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	<title>musicZoom &#187; tricky &raquo; musicZoom</title>
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		<title>Vaghe Stelle &#8211; Hope EP</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Dec 2013 16:32:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Diego Ama]]></dc:creator>
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<p><a href="http://www.musiczoom.it/wp-content/uploads/2013/12/hope_artwork2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-16656" title="hope_artwork" src="http://www.musiczoom.it/wp-content/uploads/2013/12/hope_artwork2-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Daniele Mana già conosciuto da anni nel panorama della musica elettronica, torinese di nascita, ex <strong>Nice Guys</strong> iniseme a Cristiano Toffei, e partecipante al Redbull Music Academy a Seattle, in seguito trasformatosi in <strong>The Pure</strong> e al momento confermatosi come <strong>Vaghe Stelle</strong>, torna con un EP chiamato <strong><em>Hope</em></strong>. Insomma il ragazzo ne sa (tant&#8217;è che un suo brano è stato inserito da <strong>Kele</strong> per la sua Block Party Tapes su !K7) ed ascoltando questo EP noto una raggiunta consapevolezza nei suoni, una chiara direzione musicale, una scelta voluta senza troppa omologazione a ciò che gira ultimamente; perchè sì, stiamo parlando comunque di un filone dell&#8217;elettronica che si può definire intelligente, post-dubstep, e una serie di altre mille pseudoetichette che fan molto figo al momento sulla scia di <strong>Burial</strong> che sembra essere diventato il padre di questo genere che in realtà forse neanche esiste. Ma il progetto di Vaghe Stelle, segue una strada sua, sicuramente trae un po&#8217; di ispirazione ma si sente che non vuole copiare, ma vuole forse addirittura staccarsi da questa corrente, per diventare qualcosa d&#8217;altro; già nei suoi precedenti lavori si percepiva questa tendenza, ma di sicuro con questo suo ultimo lavoro si ha davvero la conferma delle potenzialità di questo giovane, che con questo progetto ha finalmente trovato la sua dimensione. L&#8217;Hope EP si caratterizza per avere ritmiche più decise rispetto ai precedenti lavori, strutture meno dilatate, ma non per questo meno oniriche; rimane un oscuro comune denominatore nel dna dei pezzi di Vaghe Stelle, una sensazione di inquietudine, probabilmente frutto dell&#8217;influsso che ha la sua città, una Torino grigia ed esoterica, ma culla di una moltitudine di elementi ispirazionali sfruttati da personaggi creativi e capaci come Daniele. <em>4th Hope</em> è maestosa, ben realizzata, ed è forse la traccia che più si avvicina all&#8217;immaginario &#8220;<em>burialiano</em>&#8221; assieme alla <em>10th Hope</em> per via di voci pitchate, ma che si contraddistingue per inserti un pò tribali e orientaleggianti su una ritmica bella precisa. Leggermente più sperimentali <em>8th Hope</em> che mi sembra un incontro tra <strong>Autechre</strong> e <strong>Aphex Twin</strong> che vanno a farsi una birra con gli <strong>Orbital</strong>, e <em>11th Hop</em>e che calzerebbe a pennello come base per un brano di <strong>Tricky</strong>. Chiudono l&#8217;EP due remix, il <strong>B.A.T.</strong> remix di 4th Hope, eccezionalmente scuro ed ipnotico, minimale e calibrato nel suo crescendo di puro dub, e l&#8217;eccelso <strong>G.O.D.</strong> remix di 8th Hope, che mi ricorda un po&#8217; <strong>Murcof</strong> nelle sue parentesi più scure. Insomma, un prodottino d&#8217;esportazione niente male questo Hope EP, un lavoro che strizza l&#8217;occhio sicuramente oltr&#8217;alpe, oltre manica, oltre e basta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Anno: 2013<br />
Etichetta: Gang Of Ducks</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tracklist:<br />
1) 4th Hope<br />
2) 8th Hope<br />
3) 10th Hope<br />
4) 11th Hope<br />
5) 4th Hope (B.A.T. remix)<br />
6) 8th Hope (G.O.D. remix)</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Esordio per i Fiberglass</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Nov 2013 16:33:38 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='https://www.musiczoom.it/?p=16552' addthis:title='Esordio per i Fiberglass '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><div id="attachment_16553" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-medium wp-image-16553" title="Fiberglass small" src="http://www.musiczoom.it/wp-content/uploads/2013/11/Fiberglass-small-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /><p class="wp-caption-text">Fiberglass</p></div>
