mar 24

Carol Sudhalter – Live at Saint Peter’s Church

carol-sudhalter-quartet-live-at-saint-peter-s-churchLa sassofonista baritono e flautista Carol Sudhalter è conosciuta da tempo fra l’Europa e gli Stati Uniti, anche in Italia, come dimostra questa nuova incisione per la Alfa Music. Si tratta di un live registrato in una chiesa situata sulla Lennox Avenue a new York, insieme ad un trio di connazionali, Patrick Poladian al pinoforte, Kevin Hailey al contrabbasso e Mike Campenni alla batteria. Questa volta rinuncia al sax tenore, suo terzo strumento di solito, in compenso canta su Colin Blues. Si tratta di un mainstream radicato nella tradizione, con dei brani scelti con arguzia, mettendo insieme un concerto che si fa ascoltare attentamente dall’inizio alla fine. Gli ingredienti sono quelli del genere, tanto swing e comunicatività, senza dimenticare un poco di blues e la bossa nova, ormai parte integrante del jazz mainstream internazionale. Si incomincia con un classico del bop, On A Misty Night di Tadd Dameron, segue Park Avenue Petite di Benny Golson, su Time Remembered di Bill Evans la leader passa al flauto. Il pubblico applaude caloroso fra un brano e l’altro, rapito dall’espressività del quartetto, molto intenso e convincente, fino al finale Luiza di Antonio Carlos Jobim. Fun In The Alley è un brano del pianista, con la leader al flauto, anche qui tanto swing negli assoli. Nell’intero concerto rivive la tradizione del jazz mainstream, sempre vivo e coinvolgente per gli ascoltatori.

Genere: Mainstream jazz
Label: Alfa Music
Year: 2019

Tracklist

01. On A Misty Night
02. Park Avenue Petite
03. Time Remembered
04. Funk In Deep Freese
05. Colin Blues
06. Valse Hot
07. Fun In The Alley
08. Gee Baby Ain’t I Good To You
09. Luiza

mar 23

Blazing Flame Quintet/6 – Wrecked Chateau

855Il cantante, poeta, percussionista, critico musicale Steve Day guida Blazing Flame, un progetto musicale che funziona mentre ci propone musica free, le invenzioni letterarie del leader e un poco di jazz rock, il giusto. Il quintetto che lo accompagma è costituito da Mark Langford al sax tenore ed al clarinetto basso, Peter Evans al violino elettrico a cinque corde, David Mowat tromba, Julian Dale al contrabbasso ed al violoncello e Marco Anderson alla batteria. Cambiano alcuni elementi rispetto al disco precedente, ma non cambia il carattere provocatorio della musica e dei versi, che tengono lo speccio alzato davanti a quelli che sono i tempi moderni. Basta ascoltare quello che sembra un brano manifesto, che cominicia con con un breve tema e l’assolo del sax tenore, cui il leaer risponde con i suoi versi, “He’s crazy, so they say / but supposing / maybe / he’s only / crazy like Blazing Flame / same as me-and-you. È un brano vivace, che vice degi assoli e dei contrappunti fra gli strumenti mentre la voce continua a declamare, fino al finale “We’re all crazy, i believe it’s true. Le pensose note del clarinetto basso accompagnato dal contrabbasso suonato con l’archetto introducono Snap Shots of the Boy, poi subito dopo si riparte con atmosfere nervose ed il canto, se è possibile chiamarlo tale, dei versi di Steve Day. In mezzo ad assoli coinvolgenti, al violino, alla tromba suonata con la sordina, arrivano i versi di un poeta che ha tanto da dire nel panorama musicale contemporaneo.

