lug 07

Thegiornalisti @ Ferrara Sotto Le Stelle

19807693_10212281653729215_728210319_oArriva anche il turno dei Thegiornalisti, sicuramente la data un po’ più mainstream di questa edizione, la prima di un gruppo italiano (seguirà Vasco Brondi che giocherà in casa il 19 luglio), la prima del loro Completamente Senza Estate Tour. E dopo aver fatto registrare una sfilza di tutto esaurito in primavera, anche stasera siamo praticamente soldout ma non completamente (un gioco di parole che non potevo non scrivere). Mi aspettavo tanta gente, ormai questi ragazzi son di richiamo, ma non immaginavo così tanta. A pochi minuti prima dell’inizio del live infatti, il ciottolato di piazza Castello è quasi colmo di giovani difficilmente etichettabili, il pubblico che segue questo nuovo cantautorato italiano è indie ma non troppo, sicuramente spensierato e questo è un aspetto che ritengo positivo. Parto un pò prevenuto per questo concerto, devo essere sincero, ma con in mente lo spiraglio di potermi ricredere; nonostante il live sia praticamente un Paradiso-show (ma è anche giusto così), devo ammettere che il giudizio finale è tutto sommato positivo, un 7 se lo meritano tutto e forse più. Il frontman tiene banco molto bene, esclama frasi paracule ma mai esagerate tra un brano e l’altro, scherza col pubblico, è piuttosto istrionico e veste bene l’abito da personaggio che si è cucito addosso. La performance canora lascia un po’ a desiderare, ma per gran parte dei brani in scaletta sembra essere supportato dalla sua stessa voce in una sorta di contro-coro che riempie là dove lui non arriva. La scaletta è ben disposta, e conoscendoli poco ho quasi la sensazione che mi piacciano più i brani meno conosciuti, anche se ovviamente le hit da passaggio radiofonico ormai trito e ritrito sono quelle che riscuotono più successo. 19807609_10212281653889219_194574653_oLa stessa Sold Out è iniziata con un accenno e cantata da tutto il pubblico, per poi essere ripresa e suonata nella sua interezza. Lo show è comunque buono, sia chiaro, i brani sono belli e funzionano bene anche nella dimensione live, che prende forma però nella sua interezza anche dai siparietti che Paradiso crea per riempire le pause tra una canzone e l’altra: saluta una coppia al balcone dell’adiacente Hotel Annunziata, fa almeno due o tre instastory per riempire la sua autostima (nella prima accenna un brano accappella, riuscito un po’ così così ma è onesto e lo ammette). Circa a metà concerto si lascia andare in un chitarra e voce, regalandoci anche una cover di Don’t Look Back In Anger, azzardata ma ben eseguita, e tutto sommato un pò mi ricredo sulla sua dubbia bravura vocale. Ma siamo ormai un po’ tutti abituati in questo senso, il pop attuale preferisce essere più sostanza che forma: non importa se Paradiso non è un tenore, l’importante è che sia un bravo cantautore e questo c’è da ammetterlo, gli riesce bene. L’encore parte con Riccione, e chiude banalmente ma con solennità con il loro vero inno, Completamente, ed anche se mi vergogno un po’, non posso non cantarla anche io insieme a tutti. Apprezzo la sincerità e la spontaneità dei Thegiornalisti, non c’è per forza bisogno di fare chissà cosa, l’importante è farlo in maniera decente, esserne consapevoli; tutto quello che segue, ciò che dice la gente, passa in secondo piano, e nonostante alcune critiche, sono personalmente contento che questo gruppo sia passato da Ferrara, anche se sono stati i primi a non dire espressamente che è bello suonare di fronte ad un Castello.

