dic 05

Angelo Divino – Love to A to Z

angelodivinoIl cantante Angelo Divino è un rappresentante di quella tradizione di cantanti americani che con grande perizia esecutiva fa rivivere gli standard nello stile dei famosi cantanti del passato. Ha suonato con la Duke Ellington Legacy Band, è stato amico della sorella del Duca, Ruth, ed ha inciso Let Me Be Frank in occasione del centenario della nascita di Frank Sinatra, un album che ha avuto un bel successo presso il pubblico di appassionati. Questa volta si presenta con un album dedicato al tema dell’amore dall’A alla Z con 10 canzoni in cui ciascuno si può identificare. La ritmica è costituita da Rich Eames al pianoforte ed alla tastiere, Adrian Rose al contrabbasso e Michael Rosen alla batteria. Gli ospiti, presenti da un brano all’altro, sono Doug Webb e Jonathan Dane alla tromba. Sono tutte canzoni che raccontano una storia, costruite con swing e tanta classe, in cui la voce così seducente del cantante va perfettamente con una ritmica che lo accompagna mettendone in luce le sue qualità. Gli interventi degli ospiti sono sempre pertinenti, prendiamo ad esempio l’assolo sordinato del trombettista su Strangers Again o del sassofonista tenore Doug Webb su Hey Life che apre l’album. Tutto scorre con swing ed eleganza nel rispetto della migliore tradizione americana, una perfetta colonna sonora per la notte.

Genere: vocal jazz
Label: Autoprodotto
Anno 2017

Tracklist

01. Hey Life
02. About Last Night
03. Fun and Games
04. Strangers Again
05. Flying Saucers
06. I Love You, Goodbye
07. If You Want Me to Love You
08. I Remember
09. For Now She Loves Me
10. Love is a Place to Stay

dic 03

Mark Egan Arjun Bruggeman – Dreaming Spirits

41mm7bpcidl-_sx466_Il bassista Mark Egan è qui con degli strumenti a cinque e ad otto corde ed é ovviamente uno spettacolo ascoltarlo mentre riesce a farli suonare come delle chitarre dalla voce più grave. Insieme a lui Arjun Bruggeman alle tabla ed altri strumenti a percussione. I due hanno trovato di avere qualcosa di importante in comune fin dal 2008, quando si sono trovati a suonare con il cantante indiano Krishna Das, collaborazione che dura ancora. Il trio del disco è completato da Shane Theriot alle chitarre, acustiche ed elettriche, un musicista molto versatile che ha suonato ovunque, in tour, in studio, jazz, rock, fusion, in pratica di tutto. La musica del disco scorre per settanta minuti e ci ricorda le imprese di gruppi come Shakti o gli Oregon di Ralph Towner, con quei suoni tra fusion e world in cui le tabla ed il basso elettrico ispirano le chitarre molto sensibili di Theriot, musicista con una sua voce personale che arricchisce il suono del trio con accenti originali. Ci sono ovviamente molti momenti in cui si evidenzia il basso di Egan, ma sarebbe fuori luogo cercare virtuosismi che i tre rifiutano a priori, qui c’è molto dialogo, molte idee e resta poco spazio per un’inutile spettacolarità esecutiva. C’è anche un breve blues, qualche minuto, Spirit Blues, che fa da prologo alla composizione che dà il titolo all’album, in cui si ascoltano in mezzo ad atmosfere meditative guidate dal leader anche dei momenti molto intensi della chitarra di Theriot. Sono settanta minuti pieni di sorprese, gradevoli e dall’evidente originalità.