Genere: avanguardia jazz
Label: Leo Records
Anno 2019

Tracklist

01. Back Into the High Tide We Go
02. He’s Crazy
03. Snap Shots of the Boy
04. Russian Doll
05. Wrecked Chateau
06. Flaming Gershwin
07. Regular Queens with Three Stray Horns
08. Brutus and Caesar

mar 19

The 14 Jazz Orchestra – The Future Ain’t What It Used to Be

61x90mgfyel-_ss500_Il nome di questa band con sede a Miami in Florida, la The 14 Jazz Orchestra
, viene dal numero dei protagonisti, tredici, più il direttore ed arrangiatore Dan Bonsanti. È stata fondata nel 2013, fino ad allora Bonsanti era stato impegnato in collaborazioni importanti, fra queste la Word of Mouth Orchestra di Jaco Pastorius, di cui presenta qui Rice Puding con gli assoli di Tom Lippincott alla chitarra, Randy Brecker alla tromba e Ed Calle al sax tenore, alla batteria c’è Marko Marcinko. La big band si presenta con una serie di titoli scelti fra i protagonisti del jazz moderno, ben assortiti, da Armando’s Rhumba di Chick Corea a Dance Cadaverous di Wayne Shorter passando per la bossa nova di Jobim con Triste, Pandamanium è di Eliane Elias, con anche qui Randy Brecker e Ed Calle. Fra gli ospiti anche il sassofonista tenore Rick Margitza su Triste ed il finale I’ll Be Seeing You e Mark Egan al basso elettrico fretless e Danny Gottlieb alla batteria su Seventh Sign. Il programma scorre piacevole e compatto, sia per la scelta dei brani che per la bravura del leader ed arrangiatore, insieme ovviamente a quella dei musicisti coinvolti, tutti all’altezza della situazione. Ecco la lista dei protagonisti. Jack Wengrosky e Ray Chicalo tromba, Steve Reid tromba (2, 7, 10), Cisco Dimas tromba (1, 3-6, 8, 9, 11), Ed Maina sax alto, flauto, ottavino, Ed Calle sax tenore e soprano, flauto, Neal Bonsanti sax tenor, corno inglese, flauto, clarinetto (1, 3-6, 8, 9, 11), Peter Brewer sax baritone, clarinetto basso, flauteo, Dante Luciani trombone e Major Bailey, Jim Gasior piano, keyboards, Tom Lippincott chitarra elettrica, Matt Bonelli basso elettrico (1-5, 7, 9-11), Jack Ciano battieria (2-5, 7, 10, 11). Gli ospiti sono Randy Brecker tromba (6, 9), Mark Colby sax tenore (2, 7, 10), Rick Margitza sax tenore (4, 11), Tim Smith basso elettrico (6, 9), Mark Egan fretless bass (8), Lee Levin batteria (1, 6), Danny Gottlieb batteria (8), Marko Marcinko batteria (9),Richard Bravo percussioni (1, 6).

Genere: big band jazz
Label: Dabon Music
Anno 2019

Tracklist

01. Armando’s Rhumba
02. Firewater
03. Blue Miles
04. Triste
05. Dance Cadaverous
06. Pandamanium
07. 16 Tons (Give or Take)
08. Seventh Sign
09. Rice Pudding
10. Ruth
11. I’ll Be Seeing You

mar 17

Lyn Stanley – London Calling

ssalb01492536Con questa incisione la cantante americana Lyn Stanley è arrivata alla sesta incisione, ben diciassette canzoni dedicate alla famosa collega Julie London, quasi tutte da lei interpretate nei trentuno album incisi durante la sua carriera. Le due eccezioni sono It’s Impossible e I Heard It Through the Grapevine. La band che la accompagna cambia da un brano all’altro, tutti incisi con la massima cura così da raggiungere il pubblico degli audiofili, in tutte le versioni possibili, dal digitale all’LP. I pianisti sono Mike Garson, Christian Jacob, Chuck Berghofer e Michael Valerio al contrabbasso, Paul Kreibich batteria, Aaron Serfaly batteria e percussioni, John Chiodini alla chitarra e nella veste di coproduttore, Luis Conte e Brad Dutz alle percussioni. Le note di copertina all’interno del booklet sono di Scott Yanow, che ripercorre la storia delle canzoni, dei loro interpreti, ed ovviamente anche di Julie London. Accanto alle interpretazioni in quartetto c’è il duo di Bye Bye Blackbird insieme al contrabbassista Chuck Berghofer, anche la London lo aveva registratoin duo insieme al bassista Don Bagley. As Time Goes By diventa una bella bossa nova, Summertime è registrata in due versioni, una con l’intera band ricca di blues, e l’altra in duo insieme al pianista Mike Garson. Light My Fire, reso famoso dai Doors di Jim Morrison, fu inciso dalla London nel suo ultimo album, del 1969, ne spunta una versione molto speciale, con la chitarra flamenco di John Chiodini. Gran disco, di una delle migliori cantanti jazz contemporanee.