<p><strong>Fiberglass</strong> nasce a Napoli nell’aprile 2013 dall’incontro fra Liz Martin (all’anagrafe Annalisa De Martino), ventottenne cantante/polistrumentista/lyricist con alle spalle esperienza di palco in diverse formazioni blues/jazz, e Luca Thomas D’Agiout, eclettico arrangiatore/compositore specializzato in soundtrack, i cui brani sono stati utilizzati da agenzie pubblicitarie americane e, in Italia, anche da RAI e Mediaset. Dopo aver collaborato su brani destinati all’advertising, nel giro di un mese i due danno alla luce un disco di 9 tracce dal titolo <em><strong>Hush</strong></em>, che riflette alla perfezione il loro background musicale caotico e follemente eterogeneo, un mix di alternative rock anni ‘90, flavours elettronici del decennio precedente e moderno synth-pop. Pochi giorni dopo il master finale, l’album finisce fra le mani della direzione artistica del Neapolis Festival che decide di proporli nella prima serata come opening act di <strong>Tricky</strong>. Anche se distante dal suo stile, l’artista londinese apprezza l&#8217;aspetto melodico e l&#8217;orecchiabilità dei brani, lusingando la neonata band con una richiesta di demo a fine show. A dicembre 2013 il duo viene selezionato dallo stesso Tricky per eseguire insieme a lui sul palco dell’Atlantico di Roma un brano scritto per il musicista inglese dal titolo <em>Fireflies</em>. Mirando al lato più istintivo dell&#8217;ascoltatore, Fiberglass si allontana dalla ricercatezza forzata degli arrangiamenti e punta soprattutto alla fruibilità della propria musica che i due amano definire retro alternative pop.</p>
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		<title>Nuovo album per The GrOOming</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Oct 2013 15:03:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='https://www.musiczoom.it/?p=15856' addthis:title='Nuovo album per The GrOOming '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><img class="alignleft size-medium wp-image-15857" title="Cover" src="http://www.musiczoom.it/wp-content/uploads/2013/10/Cover-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" />Una piccola scimmia viola che si dondola nell’aria, appesa per la coda. E’ questo il simbolo di<strong> The GrOOming</strong>, band milanese di musica elettronica dai <em>1000 volti</em>, come suggerisce il titolo di una loro canzone riferendosi ai molti volti noti presenti nel progetto. Nata nel 2007 dall’intuizione e dall’estro di Paolo Girelli – bassguitar – e di Giacomo Vanelli – Giackxx, programming e synth –si ispira al Bristol sound, al trip hop firmato <strong>Massive Attack, Tricky</strong> (con cui hanno condiviso il palco al Live di Trezzo ad aprile 2013), ai <strong>Planet Funk</strong> (con cui hanno suonato al Live di Trezzo, al Magnolia e al Carroponte) e ai <strong>Portishead</strong>. Un percorso creativo che si snoda tra musica e sperimentazione e che nel corso del tempo si è costantemente arricchito, grazie anche al supporto di Daniele Falletta alla chitarra elettrica e di Emanuele Alosi alla batteria. Un set multiforme accompagnato da proiezioni e video performance d’eccezione, dove suoni e colori si fondono in modo indissolubile. Passo dopo passo, incisione dopo incisione, l’esperienza musicale è arricchita da eccellenti collaborazioni. Ecco quindi alternarsi in studio e sul palco le voci di Meme Galbusera, di Gianluca “TheHuge” Plomitallo, Jack Jaselli, Alessandra Contini de Il Genio, il chitarrista di Francesco Sarcina Ezio Castellano, Denise Misseri, Ketty Passa, Paolo Martella e Chiara Canzian per esprimere dolcezza, oscurità, sensualità, disperazione, denuncia, decadenza. Anche le liriche rappresentano materia d’incontro con diversi artisti: nascono in maniera spontanea, quasi per gioco. Un monologo interiore diretto, che porta alla registrazione della melodia, in un inglese scimmiottato e scimmiesco. L’uscita del nuovo album di The GrOOming, <em><strong>ThisConnect,</strong></em> è prevista per il 3 dicembre 2013.</p>
