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	<title>musicZoom &#187; underground &raquo; musicZoom</title>
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		<title>Sweet Jane and Claire – We are ready for the electric chair</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Sep 2015 15:02:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Umberto Profazio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[electro garage]]></category>
		<category><![CDATA[go down records]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='https://www.musiczoom.it/?p=24180' addthis:title='Sweet Jane and Claire – We are ready for the electric chair '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><img class="alignleft size-medium wp-image-24182" alt="Sweet-Jane-And-Claire-We-Are-Ready-For-The-Electric-Chair" src="http://www.musiczoom.it/wp-content/uploads/2015/09/Sweet-Jane-And-Claire-We-Are-Ready-For-The-Electric-Chair-300x300.jpg" width="300" height="300" />Un amico di Benevento mi ricordava spesso come la città fosse popolata da numerose band. Presentandola, a seconda dell’umore, a volte come una fucina di talenti e a volte criticandola per il fatto di permettere a chiunque si svegli una mattina di imbracciare una chitarra e mettere su un gruppo. A quale delle due categorie appartengano i <strong>Sweet Jane and Claire</strong> è facile intuirlo: uscito lo scorso maggio per la Go Down Records, <strong><em>We Are Ready for the Electric Chair</em></strong> è un lavoro solido, ben strutturato, degna prosecuzione dell’esordio <strong><em>Sticky Caramel Mind</em></strong>. Il trio si cimenta nella sua ricerca musicale, secondo i dettami del ribattezzato electro garage (a cui la band aggiunge i non trascurabili ingredienti dello psych e dell’underground). Questa miscela di definizioni partorisce subito <em>Box Full of Joy</em>, che in certi momenti riporta la nostra mente ai <strong>Jane’s Addiction</strong>, mentre la distorta <em>Radar</em> dimostra l’abilità del gruppo nel ricreare ambientazioni alterate da sostanze psicotrope, ribadita successivamente in <em>Teasing Play</em>. L’aggiunta di sonorità sintetiche rappresenta un valore aggiunto, sia quando il colore predominante è il nero (<em>Don’t be cruel</em>), sia quando si schiarisce l’orizzonte (<em>Rarefiled Landscapes</em> o l’immaginifica <em>Tied Lambs</em>). La melodia e il pop si nascondono in certi angoli del disco, come in <em>Kim Deal</em>, forse il pezzo migliore. Se i <strong>Flaming Lips</strong> si fossero formati nella valle del Sannio invece che lungo le rive del fiume Oklahoma, suonerebbero sicuramente così.</p>
<p>Label: Go Down Records<br />
Anno: 2015<br />
Genere: electro garage, psych, underground</p>
<p>Tracklist:</p>
<p>1. Box full of Joy<br />
2. Radar<br />
3. Don’t be cruel<br />
4. Rarefield Landscapes<br />
5. Sex Tex Mex<br />
6. Kim Deal<br />
7. Tied Limbs<br />
8. Teasing Play<br />
9. Scattering<br />
10. Sensorial Collapse<br />
11. Idol<br />
12. Bike in heaven<br />
13. Gaza Raza</p>
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		<title>Von Datty &#8211; Diavolerie</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jan 2013 13:05:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Ricci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[alternative]]></category>
		<category><![CDATA[cantautorato]]></category>
		<category><![CDATA[city zoom]]></category>
		<category><![CDATA[diavolerie]]></category>
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		<category><![CDATA[underground]]></category>
		<category><![CDATA[von datty]]></category>

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		<description><![CDATA[È sempre motivo di autentica soddisfazione ascoltare il disco d’esordio d’un amico che, negli anni, hai visto sudar sangue, arrancare sui sentieri dell’incertezza ed infine gettare alle ortiche quanto prima seminato, affinché da una morte fiorisca una rinascita. Lo è ancor di più se realizzi che con quello stesso amico hai condiviso centinaia di sigarette, &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="https://www.musiczoom.it/?p=11338">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='https://www.musiczoom.it/?p=11338' addthis:title='Von Datty &#8211; Diavolerie '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><a href="http://www.musiczoom.it/wp-content/uploads/2013/01/Diavolerie2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11342" title="Diavolerie" src="http://www.musiczoom.it/wp-content/uploads/2013/01/Diavolerie2-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>È sempre motivo di autentica soddisfazione ascoltare il disco d’esordio d’un amico che, negli anni, hai visto sudar sangue, arrancare sui sentieri dell’incertezza ed infine gettare alle ortiche quanto prima seminato, affinché da una morte fiorisca una rinascita.<br />
Lo è ancor di più se realizzi che con quello stesso amico hai condiviso centinaia di sigarette, bicchieri di vino rosso, ansie paralizzanti, frustrazioni da capogiro e tante – ma tante – ciance notturne.<br />
Se l’occasione, poi, è quella di celebrare non solo la buona riuscita del prodotto, ma soprattutto il compimento del primo passo verso una più chiara consapevolezza del sé – <em>artista</em>, allora non c’è che da brindare.<br />
<strong><em>Diavolerie</em></strong>, questo il nome della fatidica impresa, è l’opera prima dell’aristocratico “<em>Barone</em>” (con la maiuscola) <strong><a title="https://www.facebook.com/pages/VonDatty-Official/127903980621681?sk=photos_stream" href="https://www.facebook.com/pages/VonDatty-Official/127903980621681?sk=photos_stream">Von Datty</a></strong>, giovane artista dell’entroterra capitolino già all’attivo da un paio d’anni con progetti musicali di diversa natura.<br />
A sorprendere, di questo lavoro, è la struttura compositiva scarna, l’essenzialità macinata nei suoi trenta minuti di long playing, ma – sopra ogni cosa – la sonorità diffusa ed ovattata, come fossero primi momenti di veglia (o ultimi istanti di incubo).<br />
<strong><em>Diavolerie</em></strong> è un lavoro fumoso ed oscuro, intriso di nenie allucinate e filastrocche sinistre, umori decadenti e paesaggi inquieti; di certo, lo si potrebbe definire “ambizioso”, ma l’aggettivo che io credo meglio si addica ad un simile incanto è “drammatico”.<br />
Dall’omonima titletrack alla conclusiva <em>Aiutami</em>, passando per le varie <em>Le Streghe</em> (eccelsa) e <em>Von</em> (malinconica), <strong><em>Diavolerie</em></strong> è un portento di efficaci evocazioni; qualcosa che mi auguro possa presto varcare i confini di ogni vostra dimora.<br />
Certo, siamo ancora agli inizi e di strada da calpestare ce n’è ancora molta, fra curve improvvise e tracciati scoscesi … ma se le premesse suonano come i <em>toy piano</em> del Barone, che venga presto la salita!</p>
<p>Tracklist</p>
<p>01. Diavolerie<br />
02. Von<br />
03. Le Streghe<br />
04. Cronache Notturne<br />
05. Nouvelle Vague<br />
06. Aiutami</p>
<p>Anno: 2012<br />
Genere: cantautorato (?)<br />
Etichetta: autoprodotto</p>
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