Genere: jazz vocale
Label: A.T. Music
Anno 2019

Tracklist

01. Goody Goody
02. Call Me Irresponsible
03. Bye Bye Blackbird
04. I Heard It Through the Grapevine
05. How About Me?
06. Cry Me a River
07. As Time Goes By
08. Summertime
09. It’s Impossible
10. Blue Moon
11. I’ve Got a Crush on You
12. Light My Fire
13. Sway
14. Go Slow / Nice Girls Don’t Stay for Breakfast
15. You the Night and the Music
16. Ev’ry Time We Say Goodbye
17. Summertime (Piano / Vocal)

mar 11

The Gil Evans Orchestra – Hidden Treasures Vol. 1, Monday Night

0860000347525Il nome dell’arrangiatore e direttore d’orchestra Gil Evans è associato a quello di Miles Davis, con cui produsse alcuni degli album più significativi della storia del jazz, Out of the Cool, Miles Ahead, Sketches of Spain. Ne seguirono altri a nome suo non meno importanti, come quello dedicato a Jimi Hendrix, oppure la serie di live nei primi anni ’80 tratti dalle registrazioni al Sweet Basil club al Greenwich Village in cui la sua big band si esibiva tutti i lunedì. I figli Miles Evans, che è qui anche trombettista, e Noah, hanno ricomposto quell’orchestra andando a cercare i musicisti di allora e gli arrangiamenti di alcuni brani. Eleven che chiude l’album è apparso nel famoso album di Miles Davis Filles de Kilimanjaro con il titolo Petit Machins, fra i brani proposti c’è LL Funk di Miles Evans. L’album è il primo di una serie di tre che appariranno nel corso dell’anno. I musicisti che si sono messi a disposizione del progetto sono: Miles Evans, Shunzo Ohno tromba, Alex Sipiagin tromba (3, 4, 7), Jon Faddis tromba (1, 5, 6), Dave Bargeron trombone (1, 5, 6), Birch Johnson trombone (3, 4, 7) David Taylor trombone basso, John Clark corno francese, Chris Hunter sax alto, flauto, David Mann sax alto (2), Alex Foster sax tenore e soprano, Gary Smulyan sax baritono (1, 5, 6), Alden Banta sax baritono (3, 4, 7), Gil Goldstein piano (1, 2, 5, 6), Pete Levin tastiere, Paul Shaffer fender rhodes (2), Delmar Brown synth (1, 2, 5), Charles Blenzig synth (2, 3, 4, 7), Vernon Reid chitarra (2), Gabby Abularach chitarra (1, 4, 5), Mark Egan basso elettrico, Darryl Jones basso (2), Matthew Garrison basso e assolo (2), Kenwood Dennard batteria, Mino Cinelu percussioni. Su un disco cosí è inutile spendere parole, va ascoltato per comprendere la genialità di un musicista e arrangiatore che con la sua musica ha attraversato decenni di storia del jazz contribuendo allo sviluppo di nuove tendenze.

