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mar 06

Antonio Pignatiello – Ricomincio da qui

a cura di Vincenzo Scola

Per poter assorbire totalmente la dimensione artistica nella quale si muove Antonio Pignatiello occorre, innanzitutto, una spiccata predisposizione alla sensibilità culturale. Quella, per intenderci, orientata lontano dalle intasatissime frequenze dell’insignificante per intercettare solo gli impulsi densi di contenuto, che la fanno vibrare con un riflesso pavloviano ai limiti dell’ineluttabilità. Sì, perché fin dal primo apprezzamento l’album Ricomincio da qui solletica un dubbio irrisolvibile, che induce a chiedersi se lo si è scelto oppure, all’inverso, se da esso si è stati scelti; se è la ragione a riconoscerne i meriti o, di contro, se è il cuore a lasciarsi rapire da una fascinazione insondabile. Forse, semplicemente entrambi. Già, perché in fin dei conti tutto, in questo disco, si sviluppa su linee di confine, a volte talmente marcate da segnare nette separazioni, come nei temi della fatalità delle distanze, dell’abbandono e della conseguente solitudine; altre volte, invece, talmente sottili da risultare quasi impercettibili, come nella fusione tra poesia e canzone, tra passioni e repulsioni, tra locale e globale. Quasi a ricalcare quanto avviene nella terra d’origine del cantautore: quell’estremo oriente irpino incastonato tra tre regioni (Campania, Puglia e Basilicata), luogo di sedentarietà locale e passaggio altrui, di immobilismo e transito, di barriere e contaminazioni, quindi sempre a braccetto con le proprie contraddizioni. Sì, perché è proprio riavvolgendo il filo dell’emigrazione che il cantautore sancisce la sua dissociazione non solo artistica, ma addirittura esistenziale (a proposito di confini marcati…). Il risultato è un riuscitissimo “concept-album” che rinvia all’ascolto tra le intimità da camera cui il cantautore irpino si rivolge, rendendo esplicita la riflessione e corteggiando le sensazioni tra pareti ovattate. Lo suggerisce la voce, sovente calibrata sulle tonalità introspettive fino ad adagiarsi, talvolta, in flebili bisbigli di coscienza; lo conferma la musica, in cui prepondera la costante presenza del pianoforte di Giuliano Valori, fil rouge melodico che ora si assottiglia tra gli altri ingressi strumentali, ora si irrobustisce ad avvolgere la scena, ma senza mai farci abbandonare la sensazione di essere proiettati in atmosfere avulse dai ritmi frenetici della contemporaneità. E si fluttua in una dimensione altra, galleggiando tra tasti bianchi e neri, luci soffuse sui vicoli dell’anima e ombre da scantinato bohémien, dove le suggestioni jazz e lo spirito simil-blues riempiono il proprio bicchiere strizzando l’occhio a taluni chansonnier della Parigi più maledetta, per poi dichiarare amore incondizionato a quei Paolo Conte e Piero Ciampi che il cantautore irpino ha fatto assurge al Pantheon dei suoi “padri artistici”. Di conseguenza, anche la “geografia musicale” si azzera, con strumenti caratteristici quali il mandolin-banjo, le trombe messicane e i corni del Nord Europa che si insinuano tra le classicità della chitarra, del violino e del sassofono, mentre la banda del paese attraversa in processione lo spartito e se ne va. Né mancano contributi sonori ancor più “alternativi”, come la voce naturale del mare che si infrange sugli scogli e il rimestio artificiale degli utensili da cucina. Ma, come già evidenziato, è il pianoforte a farla da padrone. A cominciare dalla bellissima Folle, con la quale Pignatiello esterna il suo amore-odio nei confronti di una donna, rievocando quell’antinomia sentimentale che già fu classica con Anacreonte e Catullo. E, proprio come loro, il cantautore irpino palesa la propria incapacità di sottrarsi a un “ossimoro emozionale” di cui subisce l’inesorabilità (“… crocifisso al mio odio e al mio amore”, Catullo, Carme 85), mentre il pianoforte culla il cuore per alleviarne i patemi e il violino disegna carezze di conforto sulla rassegnazione. Degna di particolare menzione è anche Non torna, il cui testo sull’assenza è ispirato alla storia dei Rebetes, ma con uno sguardo Sul porto di Livorno (canzone di Piero Ciampi). Qui, oltre all’immancabile piano, ad arricchire le sensazioni musicali ci sono il sax jazz di Pasquale Innarella e il mandolin-banjo, che fa capolino a lamentare, in una querimonia sempre più stridula degli accordi, le amarezze del distacco amoroso e della “vita che ti fotte e batte forte”, per poi lasciare il passo all’incedere della banda che con i fiati dei suoi ottoni sembra soffiare sempre più lontano “tutto il resto” che “non torna e non ritornerà”, perché è svalutato fino all’annullamento dalle privazioni del cuore, sempre e comunque prioritarie.  