apr 06

Ivo Perelman The Art of Perelman-Shipp Vol. 5 – Rhea

798Con il quinto volume della nuova serie di incisioni intitolata come le lune di Saturno Ivo Perelman e Matthew Shipp sono ancora in quartetto con Michael Bisio al contrabbasso (che sostituisce William Parker) e Whit Dickey alla batteria. Si tratta di un gruppo con le idee piuttosto chiare su come debba interagire questo tipo di formazione, ormai un classico, si pensi soltanto ai quartetti di John Coltrane o di David Ware. L’energia arriva ad ondate fin dalla Part 1, per chi apprezza questo tipo di musica di sicuro un’occasione da non perdere. Perelman è subito in sintonia con la musica ed il gruppo. Nel lungo brano, sedici minuti, è incontenibile, già verso il quarto minuto è in ebollizione, prima di lasciare spazio a Shipp per un assolo originale per il modo di esprimersi: free, ma lontano ma da quella che è l’estetica di un Cecil Taylor. Sembra un momento di riposo, poi arriva di nuovo il sassofono tenore a canalizzare l’energia ed a guidare la musica, a dare quell’impulso che guida i quattro su vie impervie. L’energia si raccoglie ancora e verso l’ottavo minuto si realizza come un’irrefrenabile colata lavica prima che imploda subito dopo. Il sax tenore mostra allora un momento lirico, una voce delirante, appassionata, unica, qualcosa di irripetibile, anche quando la musica sembra diventare più quieta. Ma è lì sotto la cenere, ad aspettare il momento giusto per scoppiare. Sedici minuti incredibili, da ascoltare per chi pensa che il genere free abbia già detto tutto negli anni ’60. I momenti più tranquilli, si fa per dire, sono le Part 4 e Part 5, qui le tensioni sono gestite con più sottigliezza, ma gli acuti del sassofono tenore sono ancora presenti ad affermare una voglia indomita di libertà, di creatività inarrestabile. Nell’insieme sono cinquattaquattro minuti divisi in sette parti, compatti ed appassionati, fra le migliori cose realizzate dal sassofonista brasiliano.

Genere: Avanguardia

Label: Leo Records

Anno: 2017

Tracklist

01. Part 1
02. Part 2
03. Part 3
04. Part 4
05. Part 5
06. Part 6
07. Part 7

apr 05

Francesco Ponticelli – Kon-Tiki

722fdb294f6474cc69ad7af766ecf8b51c8268a9Francesco Ponticelli è un giovane contrabbassista, ma non disprezza il basso elettrico, con idee chiare e composizioni di tutto rispetto bene eseguite da un quartetto con due giovani leoni italiani, Enrico Zanisi al pianoforte e Enrico Morello alla batteria. A completare il quartetto l’americano, ma ormai italiano di adozione, Dan Kinzelman al sax tenore ed al clarinetto. Dopo i primi contatti con il grosso pubblico con la band “New Generation” di Enrico Rava si è confermato, dal vivo ed in studio, fra i talenti più interessanti del jazz nazionale e con questo disco sulla Tuk Music di Paolo Fresu firma un’incisione che è una conferma delle sue capacità. La sua è una musica moderna, lontana ormai dai modelli americani, in cui melodie ed atmosfere che vengono dalla cultura europea hanno una propria dimensione. 14 Agosto parte illuminato dai sintetizzatori di Zanisi che poi passa al pianoforte mentre arrivano Kinzelman al clarinetto insieme agli altri. È un tema dalla melodia affascinante, atmosfere notturne cui i suoni sintetici danno un loro contributo importante. Lo stesso vale per Ring, introdotto dallo strumento elettronico e dalla batteria, prima che ci si sposti su un terreno acustico in cui il sax tenore di Kinzelman ha un bell’impatto, un assolo notevole su una ritmica che interpreta il brano in modo libero e moderno. Più etereo e dalle atmosfere nebbiose Auf Wiedersehen, mentre per White si cambia completamente utilizzando ritmi più complessi su cui Kinzelman si trova comunque a proprio agio. Bello il suo assolo di clarinetto nel finale. Alabama è, come tutte le altre, una composizione del leader, soltanto omonima di quella di John Coltrane. Anche qui ritmi spezzati ed un Kinzelman al clarinetto in splendida forma. Underground Railroad è fra i momenti migliori dell’album, prima Onde, brano dalle atmosfere enigmatiche che chiude il disco.