Genere: jazz fusion
Label: Wavetone Records
Anno 2017

Tracklist
01. Village Call
02. Mombossa
03. Wave Motion
04. C Drone Expansion
05. Canyon Walk
06. Framonics
07. The In Between
08. Joy Ride
09. Spirit Blues
10. Dreaming Spirits
11. Morning Light
12. Waking Spirits
13. Voices
14. When Spirits Dance

dic 02

Chris Jennings – Drum’n Koto

sans-titre-5Questo del contrabbassista canadese, ma ormai francese di adozione, Chris Jennings, è un disco sorprendente, il suo settimo da leader. Senza apparente sforzo alcuno riesce a fornirci un’incisione che mette insieme jazz e world, fusion e musica giapponese, un crossover, se proprio vogliamo utilizzare un termine che forse riesce a descrivere la sua musica, di altissimo livello, in cui tutti, il suo trio e gli ospiti Nguyên Lê alla chitarra e Kudsi Ergüner al flauto ney, convivono pacificamente e con reciproco profitto. Insieme al leader ci sono la giapponese Mieko Miyazaki al koto, strumento tradizionale a corde del suo paese e Patrick Goraguer alla batteria ed al santur, strumento musicale iraniano. È certamente da lodare la qualità tecnica dell’incisione, ma è anche un dato di fatto che dall’inizio di Left Turn Signal alla fine di Väntan si ascolta rapiti una musica in cui il virtuosismo dei musicisti si nasconde dietro la musicalità della proposta. Il contrabbasso ed il koto si fondono insieme come se fossero un’unità funzionante da sempre, a ciò si aggiunge la batteria di Goraguer, pulsante in modo sottile a dare slancio all’insieme. Su un brano come Teylà Ferechteh si può ascoltare l’empatia fra i tre, tutto appare naturale, l’assolo del leader accompagnato dal koto e poi il trio di nuovo insieme, senza sbavatura alcuna, naturale come un trio di pianoforte jazz. Su Fifth Face arriva la chitarra di Nguyên Lê a portare accenti fusion, anche lui perfettamente integrato all’interno del progetto. Il flauto ney di Kudsi Ergüner si ascolta su Ney & Guitar intro to Silent Speech e Silent Speech, un brano speciale in cui c’è anche la chitarra di Lê e Goraguer al santur. Qui ci avviciniamo ad atmosfere world, insieme a Tehran, il ney ed il santur trovano una via insieme al contrabbasso ed il koto che tracciano le armonie. È uno di quegli album che ha tutte le qualità per restare, al di là dei generi e delle mode.

Genere: jazz
Label: Promise Land
Year: 2013

Tracklist

01. Left Turn Signal
02. Bass intro to Teylà Ferechteh
03. Teylà Ferechteh
04. Fifth Face
05. Always Line 9
06. Trieste Klok
07. Ney & Guitar intro to Silent Speech
08. Silent Speech
09. Tehran
10. You Are Missed
11. Väntan

