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ago 24

Zola Jesus – Versions

a cura di Marco Valchera

In attesa della pubblicazione di un nuovo album di inediti, prevista per il prossimo anno, Zola Jesus ci regala una rilettura di alcuni brani del suo passato discografico in chiave orchestrale, grazie alla collaborazione con il quartetto d’archi diretto da J.G. Thirlwell, altrimenti noto come Foetus (Nick Cave, Lydia Lunch). Versions, riproduzione in studio di un evento tenuto al Guggenheim Museum di New York, vede la Danilova abbandonare il suono industrial ed elettronico dei suoi lavori precedenti, per abbracciare schemi compositivi inediti, che non privano le composizioni del loro pathos originale: molto, infatti, dipende dalla splendida interpretazione dell’artista di origine russe, la cui voce, brutale e mossa da urgenze comunicative, ha, a volte, sorretto brani che, altrimenti, sarebbero stati di per sé dimenticabili. L’esigua scaletta di Versions, che comprende solo nove tracce, consolida lo status di una delle più amate regine indie degli ultimi anni: gli ep Stridulum (2010) e Valusia (2010), il bel debutto Conatus (2011), le collaborazioni con M83 e Orbital, la cover della hit planetaria di Rihanna, Diamonds, le hanno permesso di raggiungere una certa notorietà. Per questo, l’esperimento orchestrale è, teoricamente, un rischio, sebbene quella profondità, quella sacralità offerta dagli archi sia sempre stata presente nella sua musica, anche se sotto forme maggiormente sintetiche. Zola Jesus non si discosta da quel mood dark e baudeleriano: le sue liriche riflettono su solitudine, vita, morte, dolore e romanticismo. Per chi non le abbia apprezzate nella loro veste originale, Versions offre un ottimo passepartout per il mondo della Jesus, e permette di scoprire molti lati nascosti di una grande intreprete, spesso celati dietro a un duro ermetismo.
Sorprendente è, in apertura, Avalanche (Slow), che, grazie a una nuova struttura spogliata, permette di sciogliere finalmente un testo, che, in Conatus, era quasi incomprensibile (alla Bjork), e, per questo, estremamente, affascinante. Il suo incedere romantico ed elegiaco rallenta l’originale impeto, rivelando una nuova sensibilità e fragilità. Gli archi vanno a riempire gli spazi lasciati dalle macchine: Hikikomori, In Your Nature, Collapse, Night risplendono in una nuova luce, paradossalmente più solare e leggera. Le tenebre lynchiane di Run Me Out sono sostituite da virtuosismi orchestrali, che si accompagnano ad un’interpretazione da brividi e più matura. Discorso a parte va dedicato all’unico inedito della raccolta, Fall Back: un brano d’amore (This is my home/ You are my only one) che ricalca lo stile del predente lp, in cui il crescendo degli archi del quartetto raggiunge l’acme nel finale. Chi conosce Zola Jesus, potrebbe ritrovarvi echi di Skin, dove era il pianoforte a scandire l’emozione della traccia. Fall Back e, in generale, Versions, sono una conferma dello stato di grazia dell’artista e rafforzano la trepidante attesa per il nuovo studio album.

Label: Sacred Bones
Anno: 2013

Tracklist

01 – Avalanche (Slow)
02 – Fall Back
03 – Hikikomori
04 – Run Me Out
05 – Seekir
06 – Sea Talk
07 – Night
08 – In Your Nature
09 – Collapse

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