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		<title>Selfishadows – Step On</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Oct 2013 15:02:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Max Sannella]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='https://www.musiczoom.it/?p=15687' addthis:title='Selfishadows – Step On '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><img class="alignleft size-medium wp-image-15688" title="selfishadowspg" src="http://www.musiczoom.it/wp-content/uploads/2013/10/selfishadowspg-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" />Si credeva – in tutta sincerità – che l’arte o la manipolazione di frequentare le nuvole grigie del glitch-wave avesse oramai esaurito tutti o quasi gli argomenti o che perlomeno avesse ancora poche cose da mettere in piazza, ed ogni ipotesi ad un suo nuovo “intervento” pura utopia per quanto riguarda il discorso underground; il reggino Daniele Giustra in arte <strong>Selfishadows</strong> ci da dimostrazione al contrario che invece questa tinta estetica ancora è in viaggio  e <strong><em>Step On</em></strong> ne è la cartina al tornasole, grigia quanto vogliamo ma di una efficienza immaginante e caratteristica che sconfina ben al di la dei soliti ascolti sospesi verso l’alto.<br />
Acuto nel non rimanere incastrato ciecamente nei canoni imposto dal genere, l’artista contrassegna tale ambito e il proprio sound con una personalità eccellente, certo la radice crepuscolare persiste, ma si presenta in forma varia senza mai infiacchire, debilitare l’ascolto, piuttosto una elaborazione stratificata che prevede sintomatologie suoni a caldo e a freddo, malinconia a go-go, suggestioni ipnotiche e voli a radente che tra ieri e futuro aprono potenzialità illusorie e di buon carato; nove tracce a fil di fiato, in punta di piedi che smuovono elettronica soft e una sperimentazione poppyes che è un’esperienza d’ascolto, piccole solennità liriche e altrettante maèstà che vengono incontro in un viatico intimo e anche dove una certa pulsione alla fragilità gioca la sua parte migliore, mostra il suo fianco delicato, raffinato.<br />
Esce per la fresca Factum Est nata da Jestrai records ed entra in circolo negli orecchi in un attimo, una minimalità che ha la devozione per la parola sospirata, un crooneraggio che racconta, sobilla e stranisce una sensazione di infinito, l’elegante tribalità volatile della titletrack e <em>Hard</em>, ombre della Bristol Trickyana in <em>Change</em>, la traiettoria glitch di invidiabile fattura di <em>My face</em> o l’adrenalina morfinica che <em>Memories</em> distribuisce fanno parte di quei valori che Selfishadows estrae da questa ampia alchimia di effetti sonanti e da una voglia di movimento electro dal cuore stranamente umano. Un nuovo capitolo sonico, un buon artista ed una giovane etichetta che già sfamano appetiti sempre più presenti, sempre più di pretesa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Label: Factum Est<br />
Anno: 2013</p>
<p>Tracklist:</p>
<p>1. You know<br />
2. Step on<br />
3. Now she’s dead<br />
4. Change<br />
5. Hard<br />
6. Words<br />
7. My faces<br />
8. Memories<br />
9. Time near</p>
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		<title>AlunaGeorge &#8211; Body Music</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Jul 2013 16:04:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='https://www.musiczoom.it/?p=14811' addthis:title='AlunaGeorge &#8211; Body Music '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><img class="alignleft size-medium wp-image-14812" title="2013AlunaGeorge_BodyMusic_600G040613" src="http://www.musiczoom.it/wp-content/uploads/2013/07/2013AlunaGeorge_BodyMusic_600G040613-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" />a cura di <strong>Marco Valchera</strong></p>
<p>Quest’estate l’Inghilterra ci sta regalando una serie di debutti volti alla riscoperta di una musica elettronica, ben lontana da ciò che invade le classifiche, ma in grado, comunque, di riscuotere un buon successo. Prima i <strong>Disclosure</strong> e ora <strong>AlunaGeorge</strong>: il duo londinese, composto dal produttore George Reid e dalla melliflua voce di Aluna Francis, che si occupa anche della scrittura dei brani, ha pubblicato una serie di singoli a partire da aprile 2012 ed ora è pronto per l’esordio, <strong>Body Music</strong>. L’ascesa di Aluna è arrivata proprio grazie al featuring con i Disclosure con <em>White Noise</em>, numero due della chart inglese, ma ciò che AlunaGeorge propongono si discosta dalla house garage di <strong><em>Settle</em></strong>: in Body Music c’è una rinascita dell’r’n’b degli anni Novanta, privo ancora di influenze disco o pop. Reid, infatti, non ha mai nascosto la sua passione per <strong>Timbaland, The Neptunes</strong> o le vecchie produzioni di <strong>Rodney Jerkins/Darkchild</strong>: di conseguenza il risultato finale unisce liriche su amore e relazioni, a volte un po’ ingenue, con beat spesso troppo simili fra loro, che non riescono ad imprimere profondità all’album, risultando monotoni e appiattendo il buon intento del progetto.<br />