nov 28

Festival Jazzdor a Strasburgo

indeximages

La 32.ma edizione del festival Jazzdor a Strasburgo in Francia si è svolta dal 10 al 24 novembre con l’esibizione di numerosi gruppi, ben trentuoi concerti sparsi per tutta l’area cittadina, alcuni si sono tenuti oltre il confine costituito dal fiume Reno, a Offenburg in Germania. Impossibile seguirli tutti, anche se in questo periodo dell’anno, senza eventi importanti, c’è chi approfitta di qualche settimana di ferie per fare una scorpacciata di musica. Fra i musicisti anche Paolo Fresu, esibitosi insieme a Ralph Towner in duo ed in quartetto. Nessuna preferenza di genere, l’organizzatore Philippe Ochem ha dato spazio un pò a tutti. Al Centre Socio-Culturel du Fossé des Treize si è tenuta una serata dedicata al free che ha visto sullo stesso palco prima il duo di Mette Rasmussen al sax alto insieme al batterista americano Chris Corsano, seguita dal trio The Thing costitutito da Mats Gustafsson ai sax tenore e soprano, Ingebrigt Håker Flaten al contrabbasso ed al basso elettrico e Paal Nilssen-Love alla batteria. In sala il tutto esaurito, circa duecento gli spettatori che hanno gremito il piccolo teatro in tutti gli ordini di posti. Il duo Rasmussen/Corsano ha eseguito una serie di brani in cui la sassofonista norvegese ha mostrato la sua notevole sensibilità per questo genere di musica, cambiando atmosfere, da quelle più roventi ad altre ricche di momenti lirici. Il batterista americano è ricco di fantasia nelle sue esibizioni di ritmi complessi nel dialogo insieme al sassofono. La loro musica in duo è autosufficiente, ricca di dialogo e idee. Subito dopo il trio The Thing ha dato vita ad un set estremamente fisico, con gli strumenti spinti sempre al massimo. Gustafsson si è esibito per lo più al sax tenore mostrando una foga dirompente, alla Peter Brötzmann, con cui spesso ha suonato insieme. La ritmica dopo tanti anni insieme ha ormai un’empatia totale, riversando anch’essa sul pubblico un’energia che è stata ben accolta con calorosi applausi. Durante il concerto Gustaffsson è passato anche al sax soprano, suonato con personalità, e Ingebrigt Håker Flaten al basso elettrico. Ottimo concerto e positiva risposta del pubblico. A Offenburg in Germania, alla Reithalle, si è esibito il nuovo trio del pianista tedesco Joachim Kühn insieme al contrabbassista canadese, ma residente in Francia, Chris Jennings ed al connazionale Eric Schaefer alla batteria. Il progetto Deutsch-Französische Jazztage è uno dei festival più longevi, è dal 2003 che ininterrottamente dura questa collaborazione che ha permesso al pubblico di conoscere sia progetti di musicisti francesi e tedeschi che star del jazz internazionale come Joe Lovano, Tomasz Stanko o Ravi Coltrane. Joachim Kühn ha trovato in questo nuovo trio una seconda giovinezza, ha suonato con slancio ed energia, come conosciamo da sempre, presentando il suo nuovo disco per la ACT. Si sono susseguiti brani dei Doors e suoi più qualche standard. Il pomeriggio, si è cominciato alla 17, è stato ripreso da una TV francese e dovrebbe essere presto visibile anche su youtube. Dopo il suo set è apparso il nuovo quartetto del batterista francese Daniel Humair con Marc Ducret alla chitarra elettrica, Bruno Chevillon al contrabbasso e Fabrice Martinez alla tromba. Anche qui musica ricca di energia, caratterizzata dall’inquieta chitarra di Ducret, che di continuo ha cambiato fra il plettro e l’intera mano per estrarre suoni inconsueti, sempre propositivo nei confronti del trombettista, ovviamente anche lui “elettrizzato” da tanta energia messa in moto dalla ritmica. Per un brano, One More Free, si è aggiunto Joachim Kühn, per celebrare, come dice il titolo, la musica free. Il pubblico numeroso ha gradito, chiamando i musicisti per un bis.

nov 27

Emanuele Sartoris / Marco Bellafiore- I Suoni del Male

240La Dodicilune è ormai una realtà importante del jazz italiano e questo disco del pianista Emanuele Sartoris insieme a Marco Bellafiore- ne è una bella conferma. I due giovani protagonisti hanno inciso cercando di tradurre in musica le atmosfere delle famose poesie del libro di Charles Baudelaire I Fiori del Male, da qui il gioco di parole del titolo del disco. Al centro dei brani la suite Il Fantasma in quattro movimenti, che fa da nucleo portante del’intera incisione. I due si scambiano i ruoli di accompagnatore e solista rendendo la loro musica moderna, ricca di dialoghi in cui si raccontano tantissimo, rendendo così i cinquanta minuti compatti e facili da ascoltare. Nello stile di Sartoris ci sono i pianisti del Nordeuropa e la classica, ma a queste influienze ha saputo dare qualcosa di personale. Anche Bellafiore, sia con la tecnica del pizzicato che con l’archetto (un intenso momento su Il ritratto) dà il suo importante contributo alla riuscita dell’album. Fin da L’Albatros, fra le più famose poesie di Baudelaire, la musica funziona e lentamente ci si accorge che scorre come un tutto continuo, a dimostrazone dell’empatia che c’è fra i due. A volte malinconica, a volte dal carattere estatico, le esecuzioni dei due ispirate dal poeta francese hanno tutte le qualità per funzionare da sole. Da ascoltare.