Genere: big band
Label: Bopper Spock Suns Music
Anno: 2018

Tracklist

01. Subway
02. LL Funk
03. I Surrender
04. Groove From The Louvre
05. Lunar Eclipse
06. Moonstruck
07. Eleven

mar 10

Stanic Boulevard

65fb5968b6656d55bf7f517e14a7aef4-jpgLa band intorno al batterista Pierluigi Villani è un riuscito esempio di lungimiranza ed intelligenza musicale con un approccio personale al jazz rock. Il loro è un discorso che appare naturale, senza troppe concessioni al “mercato”, in sintonia con le migliori idee della fusion del passato, fra cui quella dell’innovativo chitarrista britannico Allan Holdsworth, cui è dedicato The Lonely Axeman. A completare il gruppo ci sono Mirko Maria Matera al pianoforte, sintetizzatore, effetti elettronici, vocoder, Fabio Pignataro alle chitarre e Viz Maurogiovanni al basso elettrico, un vero motore propulsivo. Il nome della band Stanic Boulevard è un omaggio a Bari, città in cui si trova l’area chiamata Stanic Buolevard, un impianto industriale dismesso che ormai è un reperto archeologico, per rendersi conto di quali erano le velleità del capitalismo ed allo stesso della classe operaia e della politica di un tempo. La musica invece è qualcosa di contemporaneo, una fusion molto personale, con idee che hanno nel passato la loro fonte di ispirazione, ma che ben si adeguano a quello che è il panorama musicale odierno. Ci sono momenti più soft, Svandea di Pignataro, ad esempio, altri più funky, come il More or Less che apre l’album, ma su tutto una compattezza di esecuzione e produzione in cui niente è lasciato al caso, così che il disco si ascolta dall’inizio alla fine tutto di un fiato, apprezzando le idee che spuntano copiose da parte dei protagonisti.

Genere: fusion
Label: Verve Italy
Anno: 2019

Tracklist

01. More or Less
02. L’ Inverno e Altre Storie
03. Impromptu #1
04. Escape for the Soul
05. Tomorrow We’ll See
06. Impromptu #2
07. The Lonely Axeman
08. Svandea
09. Impromptu #3
10. Khamsin

mar 05

Simone Kopmajer – Spotlight on Jazz

indexEcco un album speciale, fra jazz, pop, soul, swing, da parte della cantante austriaca Simone Kopmajer. Con la sua voce sensuale e la perfetta pronuncia ed intonazione ormai è una musicista affermata a livello internazionale, anche in USA ed in Asia, dove è spesso in tour. Ad accompagnarla i connazionali Paul Urbanek al pianoforte, Martin Spitzer alla chitarra, Karl Sayer al contrabbasso, Reinahrdt Winkler alla batteria e l’americano Terry Myers (che è anche il direttore della Tommy Dorsey Orchestra) al sax tenore ed al clarinetto. Fin dall’inizio di Spotlights la sua voce così ricca di calore e di swing conquista tutti, accompagnata dal sax di Myers che riecheggia Lester Young. Insieme ai tanti famosi standard affontati, fra cui un Struttin’ with Some Barbeque di Lil Hardin Armstrong e Stompin’ at the Savoy di Benny Goodman, ci sono sue canzoni e due composizioni del pianista Paul Urbanek. Da citare We’re Goin’ In della Kopmejer in cui tutti hanno modo di mettere in mostra la loro maestria come solisti. Si chiude con Mood Indigo di Duke Ellington e con una versione remix di Dig That Riff di Paul Urbaniak, adatto per le radio. Bel disco, di un’artista che non teme il confronto con le colleghe americane.

Genere: vocal jazz
Label: Autoprodotto
Anno: 2019

Tracklist

01. Spotlights
02. Pennies form Heaven
03. You Don’t Call Me
04. Mighty Tender Love
05. Poinciana
06. Dig That Riff
07. Remember Jeannie
08. Struttin’ with Some Barbeque
09. Exactly like You
10. A Gift from Buddy
11. Stompin’ at the Savoy
12. We’re Goin’ In
13. Mood Indigo
14. Dig That Riff (Remix)

mar 04

Ivo Perelman – String 3

859Continua con questo nuova incisione la serie del sassofonista tenore brasiliano Ivo Perelman dedicata agli archi. Con lui ancora il fido Mat Maneri alla viola insieme a Nate Wooley alla tromba. Una scelta coraggiosa in quanto tromba e viola insieme in un contesto di musica improvvisata è qualcosa di nuovo. Per scoprire se la cosa avrebbe funzionato non è restato che andare in studio, provare ad improvvisare insieme scoprendo di essere in completa sintonia su come sviluppare il dialogo insieme. Sono sei i momenti scelti per la poubblicazione, per un totale di cinquantatre minuti, realizzati da questi improvvisatori con una compattezza e organicità di idee straordinaria. in alcuni brani, ad esempio il terzo, i tre intrecciano le voci evocando i fantasmi della New Thing, senza una sezione ritmica a sostenerli, ritagliando più spazio per sé stessi. Il brano si chiude con l’acuto di Perelman al sax tenore che imita uno strumento ad arco, come soltanto lui sa fare. La tromba di Wooley sa essere poetica ed allo stesso libera, il duo con Maneri che introduce il quarto brano è un esempio di lirismo free, poi arriva il sax di Perelman a dare al brano un momento di follia, un sassofono per cui il free è vivo e presente. Ci sono altri passaggi che vanno menzionati, l’intreccio dei tre fiati sul settimo brano, oppure il nono brano, un’esecuzione in cui Perelman dà la scossa ai suoi compagni di avventura, trascinandoli su sentieri impervi ed ispirati. Ancora un’incisione di un musicista che ha sempre qualcosa di speciale per il pubblico.

