<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>musicZoom &#187; domino &raquo; musicZoom</title>
	<atom:link href="https://www.musiczoom.it/?feed=rss2&#038;tag=domino" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.musiczoom.it</link>
	<description>Il tuo zoom musicale!</description>
	<lastBuildDate>Mon, 31 Oct 2022 10:56:42 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
		<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
		<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=3.8.40</generator>
	<item>
		<title>Julia Holter &#8211; Have You In My Wilderness</title>
		<link>https://www.musiczoom.it/?p=24608</link>
		<comments>https://www.musiczoom.it/?p=24608#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2015 18:19:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marco Valchera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[art pop]]></category>
		<category><![CDATA[avant polo]]></category>
		<category><![CDATA[cantautorato]]></category>
		<category><![CDATA[domino]]></category>
		<category><![CDATA[have you in my wilderness]]></category>
		<category><![CDATA[julie holter]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.musiczoom.it/?p=24608</guid>
		<description><![CDATA[Al suo quarto lavoro in studio, dopo l’osannato Loud City Song, Julia Holter ha dato una veste maggiormente “tradizionale”, se questo aggettivo può essere utilizzato per l’artista californiana: le composizioni di Have You In My Wilderness, infatti, sono prive del fil rouge che costituiva l’ossatura degli album precedenti – la  tragedia greca (Ekstasis), il musical Gigi (Loud City Song) – e, senza &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="https://www.musiczoom.it/?p=24608">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='https://www.musiczoom.it/?p=24608' addthis:title='Julia Holter &#8211; Have You In My Wilderness '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><img class="alignleft size-medium wp-image-24610" alt="12166271_1189947727687332_1844726897_n" src="http://www.musiczoom.it/wp-content/uploads/2015/10/12166271_1189947727687332_1844726897_n-300x300.jpg" width="300" height="300" />Al suo quarto lavoro in studio, dopo l’osannato <b><i>Loud City Song</i></b>, <b>Julia Holter</b> ha dato una veste maggiormente “tradizionale”, se questo aggettivo può essere utilizzato per l’artista californiana: le composizioni di <b><i>Have You In My Wilderness</i></b>, infatti, sono prive del fil rouge che costituiva l’ossatura degli album precedenti – la  tragedia greca (<b><i>Ekstasis</i></b>), il musical <b><i>Gigi</i></b> (Loud City Song) – e, senza un decisivo intellettualismo di fondo, la Holter ora fa i conti con la propria capacità di virare verso un cantautorato più personale, realizzando così la sua prova più convincente.</p>
<p>Ciò che emerge dall’ascolto di queste dieci tracce è una confidenza e una maestria uniche nel tracciare melodie ariose e fluttuanti che mescolano pop, jazz, archi, per uno dei migliori album di cantautorato femminile degli ultimi anni.  <i>Feel You</i>, brano d’apertura, è una solare aria pop costruita su harpsichord, sintetizzatori, contrabbasso e archi, e naviga nei soavi spazi di <b>Ramona Lisa</b>, così come la ancora più convincente <i>Sea Calls Me Home</i>, virata 1960s sulla scia dell’ultima <b>Neko Case</b>. La sognante e cupa <i>How Long?</i> la vede travestirsi da diva anni Quaranta in una fumosa e jazzata torch song che anticipa <i>Lucette Stranded On The Island</i> – più vicina alle esperienze dell’album precedente anche nel riferimento letterario al breve racconto di <b>Colette</b> – in cui l’artista richiede all’ascoltatore una partecipazione attiva: bisogna ascoltare più e più volte per poter cogliere tutte le numerose sfumature degli arrangiamenti e la dolce armonia che nasce dal botta e risposta vocale nella coda. Lo stesso discorso vale anche per <i>Night Song</i>, una dolente confessione d’amore, in cui le note del pianoforte sorrette da imponenti e magniloquenti archi incorniciano tristi parole (“Show me now / Show me your second face / Show me how you make your second face”). La Holter si diverte anche con vivaci atmosfere dal sapore country (<i>Everytime Boots</i>), tenta la via della ballata al pianoforte ricca di pathos (<i>Betsy On The Roof</i>), ma è in <i>Vasquez</i> che non smette di stupire, quando un recital su arrangiamenti fusion jazz si apre ad un assolo di sassofono. Chiude il tutto una <i>title track</i> in cui un’amante ferita si interroga (“Tell me why do I feel you running away?”) su un letto di eterei sintetizzatori, pianoforte e violini.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Label: Domino<br />
