più di dieci minuti, è un bell’esempio del loro modo di procedere, Rampino che passa dal soprano al tenore, gli interventi del chitarrista (e produttore), la ritmica che mantiene una direzione precisa durante il lungo percorso. L’ultimo brano vuole essere una ballad, They Say It’s a Ballad, un pò speciale, con un caloroso intervento del sax tenore ed un delizioso assolo alla chitarra elettrica di Bizzochetti. Bel gruppo, che ha trovato una propria dimensione.

Genere: jazz
Label: Dodicilune Records
Year: 2018

Tracklist

01. Wind on My Wings
02. Answerless Questions
03. Mimesis / Nemesis
04. The Magician Whistler
05. Endless Mirrors
06. To the Forgotten
07. They Say It’s a Ballad

set 15

Ivo Perelman / Rudi Mahall – Kindred Spirits

840-841Ancora con un duo insieme ad un clarinettista basso per il sassofonista tenore brasiliano Ivo Perelman questa volta insieme al tedesco, berlinese d’adozione, Rudi Mahall. Sono due musicisti piuttosto attivi nell’ambito dell’avanguardia, ma non solo. Mahall ha inciso ad esempio in un quintetto guidato dal pianista Alexander von Schlippenbach tutte le incisioni di Monk, in solo, è un musicista poliedrico che ha trovato su questo insolito strumento un suo linguaggio. L’incontro, come sempre per Perelman, è avvenuto sul terreno di un’improvvisazione spontanea, in studio, sul filo di una comunicazione che si è subito instaurata fra i due. Il risultato è stato entusiasmante perché hanno tantissimo da dirsi con tutto quello, ed è davvero tanto, che riescono a fare sui loro strumenti. Una sorpresa per il sassofonista brasiliano, che nei suoi album precedenti ha lavorato spesso in trio contrabbasso e batteria o in quartetto con pianoforte ma poco con altri strumenti a fiato. Funziona alla grande, come se avessero suonato da sempre insieme, fra un brano e l’altro tutto scorre con invenzioni continue attraverso le possibilità espressive del sassofono tenore, fra fischi d’ancia e sussurri, e del clarinetto basso, anche questo uno strumento che nelle mani di Mahall diventa un generatore infinito di suoni. Si ascolti a riguardo la Part 4 del primo disco, quasi tredici minuti che scorrono via velocissimi, un colpo di genio che soltanto i grandi musicisti sono in grado di buttare lì in una situazione estemporanea. Un album straordinario, fra le migliori cose di entrambi.

Genere: avanguardia jazz
Label: Leo Records
Anno 2018

Tracklist

CD 1
01. Part 1
02. Part 2
03. Part 3
04. Part 4
05. Part 5
CD 2
01. Part 1
02. Part 2
03. Part 3
04. Part 4
05. Part 5
06. Part 6
07. Part 7

set 10

One O’Clock Lab Band – The Rhythm of the Road Lab 2018

51alb01390221La One O’Clock Lab Band ha sede in Texas ed è diretta da Alan Baylock. Ormai ha una storia alle spalle, in tour per gli USA con tanti solisti famosi, ed incide con regolarità dischi di tutto rispetto dal punto di vista artistico come questo. Quattro delle composizioni sono del notevole sassofonista tenore Brandon Moore, una di Bylock, le altre quattro scelte ed arrangiate con cura. Siamo nel campo di un modern mainstream, con notevoli assoli da parte dei musicisti, ad esempio il Blues for Kazu con la tromba di Kazunori Tanaka oppure The Rhythm of the Road che dà il titolo all’album con un assolo ricco di energia da parte di Kyle Bellaire al sax alto. Su A Flower Is a Lovesome Thing, il famoso standard di Billy Strayhorn c’è la cantante Marion Powers che ne dà una bella versione insieme ad un’orchestra molto sensibile a rendere le atmosfere raffinate previste dall’autore. Un brano di Heitor Villa-Lobos, Bachianas Brasileiras No. 5 porta qualcosa di speciale nel disco, bravi i musicisti e l’arrangiatore Brian Woodbury ad apportare dello swing nella composizione. Il notevole disco chiude con una famosa ballad di John Coltrane: After the Rain. I musicisti sono: ai sassofoni Kyle Bellaire, Sam Cousineau, Brandon Moore, Will Nathman, Brendon Wilkins, alle trombe Nick Owsik, Adam Horne, Huang-Hsiang Chang, Kazunori Tanaka, Gregory Newman, ai tromboni Brian Woodbury, DJ Rice, Brett Lamel, Tommy Barttels, Kenny Davis. La sezione ritmica è composta da Daniel Pinilla alla chitarra, Paul Lees al piano, Raul Reyes al contrabbasso e John Sturino alla batteria.

