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	<title>musicZoom &#187; martha wainwright &raquo; musicZoom</title>
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		<title>Nuovo album per Nicole Atkins</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 15:21:46 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='https://www.musiczoom.it/?p=13645' addthis:title='Nuovo album per Nicole Atkins '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><div id="attachment_13646" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-medium wp-image-13646" title="nicole_atkins-under_the_milky_way" src="http://www.musiczoom.it/wp-content/uploads/2013/05/nicole_atkins-under_the_milky_way-300x276.jpg" alt="" width="300" height="276" /><p class="wp-caption-text">Nicole Atkins</p></div>
<p>a cura di <strong>Marco Valchera</strong></p>
<p>Anticipata dal suggestivo teaser <em>Red Ropes</em>, in streaming su Soundcloud, la terza fatica di <strong>Nicole Atkins</strong>, ancora senza data di pubblicazione, si intitolerà <strong><em>Slow Phaser</em></strong>. Riunitasi con il produttore dell’esordio <em><strong>Neptune City</strong></em> (2007), Tore Johansson <strong>(Franz Ferdinand, The Cardigans, Martha Wainwright</strong>), la songwriter, originaria del New Jersey, si è avvalsa, per la composizione di alcuni brani, di Jim Sclavunos, musicista che può elencare collaborazioni con <strong>Grinderman, Sonic Youth </strong>e<strong> Nick Cave</strong>. Slow Phaser, a detta della Atkins, unirà le sue idee di psichedelia dark con un suono noir country soul. Nel frattempo la si potrà ascoltare live come opening act degli <strong>Eels</strong> per una serie di date in Inghilterra.</p>
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		<title>Miss Li &#8211; Wolves</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Apr 2013 17:12:37 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='https://www.musiczoom.it/?p=13301' addthis:title='Miss Li &#8211; Wolves '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><img class="alignleft size-medium wp-image-13302" title="MissLiWolves" src="http://www.musiczoom.it/wp-content/uploads/2013/04/MissLiWolves-300x298.jpg" alt="" width="300" height="298" />a cura di <strong>Marco Valchera</strong></p>
<p>Dopo che le sue canzoni hanno attraversato diverse serie tv come Grey’s Anatomy o Weeds e, in seguito alla partecipazione alla terza stagione di Så mycket bättre, programma in cui alcuni cantanti interpretano brani famosi del passato, l’artista svedese Linda Carlsson, meglio conosciuta come <strong>Miss Li</strong>, pubblica il suo settimo album di studio <em><strong>Wolves</strong></em>. Il primo termine di paragone è con la conterranea <strong>Lykke Li</strong> (anche per l’immagine di copertina tutta giocata sul grigio): alcuni richiami vocali sono evidenti, uniti alla passione per la musica anni Sessanta riletta in chiave moderna, ma non troppo. Le nove tracce che compongono Wolves sono brevi motivetti in cui si percepisce una certa malinconia, soprattutto a livello di liriche, che si sposa, al contrario, con la vivacità degli arrangiamenti. Un altro nome che salta in mente è <strong>Nina Persson</strong> dei<strong> The Cardigans</strong>, band maestra nel rappresentare, tra le sue note, le atmosfere svedesi, soffuse e glaciali. La musica di Linda, però, è tutt’altro che fredda e distaccata: è come una tavolozza dai mille colori, in cui si lambiscono l’indie pop, il pop, qualche spruzzata di soul alla <strong>Duffy</strong> o alla <strong>Paloma Faith</strong> degli esordi. Si tratta di un’opera, dalla esigua lunghezza, ma che conferma lo stato di grazia dell’attuale panorama nordeuropeo e una riconferma del talento di Miss Li, già mostrato nel gioioso predecessore <strong>Tangerine Dream</strong> (2011).<br />
L’iniziale <em>Spaceship</em>, sostenuta da chitarre rock, si apre in un ritornello in cui domina l’elettronica, su esempio di <strong>Susanne Sundfør</strong>, con una performance vocale che si fa intensa nel finale, in cui Miss Li rivolge una sorta di preghiera nel voler intraprendere questo viaggio sull’astronave del titolo. Scelta azzeccata come primo singolo, si differenzia dagli stilemi musicali che si ascoltano lungo tutto Wolves, costituendone il brano migliore. <em>Sugar Coma</em> vede arrangiamenti che riportano alla memoria le <strong>Pipettes</strong> o <strong>Zooey Deschanel</strong>, un ritorno vintage al pop soul prebeatlesiano. <em>Transformer</em> è una cavalcata pop adorabile, prima che le chitarre facciano capolino nel bridge, arricchendo ulteriormente la struttura delle strofe, modellate sull’esempio dei <strong>Mumford &amp; Sons</strong> più addolciti. <em>Dancing In The Dark</em> si riallaccia all’ultima <strong>Gemma Ray</strong> di <strong><em>Island Fire</em></strong> (2012): di nuovo un pop soul dalle atmosfere bondiane in cui la voce dell’artista si eleva proprio mentre nel testo affronta una serie di I’m going down, un ibrido perfetto tra l’intensità di <strong>Martha Wainwright</strong> e la migliore Paloma Faith. In <em>Happy Birthday</em>, nei suoi due minuti o poco più di lunghezza, complice un violino, i ritmi si fanno più serrati e la voce richiama Duffy; <em>Black Widow</em> è più vicina ai <strong>Widowspeak</strong>, per poi tornare, nei chorus, all’ispirazione dietro tutto Wolves: gli anni Cinquanta e Sessanta. <em>Russian Roulette</em> è una riuscita midtempo al pianoforte, mentre, nel finale, dopo il soul alla <strong>Amy Winehouse</strong> di <em>Interlude</em>, <em>The Room</em>, con il suo pianoforte solenne e un ritornello particolarmente sofferto, chiude un album che è una piccola gemma per chiunque ami l’alt pop al femminile.<br />