Ciò non riguarda la sezione iniziale, dove, dopo una <em>Outlines</em>, che riporta in vita la migliore e soulful <strong>Aaliyah</strong>, grazie anche alla dolcezza vocale della Francis, la tracklist schiera di fila tutti i singoli finora estratti: l’ottimo dubstep di <em>You Know You Like It</em>, il ritornello super catchy di <em>Attracting Flies</em>, in cui l’r’n’b è spruzzato con un gusto di reggae, e il pop soul che sa di trip hop di <em>Your Drums, Your Love,</em> la migliore dell’intera scaletta. <em>Aluna</em> suona come <strong>Skye</strong> su una base costruita guardando proprio i <strong>Morcheeba, Tricky </strong>o<strong> Martina Topley-Bird</strong>, a cui la Francis, vocalmente, si rifà in più momenti. Passata <em>Kaleidoscope Love</em>, retro soul alla <strong>Jackson 5</strong> rivisitato in chiave moderna (<strong>Solange</strong> docet), Body Music si perde per strada, un po’ per colpa di interpretazioni ripetitive e un po’ a causa di produzioni che ricalcano lo stesso schema: l’operazione nostalgia influisce negativamente sul miscuglio di <em>Bad Idea</em>, le distorsioni vocali di <em>Diver</em> e di <em>Best Be Believing</em>, o le summer jams <em>Superstar </em> e la bruttina cover di <strong>Montell Jordan,</strong> <em>This Is How We Do It</em>. Reid riesce a tessere, comunque, qualcosa di piacevole: <em>Lost &amp; Found</em> si apre con un beat di Timbaland per proseguire in un garage alle <strong>Mis-Teeq</strong> degli esordi; la title track, in cui un uso torrido di sintetizzatori si plasma perfettamente con la voce di Aluna, e il soul-r’n’b alla <strong>Jill Scott</strong> della riuscita <em>Friends To Lovers</em>.  La deluxe edition dell’album comprende altri cinque brani, in cui si ripercorrono gli stessi pregi e gli stessi difetti della standard: garage, black music, pop, elettronica si uniscono per creare una trama musicale uniforme.<br />
Proprio questa uniformità schiaccia Body Music, rendendolo un album riuscito solo a metà: i due ragazzi hanno talento e lo mostrano, ma la scelta di non diversificare le influenze e le ispirazioni rende, a lungo andare, il loro sforzo monocorde e noiosetto, seppure Body Music è, di gran lunga, superiore alla maggioranza della musica che passa per le radio.</p>
<p>Label: Island<br />
Anno: 2013</p>
<p>Tracklist</p>
<p>01 – Outlines<br />
02 – You Know You Like It<br />
03 – Attracting Flies<br />
04 – Your Drums, Your Love<br />
05 – Kaleidoscope Love<br />
06 – Bad Idea<br />
07 – Diver<br />
08 – Lost &amp; Found<br />
09 – Best Be Believing<br />
10 – Superstar<br />
11 – Just A Touch<br />
12 – Body Music<br />
13 – Friends To Lovers<br />
14 – This Is How We Do It<br />
15 – We Are Chosen<br />
16 – Indestructible<br />
17 – Put Up Your Hands<br />
18 – Watching Over You<br />
19 – B Ur Boo</p>
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		<title>Giffoni Music Concept</title>
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		<pubDate>Wed, 29 May 2013 14:57:50 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='https://www.musiczoom.it/?p=13888' addthis:title='Giffoni Music Concept '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><div id="attachment_13889" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-medium wp-image-13889" title="fedez_" src="http://www.musiczoom.it/wp-content/uploads/2013/05/fedez_-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /><p class="wp-caption-text">Fedez</p></div>
