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		<title>Sky Ferreira &#8211; Night Time, My Time</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Nov 2013 15:57:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marco Valchera]]></dc:creator>
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Musicalmente si torna indietro di più di venti anni, con un synthpop efficace e mai pretenzioso, che la avvicina agli esperimenti di un’altra esordiente di questo 2013,<strong> Charli XCX</strong>, come nell’iniziale <em>Boys</em>, una disamina delle sue relazioni passate (Boys, they’re a dime a dozen/Boys, they just make me mad) su un letto di sintetizzatori da capogiro, sulla scia di <em>Take My Hand</em> dell’inglese. Si tratta di un motivetto pop con sfumature elettroniche, come la successiva <em>Ain’t Your Right,</em> che potrebbe riscuotere un enorme successo, se solo si lasciasse spazio ad artiste con vero talento e carisma. In <em>24 Hours</em> il modello assunto è la signora Ciccone dei primi album: un mix di <em>Into The Groove </em>e<em> Papa Don’t Preach</em> con la speranza di poter congelare per sempre un giorno di felicità. <em>Nobody Asked Me (If I Was Ok)</em> è una versione pop del grunge anni Novanta: un riuscitissimo esperimento nel far rivivere le <strong>Hole</strong> in una veste synthpop, con liriche di risentimento e dolore (Shakin&#8217; your head while I try to explain/You say you don&#8217;t want to hear me complain/Just trying to get my point across/You don&#8217;t seem to care if i&#8217;m feeling lost). Il delicato beat di<em> I Blame Myself</em> ed un’interpretazione che ricorda<strong> Kelly Clarkson</strong> stridono con la critica di sé: un’amara confessione pop (I’m just a face without a choice), un po’ troppo anonima nella scelta degli arrangiamenti. <em>Omanko</em>, il termine giapponese che delinea i genitali femminili, sembra quasi il rifacimento di <em>Hong Kong Garden</em> di <strong>Siouxsie</strong> e l’accostamento con <strong>Uffie</strong>, che ne fece una cover nel suo esordio, viene naturale. Il potente singolo <em>You’re Not The One</em>, costruito, per stessa ammissione dell’artista, su <strong><em>Low</em></strong> di <strong>David Bowie</strong>, è un omaggio sfrontato a <strong>Blondie</strong> e al pop rock 80’s, mentre <em>Heavy Metal Heart</em> schiera un ritornello memorabile. Le tinte rock si fanno sempre più palesi con il distorto dettato di <em>Kristine</em> e il riff alla <strong>Strokes</strong> della rockwave <em>I Will</em>, a cui fa seguito la lieve disco pop di <em>Love In Stereo</em>, orecchiabile e trendy. La misteriosa e ottima<em> Night Time, My Time</em> chiude il tutto nel migliore dei modi: il volersi ribellare ad ogni costo alla sua major ha permesso alla Ferreira non solo di risplendere di luce propria, ma anche di regalarci uno dei migliori album di pop rock di quest’anno.</p>
<p>Label: Capitol<br />
Anno: 2013<br />
Track list</p>
<p>01 – Boys<br />
02 – Ain’t Your Right<br />
03 – 24 Hours<br />
04 – Nobody Asked Me (If I Was Okay)<br />
05 – I Blame Myself<br />
06 – Omanko<br />
07 – You’re Not the One<br />
08 – Heavy Metal Heart<br />
09 – Kristine<br />
10 – I Will<br />
11 – Love In Stereo<br />
12 – Night Time, My Time</p>
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		<title>Skylar Grey &#8211; Don’t Look Down</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Jul 2013 17:39:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='https://www.musiczoom.it/?p=14604' addthis:title='Skylar Grey &#8211; Don’t Look Down '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><img class="alignleft size-full wp-image-14605" title="DontLookDownAlbumCover" src="http://www.musiczoom.it/wp-content/uploads/2013/07/DontLookDownAlbumCover.jpg" alt="" width="300" height="300" />a cura di <strong>Marco Valchera</strong></p>