Anno: 2015<br />
Genere: cantautorato, avant pop, art pop</p>
<p>Track list</p>
<p>01 – Feel You<br />
02 – Silhouette<br />
03 – How Long?<br />
04 – Lucette Stranded On The Island<br />
05 – Sea Calls Me Home<br />
06 – Night Song<br />
07 – Everytime Boots<br />
08 – Betsy On The Roof<br />
09 – Vasquez<br />
10 – Have You In My Wilderness</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.musiczoom.it/?feed=rss2&#038;p=24608</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>The Magnetic Fields &#8211; Love at the bottom of the sea</title>
		<link>https://www.musiczoom.it/?p=5977</link>
		<comments>https://www.musiczoom.it/?p=5977#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 14 Mar 2012 15:20:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Umberto Profazio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[69 love songs]]></category>
		<category><![CDATA[david bowie]]></category>
		<category><![CDATA[domino]]></category>
		<category><![CDATA[merge records]]></category>
		<category><![CDATA[stephin merritt]]></category>
		<category><![CDATA[the magnetic fields]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.musiczoom.it/?p=5977</guid>
		<description><![CDATA[L’amore è una ossessione un po’ per tutti, figuriamoci per i Magnetic Fields che ne hanno fatto un feticcio oltre che un insormontabile capolavoro con 69 Love Songs. Per cui dopo le oscurità di Stephin Merritt, la band decide di farci sentire come suona l’amore in fondo al mare con il nuovo album edito per &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="https://www.musiczoom.it/?p=5977">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='https://www.musiczoom.it/?p=5977' addthis:title='The Magnetic Fields &#8211; Love at the bottom of the sea '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><img class="alignleft size-medium wp-image-5978" title="love at the botton of the sea" src="http://www.musiczoom.it/wp-content/uploads/2012/03/love-at-the-botton-of-the-sea-300x273.jpg" alt="" width="300" height="273" />L’amore è una ossessione un po’ per tutti, figuriamoci per i <strong>Magnetic Fields</strong> che ne hanno fatto un feticcio oltre che un insormontabile capolavoro con <em><strong>69 Love Songs</strong></em>. Per cui dopo le oscurità di Stephin Merritt, la band decide di farci sentire come suona l’amore in fondo al mare con il nuovo album edito per la Merge Records negli USA (con cui aveva pubblicato per ultimo proprio 69 Love Songs) e per la Domino nel Vecchio Continente. Il movimento scomposto sui fondali marini crea immediatamente delle bolle elettriche in <em>Your Girlfriend’s Face</em>, riallacciando la band all’uso di synth da cui si era allontanata nello scorso decennio . Bolle che esplodono subito in superficie non appena si eleva <em>Andrew in Drag</em>, singolo che ricama attorno a Merritt un vestito luccicante e glam degno del <strong>Bowie</strong> dei tempi d’oro. Se il pop viene da molti definito come la ricerca della perfezione assoluta, eccone qui una dimostrazione. <em>The Machine in Your Hand</em> ci si avvicina molto mentre <em>God wants us to wait</em> rappresenta l’anima dark wave della band, una costante presente in buona parte della loro composizione discografica e che risulta maggiormente accentuata un po’ più in là in <em>Infatuation</em>. Il resto del disco è come al solito un riuscito mix tra romanticismi struggenti (le lente <em>Born for love, I’ve run away to join the fairies</em>, lo stornello di <em>The only boy in town</em>), ed una lunga e riuscita collezione di divertissements: il gioco di parole di <em>I’d go anywhere with Hugh</em>, la melodia e la coralità spensierata di <em>Goin’back to the country</em> (<em>city life is too slow, I’m sick of that 120 BPM punk and disco!</em>), la riuscitissima <em>Quick!</em>, che cattura alla perfezione il senso del silenzio imbarazzante ed imbarazzato tra due persone. Senza alcuna caduta di stile, a parte magari <em>My Husband’s Pied-a-Terre</em> e qualche altro minore passaggio a vuoto. In più la provocazione folk di <em>Horrible Party</em> e lo struggimento latino di <em>All she cares about is Mariachi</em> denotano tendenze all’apertura verso altri ritmi e tradizioni musicali. Per chi non l’avesse capito, i Magnetic Fields rappresentano per il sottoscritto la sublimazione dell’idea di pop e non finirebbe mai di ascoltarli. Fatelo anche voi: non ve ne pentirete.</p>