Genere: mainstream
Label: Dodicilune
Year: 2017

Tracklist

01. L’Albatros
02. Lo spettro
Un Fantasma
03. I – Le tenebre
04. II – Il profumo
05. III – La cornice
06. IV – Il ritratto
07. Sed non satiata
08. Corrispondenze

nov 26

Gregory Lewis – Organ Monk Blue

gregory_lewis__organ_monk_blueQuest’anno, precisamente il 10 Ottobre, c’è stato il centenario della nascita del pianista e compositore Thelonious Monk. Un’occasione che non poteva scappare all’organista Greg Lewis , con questo al quarto album dedicato alle famose composizioni. Questa volta è in trio, con il chitarrista Marc Ribot e Jeremy Bean Clemons alla batteria. Sono otto le composizioni presentate, dalle più famose, a quelle meno incise. il trio ha la possibilità di spaziare a fondo sulle armonie, di prendersi delle libertà e di improvvisare estensivamente. Marc Ribot è fra i chitarristi più richiesti a New York, dal genere latino al free, qui passa per il mainstream con grande facilità. Gli assoli di grande livello non mancano, ad esempio Ribot sul finale Ba-lue Bolivar Ba-lues-are oppure del leader sull’iniziale Greeen Chimney cui fa seguito un Ribot in stato di grazia. Le composizioni sono state arrangiate in modo originale, per renderle adatte al classico trio di Hammond B3, chitarra elettrica e batteria, ma la band è di quelle che sfugge alla tentazione di clonare altre famose formazioni simili. A parte Monk, si ascolta qui un trio con una voce propria, in grado di inventare qualcosa di nuovo. Dai grandi organisti del passato si è tratto ispirazione, ma sono stati superati. Ci si diverte ad ascoltare qui un trio che fa Monk in versione un pò soul, un pò funky, in ogni caso moderno e appagante all’ascolto.

Genere: modern jazz
Label: Autoprodotto
Anno 2017

Tracklist

01. Green Chimneys
02. Blue Sphere
03. Raise Four
04. Mysterioso
05. Blue Hawk
06. Nutty
07. Blues Five Spot
08. Ba-lue Bolivar Ba-lues-are

nov 25

Steve Slagle – Dedication

steve-slagle-dedication-cover-draft-150x150Fra i musicisti di rilievo ma sottovalutati della scena contemporanea del jazz mainstream c’è l’americano Steve Slagle (sax alto, soprano e flauto), uno che produce da solo e che negli anni ci ha dato degi album di ottima qualità. Il nuovo, sempre su Panorama Records, è insieme a una ritmica di musicisti piuttosto conosciuti, Lawrence Fields al pianoforte, Scott Colley al contrabbasso e Bill Stewart alla batteria. Gli ospiti sono Roman Diaz alle conga e percussioni su cinque brani, il famoso chitarrista Dave Stryker è presente su sei dei nove brani. Si comincia con un calipso, Sun Song dedicato a Sonny Rollins, a seguire un brano dall’andamento più spigoloso, Niner, mentre Major in Come è un brano in cui i musicisti mostrano la loro passione per quel jazz in cui il termine swing a ancora un significato. Bello il lavoro della ritmica e l’assolo del leader. Triste Beleza è una bossa nova scritta da Slagle che ha la modestia di ammettere che ha aspettato tanto a scrivere il brano perché trovava difficile aggiungere qualcosa a quello già fatto dai grandi del genere. Su Opener è al flauto, un brano dedicato a Jackie McLean. Watching Over è dedicato al pittore Marc Chagall. Corazon è del chitarrista Dave Stryker, dedicata a Joe Zawinul, che la ascoltò proprio dall’autore. Come sempre Stryker dimostra di essere un grande del suo strumento. Su Sofi, dedicato alla figlia, passa al sax soprano, su cui mostra una bella intensità emotiva.. Charcoal Blues è di Wayne Shorter, un collega di cui Slagle ha sempre ammirato il suono. Grande mainstream, suono compatto della band e assoli di tutto rispetto.