Grazie a Sara Tosi per le foto “paradisiache”

lug 05

Dave Stryker – Strykin’ Ahead

davestryker16Questo nuovo CD del chitarrista americano Dave Striker è il ventottesimo da leader, a conferma non solo delle sue grandi qualità di strumentista e compositore, ma anche di leader e produttore. Con la sua casa discografica ha scelto una linea precisa, un mainstream
ricco di movimento, questa volta ancora con il classico trio con l’Hammond B3 di Jared Gold e McClenty Hunter alla batteria ed il vibrafonista Steve Nelson, che costituisce una novità in questo tipo di formazione. Dopo le ultime incisioni dedicate a titoli famosi della musica soul o del pop, Stryker firma adesso un’opera in cui presenta quattro propri brani e altri cinque famosi standard, quelli che conoscono tutti e su cui studiano tutti gli studenti che si approcciano a questa musica. Ne viene fuori l’autoritratto di un fuoriclasse del suo strumento, non solo in grado di suonare alla grande composizioni come Footprints di Wayne Shorter o Joy Spring di Clifford Brown, ma anche di dare un suo valido contributo come compositore. Prendiamo ad esempio Shadowboxing che apre l’album, ricco di ritmo e di swing, in cui tutti hanno modo di mettersi in mostra. L’assolo del leader è di una raffinatezza esecutiva unica, a seguire l’assolo del vibrafonista e di Jared Gold all’Hammond, un’esecuzione veloce e swingante che cattura l’ascoltatore. Passion Flower è di Billy Strayhorn, famoso compositore ed arrangiatore per la big band di Duke Ellington, una ballad resa con molto feeling da parte di tutti. L’impeccabile assolo di Steve Nelson al vibrafono rende il tutto ancora più speciale. Strykin’ Ahead che dà il titolo al disco è un brano che suona ricco di swing e di energia con i musicisti completamente coinvolti dalla musica. Qui c’è un breve e conciso assolo del batterista. Non poteva mancare il blues di Blues Down Deep, dopo arrivano ancora Joy Spring di Clifford Brown e per chiudere un classico del bop, Donna Lee di Charlie Parker. Un disco di mainstream dall’indubbia bellezza.

Genere: mainstream jazz
Label: Strikezone Records
Anno 2017

Tracklist

01. Shadowboxing
02. Footsprints
03. New You
04. Passion Flower
05. Strykin’ Ahead
06. Blues Down Deep
07. Joy Spring
08. Who Can I Turn To
09. Donna Lee