<p><strong>Elio e le Storie Tese, Max Gazzè, Bandabardò, Fiorella Mannoia, Chiara ed il grande rap con Baby Key, Fedez, Guè Pequeno, Nto&#8217;, Clementino, Ensi </strong>e<strong> Salmo</strong>: sono questi i primi nomi annunciati che animeranno le serate del Giffoni Music Concept, parte musicale del Giffoni Film Festival in programma dal 19 al 28 luglio 2013 a Giffoni Valle Piana (Sa). Il meglio della musica del momento salirà sul palco del &#8220;Music Concept&#8221; in un viaggio di note che attraverserà diversi generi musicali: il 19 luglio l&#8217;apertura sarà dedicata alla musica brasiliana, un omaggio al gemellaggio stretto quest&#8217;anno tra Giffoni ed il Brasile, mentre la serie dei concerti partirà con il gruppo geniale e rivoluzionario di Elio e le Storie Tese. Il 23 luglio tornerà a Giffoni il folk-rock di una delle live band italiane più apprezzate di sempre: la Bandabardò, e Max Gazzè, uno degli artisti più originali e imprevedibili del panorama italiano si esibirà il 24 luglio. E ancora, il 25 e il 26 luglio, due serate interamente dedicate al fenomeno musicale del momento, il rap, vedranno alternarsi sul palco i nomi che dominano le classifiche in queste settimane: Fedez, Gue&#8217; Pequeno (in uscita con il nuovo album) e Nto&#8217; (il 25) e Clementino, Ensi e Salmo (il 26). Il 27 spazio alla dance anni &#8217;80 con grandi dj, mentre la serata conclusiva sarà affidata alle donne con Fiorella Mannoia, Chiara e Baby Key (forte del successo della sua collaborazione con Tiziano Ferro). Tutti i concerti si terranno all&#8217;Arena dello Stadio Giuseppe Troisi di Giffoni Valle Piana, e tutte le serate saranno aperte al pubblico a prezzi popolari (biglietti in vendita su www.go2.it e www.boxol.it ), mentre per i giovani giurati i concerti saranno gratuiti.<br />
Ma il Giffoni Experience, in gemellaggio con il Neapolis Festival, aprirà una finestra virtuale anche su Napoli in favore di Città della Scienza e, in concomitanza con i concerti di Giffoni, a Bagnoli si svolgeranno due serate di grande musica a sostegno della sua ricostruzione: il 25 luglio si esibirà il camaleontico <strong>Tricky</strong>, mentre il 26 luglio è atteso in Italia il ritorno dei <strong>Kings of Convenience</strong>, il duo norvegese formato da Erlend Øye e Eirik Glambek Bøe.</p>
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		<title>La grande musica per la Città della scienza</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 15:32:15 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='https://www.musiczoom.it/?p=13786' addthis:title='La grande musica per la Città della scienza '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><div id="attachment_13787" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-medium wp-image-13787" title="8064_kingsofconvenience" src="http://www.musiczoom.it/wp-content/uploads/2013/05/8064_kingsofconvenience-300x207.jpg" alt="" width="300" height="207" /><p class="wp-caption-text">Kings of convenience</p></div>
<p><strong>Patti Smith, Kings of Convenience </strong>e<strong> Tricky</strong>: tre grandi concerti a favore della Città della Scienza uniranno musica e cultura grazie a Neapolis Festival e Giffoni Experience. Distrutta da un incendio doloso lo scorso 4 marzo, la Città della Scienza tornerà sotto i riflettori grazie all’unione di due dei festival più seguiti dai ragazzi, con le star della musica internazionale che si esibiranno all’Arenile di Bagnoli (Napoli). Sarà Patti Smith and Her Band ad aprire la serie di eventi, il 12 giugno, con una sorta di preview. La “sacerdotessa del rock”, da sempre impegnata a favore della cultura, ha firmato brani come <em>People Have The Power, Gloria</em> (cover del brano dei <strong>Them</strong> di Van Morrison), <em>Dancing Barefoot </em>e<em> Because The Night</em> (scritta insieme a <strong>Bruce Springsteen</strong>), vere e proprie pietre miliari della musica e dell&#8217;immaginario collettivo. Il 25 luglio – in data unica nazionale &#8211; salirà sul palco Tricky, il camaleontico artista di Bristol (che con i <strong>Massive Attack</strong> ha creato il genere trip-hop) è capace di ipnotizzare le platee internazionali con un sound che rappresenta il trait d&#8217;union tra la cultura dub, quella hip hop e post punk, in cui l&#8217;anima nera dell&#8217;artista si fonde con il melting pot culturale tipico delle grandi capitali internazionali. Il 26 luglio, invece, è la volta dei Kings of Convenience. E’ attesissimo il ritorno in Italia del duo norvegese formato da Erlend Øye e Eirik Glambek Bøe, celebre per aver incantato il pubblico di tutto il mondo e raggiunto le vette delle classifiche di tutto il globo con le melodie dei singoli <em>Misread</em> e <em>I’d Rather Dance with You</em>, estratti dal celebre album <strong><em>Riot on an Empty Street.</em></strong></p>