Genere: modern jazz

Label: Tuk Music
Year 2017

Tracklist

01. Vetro rosso
02. 14 Agosto
03. Ring
04. Auf Wiedesehen
05. White
06. El Dorado
07. Alabama
08. Underground Railroad
09. Onde

apr 04

Ivo Perelman The Art of Perelman-Shipp Vol. 4 – Hyperion

797Per il quarto volume della serie di incisioni di Ivo Perelman e Matthew Shipp si ritorna al trio, questa volta è Michael Bisio al contrabbasso. È una formazione che ha già inciso The Gift che risale al 2012 e che ora si ritrova di nuovo empaticamente, senza fogli sul leggio, ad improvvisare e creare qualcosa di nuovo. Bisio dà tutta un’altra dinamica agli equilibri rispetto a William Parker, per cui la musica di questo trio ha una sua identità a sé stante. C’é qualcosa che spinge il sassofono di Perelman, vitale ed ispirato, anche nei brani più lenti, come quello che apre l’album. Shipp suona in modo tranquillo, lasciando che il sassofono indichi la via. Su Part 2 c’è un Perelman carico di adrenalina, fra lui e Bisio scatta la scintilla, Shipp accompagna perfettamente integrato nel contesto, ma qui qualcosa succede, sono quei momenti che non si possono ricreare, succedono e basta. Geniale, grandioso, il sassofono tenore in stato di grazia che riesce a mantenere una tensione che solo alla fine del brano scema. Con Part 3 si continua sulla stessa via, questa volta è Shipp a dare lo spunto, a pungolare il sassofonista, mentre il contrabbasso è continuamente presente con le sue raffiche di note che non lasciano spazi per nascondersi. La grandezza di Perelman sta anche qui, nel trovare sempre nuove quando i musicisti stimolano la sua creatività. Verso la fine del brano va con delle note soffiate, utilizzando così tutte le possibilità sonore offerte dal sax tenore. La Part 4 comincia in modo tranquillo, ma Perelman è ormai ben carburato e la musica decolla mentre lui va in delirio a predicare il messaggio del free. La Part 5 è una ballad dalle forme libere, dalle atmosfere notturne e delicate, con delle note soffiate, ma sempre con l’attimo delirante che immette nell’esecuzione quel qualcosa di speciale che rende questo gruppo inconfondibile. Dopo tanta adrenalina la Part 6 è un’oasi di calma lasciata al solo pianoforte, prima che il trio riprenda più galvanizzato di prima nella Part 7. Si continua così fino alla fine, ispirati come non mai.

Genere: Avanguardia

Label: Leo Records

Anno: 2017

Tracklist

01. Part 1
02. Part 2
03. Part 3
04. Part 4
05. Part 5
06. Part 6
07. Part 7
08. Part 8
09. Part 9
10. Part 10

apr 03

Yelena Eckemoff Quintet – Blooming Tall Phlox

coverQuesta volta la pianista russa, ma residente in USA, Yelena Eckemoff è andata ad incidere in Finlandia con un quartetto di validissimi musicisti locali, un quartetto costituito da Verneri Pohjola alla tromba ed al flicorno, Panu Savolainen al vibrafono, Antti Lötjönen al contrabbasso e Olavi Louhivuori alla batteria. Ne sono usciti cento minuti di musica ispirata sia nelle composizioni che nelle esecuzioni, divisa in due CD, il primo dedicato ai profumi estivi e l’altro a quelli invernali. I compositori si lasciano spesso ispirare da impressioni legati ai sensi, colori, ad esempio, questa volta è toccato all’olfatto. La musica della pianista russa ha qualcosa di speciale che la colloca fra i migliori jazzisti europei. Basta ascoltare il Blooming Tall Phlox che apre l’album per restare subito colpiti dal modo con cui dirige il quintetto e realizza atmofere che vengono da composizioni di tutto rispetto. La sua estetica è molto personale ed all’ascolto dei due CD si nota subito questa sua autonomia di idee, lontana dal jazz americano più swingante, ma anche dagli epigoni del jazz europeo come un John Taylor o Tomasz Stanko, con cui il batterista ha già inciso in studio. I musicisti che la accompagnano sono perfettamente in sintonia con le sue idee e la musica scorre compatta, senza vuoti di ispirazione. Qualche brano impressiona più degli altri, Wildflower Meadows ad esempio, con il contrabbasso prima suonato con l’archetto e poi con uno splendido assolo in pizzicato mentre pianoforte e vibrafono insieme lo accompagnano. Bravissimo il trombettista, con un suono molto lirico ma la giusta aggressività per dare consistenza alla musica. Fish Fried on Open Fire con le percussioni a simulare rumori di friggitrice ed il bel tema è un altro piccolo gioiello esecutivo. All’interno del booklet ci sono delle foto del gruppo e delle storie che accompagnano i titoli dei brani scritte dalla pianista in un’estetica che ricorda i poeti crepuscolari italiani. Piccole storie quotidiane, ma sottolineate da grande musica! La pianista ed autrice dei brani è un’artista a tutto tondo, anche le immagini in copertina sono state dipinte da lei.