<p>Label: Merge Records, Domino<br />
Anno: 2012</p>
<p>Tracklist<br />
1.    God Wants Us to Wait<br />
2.    Andrew in Drag<br />
3.    Your Girlfriend&#8217;s Face<br />
4.    Born For Love<br />
5.    I&#8217;d Go Anywhere with Hugh<br />
6.    Infatuation (With Your Gyration)<br />
7.    The Only Boy in Town<br />
8.    The Machine in Your Hand<br />
9.    Goin&#8217; Back to the Country<br />
10.  I&#8217;ve Run Away to Join the Fairies<br />
11.  The Horrible Party<br />
12.  My Husband&#8217;s Pied-a-Terre<br />
13.   I Don&#8217;t Like Your Tone<br />
14.   Quick!<br />
15.   All She Cares About Is Mariachi</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.musiczoom.it/?feed=rss2&#038;p=5977</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Bill Ryder Jones &#8211; If</title>
		<link>https://www.musiczoom.it/?p=5467</link>
		<comments>https://www.musiczoom.it/?p=5467#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 14:01:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giampaolo Cristofaro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[bill ryder jones]]></category>
		<category><![CDATA[domino]]></category>
		<category><![CDATA[if]]></category>
		<category><![CDATA[nick drake]]></category>
		<category><![CDATA[the coral]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.musiczoom.it/?p=5467</guid>
		<description><![CDATA[A Bill il coraggio non manca. Non che i Coral siano stati una band di poco conto, nonostante abbiano pagato lo scotto di essere inseriti in un calderone che non ha reso onore al loro spessore artistico. E ora, il loro ex chitarrista si cimenta con una colonna sonora di un libro e non di &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="https://www.musiczoom.it/?p=5467">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='https://www.musiczoom.it/?p=5467' addthis:title='Bill Ryder Jones &#8211; If '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><img class="alignleft size-medium wp-image-5468" title="if" src="http://www.musiczoom.it/wp-content/uploads/2012/02/if-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" />A <a href="http://www.myspace.com/billryderjones"><strong>Bill</strong> </a>il coraggio non manca. Non che i <strong>Coral</strong> siano stati una band di poco conto, nonostante abbiano pagato lo scotto di essere inseriti in un calderone che non ha reso onore al loro spessore artistico. E ora, il loro ex chitarrista si cimenta con una colonna sonora di un libro e non di uno qualsiasi. Già il compito di costruire una colonna sonora non è dei più semplici, se poi si decide di realizzarla per un libro e il soggetto è Se Una Notte Di Inverno Un Viaggatore di Italo Calvino, c&#8217;è di che far tremare i polsi. Nonostante tutto, l&#8217;equlibrio artistico che guida le partitura d&#8217;archi, di fiati, gli inserti pianistici e l&#8217;impatto musicale che ne deriva, dimostrano l&#8217;ispirazione e la capacità di Bill di desumere dal capolavoro di Calvino ciò che potrebbe essere una sua colonna sonora (decidere di scrivere “la” colonna sonora del libro, sarebbe stato&#8230;poco attinente alla materia), articolata e dolorosa come non era scontato avvenissse. Il contrasto tra i primi due brani e la classicità pianistica (e non) di <em>Leaning (Star Of Sweden)</em> apparirà scontato, ma funziona appieno, la marzialità di <em>By The Church Of Apollonia</em> si scioglie in un pianto melodico liberatorio e la chitarra (acustica e in fingerpicking) entra finalmente in scena nello spelndido folk de <em>Le Grand Desordre</em>, dal forte sapore Drakiano. <em>Enlace</em> è epifania cinematica dall&#8217;intenso finale blues, mentre con <em>Intersect </em>e<em> The Flowers #3 (Lotus)</em> si ritorna a lambire terriorti tipici di una colonna sonora, <em>Give Me A Name</em> è la torch song che ci si aspettava prima o poi, <em>Some Absolute End</em> è un finale (e non lo si svela mai) che varrebbe da solo l&#8217;acquisto del disco. Sorprendente, davvero,</p>
<p>Label: Domino/Self<br />
Anno: 2011</p>
<p>Tracklist</p>
<p>01.If&#8230;<br />
02.The Reader (Malbork)<br />
03.Leaning (Star Of Sweden)<br />
04.By The Church Of Apollonia<br />
05.Le Gran Desordre<br />
06.Enlace<br />
07.Intersect<br />
08.The Flowers #3 (Lotus)<br />
09.Give Me A Name<br />