lug 04

Fleet Foxes @ Ferrara Sotto Le Stelle

19720297_10212248552501705_1768029502_oFleet Foxes, che bella scoperta. Appena venne pubblicato il carellone di questa edizione di Ferrara Sotto Le Stelle, leggere il loro nome mi fece esultare; ma perchè? In fondo non conosco il loro suono ma il loro nome non mi è affatto nuovo… forse li ricordo per un featuring con qualche band a me più cara? Fatemi googolare… non lo trovo, ma non ha senso quel che non conoscevo, ma ha senso quel che ho conosciuto durante questo magnifico e sublime live.
E’ la terza data di questa edizione, la seconda nella cornice di Piazza Castello. Dopo un lunedì lavorativo che meriterebbe una recensione a parte, entro come sempre una decina di minuti in anticipo sulla tabella di marcia, mi guardo attorno, ed un nutrito numero di spettatori è già stipato sotto il palco, ma ce ne vuole ancora prima di riempire: il pubblico è eterogeneo sia nell’età che nella provenienza, e nel cercare una posizione favorevole per la visione, con il mio Braulio in mano, mi sembra di captare parecchi accenti stranieri e la cosa non può che farmi piacere (pare ci sia gente venuta da Lituania e Slovenia per assistere a questa unica data italiana).
19718587_10212248552901715_1555854718_oL’ora del tramonto è accompagnata dalla voce di Hamilton Leithauser, che non è un personaggio di Scuola di Polizia, bensì un alto bellimbusto evidentemente americano, che con la sua band composta da altri tre elementi ci propone circa quaranta minuti di sonorità che spaziano dal rock leggero, al folk, a qualcosa che mi ricorda vagamente un musical. Se devo esprimere un giudizio infatti accolgo con maggiore benevolenza i brani più movimentati rispetto alle dilatazioni prettamente canore, ma nel complesso un open-act che non mi disturba affatto. Riesco a mantenere una buona posizione in attesa del main act, probabilmente non sono mai stato così vicino al palco da sobrio in anni e anni di Ferrara Sotto Le Stelle. Il sole è già sceso dietro agli edifici che circondano la retrostante Piazzetta della Luna, e le luci di scena sono pronte ad accogliere la band statunitense che appena sopra il palco, aizza subito l’ormai abbondante pubblico accorso per ascoltarli. Propongono uno show complessivo poco inferiore alle due ore, durante il quale suonano quasi sempre senza pause i brani dei loro tre album; devo ammetterlo, come premesso li conosco poco e riesco a percepire quali possono essere i brani del loro ultimo lavoro in studio uscito poco meno di un mese fa, perchè attecchiscono poco sul pubblico, un pubblico che mi sembra formato da parecchi fedelissimi ed appasionati. Durante le sporadiche pause, scrosciano applausi lunghi e sentiti, ma i cinque non lasciano trasparire nessun feedback particolare: suonano, lo fanno egregiamente, ti rapiscono col loro suono che definirei folk-psichedelico, alcuni brani sono solenni, sembrano quasi preghiere, mentre altri sono ritmicamente potenti, altri ancora più intimi e a volte solo accennati. La prima parte del concerto è così, quasi scolastica ma non per questo poco emozionante, scandita da flotte di zanzare che infastidiscono il pubblico ma che lo fanno un po’ ballare. 19718674_10212248552461704_535784614_oPoco prima di scendere per poi tornare sul palco, il frontman Robin (che qualcuno dal pubblico chiama “Salvatore” o “Antonello”, non ricordo e non voglio sapere il perchè) si lascia andare ad un in bocca al lupo ad un certo Simone o Simona: “Buona fortuna al tuo esame a domani” dice, ed evidentemente quindi i ragazzi di Seattle nel pomeriggio hanno approffittato per farsi un giro per la città e conoscere un po’ di persone. Nell’encore infatti, prima di salutare ed abbandonare il palco, c’è quel momento che ormai aspetto da ogni ospite del festival, ovvero sottolineare quanto sia magico potersi esibire ai piedi di un Castello, ma i Fleet Foxes vanno oltre, sponsorizzando il turismo ciclabile della città, suggerendo a chi può fermarsi qualche giorno di fare come loro, ovvero noleggiare delle bici e farsi un giro delle splendide mura medioevali. Dopo un paio di brani a richiesta con chitarra e voce, torna sul palco la band al completo per regalarci un paio di brani conclusivi, l’ultimo dei quali sembra quasi una perfetta ninna nanna per accompagnarci a dormire. Continua a stupirmi insomma, la scelta artistica di questa edizione del festival; mai come quest’anno, di ogni artista che vedo dal vivo e che non conosco, esco dalla piazza con la voglia di avere la loro discografia tra le mani.

Grazie come sempre a Sara Tosi per lo splendido contributo fotografico.

lug 02

Szilárd Mezei / Nicola Guazzaloca – Lucca and Bologna Concerts

amrn050Il disco in questione presenta due concerti di Nicola Guazzaloca al pianoforte e Szilárd Mezei alla viola. I primi quattro brani sono stati registrati a Lucca nell’ambito del Counterpoint International Festival nel 2015, gli altri quattro all’Angelica Festival di Bologna un anno dopo. I due protagonisti si muovono nell’ambito di quella che è un’improvvisazione totale in cui si superano i confini fisici degli strumenti a disposizione, una proposta molto interessante in cui si superano le possibilità espressive per come le conosciamo di piano e viola. Ne viene fuori una musica molto comunicativa nonostante la radicalità della proposta, alla ricerca di nuovi suoni. In ciò ha un ruolo importante la comunicazione con il pubblico, la First Improvisation in Lucca è completamente diversa dalla First Improvisation in Bologna, sono due diversi modi di avvicinarsi tra i musicisti stessi e con il pubblico, a testimonianza di un dialogo continuo che stimola all’evoluzione ed alla ricerca di nuove possibilità espressive. Qualche brano colpisce più degli altri, su Second improvisation in Bologna la viola esegue anche una melodia attirando l’attenzione su di sé, poi nell’ambito dei dieci minuti dell’esecuzione si cambia la prospettiva, un brano impressionante per forza ed inventiva. Su Third improvisation in Lucca spunta anche un brano del folklore ungherese verso la fine dell’esecuzione, un’idea che stempera il furore tayloriano che regna all’inizio del brano. L’alchemia fra i due funziona e dà vita ad un’ora di esperimenti sonori riusciti.