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		<title>Tricky &#8211; False Idols</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Apr 2013 14:52:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Diego Ama]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='https://www.musiczoom.it/?p=13436' addthis:title='Tricky &#8211; False Idols '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><img class="alignleft size-medium wp-image-13440" title="trickyfalseidols-2.27.2013" src="http://www.musiczoom.it/wp-content/uploads/2013/04/trickyfalseidols-2.27.2013-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" />L’instancabile <strong>Tricky</strong> ci regala un nuovo lavoro, perpetuando una carriera lunga 25 anni (considerando l’esordio nel suo primo gruppo, 22 per quanto riguarda la carriera solista), carriera radicata ad un suono e uno stile tipico, che attraverso 10 album ha reso questo artista un caposaldo del genere. Un trip hop puro quello di Adrian, nato e vissuto ovviamente a Bristol (patria del genere), dall’infanzia profondamente segnata, cicatrice che si ripercuote a pieno nello stile di Tricky, estremamente cupo, malinconico, oscuro e sempre davvero poco rasserenante. Non è da meno questo suo <strong><em>False Idols</em></strong>, decimo album in studio composto da 15 brani in uscita a fine maggio, e recentemente presentato in Italia attraverso le date di Milano, Bologna e Roma.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma False Idols non è solo album, ma anche la nuova etichetta discografica di Tricky (l’album infatti esce su questa etichetta con supporto di !K7), e messaggio concreto di ciò che è il pensiero attuale che Tricky vuole appunto manifestare: un mondo dove la gente perde tempo a seguire le celebrità, un meccanismo che crea falsi idoli da seguire, un mondo che per questa ragione perde la sua direzione, la sua essenza, la sua genuinità. Una sorta di ritorno alle origini per questo artista, che trasuda in uno stile scarno ed essenziale, per far risaltare voce e testi, poesia sorretta da ritmiche e tappeti scuri. <em>Somebody’s Sins </em>apre il lavoro e fa subito percepire quale può essere l’indirizzo di tutto il lavoro: un ritmo lento e cadenzato, pochi suoni e una voce femminile alla quale quella di Adrian fa da eco. Si impone subito dopo <em>Nothing Matters</em>, pezzo più corposo, con una struttura canzone più completa, ma con un mood sempre tra il malinconico e il riflessivo. L’oscurità torna preponderante nella successiva <em>Valentine</em>, pochi suoni, voci ipnotiche che si alternano, un ritornello che entra in testa come in un film horror quando il killer perpetua un rito di uccisione. Più serena l’atmosfera di <em>Bonnie &amp; Clyde</em>, sinceramente difficile riconoscerlo come pezzo di Tricky, struttura pop che l’orecchio dell’ascoltatore fonde con il trip hop solo dopo un po’ di ascolti. <em>Parenthesis</em> torna all’essenziale: pochi elementi circondano voci davvero strane, e una chitarra malata rende il tutto più inquietante; forse il manifesto del Tricky-pensiero, ovvero (come detto da lui stesso in comunicato stampa per l’uscita di questo album) un menefreghismo nei confronti delle opinioni, ma una concentrazione su sé stesso, un fare ciò che si vuol fare, un andar dritto per la propria strada senza badare ad ottenere consensi dalla massa. Ed è anche forse per questo che il fenomeno trip hop è sempre stato e sta rimanendo un qualcosa di underground, nonostante l’arrivo alle masse tramite pubblicità, apparizioni in colonne sonore o altro; un genere però molto arduo da digerire, permeato da un alone di malinconia che lo rende difficilmente accessibile alla massa. E d’altronde, <em>Nothing’s Changed</em>, nulla è cambiato da <strong><em>Maxinequaye</em></strong>, primo album del ’95 dedicato alla madre suicidatasi quando Adrian aveva 4 anni: splendido brano con la voce della partenopea Francesca Belmonte, che mantiene così la tradizione dei featuring all’italiana dopo Costanza Francavilla su <strong><em>Vulnerable</em></strong> e Veronika Coassolo in <strong><em>Knowle West Boy</em></strong>. Delicata la successiva <em>If Only I Knew</em>, ballata leggera che lascia trasparire qualche spiraglio di luce nel malessere generale. Ci troviamo