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	<title>musicZoom &#187; james murphy &raquo; musicZoom</title>
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		<title>Handsome Furs &#8211; Sound Kapital</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Dec 2011 15:03:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Umberto Profazio]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='https://www.musiczoom.it/?p=4331' addthis:title='Handsome Furs &#8211; Sound Kapital '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><img class="alignleft size-medium wp-image-4332" title="sound kapital" src="http://www.musiczoom.it/wp-content/uploads/2011/12/sound-kapital-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" />Ovvero dell’inutilità di stilare classifiche sui migliori album dell’anno, quando subito dopo ti capitano tra le mani dischi così. E ci resti scottato. Perché <strong><em>Sound Kapital</em></strong> ci rientrerebbe eccome nella classifica in oggetto, e di filato sul podio. E magari proprio al primo posto. Uscito il 30 giugno per la Sub Pop, l’ultimo lavoro di Dan Boeckner e della moglie Alexei Perry, dimostra un sacco di cose. Innanzitutto che la genialità di Boeckner, già evidente per chi conosce i <strong>Wolf Parade</strong>, è ormai conclamata. Qualsiasi cosa suona Dan si trasforma infatti in oro. Ed inoltre la stessa genialità dell’artista canadese sembrerebbe essere quasi compressa nei Wolf Parade, mentre trova ampia libertà di espressione e si trova molto più a suo agio negli <a href="http://handsomefurs.com/"><strong>Handsome Furs</strong></a>. A proposito dei Wolf Parade: prendendo l’ottimo <strong><em>Expo 86,</em></strong> uscito l’anno scorso, ci si accorge che gli Handsome Furs ripartono proprio dalla coda della magnifica<em> Cave-o-Sapien</em>, per spingere sull’acceleratore e superare con la velocità della luce tutto quello che abbiamo ascoltato durante quest’anno musicale. Coordinate: una wave spinta ed alla ricerca infinita e continua della dance, con sonorità prettamente anni ’80. La partenza entusiasmante di <em>Bury Me Standing</em> elettrizza l’aria e sposta notevolmente il campo magnetico terrestre. Il pezzo più bello che il sottoscritto ha ascoltato quest’anno. Senza discussioni di sorta. Un deflagrare continuo di synth e tastiere, distorsioni dosate al punto giusto ed il ritmo incalzante di una drum machine che spinge come uno stantuffo. Sensazioni deliziose che continuano nel prosieguo del disco attraverso la selva simil post-punk di <em>Cheap Music</em> e <em>Damage</em> (futuristiche fughe notturne attraverso fasci di luci al neon); accompagnati da ritmi e sonorità che si avvicinano agli <strong>LCD Soundsystem</strong> (<em>Memories of the future </em>e<em> What about us</em> suonano il sound of silver di James Murphy come nemmeno l’originale farebbe più), ma che coprono uno spazio musicale lungo più di un trentennio (la monumentale <em>No Feelings</em> sigilla e mette in archivio la completa perdita di sentimenti annunciata dai <strong>Joy Division</strong> di <em>Disorder</em>). Il tutto condito da testi di protesta che colgono appieno il clima indi(e)gnados del 2011. Non per farne un vezzeggiativo, ma per averlo vissuto appieno, dopo un tour dei due coniugi in Myanmar (dal precedente e colonialistico nome di Birmania) nel 2010. Un posto molto carino ma in cui si può finire facilmente in carcere per aver suonato in pubblico, assieme a “<em>thousand of lonely kids making noise in a basement</em>”. In cui un governo opprime (se non sopprime) le persone. Un governo a cui gridare You don’t <strong>Serve the People</strong>. Boeckner e consorte recuperano la funzione rivoluzionaria della musica, spostando il livello un tantino più in là sia sul piano del messaggio che sul livello qualitativo. Basta il semplice ascolto di <em>Repatriated</em> a lanciare un messaggio semplice e sovversivo allo stesso tempo: s-catenatevi. Un disco capitale, che pone fine ad una stagione di revival degli anni ’80 che ha avuto una lunga coda, ma su cui gli Handsome Furs hanno forse messo il punto finale. No, non si ritorna più indietro. Per parafrasare l’ultimo pezzo, da questo disco si esce cambiati. Per sempre. “<em>When I get back I’ don’t feel the same, I don’t feel the same, I don’t feel it anymore.”</em></p>
<p>Label: Sub Pop<br />
Anno: 2011</p>
<p>Tracklist</p>
<p>01. When I Get Back<br />
02. Damage<br />
03. Bury Me Standing<br />
04. Memories of the Future<br />
05. Serve the People<br />
06. What About Us<br />
07. Repatriated<br />
08. Cheap Music<br />
09. No Feelings</p>
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		<title>The Maccabees a febbraio a Milano</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 10:25:09 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='https://www.musiczoom.it/?p=3013' addthis:title='The Maccabees a febbraio a Milano '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><div id="attachment_3014" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.musiczoom.it/wp-content/uploads/2011/11/the-maccabees.jpg"><img class="size-medium wp-image-3014" title="the maccabees" src="http://www.musiczoom.it/wp-content/uploads/2011/11/the-maccabees-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">The Maccabees</p></div>