Genere: big band jazz
Label: Autoprodotto
Anno 2018

Tracklist

01. Hey, It’s Me You’re Talkin’ To
02. The Rhythm of the Road
03. Train
04. Blues for Kazu
05. A Flower Is a Lovesome Thing
06. Birds of a Feather…
07. Without a Doubt
08. Bachianas Brasileiras No. 5
09. After the Rain

set 09

Mike Freeman ZonaVibe – Venetian Blinds

mike-freeman-blue-tjade-mike-freeman-zonavibe-venetian-blindsIl titolo del disco tradotto in italiano significa tende veneziane, che era il soprannome che il pubblico dava al suo vibrafono quando appariva sul palco con le barre dello strumento raccolte insieme. Mike Freeman è un bravo vibrafonista che fa del latin jazz e che su questa sua nuova incisione dedica quattro brani al grande percussionista ed autore di origine portoricana. Insieme a lui un quartetto con Guido Gonzalez alla tromba, Ian Stewart al basso elettrico, Joel Mateo alla batteria e Roberto Quintero alle percussioni latine. Tutti musicisti con esperienze importanti nel genere e che qui trovano un punto d’incontro nelle composizioni e nella direzione di Freeman. Il leader ha una notevole cultura riguardo al suo strumento: altri tre suoi brani sono dedicati a Bobby Hutcherson, anche lui ormai nella storia e fra i più grandi vibrafonisti. È così che il disco si ascolta con una varietà di atmosfere fra genere latino e mainstream jazz che lo rende scorrevole, con belle melodie come il tema di What’s Up With This Moon, ben interpretato con calore dal trombettista. Notevole anche Bobby Land, un brano ricco di swing e coinvolgente, così come Mambo Kings con il tipico ritmo sudamericano. Interessante il lungo Fany Free, sono sette minuti, in cui ciascuno dei musicisti ha modo di mettersi in mostra dal suo lato migliore.

Genere: latin jazz
Label: Autoprodotto
Anno 2018

Tracklist

01. House Of Vibes
02. Mister Snacky
03. Bobby Land
04. Those Venetian Blinds
05. Clutch The Hutch
06. Mambo Kings
07. What’s Up With This Moon
08. Night Crawlers
09. Fancy Free
10. Qué Tal, Tío (What’s Up Uncle)

set 07

Sakata / Nabatov / Seo / Moore – Not Seeing is a Flower

843Il pianista di origine russa Simon Nabatov risiede a Colonia in Germania e di recente è stato in tour per due mesi in Asia fra Singapore, Malesia, Corea e Giappone, dove ha inciso questo disco dal vivo al Jazz Spot Candy di Chiba, vicino Tokio, l’ultimo giorno. Insieme a lui il veterano del free giapponese Akira Sakata al sax alto, alle percussione e su Resolve al clarinetto. Il più giovane Takashi Seo è al contrabbasso, anche lui molto attivo in patria in diversi generi musicali, alla batteria l’australiano Darren Moore che risiede da alcuni anni in Giappone. Il quartetto fa una musica molto movimentata, all’insegna di un free jazz che conoscono molto bene. Il concerto si apre con Purge, lentamente, con la ritmica ed un Nabatov che carbura a poco a poco fino a che arriva l’aggressivo sassofono contralto di Sakata ed la musica prende quota. Nabatov insieme alla ritmica è un propulsore che sa come agitare le acque su cui il sassofonista galleggia come su una tempesta. Al breve Retreat in cui il pianista russo mostra tutto il suo virtuosismo, segue Uncoil, con Sakata in gran forma ed un Nabatov molto propositivo. La musica si tranquillizza, si fa per dire, con il successivo Ritual, Sakata recita come uno sciamano accompagnato dalle percussioni. Su Resolve passa al clarinetto, su cui ricorda gli americani John Carter e Perry Robinson (con cui Nabatov ha lavorato ed inciso). Il lungo, quasi quindici minuti, Abscond, chiude il disco, anche qui momenti momenti molto intensi da parte di tutti, una collaborazione molto riuscita fra veterani e musicisti più giovani che celebrano il free jazz.

Genere: avanguardia
Label: Leo Records
Anno 2017

Tracklist

01. Surge
02. Retreat
03. Uncoil
04. Ritual
05. Resolve
06. Abscond

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