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	<title>musicZoom &#187; granturismo &raquo; musicZoom</title>
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		<title>Uross &#8211; L&#8217;amore è un precario</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Apr 2013 12:22:02 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='https://www.musiczoom.it/?p=13245' addthis:title='Uross &#8211; L&#8217;amore è un precario '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><img class="alignleft size-medium wp-image-13266" title="uross (1)" src="http://www.musiczoom.it/wp-content/uploads/2013/04/uross-1-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" />a cura di <strong>Christian Panzano</strong></p>
<p>Il 23 dicembre di 3 anni fa uscì <strong><em>29 febbraio (<strong>Lo</strong> squilibrista)</em></strong>, album d&#8217;esordio, potremmo dire, degli <strong><a href="http://www.uross.com/index.html" target="_blank">Uross</a></strong>, difficile evidentemente da inaugurare. In realtà erano già alcuni anni, dal 2007 per la precisione, che questi ragazzi di Monopoli provavano a farsi notare auto producendosi 3 demo. Lo squilibrista fu un gioco a due velocità dove il rock wave americano si schiudeva al cantautorato e a interessanti sperimentazioni popolari (<em>Sciarrabball, Godot</em>). Un disco che nella fattispecie risentiva di un pizzico di ingenuità, ma scuoteva l&#8217;animo dal malumore giornaliero. A pochi anni di distanza da quel tutto sommato bell&#8217;inizio i ragazzi ci riprovano con <strong><em>L&#8217;amore è un precario</em></strong>. Si inizia con un gran giro di chitarra e un altro lento di sottofondo che scremano questo <em>Chiedi alla polvere</em>. L&#8217;attacco di batteria è tagliente come la lama di un coltello e preciso come un orologio svizzero, ma la canzone scivola via in un finale di hammond e chitarra un po&#8217; sotto traccia. <em>Ego</em> scopre l&#8217;animo country rock con slide che vibrano bene sulle corde e armonici nei punti giusti del percorso e il cantato dimostra una certa dimestichezza. Proprio un bel pezzo. Per <em>Noir</em> si consiglia di ascoltare bene il giro di basso di Andrea Acquaviva che rischia seriamente di essere coinvolgente. <em>Claustrofobikronico</em> è <strong>U2</strong>, sulla retta via di <strong><em>Joshua tree</em></strong> poco dopo aver perduto il loro sacro fuoco indimenticabile, e un po&#8217; dispiace perchè si cade nel clichè di Squilibrista. Bello invece il suono circolare e la voce in <em>Cane vagabondo</em>. <em>Sto così scomodo che resto</em> è pop, di quelli più belli. Mi vengono in mente i <strong>Granturismo</strong> o i<strong> Lava lava love</strong>, tanto per citare uscite recenti e per chi ama il passato citerei un grande come <strong>Ivan Graziani</strong>. Perfetto il duetto tra Angela Esmeralda e lo stesso Uross con l&#8217;intervento d&#8217;archi di Carletto Petrosillo a scompaginare le inqietudini. Francamente avrei evitato la cover di <em>Ma il cielo è sempre più blu</em>: se c&#8217;era da dimostrare una vena cantautorale non vedo perchè farlo con una cover e poi basta poco perchè arrivi <em>BuSineSS</em> a dimostrare quella vena, con quei riff rock blues bellissimi. In <em>Flusso d&#8217;incoscienza</em> ritorniamo sulle stesse linee melodiche tra basso, batteria e chitarra sempre cupa e in variabile miscela sul crinale.