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	<title>musicZoom &#187; nettwerk records &raquo; musicZoom</title>
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		<title>Great Lake Swimmers – A Forest of Arms</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Sep 2015 11:26:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Umberto Profazio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[a forest of arms]]></category>
		<category><![CDATA[folk]]></category>
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		<category><![CDATA[indie]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='https://www.musiczoom.it/?p=24240' addthis:title='Great Lake Swimmers – A Forest of Arms '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><img class="alignleft size-medium wp-image-24241" alt="great12" src="http://www.musiczoom.it/wp-content/uploads/2015/09/great12-300x300.jpg" width="300" height="300" />Nella foresta dei <strong>Great Lake Swimmers</strong> è germogliato questo sesto album, a 3 anni di distanza da <strong><em>New Wild Everywhere</em></strong>. Come è evidente dai titoli dei dischi, <strong><em>A Forest of Arms</em></strong> non rinnega la dimensione bucolica della band canadese, che continua a nuotare nella corsia del folk, con il giusto approccio indipendente. A dispetto del carattere itinerante delle registrazioni (alcune delle quali effettuate all’interno di vere e proprie cave in Ontario), i Great Lake Swimmers sfruttano le potenzialità vocali di Tony Dekker (da ascoltare attentamente in <em>The Great Bear</em>), carattere distintivo della band. La componente strumentale emerge in alcuni episodi, in particolare nella splendida <em>Shaking All Over</em>, con il violino che ci riporta a atmosfere pur sempre selvagge, ma più irlandesi, mentre <em>Don’t Leave Me Hanging </em>e<em> I was a wayward pastel bay</em> si avvicinano pericolosamente al repertorio degli <strong>Okkervil River</strong>. Non mancano influenze dei <strong>R.E.M.</strong> (<em>One more charge at the red cape</em>), mentre un piccolo saluto al Boss (con inchino annesso) viene fatto con <em>I Must have someone else’s blues,</em> che se non fosse troppo derivativa si candiderebbe senza dubbio a miglior pezzo del disco. O forse, enigmaticamente, lo è.</p>
<p>Label: Nettwerk Music Group / Self<br />
Anno: 2015<br />
Genere: folk</p>
<p>Tracklist:</p>
<p>1. Something like a storm<br />
2. Zero in the city<br />
3. Shaking all over<br />
4. Don’t leave me hanging<br />
5. One more charge at the red cape<br />
6. I was a wayward pastel bay<br />
7. A bird flew inside the house<br />
8. A jukebox in a desert of snow<br />
9. I must have someone else’s blues<br />
10. The Great Bear<br />
11. With Every Departure<br />
12. Expecting You</p>
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		<title>Nuovo album per Radical Face</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Sep 2013 15:16:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[ben cooper]]></category>
		<category><![CDATA[nettwerk records]]></category>
		<category><![CDATA[radical face]]></category>
		<category><![CDATA[the family tree: the branches]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='https://www.musiczoom.it/?p=15428' addthis:title='Nuovo album per Radical Face '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><div id="attachment_15429" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-medium wp-image-15429" title="BodyPart (1)" src="http://www.musiczoom.it/wp-content/uploads/2013/09/BodyPart-1-300x263.png" alt="" width="300" height="263" /><p class="wp-caption-text">Radical Face</p></div>
<p>Più di otto anni fa Ben Cooper, conosciuto anche come <strong>Radical Face</strong>, ha iniziato a creare la storia di una famiglia fittizia e a volte spettrale del diciannovesimo secolo. Nel 2011 dà vita a quei personaggi nell&#8217;album <strong><em>The Family Tree: The Roots</em></strong>, che è il primo di una trilogia di album (indipendenti tra loro) basata sulla Family Tree da lui creata. Il musicista registra il disco da solo nel capanno dietro casa di sua madre a Jacksonville, Florida, con strumenti d’epoca o comunque reperibili alla fine del 1800 ed inizio 1900. Radical Face pubblicherà il secondo capitolo della serie <strong><em>The Family Tree: The Branches</em></strong> il 5 novembre 2013 su etichetta Nettwerk Records / Self. Nel nuovo episodio della trilogia The Family Tree alcune parti della strumentazione e certe melodie usate nel precedente album per rappresentare un “membro della famiglia” ritorneranno anche in questo secondo lavoro, che può considerarsi come la continuazione della storia o come un discendente del primo disco. Proprio come in The Family Tree: The Roots l&#8217;uso degli strumenti era limitato ai soli disponibili durante l&#8217;era in cui è ambientata la storia, così in The Family Tree: The Branches troviamo solo gli strumenti che sarebbero stati disponibili nell&#8217;era successiva, ambientata dal 1860 al 1910. Questo autunno Radical Face tornerà in tour dopo una pausa di due anni per suonare i brani dal nuovo album. Il tour inizia il giorno della pubblicazione dell&#8217;album allo Sixth Street Synagogue di Washington, DC per finire a Los Angeles con uno show già sold out al The Masonic Lodge dell&#8217;Hollywood Forever Cemetery.</p>
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