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	<title>musicZoom &#187; stars &raquo; musicZoom</title>
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		<title>Caroline Keating &#8211; Silver Heart</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Feb 2013 18:01:54 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='https://www.musiczoom.it/?p=12171' addthis:title='Caroline Keating &#8211; Silver Heart '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><img class="alignleft size-medium wp-image-12172" title="caroline-keating-silver-heart" src="http://www.musiczoom.it/wp-content/uploads/2013/02/caroline-keating-silver-heart-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" />a cura di <strong>Marco Valchera</strong></p>
<p>Dopo aver pubblicato un Ep nel 2008, <strong>Caroline Keating</strong> è pronta per il suo debutto musicale con l’album <em><strong>Silver Heart</strong></em>. L’artista canadese, originaria del Québec, rivela una sviluppata vena artistica, che si appoggia, per lo più, su composizioni al pianoforte e su un timbro vocale che hanno spinto la critica a definirla il punto di incontro tra i virtuosismi pianistici di <strong>Regina Spektor</strong> e l’eleganza formale della conterranea <strong>Feist</strong>. Trovandoci di fronte a due mostri sacri della musica al femminile degli ultimi anni, la Keating richiama, secondo me, più la prima che la seconda: le analogie con la pianista russa sono evidentissime, soprattutto nel creare arrangiamenti cerebrali e spezzati, con note che si riavvolgono su se stesse o che danno vita a canzoni nelle canzoni, tipico marchio di fabbrica della Spektor. Spingendoci più in là con le influenze, si potrebbe citare anche<strong> Tori Amos</strong>, solo quella degli esordi, con cui Caroline condivide il gusto della centralità del pianoforte, anche se non arriva a lambirne la forza espressiva ed emotiva. Prodotto da Drew Malamud (<strong>Metric, Stars, Grizzly Bear</strong>) Silver Heart vede la collaborazione di numerosi musicisti della scena indie attuale, che arricchiscono ancor di più, se possibile, la struttura delle composizioni, ma non oscurano l’estro della giovane: il batterista Jeremy Gara degli <strong>Arcade Fire</strong>, il violinista Sebastian Chow degli <strong>Islands</strong>, Chris Seligman degli <strong>Stars</strong> al corno francese.<br />
L’album rivela, lungo le dieci tracce, una forte ispirazione, tanto che è difficile incontrare momenti meno interessanti rispetto ad altri, rivelando la grande vulnerabilità e sensibilità dell’artista: l’opener <em>Silver Heart</em>, sorretta da piano e violoncello incanta e segue la scia di un’altra giovane pianista olandese, <strong>Laura Jansen</strong>; in <em>Ghosts</em> sembra di ascoltare <strong>Kate Nash</strong>, quando si siede al pianoforte e rifà il verso alla Spektor, prima di aprirsi in un ritornello arioso e risentito, in perfetto stile Amos. <em>They Say</em> è una ballata sognante e malinconica che mi ricorda <em>Hands</em> di <strong>Jewel</strong> o l’ultima <strong>Sara Bareilles</strong>; in <em>The Pier</em> fanno la loro entrata chitarre elettriche e mellotron e la Keating mostra maggiore forza e determinatezza, e, pur rimanendo fedele ad una personalità ben definita, questa canzone non avrebbe sfigurato in uno dei capolavori degli anni Novanta di<strong> Sheryl Crow</strong>. Dopo la ballata romantica <em>Lusty Dusty</em>, <em>Billy Joel</em>, dedicata all’autore di <em>New York State Of Mind</em> (citata anche nel testo), è talmente spektoriana che sembra di ascoltare uno dei tantissimi demo inediti che la pianista di base newyorchese esegue dal vivo. I ritmi si allentano, di nuovo, con la dolce <em>So Long, Solange</em>, solo piano e violoncello, creando una delle migliori performance della Keating. <em>One</em> si apre come una melodia di <strong>Agnes Obel</strong> e prosegue con una serie di piccole pause e ripetizioni nelle liriche che ne impreziosiscono la struttura; <em>Gatsby</em>, ispirata dal protagonista del capolavoro di Fitzgerald, ricalca la struttura della precedente, con una strofa fluida e un chorus spezzato. La conclusiva <em>Montreal</em>, sentito omaggio alla propria città, mette in scena una serie di sentimenti contrastanti, chiudendo un album piacevole e variegato.<br />