Genere: modern jazz
Label: L & H Productions
Anno 2017

Tracklist
CD1
01. Blooming Tall Phlox
02. Apples Laid Out on the Floor
03. Baba Liza’s Singer
04. Old-Fashioned Bread Store
05. Wildflower Meadows
06. Fish Fried on Open Fire
07. Sleeping in the Tent
08. Pin Needles Warmed by the Sun
CD 2
01. Smoke from the House Chimneys in Frosty Air
02. Talks over Hot Tea
03. Grandpa Lera’s Bookcase
04. Clementine’s and Candies on Christmas Tree
05. Mommy’s Shawl
06. Aunt Galya’s Perfume
07. Scented Candles and Sparkling Wine.

apr 02

Ivo Perelman The Art of Perelman-Shipp Vol. 3 – Pandora

796Il terzo volume della serie di incisioni di Ivo Perelman e Matthew Shipp vede all’opera un quartetto inedito insieme al fido William Parker al contrabbasso e Whit Dickey alla batteria. Nonostante le numerose incisioni con questi musicisti ed in quartetto, Perelman non si era mai trovato a suonare con questa ritmica che aveva accompagnato il collega di strumento David Ware, che in qualche modo ha fatto di ispirazione. Il quartetto da un brano all’altro nell’ora a disposizione esplora tante situazioni, con personalità, come se fosse qualcosa di scontato. Non c’è soltanto il free, l’energia, la voglia di smuovere le acque con forza. Nella Part 4 Perelman usa come suo solito gli acuti sul sax tenore per esprimere qualcosa di delirante, ma l’atmosfera circostante si dispiega piena di mistero, di sottigliezze che lasciano l’ascoltatore sospeso sul filo di un sogno, impossibilitato a comprendere cosa succederà da un momento all’altro. Sulla lunga Part 5, undici minuti, sembra tutto più tranquillo, rilassato, Shipp sta in sottofondo evocando atmosfere notturne, delicate, se non fosse che un’entità nascosta agita le acque, porta i musicisti su altri territori, in continua esplorazione alla ricerca di qualcosa che lentamente prende forma. La finale Part 6 non lascia scampo, non ci sono dubbi su quello che questo quartetto è capace di fare, la loro energia diventa incontenibile mentre il pianoforte di Shipp continuamente agita e provoca ed il sassofonista ne approfitta per attingere da quella fonte e trascinare il gruppo. Molto interessante il lavoro alla batteria di Dickey, sottile e raffinato nei suoi interventi aui piatti, allo stesso tempo capace di fare da motore propulsivo con le sue idee. William Parker come sempre, ha già accompagnato tutti i grandi sassofonisti del free come Ware, Charles Gayle, Peter Brötzmann, si trova perfettamente a suo agio. Verso la fine del brano c’é un grande momento di Perelman in trio con Parker ed il batterista, a dimostrare chi oggi è il faro di questo genere musicale.