<em> Al mio funerale</em> si riallaccia a quel blues wave che fa venire in mente il <strong>Mellencamp</strong> maturo, ma si pecca anche qui di grossolanità. Ad esempio la chitarra che nei pezzi precedenti è sempre amalgamata col resto del mood ora che dovrebbe essere protagonista rimane incastrata nelle retrovie in bella compagnia della batteria. Rimane comunque una bella vergata di doom popolare. La chiusa di <em>Lontano</em>, che sa ancora una volta di U2, non centra il bersaglio perchè l&#8217;elettrica poteva tranquillamente essere evitata ottenendo un pezzo da favola. Magari è solo questione di lana caprina. Sta di fatto che questo L&#8217;amore è un precario rende ancora precario il comune sentire di questi Uross attestandoli al secondo giro di prova, con tratti di interessante pop rock semplice e senza attributi suppletivi, ma con gentile resa finale che a volte lascia il tempo che trova. Vedrete che il terzo album sarà quello giusto.</p>
<p>Anno: 2013<br />
Label: Autoprodotto (Uross e Andrea Brunelli)</p>
<p>Tracklist</p>
<p>1.Chiedi alla polvere<br />
2.Ego<br />
3.Noir<br />
4.claustrofobikronico<br />
5.Cane vagabondo<br />
6.Sto così scomodo che resto<br />
7.Ma il cielo è sempre più blu<br />
8.BuSineSS<br />
9.Flusso d&#8217;incoscienza<br />
10.Al mio funerale<br />
11.Lontano</p>
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		<title>Granturismo &#8211; Caulonia Limbo Ya Ya</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Mar 2013 17:15:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[calexico]]></category>
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		<description><![CDATA[a cura di Christian Panzano Brutti quanto basta, divertenti, sgangherati al punto giusto, pieni di gioiosa scrittura, folk rigoglioso anche quando s&#8217;incupisce, svisate da loop station in effettistica da boomerang, hard rock da pavimenti pieni di sigarette calpestate. I Granturismo escono per Pitbellula con il loro quarto lavoro in studio dal nome che è tutta &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="https://www.musiczoom.it/?p=12503">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='https://www.musiczoom.it/?p=12503' addthis:title='Granturismo &#8211; Caulonia Limbo Ya Ya '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><img class="alignleft size-full wp-image-12505" title="granturismo" src="http://www.musiczoom.it/wp-content/uploads/2013/03/granturismo.jpg" alt="" width="300" height="300" />a cura di <strong>Christian Panzano</strong></p>
<p>Brutti quanto basta, divertenti, sgangherati al punto giusto, pieni di gioiosa scrittura, folk rigoglioso anche quando s&#8217;incupisce, svisate da loop station in effettistica da boomerang, hard rock da pavimenti pieni di sigarette calpestate. I <strong><a href="http://www.granturismomusic.com/" target="_blank">Granturismo</a></strong> escono per <a href="http://www.pitbellula.com/" target="_blank">Pitbellula</a> con il loro quarto lavoro in studio dal nome che è tutta una curiosità, <strong><em>Caulonia limbo ya ya</em></strong>. Non mi dilungherò sui motivi di questo titolo, andatevi a leggere la simpatica storia su internet. Le monocromatiche e sabbiose calibrature rock sono alla base delle prime due tracce, <em>Me ne vado al mare </em>e<em> Vieni a dormire con me</em>. La genuinità dei loro testi non è da confondere con banalità o giovanilismo da ruba cuori. Questi ragazzi sanno suonare oltre che scrivere testi di pop armonico. C&#8217;è tutto un elenco di iconografie e tipicità dei luoghi vissuti da romagnoli che affiorano un po&#8217; qua e un po&#8217; là, però a porte chiuse l&#8217;album non sospende il giudizio, non disarma la penna di chi scrive, anzi. Di quella serie di figure tipiche da commedia all&#8217;italiana, una grossa quota rimane sotto esposta, come atmosfera di contorno semi sfocata. In sovraimpressione emerge un senso di penombra domenicale, un odore di salsedine e solitudine piovasca e ombrelloni lasciati aperti sulla spiaggia ad inzupparsi. Queste immagini impresse nel cervello