Silver Heart è una grande sorpresa: rivela al pubblico una giovane promessa del cantautorato alt-pop, nella quale confluiscono moltissime artiste, forse più note, ma, non per questo, più talentuose. Caroline Keating è, senza dubbio, un nome da tenere d’occhio nei prossimi anni.</p>
<p>Label: Glitterhouse Records<br />
Anno: 2012</p>
<p>Tracklist</p>
<p>1. Silver Heart<br />
2. Ghosts<br />
3. They Say<br />
4. The Pier<br />
5. Lusty Dusty<br />
6. Billy Joel<br />
7. So Long, Solange<br />
8. One<br />
9. Gatsby<br />
10. Montreal</p>
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		<title>Porcelain Raft &#8211; Strange Weekend</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Feb 2012 13:40:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giampaolo Cristofaro]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='https://www.musiczoom.it/?p=5691' addthis:title='Porcelain Raft &#8211; Strange Weekend '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><img class="alignleft size-full wp-image-5692" title="Porcelain" src="http://www.musiczoom.it/wp-content/uploads/2012/02/Porcelain.jpg" alt="" width="300" height="300" />Come Alessio Natalizia (<strong>Banjo Or Freakout</strong>), dietro il moniker <a href="http://porcelainraft.com/"><strong>Porcelain Raft</strong></a> si cela (in buona parte) Mauro Remiddi, romano che vive a Londra e pubblica <strong><em>Strange Weekend</em></strong> su Secretly Canadian, dopo l’esordio con l’ep <strong><em>Gone Blind</em></strong>. Coordinate sonore più o meno affini, in questo caso più sbilanciate verso un’infusione di elettronica di casa 4AD a mescolarsi tra melodie eteree e brume shoegaze, scheletri a sostengo di ogni pezzo. Anche in questo caso, la bilancia pende verso la sostanza di scrittura, più che a sfornare agglomerati di suoni più o meno strutturati, nonostante il progetto di Alessio sia dotato di un senso di concretezza maggiore. Strange Weekend presenta pezzi impregnati di  componenti dreamy, tra <strong>Cocteau Twins</strong> in versione più marcatamente pop (<em>Is It Too Deep For You </em>o<em> Unless You Speak From Your Heart</em>) e la pletora di gruppi che sono partiti dal synth pop (<strong>Stars</strong>) per approdare a lidi con la seconda componente in maggiore evidenza. Partenza soffice e un po’ storta, come dai <strong>Mazzy Star</strong> intasati da nebbie elettroniche, con <em>Drifting In And Out</em>, ritmica da trip hop per una chitarra acustica a guidare istanze indie folk imbevute di elettronica in <em>Shapeless &amp; Gone</em>, affondo da indietronica soft con la dolce <em>Put Me To Sleep</em>. Ancora chitarra e voce persi in un cadenzato dipanarsi di una melodia soffice sostenuta da granuli di synth <em>Backwords</em> (gran pezzo davvero), con i <strong>Beach House</strong> (<em>The End Of Silence, If You Have A Wish</em>) che appaiono d’improvviso come paragone più efficace. Suggello finale con <em>Picture</em> e la melanconica<em> The Way In</em>, i brani più ispirati del lotto. Esordio importante.</p>
<p>Label: Secretly Canadian/Goodfellas<br />
Anno: 2012</p>
<p>Tracklist</p>
<p>01.Drifting In And Out<br />
02.Shapeless &amp; Gone<br />
03.Is It Too Deep For You?<br />
04.Put Me To Sleep<br />
05.Backwords<br />
06.Unless You Speak From Your Heart<br />
07.The End Of Silence<br />
08.If You Have A Wish<br />
09.Picture<br />
10.The Way In</p>
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