<p>La loro emozionante <em>No Kind Words</em> è colonna sonora di Gettysburg (la serie tv colossal prodotta e diretta da Ridley e Tony Scott) e, in attesa di pubblicare <strong><em>Given to the Wild</em></strong>, il terzo album previsto per gennaio 2012, stanno girando il Regno Unito con concerti sempre sold out. Domenica 12 Febbraio 2012 ai Magazzini Generali di Milano arrivano i <a href="http://www.themaccabees.co.uk"><strong>Maccabees</strong></a>. <strong>The Maccabees</strong> sono una delle realtà più apprezzate della scena inglese, in bilico tra indie-rock e rock mainstream. Annunciano il loro ritorno in Italia forti delle attese legate al terzo disco <em><strong>Given To The Wild</strong></em> in pubblicazione ad inizio gennaio 2012 per Polydor/Universal,  un disco pieno di aspettative legate alla definitiva consacrazione anche a livello internazionale per quella che è indubbiamente una delle più valide band inglesi in cicolazione. Negli anni <strong>The Maccabees</strong> sono comunque riusciti a ricavarsi il loro spazio attraverso una crescita lenta ma costante, racchiudendo nei suoi cromosomi l’essenza del pop-rock inglese: una rielaborazione ingegnosa e fantasiosa della new-wave made in UK iniziata con il primo album <em><strong>Colour It In</strong></em> e continuata con lo splendido <strong><em>Wall Of Arms</em></strong> che contiene l’epica e gelida <em>No Kind Words</em>, singolo utilizzato anche recentemente nella colonna sonora della serie TV Gettysburg di Ridley e Tony Scott.<br />
Poche sono le notizie sul nuovo disco ed ancora non è stato reso noto il singolo apripista di <strong><em>Given To The Wild</em></strong>: si sa che il disco è stato scritto nella sala prove della band, nel quartiere londinese di Elephant And Castle, e che è stato poi finito ai Rockfield Studios in compagnia di <em>Tim Goldsworthy</em> (fondatore con<em> James Murphy</em> della DFA Records e producer di <strong>Unkle, Massive Attack, The Rapture </strong>e<strong> Cut Copy</strong>) e <em>Bruno Ellingham</em>. Dalle primissime dichiarazioni uscite il gruppo dice di essersi ispirato a fonti musicali tra le più disparate. Per la scrittura dei brani si va dal suono baggy degli <strong>Stone Roses</strong>, fino alla ricerca piena di stile di<strong> Kate Bush </strong>e<strong> David Bowie</strong>, che si andranno a fondere con le influenze che da sempre <strong>The Maccabees</strong> lasciano intravedere nel loro sound ovvero <strong>The Cure</strong> ma anche<strong> Arcade Fire</strong> la new-new-wave inglese degli ultimi anni. C’è grande attesa per il ritorno dei The Maccabees che si candidano già da ora a diventare una delle band più richieste in arrivo dall’Inghilterra per il 2012.</p>
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		<title>Rapture a Milano</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 15:30:21 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='https://www.musiczoom.it/?p=2786' addthis:title='Rapture a Milano '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><div id="attachment_2787" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.musiczoom.it/wp-content/uploads/2011/11/the-rapture.jpg"><img class="size-medium wp-image-2787" title="the rapture" src="http://www.musiczoom.it/wp-content/uploads/2011/11/the-rapture-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">The Rapture</p></div>
<p>L’attesa è finalmente finita: gran ritorno per <a href="http://www.therapturemusic.com"><strong>The Rapture</strong></a> con un nuovo disco ed un nuovo tour che li vedrà nuovamente protagonisti di quella scena capace di abbracciare gli amanti della club culture con gli indie-rockers. Unica data italiana lunedì 7 novembre ai Tunnel di Milano. Un nuovo disco ad inizio settembre che segna un ritorno alle origini con il rimpatrio nella scuderia dell’etichetta più importante in ambiti alternativi, la DFA Records di <em>James Murphy</em> (<strong>LCD Soundsystem</strong>) e <em>Tim Goldsworthy</em>, che pubblicò <strong><em>Echoes</em></strong>, il loro primo pluridecorato debutto, a cui fece poi seguito <em><strong>Pieces Of People That We Love</strong></em> (uscito per Mercury/Universal). Nel nuovo album, <strong><em>In The Grace Of Your Love</em></strong>, prodotto dal producer più hipster del momento, il francese Philippe Zdar (recentemente dietro al banco di mixaggio con i grammy winner <strong>Phoenix, Beastie Boys </strong>e<strong> Chromeo</strong>), riporta <strong>The Rapture</strong> ai livelli espressivi degli esordi in cui le chitarre angolari si uniscono al sound pulsante ed ossessivo dei synth ed ad un drumming insistente e solido come mai in passato. In questo viaggio tra reminescenze punk, saltellanti ritmi funk, echi di new-wave e ricerca introspettiva, soprattutto nelle melodie, il trio