<p>Quasi due anni dopo la diffusione di quello che sarebbe dovuto essere il singolo apripista, <em>Invisible</em>, scomparso dalla tracklist finale, <strong>Skylar Grey</strong> è riuscita, finalmente, a pubblicare il suo nuovo, secondo album, <strong><em>Don’t Look Down</em></strong>.  Il suo esordio del 2006 <strong><em>Like Blood Like Honey</em></strong> era passato del tutto inosservato: ma la ventisettenne Holly Brook Hafermann non si è data per vinta e in questi anni è divenuta una nota songwriter di brani di successo, come <em>Love The Way You Lie</em>, hit mondiale di <strong>Eminem</strong> con il featuring di <strong>Rihanna</strong>. Proprio il celebre rapper bianco ha preso sotto la sua ala protettiva Skylar, collaborando alla produzione dell’album, insieme al fido compagno di lei, <strong>Alex Da Kid </strong>e<strong> J.R. Rotem</strong>. Citando tra le sue influenze musicali <strong>Joni Mitchell, Marilyn Manson</strong> e i <strong>Death Cab for Cutie</strong>, nei mesi scorsi Don’t Look Down era stato annunciato come un lavoro commerciale ma al contempo di avanguardia, melanconico, cinematico, e, a tratti, dark. In realtà ci troviamo di fronte a un album prevalentemente pop, composto di numerose ballate al pianoforte sporcate (per non dire rovinate) da batterie hip hop, tra una <strong>Sara Bareilles</strong> meno solare,  una <strong>Amy Lee</strong> meno funerea e un <strong>Avril Lavigne</strong> meno squillante e più cresciuta. La Grey cerca di barcamenarsi tra i numerosi featuring e questa ostentata tristezza di fondo, anche nelle liriche, appare per nulla sincera: Don’t Look Down è un assembramento di brani perfetti per relazioni finite male ma nulla di più, uno scontato pacchetto di toni trascinati, quasi a voler rendere ogni singola parola una lama affilata.<br />
Si parte con <em>Back From The Dead</em>, con i featuring del rapper <strong>Big Sean</strong> e del batterista dei <strong>Blink 182</strong>, Travis Barker: ballata al pianoforte, contrassegnata da un ritornello hip hop, simile alle produzioni dei primi anni Duemila di <strong>Timbaland</strong>, che si risolleva un po’ con la strofa di Big Sean, ma stride con la vocina della Grey. <em>Final Warning</em>, uno dei potenziali singoli, è il brano di gran lunga migliore dell’album: sorretto da una chitarra acustica e da liriche risentite verso un amante violento, la crudezza delle immagini create contrasta positivamente con la placidità della struttura musicale (You keep throwing punches but you won&#8217;t win this fight/You&#8217;re just fucking yourself when you don&#8217;t read the signs/I&#8217;m going to the kitchen, coming back with a knife/ &#8216;Cause i&#8217;ve had enough this time). <em>Wear Me Out</em> è uno swing pop pianistico risentito migliaia di volte; <em>Religion</em> è una scopiazzatura, condita con le solite pulsazioni black, di <strong>Taylor Swift</strong> o della Lavigne. <em>C’Mon Let Me Ride</em>, con un sample – ahinoi – di <em>Bicycle Race</em> dei <strong>Queen</strong>, vanta la collaborazione di Eminem: teoricamente concepita come quello che sarebbe dovuto essere il brano di successo, fortunatamente è stata snobbata da tutte le charts. Seguendo la falsa riga di <em>Stupid Girls</em> di <strong>P!nk</strong>, anche nel videoclip, è un tremendo tentativo hip pop di parodia dei luoghi comuni della black e pop music, tutto giocato sulla sfera sessuale, a partire dalla bicicletta del titolo. Imbarazzante e da dimenticare al più presto. Le successive <em>Sunshine </em>e<em> Pulse</em> scorrono via senza lasciare nulla: forse la seconda è leggermente più identificabile per un’aura di “mistero”, anche se molto plastificato. <em>Glow In The Dark</em> si risolleva un po’ con gli archi che arricchiscono la medesima struttura pianoforte- strumentali hip hop alla <strong>Dr. Dre.</strong> <em>Shit, Man!</em>, in compagnia della rapper <strong>Angel Haze</strong>, non si allontana dalle atmosfere di tutto ciò che abbiamo finora ascoltato, così come <em>Clear Blue Sky</em>, dove a cantare sembra Rihanna. <em>Tower (Don’t Look Down)</em> lambisce i territori del pezzone pop rock FM, retto da chitarre elettriche, mentre la conclusiva <em>White Suburban</em> è una ballata acustica solo retta dal pianoforte (<strong>Sarah McLachlan</strong> docet), senza orpelli di alcun tipo, che ci mostra che la ragazza ha talento, ma che, almeno in questo Don’t Look Down, è stato usato male.</p>
<p>Label: Interscope<br />
Anno: 2013</p>
<p>Tracklist</p>
<p>01 – Back from the Dead<br />
02 – Final Warning<br />
03 – Wear Me Out<br />
04 – Religion<br />
05 – C’mon Let Me Ride<br />
06 – Sunshine<br />
07 – Pulse<br />
08 – Glow in the Dark<br />
09 – Shit, Man!<br />
10 – Clear Blue Sky<br />
11 – Tower (Don’t Look Down)<br />
12 – White Suburban</p>
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