Incentrata sulla recitazione, è, invece, Camere separate (a Paris), il cui testo si ispira all’omonimo romanzo di Pier Vittorio Tondelli. Con il pianoforte che fa da sfondo alla poeticità della lingua francese, si mette in scena il paradosso del logoramento sentimentale tra un uomo e una donna nella città romantica per eccellenza. E nella capitale francese ci si trattiene ancora, giusto il tempo di omaggiare Paolo Conte con una rivisitazione della sua Parigi. Testo e musica non hanno bisogno di presentazioni, vista l’autorevolezza della fonte, perciò la menzione particolare va al sax scuro in stile Gerry Mulligan di Pasquale Innarella che, in una cornice di “pioggia e Francia”, si affaccia struggente a una finestra con vista sulla decadenza per lamentare che non la si esorcizza con fugaci affrancamenti sotto le lenzuola, né la si disinfetta con le lacrime del cielo parigino. Al limite, si può sperare di affrancarsene solo consegnandosi a un rapporto sentimentale totalizzante e talmente simbiotico da “capire i discorsi e amare i silenzi” del partner, come quello decantato da Piero Ciampi in Tu no, altro omaggio-riconoscimento che Pignatiello ha voluto tributare in questo disco. Non per niente, proprio tra queste due citazioni il cantautore irpino ha incastonato i suoi Viali della verità: quella personale, empirica in senso stretto, che dalla strada scorre fin dentro i fili di un telefono senza ricevere repliche dall’altro capo della cornetta, ma solo un consiglio dai gabbiani che prendono la via del mare, a suggerire che è tempo di partire di nuovo. Qui si torna alla recitazione, alimentando quell’andirivieni tra musica e letteratura che caratterizza tutto l’album e tocca l’estremo della performance esclusivamente strumentale in Niente lettere d’amore. Non prima, però, di aver dato nuovamente sfogo alla poesia, stavolta nei suoi contenuti più amari: quelli della morte, che il 23 novembre del 1980 allargò le fauci predatorie sull’Irpinia orientale con la macabra ingordigia di un terremoto che consumò una strage. La tragedia del sisma è rievocata da Franco Arminio, insieme alla memoria dei defunti che troppe persone hanno dimenticato, nel testo 25 anni dopo, già letto da Roberto Saviano in tv e qui riproposto da Antonio Pignatiello con la partecipazione dell’autore bisaccese. E proprio quella Ninna Nanna di Rocchetta Sant’Antonio, trascinata sugli stenti vocali della senilità, si stampa nella memoria delle nuove generazioni come un testamento da ricalcare con la propria voce. Poi, dopo la notte, arriverà di certo un nuovo giorno a ridestarci, ma anche a ricordarci, sulle note della chitarra, che il tempo non arresta la sua corsa inesorabile, anzi la accelera, in questa società delle esasperazioni lanciate alla massima velocità, che bruciano il presente sottraendoci la nostra esistenza. Al punto che pure un benvenuto potrebbe rivelarsi, in realtà, già un addio, ora che Si sta facendo sempre più tardi e anche il tempo stesso, come in preda a una malattia degenerativa, ha preso a “invecchiare in fretta”. Tardi, sì, ma forse non per invertire la rotta del mondo, perché in fondo basterebbe sincronizzarsi con l’onda malinconica, ma a suo modo pacificatoria, dell’ultima armonica che Pignatiello fa vibrare sulle disarmonie dell’umanità.

Anno:2013
Label: Controrecords

Tracklist

1) Ricomincio da qui-Intro
2) Folle
3) Non torna
4) Cosa resta?
5) Camere separate (a Paris)
6) Parigi
7) Viali della verità (al telefono)
8)Tu no
9) 25 anni dopo
10) Niente lettere d’amore (strumentale)
11) Amori clandestini
12) Ninna nanna
13) Ricomincio da tre
14) Ninna nanna di Rocchetta Sant’Antonio (bonus track)

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  1. Rassegna Stampa | Antonio Pignatiello

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