Genere: avanguardia
Label: Amirani Records
Anno 2017

Tracklist

Part 1 – Lucca Concert, Oratorio degli Angeli
01. First Improvisation in Lucca
02. Second improvisation in Lucca
03. Third improvisation in Lucca
04. Fourth improvisation in Lucca
Part 2 – Bologna Concert, Teatro San Leonardo
01. First Improvisation in Bologna
02. Second improvisation in Bologna
03. Third improvisation in Bologna
04. Fourth improvisation in Bologna

lug 01

Odwalla – Ancestral Ritual

r-10481448-1498335451-4236-jpegLa nuova produzione degli Odwalla, storica formazione di percussioni guidata da Massimo Barbiero, è un live registrato al Teatro Giacosa di Ivrea ad aprile nell’ambito del festival che si tiene lì da tantissimo tempo. Il gruppo è rimasto negli anni stabile, oltre a Barbiero ci sono Matteo Cigna al vibrafono, alla marimba ed al talking drum, Stefano Bertoli alla batteria, Andrea Stracuzzi alle percussioni, Alex Quagliotti alla batteria ed alle percussioni. Accanto a loro due musicisti africani che contribuiscono ad una proficua fusione di idee e ritmi, Bakary Doussou Tourè al djembe e Doudou Kwateh anche lui al djembe ed alle percussioni. Per l’occasione il gruppo si allarga, ci sono Baba Sissoko voce e tamá e la cantante Gaia Mattiuzzi. Le composizioni, scritte tutte da Barbiero, le abbiamo già ascoltate in altre occasioni, ma c’è sempre spazio per nuove riletture, dovute a quella che è stata l’evoluzione di tutto il gruppo insieme ai vari ospiti che ne hanno fatto parte. La musica ha ora un forte impatto melodico, guidata dai vibrafoni e dalle marimbe di Barbiero e Cigna e ciò ne fa qualcosa di unico. Ovviamente c’è l’Africa, ma è difficile accostarli a gruppi del passato come quelli di tutti percussionisti di Art Blakey o Max Roach o a quelli odierni che accompagnano Steve Coleman con i richiami alla cultura afrocubana. La musica di Odwalla è qualcosa di unico, capace di guardare al passato ed a qualcosa di ancestrale, ad esempio le voci di Sissoko e Gaia Mazziuzzi su Cerbero e l’assolo successivo alla marimba, ma resta la passione per la melodia, quel qualcosa di indefinibile e passionale che emerge anche con l’appoggio sensibile degli altri percussionisti. L’esibizione dal vivo è stato un successo ed ora la si può godere anche su disco.

Genere: jazz

Label: Autoprodotto

Anno 2017

Tracklist
01. Il cappellaio matto
02. Cerbero
03. Per Emanuela
04. La bella e la bestia
05. Il cappellaio matto
06. Cumana

giu 29

Kusimanten – Bleib ein Mensch

778La band Kusimanten è costituita dalle austriache Marie-Theres Härtel alla viola e deeLinde al violoncello e dall’ucraina Tamara Lukasheva. È un incontro che dà come risultato qualcosa di originale e di inaspettato, un’esperienza che arriva dopo che Härtel e deeLinde si erano dedicate a portare delle innovazioni alla musica tradizionale austriaca. Ora la loro proposta cambia completamente presentandoci un piacevole misto di generi che va dalla classica al jazz fino al folklore ed alla tradizione musicale dell’Europa dell’Est con un poco di pop. Gli archi e le virtuosità della voce della Lukasheva trovano un’intesa che risulta fresca, come si ascolta sul titolo che dà il titolo al disco, una melodia che si avvicina alla musica pop, ma originale per via della formazione. In questo variegato mondo musicale l’ascoltatore si trova completamente a proprio agio, un ondeggiare di archi e voce, ma anche di sentimenti, musiche, emozioni. Molto bella l’introduzione al violoncello di Gewichtige Gewirrung che subito acquista la forma di un ritmo rock mentre la voce porta l’esecuzione subito dopo in altri territori. I tre in questo sono geniali, anche all’interno dello stesso brano riescono a spiazzare l’ascoltatore senza mai perdere il filo del discorso. Su Marisja, tratto dalla tradizione croata c’è una fisarmonica, una tradizione rivisitata e stravolta a modo loro, con un pizzicato al violoncello che apporta un poco di swing americano al tutto. Unaffected è uno struggente duo fra la voce ed il violoncello suonato in pizzicato, un momento di jazz che potrebbe essere un’idea per un disco futuro, tanta è l’intensità che le musiciste riescono a trasmettere. Su Ungstellaus c’è l’ospite Nenad Vasilic al basso, qui arriva anche un poco di funky. Insolita incisione, con tanti ingredienti che ne fanno un piatto prelibato.