Nell’edizione deluxe dell’album è presente un secondo cd, una sorta di ep contenente otto tracce, di cui cinque in svedese, legate al reality a cui la Carlsson ha partecipato. Nulla di esaltante, ci si muove lungo la strada di un pop radio friendly, in cui, se ce ne fosse ulteriore bisogno, sono mostrate le grandi doti vocali di Miss Li.</p>
<p>Label: National<br />
Anno: 2013<br />
Tracklist</p>
<p>CD1:<br />
01 – Spaceship<br />
02 – Sugar Coma<br />
03 – Transformer<br />
04 – Dancing In The Dark<br />
05 – Happy Birthday<br />
06 – Black Widow<br />
07 – Russian Roulette<br />
08 – Interlude<br />
09 – The Room<br />
CD2:<br />
01 – Har Kommer Natten<br />
02 – Nat For Dom Som Vantar<br />
03 – Under Isen<br />
04 – 1A Gangen<br />
05 – Nar Taget Gar<br />
06 – No One Sleeps When I’m Awake<br />
07 – Lovekiller<br />
08 – Somebody Loves You</p>
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		<title>Martha Wainwright &#8211; Come Home to Mama</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Nov 2012 10:59:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
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<p>a cura di <strong>Marco Valchera</strong></p>
<p>La discografia di <strong>Martha Wainwright</strong> rasenta quasi la perfezione: gli ep indipendenti degli esordi, i due album, l’omaggio a <strong>Edith Piaf</strong><em><strong> (Sans Fusils, Ni Souliers, à Paris: Martha Wainwright&#8217;s Piaf Record</strong></em>) e, ora, questo <strong><em>Come Home to Mama</em></strong>. Il 2010 è stato per l’artista, sorella del più famoso e osannato <strong>Rufus</strong>, un anno difficile: la perdita della madre <strong>Kate McGarrigle</strong>, anche lei folksinger, e la nascita prematura del primo figlio, Arcangelo, dal marito e produttore Brad Albetta. Accompagnata alla produzione da Yuka Honda delle <strong>Cibo Matto</strong>, Martha ci regala dieci tracce-confessione, affrontando anche, con l’ironia che l’ha sempre contraddistinta (il titolo del secondo album in studio recitava <strong><em>I Know You’re Married But I’ve Got Feelings Too</em></strong>) le relazioni con l’altro sesso. Rispetto ai lavori precedenti, è da notare un’aggiunta di elementi elettronici, che, in alcuni casi, intralciano le sue interpretazioni, ricche di pathos e di giochi vocali, suo marchio di fabbrica.<br />
Come home to mama è un verso di <em>Proserpina</em>, traccia numero quattro, un’elegia composta, nei suoi ultimi giorni di vita, dalla madre, che sperava in un ritorno a casa di Martha, costretta in ospedale a guardare suo figlio dentro un’incubatrice. È un’autentica poesia al pianoforte, con l’aggiunta di violoncello e un coro, che interpreta il genere umano, vittima del dolore della dea, la cui figlia è stata rapita da Ade, tematica presente nell’Inno a Demetra di Omero. Più tradizionali all’interno del suo songwriting sono <em>I Am Sorry, Can You Believe It? (I really like the makeup sex/it’s the only kind I ever get) </em>e<em> Radio Star</em>, sull’essere una cantante. Punta tutto sull’elettronica <em>Four Black Sheep</em>, non propriamente riuscita, il cui finale, però, riabilita un inizio poco convincente; in <em>Some People,</em> atterrita da un rapporto che non la soddisfa più, si lascia andare a un grido di liberazione (I don’t mind the rain on my head). <em>I Wanna Make An Arrest</em> ha echi funky, ma è fuori contesto: migliore è la sua versione demo e acustica, inclusa nell’edizione deluxe. Il finale ci regala due momenti toccanti e ispirati: <em>All Your Clothes</em> è una conversazione dolorosa e sofferta con la madre scomparsa (I hope your body doesn’t mind the cold/it always preferred the sunshine), mentre <em>Everything Wrong</em> è una lettera al figlio appena nato, con tutte le gioie e le preoccupazioni del diventare madre e con una preghiera: di non ripetere i suoi stessi errori.</p>
<p>Label: COOP Music<br />
Anno: 2012</p>
<p>Tracklist</p>
<p>01. I Am Sorry<br />
02. Can You Believe It?<br />
03. Radio Star<br />
04. Proserpina<br />
05. Leave Behind<br />
06. Four Black Sheep<br />
07. Some People<br />
08. I Wanna Make An Arrest<br />
09. All Your Clothes<br />
10. Everything Wrong</p>
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