di fronte ad un Tricky più produttore che cantante, l’album è infatti preponderante di voci femminili, come anche in <em>Is That Your Life</em>, dove una ritmica decisa supporta un cantato che sembra una <strong>Skin</strong> sussurrata e r’n’b, e una chitarrina scandisce momenti quasi funky; la voce del ragazzaccio di Knowle West arriva sempre e solo come sigillo, come firma. <em>Tribal Drums</em> è decisamente più sperimentale e profonda, una lenta marcia dove la voce femminile accarezza sfumature alla <strong>Kelis</strong>, un brano sexy ed ammiccante. Più elettronico il successivo <em>We Don’t Die</em>, preghiera per l’eternità che strizza l’occhio agli <strong>Atoms For Peace</strong> e a tutta quella corrente lì; rimaniamo comunque su una base fatta da pochi elementi essenziali, che si incastrano perfettamente tra loro rendendo i brani comunque completi, ma che alla lunga forse rischiano un po’ di stancare o di non colpire troppo l’orecchio dell’ascoltatore (ma d&#8217;altronde, il clamore non è mai stato un requisito fondamentale del trip hop, tantomeno di Tricky); punto di forza è però la breve durata media di ogni brano, che non appesantisce quindi l’ascolto dell’intero album che dura poco meno di 45 minuti. <em>Chinese Interlude</em> spezza sicuramente questo andazzo, è l’esperimento dove Tricky inserisce un cantato in cinese probabilmente (non lo so, non lo conosco), e ci regala un sorriso e un momento di relax davvero ben gradito.  Torna la voce della Belmonte su <em>Does It</em> e l’atmosfera torna cupa perché oltre alle voci non c’è altro che un basso perpetuo, una cassa e un clap e pochi altri suoni. <em>I’m Ready </em>è il pezzo di Tricky, quello forse più orientato alle influenze dei <strong>Massive Attack</strong>, mentre <em>Hey Love</em> è un brano immerso nell’immaginario dub ed ha davvero poco a che fare con l’amore. Conclude il lavoro <em>Passion Of The Christ</em>, brano dal titolo pesante quasi come le atmosfere che racchiude, ritmica scheletrica e spigolosa ammorbidita da tappeti di caldi archi dilatati che si alternano al sprechgesang (il cantato parlato) dell’artista.</p>
<p>Un album insomma che non porta niente di nuovo o innovativo al genere, ma che anzi lo riconferma come un perpetuo affermarsi di stilemi che caratterizzano una musica che potremmo quasi definire il blues del futuro, profondamente incentrata nella zona geografica in cui è nata e cresciuta, e che arriva nel resto del mondo sempre un po’ in punta di piedi e con sguardo inquietante. Come già detto sono davvero pochi gli spiragli di luce offerti da False Idols, un album che riconferma Tricky come artista\produttore essenziale per il genere, ma che identifica anche un punto di ri-partenza per la carriera dell’ormai quarantacinquenne inglese che pur rimanendo attinente ai suoi canoni non smette di stupirci; o forse ci stupisce proprio per questo reinventarsi mantenendo il suo stile. E in un’epoca in cui la musica ha già detto forse tutto (o parecchio), dove si fa fatica ad emergere e si fa ancora più fatica a rimanere a galla dopo lunghe carriere, non è certo facile essere Tricky e rimanere Tricky, e non diventare un falso idolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Anno: 2013</p>
<p>Etichetta: !K7 – False Idols</p>
<p>Tracklist:<br />
01. Somebody’s Sins<br />
02. Nothing Matters<br />
03. Valentine<br />
04. Bonnie &amp; Clyde<br />
05. Parenthesis<br />
06. Nothing’s Changed<br />
07. If Only I Knew<br />
08. Is That Your Life<br />
09. Tribal Drums<br />
10. We Don’t Die<br />
11. Chinese Interlude<br />
12. Does It<br />
13. I’m Ready<br />
14. Hey Love<br />
15. Passion of the Christ</p>
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		<title>Peter Murphy @ Traffic</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 14:08:51 +0000</pubDate>
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<p>a cura di <strong>Carlo Alberto Riolo</strong></p>
<p>Roma, 7 ottobre 2011, per me non un venerdi sera qualunque. Punto la motocicletta in direzione via Prenestina. Al n.738 c&#8217;è il Traffic Club che questa sera ospita nientepopodimeno che l&#8217;ex-vampiro pioniere mondiale della goth wave <strong>Peter Murphy</strong>. E&#8217; la seconda delle tre date italiane previste dal tour dello strepitoso <strong><em>Ninth</em></strong>, suo nono album in studio (il precedente lavoro <em><strong>Unshattered</strong></em> è datato 2004, in mezzo la reunion dei <strong>Bauhaus</strong>).<br />