Genere: avanguardia
Label: Leo Records
Anno 2017

Tracklist

01. Was die Bäume sehen
02. Das Leben eines kleinen Wesen.
03. Gewichtige Gewirrung
04. Marisja
05. Bleib ein Mensch
06. Takatakatikataka
07. Unaffected
08. Berdovichko
09. Vogel Fly
10. Ich hab genug
11. Ungstellaus
12. Gute Nacht

giu 29

Alt-J @ Ferrara Sotto Le Stelle

Dopo l’intima data di Agnes Obel di apertura del festival nel cortile del Castello, tocca agli Alt-J cimentarsi nel palco dell’assai più capiente piazza Castello, e lo fanno con un tutto esaurito; non si può fare quindi subito un plauso alla nuova direzione artistica subentrata quest’anno, che prende il testimone e continua quindi a registrare successi mantenendo un cartellone sempre interessante da ventidue anni a questa parte.
19576735_10212196454039276_103722081_oLa pioggia al pomeriggio mi aveva inizialmente preoccupato, ancor di più il temporale delle 20, che colpisce la città proprio mentre sto per uscire di casa. Arrivo in centro incappucciato e pronto a vivere forse il mio primo concerto non sotto le stelle ma sotto la pioggia, mi accingo verso la zona degli ingressi di piazza Savonarola e mi si presenta di fronte probabilmente una delle code più lunghe mai viste durante gli anni di concerti di Ferrara Sotto Le Stelle. Dal cielo cadono ancora gocce, davanti al palco già tanta gente coi suoi variopinti k-way prega facendo danze apotropaiche per scacciare il maltempo e l’obiettivo sembra raggiunto perchè fortunatamente più gente entra, meno nuvole si vedono. Alle 20:35 salgono i The Lemon Twigs, gruppo che ha l’onore e l’onere di aprire le danze e lo fa nella maniera più degna: la band americana dei fratelli D’Addario sfodera il loro rock a tratti psichedelico ed un pò glam, ma in un’oretta scarsa scalda decisamente gli animi dei tanti accorsi per il main act. Passano una ventina di minuti, il palco si impreziosisce di strutture luminose che scandiscono gli spazi, la paura di ulteriori rovesci è praticamente passata, la piazza è ormai piena ed ecco salire i tre inglesi pronti ad iniziare il loro show, che si preannuncia davvero di qualità come accennatomi durante la pausa da un amico che lavora nella parte tecnica del festival e che ha avuto modo di assistere al soundcheck del pomeriggio. 19551418_10212196453399260_210773487_oSi percepiscono le note di 3WW, primo brano dell’ultimo lavoro in studio del trio, Relaxer, fresco di pubblicazione da meno di un mese, album che ad un primo ascolto mi ha lasciato personalmente con qualche dubbio ma che proprio per questo motivo accresce la mia curiosità nel sentire l’intera performance dal vivo. La scaletta è infatti ben equilibrata, composta da brani del nuovo disco ed ovviamente da una buona fetta di canzoni dai precedenti due album, il tutto purtroppo interrotto solo al quarto brano, a causa di un blackout dell’impianto audio principale (la band ha continuato a suonare per qualche dozzina di secondi prima di rendersi conto dell’accaduto, per poi scendere e ritornare sul palco dopo circa un quarto d’ora). Fortunatamente questa sosta non voluta, non ha nè scalfito la verve della band, nè ha affievolito il calore del pubblico: la band torna sul palco scusandosi e riprendendo con Nara il brano interrotto poco prima. Seguono circa una quarantina di minuti dove il trio sfodera senza alcuna imperfezione il loro repertorio, passando in ordine sparso da brani come Every Other Freckle, Matilda che in tanti cantano a squarciagola, mi sembra poi di riconoscere House Of The Rising Sun (forse l’unico momento un po’ pesante della serata), ma passando anche attraverso le più conosciute Breezeblocks e Left Hand Free che fanno muovere e cantare il tutto esaurito della piazza. 19551769_10212196453479262_1014692236_oLa performance è impreziosita da un comparto scenografico fatto di luci che, come accennato in precedenza, delimitano gli spazi del palco dei tre musicisti, i quali però il più delle volte rimangono statiche ombre frontali. Gli Alt-J salutano il pubblico di questa unica data italiana, ringraziando di cuore e apprezzando l’ospitalità di Ferrara, in particolare il cibo che nei pochi giorni trascorsi in città a detta loro li ha fatti ingrassare. Una performance che ha confermato le buone impressioni che avevo riguardo la professionalità e la freschezza di questo gruppo, una serata che al di là dell’intoppo tecnico è filata liscia nonostante il clima, e come aggiunge un ragazzo poco distante da me “alla fine, siamo venuti a Ferrara e finalmente adesso siamo anche sotto le stelle”. La grande massa si sparpaglia sulle note di Africa dei Toto (e tutti la cantano!) abbandonando piazza Castello e calciando vuoti bicchieri di plastica, prendendosi un attimo per fare un selfie col castello Estense sullo sfondo o chiedendo dove trovare un kebabbaro aperto, togliendosi ormai quei k-way che avevano fatto un po’ impensierire… ma alla fine Ferrara, in queste occasioni e soprattutto accompagnata dalla colonna sonora degli Alt-J è bella anche quando piove.