10.Some Absolute End (The End)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.musiczoom.it/?feed=rss2&#038;p=5467</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Nuovo video per i Magnetic Fields</title>
		<link>https://www.musiczoom.it/?p=5358</link>
		<comments>https://www.musiczoom.it/?p=5358#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 12 Feb 2012 15:08:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[domino]]></category>
		<category><![CDATA[love at the bottom of the sea]]></category>
		<category><![CDATA[stephin merritt]]></category>
		<category><![CDATA[the magnetic fields]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.musiczoom.it/?p=5358</guid>
		<description><![CDATA[‎Andrew In Drag è il primo video estratto dal nuovo album dei The Magnetic Fields di Stephin Merritt. Love at the Bottom of the Sea uscirà il 6 Marzo su Domino/Self. Per visualizzare il video basta cliccare qui.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='https://www.musiczoom.it/?p=5358' addthis:title='Nuovo video per i Magnetic Fields '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><em>‎<img class="alignleft size-medium wp-image-5359" title="the magnetic fields" src="http://www.musiczoom.it/wp-content/uploads/2012/02/the-magnetic-fields-300x168.png" alt="" width="300" height="168" />Andrew In Drag</em> è il primo video estratto dal nuovo album dei <strong>The Magnetic Fields</strong> di Stephin Merritt. <strong><em>Love at the Bottom of the Sea</em></strong> uscirà il 6 Marzo su Domino/Self. Per visualizzare il video basta cliccare <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Jf_l3EGQvL8">qui</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.musiczoom.it/?feed=rss2&#038;p=5358</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Blood Orange &#8211; Coastal Grooves</title>
		<link>https://www.musiczoom.it/?p=4959</link>
		<comments>https://www.musiczoom.it/?p=4959#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 19:28:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giampaolo Cristofaro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[blood orange]]></category>
		<category><![CDATA[coastal grooves]]></category>
		<category><![CDATA[devontè hynes]]></category>
		<category><![CDATA[domino]]></category>
		<category><![CDATA[test icicles]]></category>
		<category><![CDATA[wild beast]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.musiczoom.it/?p=4959</guid>
		<description><![CDATA[Qualcuno si ricorda i Test Icicles? L’ex caposquadra Devontè Hynes, ritorna in scena con i Blood Orange e Coastal Grooves, cedendo alle tentazioni delle atmosfere anni ottanta (ormai le vittime non si contano più), per uno stile algido ed emotivo al contempo, ricco di suoni sintetici e atmosfere da drag queen in deliquio amoroso, costantemente &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="https://www.musiczoom.it/?p=4959">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='https://www.musiczoom.it/?p=4959' addthis:title='Blood Orange &#8211; Coastal Grooves '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><img class="alignleft size-full wp-image-4960" title="blood orange" src="http://www.musiczoom.it/wp-content/uploads/2012/01/blood-orange.jpg" alt="" width="300" height="300" />Qualcuno si ricorda i <strong>Test Icicles</strong>? L’ex caposquadra Devontè Hynes, ritorna in scena con i <a href="http://bloodorangeforever.tumblr.com/"><strong>Blood Orange</strong> </a>e <strong><em>Coastal Grooves</em></strong>, cedendo alle tentazioni delle atmosfere anni ottanta (ormai le vittime non si contano più), per uno stile algido ed emotivo al contempo, ricco di suoni sintetici e atmosfere da drag queen in deliquio amoroso, costantemente sfatte, ma mai stanche e fiere della loro personalità. Il gioco regge sino a un certo punto, quando le maschere lasciano il posto a brani inquieti (<em>Can We Go Inside Now?</em>) e tensioni da italo-disco (<em>S’Cooled</em>) che il loro divertimento lo portano sempre. Identità precisa quindi, ma troppo inflazionata. A qualcuno però, magari i fan della ex band di Devo dei <strong>Wild Beast</strong> più disimpegnati, il cuore lo riempirà lo stesso.</p>
<p>Label: Domino/Self<br />
Anno: 2011</p>
<p>Tracklist</p>
<p>01.Forget It<br />
02.Sutphin Boulevard<br />
03.I&#8217;m Sorry We Lied<br />
04.Can We Go Inside Now?<br />
05.S&#8217;Cooled<br />
06.Complete Failure<br />
07.Instantly Blank (The Goodness)<br />