Genere: avanguardia jazz
Label: Leo Records
Anno: 2017

Tracklist

01. Part 1
02. Part 2
03. Part 3
04. Part 4
05. Part 5
06. Part 6

apr 01

Michael Rabinowitz – Uncharted Waters

michael-rabinowitz-uncharted-waters-20170318060646-jpgIl fagotto non è certo fra gli strumenti più usati nel jazz, a Michael Raboninowitz spetta l’onore di averne fatto uno strumento che swinga in modo naturale in diverse registrazioni che si sono succedute con regolarità nel corso degli anni. Questa sua ultima è insieme ad un trio costituito da Nat Harris alla chitarra elettrica, Ruslan Khain al contrabbasso e Vince Ector alla batteria. Con i primi due ha collaborato a lungo nei club in trio, poi l’arrivo del batterista li ha portati a formare un quartetto che esegue con swing ed energia sia composizioni del leader che famosi standard. Il disco è dedicato ai genitori di Rabinowitz, scomparsi negli anni scorsi, Harold’s Blues è dedicata al padre ed il malinconico Kiki’s Theme alla madre. Il blues funziona benissimo, sono musicisti che hanno il feeling giusto per questa musica, il chitarrista e la ritmica, ovviamente, ma anche il fagottista, autore di un notevole assolo, eseguito con cuore e notevole tecnica. A seguire un famoso standard, Caravan di Duke Ellington, con un arrangiamento del leader, esecutore anche di un veloce assolo in stile bop che non lascia più alcun dubbio sul possibile uso del suo ingombrante strumento nel jazz. Seguono altri standard, So Do It di Wes Montgomery, anche qui una veloce esecuzione di stampo bop del leader e Nat Harris che omaggia il suo famoso collega di strumento e How Insensitive del re della bossa nova, Antonio Carlos Jobim. È un’esecuzione molto speciale che comincia con un lungo assolo di Rabinowitz prima che si aggiunga la ritmica ad eseguire il tema. Ancora un brano della scuola bop con The Third di Art Farmer e grandi assoli dei protagonisti. A chiudere il disco la famosa ballad When Sonny Gets Blue ed un ritmo di calipso scritto dal leader, Calypso Joe.

Genere: jazz mainstream
Label: Cats Paw Records
Anno 2017

Tracklist

01. Uncharted Waters
02. Harold’s Blues
03. Caravan
04. Kiki’s Theme
05. So Do It
06. How Insensitive
07. The Third
08. When Sonny Gets Blue
09. Calypso Joe

mar 30

Ivo Perelman The Art of Perelman-Shipp Vol. 2 – Tarvos

795La serie dedicata alle lune di Saturno continua con un altro trio, questa volta i due, Ivo Perelman al sax tenore e Matthew Shipp sono affiancati dai uno dei batteristi della New Thing degli anni ’60, Bobby Kapp, insieme a Noah Howard e Gato Barbieri su ESP e Marion Brown su Impulse. Poi le visissitudini lo hanno allontanato e riportato indietro da New York e dal free, ma da come si ascolta qui, non hanno per nulla inciso sul suo spirito libero e la capacità di suonare ritmi originali che danno alla musica insieme a Shipp (con cui ha inciso un duo) e Perelman quel qualcosa di speciale che è al di fuori dell’aspetto tecnico della musica. È scattata la scintilla, la fiamma che nutre l’ispirazione estemporanea dei tre, ovviamente, come sempre, da soli in studio ad improvvisare senza accordi, verbali o scritti, sulla musica da eseguire. La Part 1 mostra la musica subito in fibrillazione, Ivo con la sua tecnica speciale al sax tenore e gli acuti gestiti come soltanto lui sa fare sullo sfondo ritmico ondeggiante. Dopo il sesto minuto il sax tenore infiamma l’esecuzione che tuttavia lentamente va su atmosfere misteriose e tranquille, come quelle che aprono la Part 2, il sassofono solitario e malinconico, il pianoforte che poi si aggiunge a tirarlo fuori da quell’atmosfera con poche note, mentre la batteria sembra stare nascosta in sottofondo dando pochi accenti, ma giusti, che invitano ad un dialogo più serrato che arriva dopo il quarto minuto. Sono momenti in piena libertà, in cui il messaggio del free da un passato che sembra remoto, ma così radicato nel presente, con nuovi accenti, nuove atmosfere, nuove idee a confermare che Perelman è il sassofonista tenore free che ha portato qualcosa di nuovo nel genere che non si può più cancellare. La session cresce, compatta, sono in tutto quarantanove minuti, e le esecuzioni si dilatano negli ultimi due brani, di otto e nove minuti rispettivamente. Shipp apre con un assolo fra il classico e Monk la Part 6, poi lentamente arrivano Kapp e Perelman ed il tutto si dirige verso un’atmosfera prima sognante e poi più terrena grazie ad un sassofono tenore la cui fantasia non conosce confini.