Con buone probabilità <em><strong>Ninth</strong></em> rappresenta con <strong><em>Cascade</em></strong> (&#8217;95) e <em><strong>Dust</strong></em> (&#8217;02) l&#8217;apice della sua creatività da solista. Peter l&#8217;avevo visto sempre nella capitale, sempre ad ottobre, due anni fa all&#8217;Alpheus. Era il &#8220;Secret Cover Tour&#8221;. L&#8217;apparizione del 2009 non smorza però le attese infatti al Traffic sono presenti mezzo migliaio di trepidanti e devoti fans. In sala, come prevedibile, abbondano le vecchie (e talvolta sgualcite) t-shirt dei Bauhaus, di Bowie e delle cult band che infiammavano la scena dark trent&#8217;anni fa. Ad incrementare la nostalgia di quell&#8217;irripetibile periodo ci pensano le selezioni dei due dj Grainking e Skillahar. A 10 minuti dall&#8217;arrivo sul palco del Nostro dalla consolle parte <em>Death Disco</em> dei Public Image Limited ed il pubblico si agita al ritmo ossessivo di quel basso pulsante. Nel bel mezzo del pezzo un organizzatore prende il microfono e ricalcando uno schema caro alle peggiori barzellette ci da una notizia brutta ed una bella: &#8220;la band di Peter Murphy questa sera si esibirà senza il bassista (Jeff Schartoff<em>)&#8221;</em> (ci difendiamo col legittimo mugugno) ed aggiunge: &#8220;ma si sapeva&#8221; (ci guardiamo tra noi per capire chi sapeva) e poi conclude: <strong>&#8220;</strong>Peter tra cinque minuti inizierà la sua esibizione ed è molto eccitato di suonare a Roma&#8221; (ci guardiamo nuovamente tra noi per capire se ciò sia possibile dopo trent&#8217;anni di musica).<br />
La consolle interpreta il momento sparando <em>The Wait</em> dei Killing Joke allo sfumare della quale parte un ben più scontato coro Peter Peter. Finalmente di corsa sullo stage il Nostro, il chitarrista Mark Gemini (lo ricordiamo anche con i Mission, Tricky ed altre formazioni) ed il batterista Nick Lucero che nonostante il vuoto della parte ritmica offrono un ottimo spettacolo. Le gemme del nuovo album ci sono quasi tutte da <em>Velocity Bird</em> così densa e rock (nel senso &#8220;IggyPoppiano&#8221; del termine) da consentire alla baritonale voce di Peter di manifestarsi in tutta la sua maturità. C&#8217;è quella <em>I Spit Roses</em> così appassionata e sensulamente wave da richiamare alla memoria i leggendari The Sound di Adrian Borland e da unire il pubblico in un coro ululato cui prendono parte i fan della prima ora, quelli che i Bauhaus se li sono goduti in diretta e i romantici ragazzi dark di oggi che fotografano e filmano l&#8217;evento con l&#8217;I-phone e che a fine serata cercheranno di farsi autografare il digipack di <em><strong>Gotham</strong></em>. Non poteva mancare l&#8217;incisiva e forse migliore traccia del disco <em>Seesaw Sway</em>, epica e post-punk, con tanto di controcanti dove la voce di Peter si e ci esalta. Si prosegue per oltre un&#8217;ora con un sapiente mix di pezzi nuovi e ripescaggi da album precedenti.<br />
Tra un pezzo e l&#8217;altro Peter si intrattiene con i ragazzi delle prime file, strappa sorrisi pronunciando qualche parola in italiano, stringe mani, addirittuta accetta e indossa un anello regalatogli da una sostenitrice (che a quanto mi riferisce lei stessa in &#8220;italo-inglese&#8221; lo segue ovunque), ne invita un&#8217;altra a salire sul palco per i saluti finali. A più riprese smorza quell&#8217;aura sacrale che in lui viene insistentemente cercata da tutti quelli che lo vorrebbero più nelle vesti del leader dei Bauhaus (e che gli chiedono a gran voce pezzi come <em>Bela Lugosi&#8217;s Dead</em>, <em>She&#8217;s in Parties</em>, etc.). Peter afferma di trovarsi molto più a suo agio in calorose e avvolgenti atmosfere da club come il Traffic rispetto ai pienoni di strutture più grandi che hanno ospitato la reunion dei Bauhaus del 2006. Alla fine comunque eseguirà l&#8217;eterna <em>Ziggy Stardust</em> e a noi sta benissimo così. Facciamocene una ragione, i suoi occhi non sono più spiritati come una volta, ma la sua creatività è ancora notevole. E soprattutto mai ha mostrato di volersi limitare a gestire l&#8217;esercito di fans lascito dei Bauhaus sfornando lavori sempre all&#8217;altezza del suo nome e variando formula di album in album. Francamente non è poco.</p>
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