Come sempre grazie a Sara Tosi per le splendide foto.

giu 28

Franziska Baumann, Christoph Baumann – Interzones Volume 1

787La vocalista Franziska Baumann usa anche effetti elettronici nel duo insieme al pianista Christoph Baumann. Insieme collaborano dal 2005 in trio insieme al sassofonista Jurg Solothurnmann, con cui hanno relalizzato due incisioni per la Leo Records. Per questo duo come sempre fanno un viaggio all’interno di un caleidoscopio in cui i protagonisti sono i suoni. Lei è capace di utilizzare di tutto con la sua voce così duttile, dalla tradizione classica alla new music, fino al jazz ed al genere world, mentre il pianista reagisce a questa enorme fonte di energia in modo molto preciso, capace com’è, anche lui, di utilizzare i suoni del jazz o dell’avanguardia in un continuo processo al cui centro è l’ improvvisazione. Il jazz è presente su Puls 105, e la new music su Fixed after Your Hand and Purpose (Five Impros), un brano in cui si combinano la voce, il pianoforte, gli effetti elettronici in modo naturale, passando anche da uo stile all’altro. L’esecuzione appare così sorprendente, non legata a niente di preciso, tuttavia la forte personalità dei musicisti fa sí che la musica appaia come un tutto organico. Daili Entropy (De Bus fahrt ab) è un tour de force della vocalista impegnata in un velocissimo percorso inseguita dal pianoforte impegnata nell’entropia giornaliera del titolo. Elektrofunkel sembra inseguire un esperimento in laboratorio il cui risultato è incerto, lentamente il brano prende corpo mentre l’elettronica lascia spsazio ad un pianoforte acustico che va per la sua via, prima di essere richiamato dalla voce su atmosfere misteriose. È un disco insolito, che vale la pena di ascoltare abbandonandosi alla fantasia sconfinata dei musicisti, molto abili nel coordinare le fonti acustiche ed elettroniche in un quadro ricco di sorprese. Da ascoltare, ci si troverà comunque qualcosa di interessante.