Genere: avanguardia jazz
Label: Leo Records
Anno 2017

Tracklist

01. Part 1
02. Part 2
03. Part 3
04. Part 4
05. Part 5
06. Part 6
07. Part 7

mar 30

Antonio Adolfo – Hybrido From Rio To Wayne Shorter

aa_capa_01-01Il pianista brasiliano Antonio Adolfo incide con regolarità album un invito all’ascolto dei ritmi brasiliani, ma con un occhio rivolto al jazz ed allo swing afroamericano. Nonostante la sua attività di stimato e affaccendato insegnante guida un gruppo di musicisti che è rimasto costante negli anni, Jorge Helder al contrabbasso, Rafael Barata alla batteria, alle percussione André Siqueira, Claudio Spiewak alla chitarra acustica su Beauty and the Beast, per poi i fiati Jessé Sadoc alla tromba e flicorno, Marcelo Martins al sax tenore, al sax soprano ed al flauto su Beauty and the Beast, Serginho Trombone al trombone. A completare la formazione due nuovi musicisti, Lula Galvao alla chitarra elettrica e la voce di Ze Renato su Footprints, il famoso standard che riceve un trattamento alla Pat Metheny. Il disco, come si intuisce dal titolo, è un omaggio a Wayne Shorter, uno dei sassofonisti più famosi del jazz, protagonista con Miles Davis e con i Weather Report dopo e negli ultimi anni alla guida di un suo quartetto. Vengono eseguite otto delle sue più famose composizioni arrangiate da Adolfo, più la finale Afosamba scritta dal pianista brasiliano. L’esperienza della band permette loro di effettuare il viaggio da Rio a Wayne senza troppi problemi di tipo tecnico, prendiamo ad esempio un brano come Ana Maria con il fluido assolo della chitarra elettrica ed il sognante sax soprano di Martins, tutto scorre coinvolgente sopra un leggero ritmo che ci riporta dalle parti di Rio e della bossa nova. E.S.P. è un b rano che arriva dagli anni `60, dagli esperimenti di Shorter nel gruppo di Miles Davis. Qui l’esecuzione è meno angolare, l’assolo di sax soprano resta comunque intenso, così come la pulsante ritmica. Perfetto l’assolo alla chitarra elettrica, molto elegante e pulito, eppure capace di restituire quelle atmosfere modali che precedettero la svolta elettrica di Davis. Non poteva mancare Footprints, ormai uno standard suonato in tutte le scuole di jazz, portato in una dimensione più moderna in cui un ruolo importante ha anche il trombone di Serginho. Gran bel disco che dimostra come jazz e musica brasiliana funzionano perfettamente insieme quando le esecuzioni sono di musicisti di ottimo livello tecnico-esecutivo come quelli intorno ad Antonio Adolfo.

Genere: mainstream jazz

Label: AAM

Anno: 2017

Tracklist

01. Deluge
02. Footprints
03. Beauty and the Beast
04. Prince of Darkness
05. Black Nile
06. Speak No Evil
07. E.S.P.
08. Ana Maria
09. Afosamba