sostengono il marchio d&#8217;alta qualità e quando il trio magari non convince al 100%, proprio perchè ci si aspetterebbe un qualcosa di diverso (D<em>omenica </em>e<em> Meraviglioso errore</em>) basta aspettare due minuti due per far esordire un blues fatto di schegge e pietre cotte dal sole a un bivio fra surfing a go go fatto di riverberi e spie rosse dell&#8217;ampli a palla (<em>Canzone di parole</em>). E non è finita! Per chi non è ancora convinto della levatura c&#8217;è la medicina dell&#8217;inno nazionale, di Caulonia ovviamente, e di chi sennò, (<em>Inno della repubblica di Caulonia</em>) un appollaiato giro tex mex cancuniano, <strong>Calexico</strong> e caraibi in scioltezza rapida e <em>Può darsi sia l&#8217;autunno</em> un reggae pieno di rose e ossa rotte (colpa dell&#8217;imbrunire autunnale che fa questi brutti effetti) dalla batteria che sul finale pare incazzosa. Forse i ragazzi si stanno accorgendo di aver anticipato un po&#8217; troppo la bella stagione e quindi scendono giù per la spiaggia a raccogliere tavolini e seggiole immerse nelle pozzanghere d&#8217;acqua salata, sulla riviera ancora troppo poco rock e fuori stagione. Si, il vento cambia e lo svarione è stato veramente forte, i ragazzi ci sono rimasti male. Nasce <em>Distanze</em>, sempre nella migliore delle tradizioni acustiche, da <strong>James Taylor</strong> all&#8217;ultimo <strong>Phosphorescent</strong> ambientato a Rimini, tra la foto di Fellini appesa dietro al bancone di un bar a bere Martini dry e la mappa autostradale in mezzo ad un temporale in piena regola. Dream pop post nubifragio e mare in risacca in <em>Dubbi dubbi</em>. Si sorvola quel folk che da <strong>Simon &amp; Garfunkel</strong> arriva fino alla Norvegia dei <strong>Kings of convenience</strong>, con tocchi di easy funk mentre l&#8217;intima digressione testuale con piglio tropicalia segue la pista di basso a volume alto tracciata dal combo. Senza ombra di dubbio è il pezzo più bello dell&#8217;album. <em>Non essere visti</em> è una outsider in apparenza sonnecchiante, in realtà siamo sul finale dove si cerca di tirare le fila del discorso e lo si fa con tanta ironia, calpestando chitarre prima solamente pizzicate. Droni stiracchiati in parallelo con voce creola e si torna a <em>Domenica</em>, dove una città di provincia si svuota senza che ciò stupisca nessuno e niente fa scalpore eccetto l&#8217;afa. Già, fa tremendamente caldo per via dello scirocco e dell&#8217;Adriatico malessere, ma l&#8217;epica ultima è un adagio dell&#8217;inno di Caulonia, via andare con sospesi e silenzi che lasciano un amaro in bocca, ma è quello dell&#8217;aperitivo preso prima al bar mente si parlava dei tempi andati e di Pantani che è stato sicuramente più forte di Gimondi e Merckx o robe simili. Gradevolissima prova per i romagnoli che, dopo un EP omonimo nel 2007, un primo vero album nel 2010 (<strong><em>Il tempo di una danza</em></strong>) poi nuovamente con un EP (<strong><em>Cacciavite nel cuore</em></strong>) uscito l&#8217;anno scorso, si ripresentano con questo Caulonia limbo ya ya che non può che far sperare per il futuro. La ricetta prevede un noir malinconico con frustate rock deviato da battiti sudisti e folk della miglior specie. A voi la scelta e a voi il divertimento.</p>
<p>Anno: 2013<br />
Label: Pitbellula</p>
<p>Tracklist<br />
1-Me ne vado al mare<br />
2-Vieni a dormire con me<br />
3-Meraviglioso errore<br />
4-Domenica<br />
5-Canzone di parole<br />
6-Inno della repubblica di Caulonia (mosso)<br />
7-Può darsi sia l&#8217;autunno<br />
8-Distanze<br />
9-Dubbi dubbi<br />
10-Non essere visti<br />
11-Inno della repubblica di Caulonia (adagio)</p>
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