newyorkese  fa sentire la sua voce come non mai in passato regalando ai propri fans quello che è il loro migliore lavoro di sempre. <em><strong>In The Grace Of Your Love</strong></em> (registrato tra Parigi e Brooklyn) è un grande album, atmosferico, ossessivo, graffiante e soprattutto capace di far muovere chiunque. Il ritorno dei <strong>The Rapture</strong> non poteva davvero essere migliore e dal vivo promette un grande show in cui agli highlights di hits come <em>House Of Jelous Lovers, Sister Saviour </em>e<em> Whoo! Alright </em>e<em> Get My Self Into It</em> troveranno ampio spazio le nuove 11 canzoni del nuovo album. Disco atteso, come detto, dai fans e dalla stampa specializzata che da sempre segue attentamente i movimenti di questa straordinaria band della “grande mela” (tra le preferite di <em>Robert Smith</em> dei <strong>The Cure</strong> che li volle protagonisti del Curiosa Tour in USA), una delle migliori formazioni newyorkesi insieme a<strong> LCD Soundsystem, Interpol, The Strokes, !!! </strong>e<strong> Battles</strong>. <strong>The Rapture</strong> sono <em>Gabriel Andruzzi, Luke Jenner &amp; Vito Roccoforte</em>.</p>
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		<title>LCS Soundsystem &#8211; 45:33 remixes</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Apr 2011 16:52:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Umberto Profazio]]></dc:creator>
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<div id="attachment_196" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><span><span><a href="http://www.musiczoom.it/wp-content/uploads/2011/04/LCD.jpg"><img class="size-medium wp-image-196" title="LCD" src="http://www.musiczoom.it/wp-content/uploads/2011/04/LCD-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></span></span><p class="wp-caption-text">45:33 remixes</p></div>
<p>La genesi di questo disco ha dell’incredibile. Soprattutto perché è il remix di un altro disco la cui storia è qualcosa di allucinante. Nel 2007 quella grande multinazionale che fa scarpe ed ha il logo del baffetto e produceva i suoi prodotti a Taiwan già dagli anni’80 perché lì il costo del lavoro era più basso, anticipando una tendenza che gli imprenditori brianzoli e veneti capiro solo 20 anni dopo, nel pieno di quella tempesta perfetta che era divenuta la globalizzazione; proprio la Nike insomma, commissionò un lavoro ad un gruppetto newyorkese che qualche anno prima aveva strabiliato il mondo con il debutto ononimo. Visto il genere abbastanza ballabile, i capoccia della Nike decisero bene di chiedere a <em>James Murphy</em> &amp; soci un disco che accompagni una delle attività preferite dagli americani sovrappeso: il jogging. Il risultato è stato una serie di tracce che ogni utente del sito Nike poteva scaricare a pagamento da iTunes per sei mesi, ma il passaparola è stato così virale e le tracce così buone da far pensare bene alla DFA, di pubblicarlo anche come disco: ed eccoci così a <strong>45:33</strong>, con cui gli <strong>LCD Soundsystem</strong> si divertivano a giocare con l’elettronica, abbandonando la componente rock del debutto per svoltare al semaforo e prendere via dance, una arteria molto affollata in questi ultimi anni. Una storiella simpatica no?<br />
Ma aspettate di sentire il resto. Il successo di <strong>45:33</strong> a distanza di anni ha prodotto una seconda creatura. Visto che va molto di moda il remix, gli <strong>LCD</strong> hanno pensato bene di pubblicare un remix dello stesso 45:33 uscito quest’anno sempre per la DFA. Titolo abbastanza laconico: 45:33 remixes, in cui si alternano una serie di maghi della consolle mondiali, come il norvegese <strong>Prins Thomas</strong> ed il francese <strong>Pilooski</strong>. Alcuni dei quali della stessa DFA, come <strong>Runaway</strong>, duo composto da <em>Jacques Renault</em> e <em>Marcos Cabral</em>, altri meno, come <strong>Prince Language</strong>, <strong>Theo Parrish</strong>, gli inglesi <strong>Trus’me</strong> e <strong>Padded Cell</strong>. Il risultato? Le tracce precedenti risultano essere ancora più ballabili, gli angoli spigolosi del rock, ancora visibili dal lavoro degli <strong>LCD</strong> vengono smussati od addirittura cancellati con una serie di loop e basso da dancefloor, tanto che potrebbero essere usati in discoteca per darsi un tono più importante, intellettualoide e meno scafato. Naturalmente ciò non piacerà ai puristi del rock, ma da queste parti state sicuri che non ce ne saranno, poiché già il concetto di disco punk li fa vomitare e quindi preferiscono tenersi alla larga da <strong>LCD</strong>, <strong>Soulwax</strong> e compagnia danzante. Se però avete voglia di avventurarvi da queste parti <em>James Murphy</em> all’ingresso vi farà entrare in una suite ben arredata e piena di gente, e lassù in consolle si alterneranno una lunga serie di dj’s di fama mondiale che si cimenteranno con i buoni groove degli <strong>LCD</strong>. Via gli schemi mentali e tutti giù per terra (a ballare).<span> </span></p>
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