08.The Complete Knock<br />
09.Are You Sure You&#8217;re Really Busy?<br />
10.Champagne Toast</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.musiczoom.it/?feed=rss2&#038;p=4959</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Real Estate &#8211; Days</title>
		<link>https://www.musiczoom.it/?p=3922</link>
		<comments>https://www.musiczoom.it/?p=3922#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 16:31:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Giampaolo Cristofaro]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[alex bleeker]]></category>
		<category><![CDATA[ariel pink]]></category>
		<category><![CDATA[days]]></category>
		<category><![CDATA[domino]]></category>
		<category><![CDATA[ducktails]]></category>
		<category><![CDATA[etienne duguay]]></category>
		<category><![CDATA[martin courtnet]]></category>
		<category><![CDATA[matthew mondanile]]></category>
		<category><![CDATA[not not fun]]></category>
		<category><![CDATA[real estate]]></category>
		<category><![CDATA[sacred bones]]></category>
		<category><![CDATA[titus andronicus]]></category>
		<category><![CDATA[woodsist]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.musiczoom.it/?p=3922</guid>
		<description><![CDATA[Matthew Mondanile/Ducktails è uno degli esponenti migliori della torrentizia, e spesso poco incisiva, invasione hypnagogica. In realtà, dentro categorie come glo-fi o shitgaze ci finiscono dischi e artisti che &#8211; aldilà di un comune guardare “al passato”, magari non vissuto -  non appartengono agli stessi mondi sonori e, quindi, è un bene che, in fondo, &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="https://www.musiczoom.it/?p=3922">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='https://www.musiczoom.it/?p=3922' addthis:title='Real Estate &#8211; Days '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><img class="alignleft size-medium wp-image-3923" title="real estate" src="http://www.musiczoom.it/wp-content/uploads/2011/12/real-estate-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /><strong></strong></p>
<p>Matthew Mondanile/<strong>Ducktails</strong> è uno degli esponenti migliori della torrentizia, e spesso poco incisiva, invasione hypnagogica. In realtà, dentro categorie come glo-fi o shitgaze ci finiscono dischi e artisti che &#8211; aldilà di un comune guardare “al passato”, magari non vissuto -  non appartengono agli stessi mondi sonori e, quindi, è un bene che, in fondo, tutto ciò abbia permesso a persone come Matthew o <strong>Ariel Pink</strong>, o al giro Not Not Fun e Sacred Bones di “svettare” anche oltre le previsioni. In questo caso, il progetto <a href="http://www.myspace.com/realestate"><strong>Real Estate</strong></a> vede Mr. Mondanile declinare i suoi ghirigori rustico/psichedelici in chiave pop, tra garage e power pop da nuovo millennio, assieme a Martin Courtnet dei<strong> Titus Andronicus</strong>, Etienne Duguay e Alex Bleeker. Il debutto omonimo, a dispetto di dubbi e riserve, si è rivelato una delle migliore uscite Woodsist del 2009 e ora, <strong><em>Days</em></strong>, è il debutto su Domino, casa discografica che dovrebbe garantire (ed in effetti è così) al gruppo una maggiore diffusione. Forse in virtù di questo, la direzione musicale scelta è all’insegna di un “more of the same” che non riesce a ricatturare le fresche intuizioni del debutto, né la stessa svaccata vitalità. La parola “novità” non la si poteva spendere neanche per il primo disco in realtà, ma nel caso di Days, limati pure i pochi spigoli di un suono a base di chitarre a groviera, jingle jangle e una chiave compositiva posta in quel regno di nessuno tra lo-fi e mainstream, restano intatti piacevolezza di fondo e il calore da tramonto di un giorno d’inizio autunno (<em>Green Aisles </em>e<em> Out Of Tune</em> si possono solo amare) il tutto teso però a formalizzare una maggiore coesione tra ogni pezzo, scontando, inevitabile, una sorta di monotonia che lascia troppo amaro in bocca se con il debutto era stato amore a primo ascolto.</p>
<p>Label: Domino/Self<br />
Anno: 2011</p>
<p>Tracklist</p>
<p>01.Easy<br />
02.Green Aisles<br />
03.It’s Real<br />
04.Kinder Blumen<br />
05.Out Of Tune<br />
06.Municipality<br />
07.Wonder Years<br />
08.Three Blocks<br />
09.Younger Than Yesterday<br />
10.All The Same</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.musiczoom.it/?feed=rss2&#038;p=3922</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