mar 27

Ivo Perelman The Art of Perelman-Shipp Vol. 1 – Titan

794La collaborazione fra i musicisti esiste da tempo, ma come trio Ivo Perelman al sax tenore, Matthew Shipp al pianoforte e William Parker al contrabbasso hanno inciso poco, Cama de terra del 1996 e The Book of Sound del 2014. Come sempre sono andati in studio senza alcuno spartito in mano e si sono lasciati semplicemente trasportare dalla loro ispirazione per regalarci questa straordinaria session di musica improvvisata divisa in sei parti, cinquanta minuti in cui la lunga Part 6 rappresenta il momento più drammatico ed ispirato. La libertà espressiva è quello che i tre cercano ed esprimono creando in ogni brano una nuova atmosfera. La Part 1 comincia con un suono molto vocale del sassofono tenore di Perelman. L’intesa con Matthew Shipp ormai è empatica e tutto procede all’insegna della creatività mentre il brano si sviluppa, acquista forma ed il dialogo procede confermando come i tre siano un gruppo al di sopra della media. Si procede senza cali di tensione da un brano all’altro. Part 5 vede un ispirato Shipp a lungo accompagnato dal contrabbasso di Parker, ua sequenza ricca di swing cui verso la fine si aggiunge un Perelman carico di adrenalina. È una musica che non concede spazi alla routine in cui la tradizione e l’avanguardia trovano spazi di incontro insoliti, lasciando da parte qualunque tipo di barriere. Le Part 2 e Part 3 vedono Perelman, Shipp e Parker come sempre ricchi di idee, ma è nella finale Part 6 che i tre raggiungono il massimo dell’empatia, è una lunga esecuzione in cui tutto è logico e stringente, senza momenti di vuoto, focalizzati sulla musica, impressionante per come riescono a tenere alta la tensione e la concentrazione dall’inizio alla fine. In copertina un dipinto di Perelman, anche in questo campo decisamente originale nel modo di esprimersi.

Genere: avanguardia jazz
Label: Leo Records
Anno 2017

Tracklist

01. Part 1
02. Part 2
03. Part 3
04. Part 4
05. Part 5
06. Part 6

mar 05

Franco Baggiani – Mechanical Visions

copertinaLa poliedrica personalità del trombettista toscano Franco Baggiani non conosce limiti. Dal funk alle atmosfere magiche della musica di Miles degli anni `70, dall’etno di matrice araba all’avanguardia, non c’è niente che venga risparmiato quando la sua mente creativa entra in fibrillazione. Su quest`ultima incisione è in duo insieme al batterista Mirko Sabatini, anche lui protagonista in Italia e fuori della musica più libera. Insieme ai loro strumenti usano dei live electronics che contribuiscono a dare un suono più moderno e compatto. Le due brevi Impro#1 e Impro#2 ricordano certi momenti del duo di Don Cherry insieme a Eddie Blackwell mentre To Luigi Russolo è dedicato al compositore futurista, appassionato utilizzatore dei rumori in musica. Baggiani e Sabatini utilzzano in modo creativo i loro strumenti, note sfiatate e ritmi spezzati trovano un punto di incontro. Su Mediterraneo spunta l’anima più lirica di Baggiani, la sua tromba inizia da sola e soltanto dopo arrivano delle percussioni delicate che colorano le atmosfere facendo sì che la musica prosegua verso un dialogo sottile che si chiude dopo due minuti. I live electronics fanno il loro prepotente ingresso su Sequenze interiori, qui abbiamo un brano più strutturato che funziona alla grande, fra i momenti migliori dell’intero album. I due protagonisti appaiono ispirati e totalmente a loro agio insieme all’ausilio dei suoni elettronici. Si ritorna in duo per Bright Dances, un brano che non ha niente a che fare con i ritmi danzerecci che potrebbe fare immaginare il titolo. L’avanguardia dei due funziona, hanno tanto da dirsi ed il dialogo procede ricco di idee. Parque Ribalta prende da Jon Hassell, una riuscita citazione di uno dei grandi della musica contemporanea. Il Blues for my Father è ispirato dai musicisti afroamericani, un commovente omaggio che mostra Baggiani non solo come un abile sperimentatore, ma anche come un musicista che sa esprimere sentimenti in modo appassionato. Le sordine davisiane la fanno da padrone su Indecipherable mentre sul finale End of a Dream ancora atmosfere alla Jon Hassell. Che altro dire, se non che è un gran bel disco che merita di essere conosciuto anche fuori confine!

Genere: Avanguardia
Label: Sound Records
Anno 2017

Tracklist

01. Impro#1
02. Mechanical Visions
03. Impro#2
04. To Luigi Russolo
05. Mediterraneo
06. Sequenze Interiori
07. Bright Dances
08. Parque Ribalta
09. Repetition#29
10. Blues for my Father
11. Indecipherable
12. End of a Dream

Post precedenti «

» Post successivi