Genere: mainstream jazz
Label: Panorama Records
Anno 2017

Tracklist

01. Sun Song
02. Niner
03. Major in Come
04. Triste Beleza (Beautiful Sadness)
05. Opener
06. Watching Over
07. Corazon
08. Sofi
09. Charcoal Blues

nov 21

Joachim Kühn – Beauty & Truth

indexJoachim Kühn è tra le star del jazz europeo e fin dagli inizi della sua carriera, negli anni `60, ha contribuito dare un’identità propria alla musica fatta nel veccho continente. Già allora suscitava interesse anche negli USA, dove incise un album per la Impulse insieme al fratello clarinettista Rolf. Nel frattempo di acqua sotto i ponti ne è passata tanta e la sua musica ha acquistato qualcosa di personale, riconoscibile fin dalle prime note, che ne fa un pianista inimitabile. Dopo il famoso trio con Jean-François Jenny-Clark e daniel Humair, con cui ha lavorato per tre decenni, eccolo ora di nuovo in trio con due musicisti delle nuove generazioni, il canadese, ma residente in Francia Chris Jennings al contrabbasso ed il connazionale Eric Schaefer alla batteria, che conosciamo dal trio di Michael Wollny. È un incontro importante, che ha ridato al settantenne Kühn la voglia di fare musica con la forza e l’intensità emotiva del trio con i musicisti francesi. Ad aprire l’album è un momento in solo, Beauty And Truth di Ornette Coleman, con cui ha lavorato ed inciso tral il 1996 ed il 2000. Subito dopo arriva il trio introdotto dal contrabbasso di Jennings, The End dei Doors, di cui viene ripreso anche Riders On The Storm, altro famoso brano. È tutto ricco di calore, di emozioni, tra i tre scocca la scintilla e ciò li rende con un dimensione a sé stante che non ha niente a che vedere con altri trii che fanno brani tratti dalla musica pop. C’è anche Sleep On It degli Stand High Patrol, nell’originale a ritmo di reggae, qui ovviamente in un’altra dimensione, a testimoniare l’enorme cultura musicale di Kühn, che vive a Ibiza in mezzo ad almeno 1500 CDs. Ci sono ancora uno standard, Summertime, due composizioni di Krzysztof Komeda tratte dall’album Astigmatic del 1966, manifesto del jazz europeo a cui Kühn ha assistito durante l’incisione in studio ed il finale Blues for Pablo di Gil Evans. Un album di altissimo livello del nuovo trio che si preannuncia fra le cose più interessanti dell’attuale scena jazzistica.

Genere: trio piano jazz
Label: ACT Music
Year: 2017

Tracklist

01. Beauty And Truth
02. The En
03. Because Of Mouloud
04. Sleep On It
05. Intim
06. Transmitting
07. Summertime
08. Riders On The Storm
09. Machineria
10. Sleep Safe And Warm
11. Kattorna
12. Blues For Pablo