Genere: avanguardia
Label: Leo Records
Anno 2017

Tracklist

01. Puls 105
02. Coming into Things
03. Fixed after Your Hand and Purpose (Five Impros)
04. Daili Entropy (De Bus fahrt ab)
05. Elektrofunkel
06. Operatic Line
07. Fast and the Fury
08. Do We have a Situation? (My One and Only Love)
09. Piece No. 3
10. Part I… (Messiaen Mode 3)

giu 27

The Clarinet Trio plus Alexey Kruglov – Live in Moscow

781Per la quinta incisione del Clarinet Trio si è scelta la città di Mosca, un live presso il teatro di arti drammatiche. I tre sono Gebhard Ullmann al clarinetto basso, Michael Thieke al clarinetto contralto ed al clarinetto e Jürgen Kupke al clarinetto. È una formazione che incide e dà regolarmente concerti dal 1998, questa volta si è allargata a quartetto per la seconda metà dell’album, dove si aggiunge il sassofonista contralto russo Alexey Kruglov, per l’occasione arrivato dopo qualche ora di prove nel pomeriggio prima del concerto. Come sempre la musica mette in luce le possibilità espressive dei loro strumenti, fra improvvisazione e momenti in collettivo, fra scrittura e improvvisazione, in un continuo cambio di ruoli che dà a ciascuno la possibilità di esprimersi nel miglior modo possibile. Sono modalità esecutive che possono ricordare il Rova, il quartetto di sassofoni californiano che così tanto ha datto a questo genere musicale. Dopo il movimentato Drierlei arriva un’atmosferra blues su Blaues Viertel, mentre Ullmann dà il ritmo gli altri due prendono il volo come solisti in’atmosfera che ha, nonostante il titolo, il proprio punto di riferimento nell’avanguardia. Gli strumenti si fanno più esagitati su Seven 9-8, qui uno scatenato Jürgen Kupke mostra le possibilità tecnico-espressive del suo strumento. Subito dopo si aggiunge Kruglov al sax alto, da lui suonato ad estrarne tutti i suoni possibili in momenti che a volte ricordano un Roscoe Mitchell. L’intesa funziona alla perfezione, l’improvvisato collettivo di Collective No.9 (Part 1-4) è un bell’esempio delle infinite possibilità sonore che una tale formazione ha a disposizione. Il lungo News? No News, più di quattordici minuti, chiude il disco mentre l’empatia nell’esecuzione fra i musicisti diventa perfetta.

Genere: avanguardia
Label: Leo Records
Anno 2017

Tracklist

01. Variationen über rauch un Moder
02. Dreierlei
03. Blaues Viertel
04. Seven 9-8
05. Collective No.9 (Part 1-4)
06. Kleine Figuren No.2
07. Animalischen Stimmen
08. News? No News

giu 26

Veramiglia Festival

veramiglia_17_print-01Torna anche quest’anno il festival Veramiglia, giunto alla sua quarta edizione. Il Festival si svolgerà nelle giornate di venerdì 7 e sabato 8 luglio nel parco della Delizia del Verginese a Gambulaga (FE). Come nelle passate edizioni, il programma propone un interessante mix di arti visive, musica e gastronomia.

Sul palco principale si esibiranno alcuni tra i migliori artisti del panorama musicale nazionale: il 7 luglio ci sarà il reggae degli EBM – Earth beat Movement, la carica Ska de Le Iene e le ballate emo-folk dei Give Vent. Sabato 8 luglio sarà una giornata all’insegna dell’elettronica con i Niagara, uno dei migliori gruppi italiani sempre più apprezzati all’estero, i ferraresi NI NA, e l’immancabile afterparty Urban Disorder.

All’interno della Vinaia del Verginese, si terrà la mostra di arti visive curata da Discordia Art Collective, la quale quest’anno vanta una rosa di nomi di altissima qualità tra i quali Matteo Arfanotti, Alessandro Passerini e Carlo Szeya.

All’interno del festival verrà allestita un’ampia zona ristoro in cui verranno serviti hamburger e piadine accompagnati da cocktail e dalle migliori birre in circolazione; inoltre vi sarà anche un grande ed ampio mercatino dell’arte e dell’artigianato.

La realizzazione del festival Veramiglia è resa possibile dalla collaborazione tra Arci BDC Eventi, Discordia Art Collective, Comune di Portomaggiore, Arci Ferrara e Cooperativa Atlantide.

L’ingresso è a offerta libera e in caso di maltempo  tutto il festival si terrà dentro alla Vinaia.
Ampio parcheggio gratuito.

 

Pagine Facebook:  VeramigliaArci BDC EventiDiscordia Art Collective

Evento facebook – Veramiglia 2017 | 7 & 8 luglio

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