Genere: avanguardia
Label: Leo Records
Anno 2019

Tracklist

01.
02.
03.
04.
05.
06.

mar 03

Carla Campopiano – Chicago/Buenos Aires Connection

5xalb01394061La flautista argentina Carla Campopiano fa parte di quella comunità di musicisti che hanno trasportato il tango dalla natìa Buenos Aires nel mondo intero. Si trova a Chicago dal 2015 e lì ha avuto modo di ascoltare e praticare generi come il jazz ed il blues, assorbendoli per arrivare ora a questa incisione in trio. Insieme a lei ci sono il percussionista messicano Gustavo Cortiñas, un musicista a suo agio in tanti stili diversi, e Angel Colacilli alla chitarra acustica. Su Zita di Astor Piazzolla c’è Julián El Picjo López alla chitarra e Colacilli passa al contrabbasso. Nella musica si avverte il sentimento del tango, non a caso si sono scelte composizioni di alcuni dei maggiori esponenti del genere, ma non mancano altre influenze, visto che ormai vive e lavora negli Stati Uniti. Il suo stile pulito e preciso al flauto si amalgama perfettamente con la chitarra acustica, che a momenti lascia intravedere la musica di un Django Reinhardt, mentre le percussioni apportano qualcosa di insolito per il genere, fra latin e jazz, rendendo così il tutto vario e interessante, compatto, nei venti minuti complessivi offerti.

Genere: latin
Label: Autoprodotto
Anno 2019

Tracklist
01. Sacachispas
02. Melancolico
03. Don Agustin Bardi
04. La Balada Del Leon
05. Zita
06. Triunfal

mar 02

The Doug McDonald Quartet – Organisms

715isznj13l-_ss500_Il chitarrista Doug McDonald è arrivato alla tredicesima incisione da leader, questa volta prodotta in proprio, con una formazione di tutto rispetto. Al sax tenore c’è Bob Sheppard, un veterano che ha inciso con tanti grandi della scena jazz contempoaranea, fusion e mainstream, Carey Frank è all’Hammond B3 e Ben Scholz alla batteria. È un lavoro molto curato nella produzione, masterizzato presso gli studi Capitol, in cui si evidenzia la passione per il mainstream del leader, che ha lavorato con gruppi di tutti i tipi. Insieme a suoi tre titoli ci presenta degli standard, alcuni noti, altri meno. In tutte le esecuzioni si può apprezzare la sua maestria e la fluidità degli assoli. Il gruppo lavora molto compatto creando un sound che ha avuto il suo splendore negli anni ’60 grazie all’organo Hammond. Nina Never Knew/Indian Summer è eseguito in solo, a seguire Sometime Ago in trio, un suono molto caldo e swingante. Ancora in solo per Poor Butterfly, poi su Centerpiece ritorna il sassofono tenore di Bob Sheppard, un assolo di alta levatura, come è suo solito, seguito dall’Hammond di Frank, anche lui molto bravo, e del leader, un chitarrista dalla forte personalità che sa trasmettere energia e swing ad ogni nota. Dopo il finale On the Alamo vien voglia di far ripartire il disco di nuovo e riascoltare i suoi assoli.

Genere: mainstream jazz
Label: Autoprodotto
Anno 2019

Tracklist
01. It’s You or No One
02. Jazz for All Occasions
03. L & T
04. Nina Never Knew/Indian Summer
05. Sometime Ago
06. Poor Butterfly
07. Centerpiece
08. Too Late Now
09. Hortense
10. On the Alamo

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