nov 20

Chris Pasin and Friends – Baby It’s Cold Outside

61x2o1npl-_ss500Fra le tante incisioni pubblicate nel periodo natalizio si trova anche qualche disco in cui oltre alle famose canzoni si trovano delle atmosfere jazz. In effetti dei classici come Have Yourself a Merry Little Christmas, che qui apre l’album, spiazzano il pubblico abituato ad ascoltarle in vesti più tradizionali, per chi invece ascolta il genere fa piacere ascoltare questo “jazz natalizio” fatto con grande perizia tecnica. Il trombettista e flicornista Chris Pasin ha avuto l’idea di mettere insieme una band di tutto rispetto, con musicisti famosi a New York e in tutto il mondo che hanno accompagnato tutti i grandi del genere. Al pianoforte c’è Armen Donelian, Ira Coleman al contrabbasso e Jeff Siegel alla batteria, in alcuni dei brani ci sono Peter Einhorn alla chitarra e Rich Syracuse al contrabbasso, la cantante Patricia Dalton Fennell interviene con la sua voce sensuale in alcuni brani, molto simpatico è il duo Baby It’s Cold Outside dove canta in duo insieme a Pasin. Con tali musicisti il risultato sembra scontato, oltre alle canzoni di Natale c’è anche grande jazz, basti ascoltare gli assoli del leader e di Peter Einhorn e Rich Syracuse su I’ll Be Home for Christmas per rendersene conto. Altrove il pianoforte di Donelian dà una raffinatezza insolita a melodie ormai anche nelle suonerie dei cellulari, si ascolti il suo assolo su The Christmas Song che chiude, il disco. Il leader è stato in grado di amalgamare la band e farla rendere al massimo intorno ad un progetto solo apparentemente scontato. Anche con le canzoni di Natale si può fare del mainstream jazz di ottima qualità!

Genere: mainstream
Label: Planet Arts
Anno 2017

Tracklist

01. Have Yourself a Merry Little Christmas
02. Santa Claus Is Coming to Town
03. We Three Kings of Orient Are
04. Oh Come Oh Come Emmanuel
05. Baby It’s Cold Outside
06. It Came upon a Midnight Clear
07. God Rest Ye Merry Gentlemen
08. Greensleeves
09. Christmas Time is Here
10. I’ll Be Home for Christmas
11. The Christmas Song

nov 19

Gabriele Tranchina – Of Sailing Ships and the Stars in Your Eyes

ymuller_gabrieletranchina_2017cover300ppi-1024x921-200x200La cantante di origine tedesca Gabriele Tranchina forma da anni un sodalizio artistico di alto livello insieme al marito pianista e tastierista Joe Vincent Tranchina. Per questa nuova incisione ci hanno fatto aspettare un poco, l’ultima risaliva al 2010. Ma è un lavoro di alto livello, con una band ben focalizzata sul progetto, tutti musicisti piuttosto noti in USA, ci sono ad accompagnarli Carlo De Rosa al contrabbasso e Vince Cherico alla batteria insieme al percussionista panamense Renato Thoms. La voce della cantante è ovviamente uno dei punti forti della formazione, lei canta senza problemi in cinque lingue, in inglese, in portoghese con una canzone di Antonio Carlos Jobim e Vinicius de Moraes, O Morro Não Tem Vez e Vera Cruz di Milton Nascimento, in francese, in italiano, Meglio Stasera, scritta da Henry Mancini per il famoso film La Pantera Rosa con il testo italiano di Franco Migliacci e in tedesco, Ein Alter Tibetteppich, un testo della poetessa Else Lasker-Schüler arrangiato dal marito. La musica della band ci fa fare un viaggio per il mondo, fra navi veleggianti e stelle, incontrando di tutto, bossa, latin, swing, ballad, fusion, assoli di ottima fattura e ovviamente la cantante, che ci fa ascoltare anche lo scat su A Song for India. Fra i momenti migliori Autumn in New York, il famoso standard di Vernon Duke, insieme al titolo che dà il titolo all’album e che porta la firma di Joe Vincent Tranchina. Un invito a viaggiare con questa musica come colonna sonora.

Genere: vocal jazz
Label: Rainchant Eclectic Records
Anno 2017

01. Island Dreams
02. Autumn in New York
03. Bossa Ballad and Blue
04. Straphangin’
05. Je Crois Entendre Encore
06. O Morro Não Tem Vez
07. Of Sailing Ships and the Stars in Your Eyes
08. Meglio Stasera
09. Vera Cruz
10. Ein Alter Tibetteppich
11. Slow Hot Wind
12. A Song for India

Post precedenti «