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	<title>musicZoom &#187; angel haze &raquo; musicZoom</title>
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		<title>Angel Haze &#8211; Dirty Gold</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Jan 2014 11:44:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marco Valchera]]></dc:creator>
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<em>Sing About Me</em> è una brutta imitazione di<strong> Da Brat</strong> per la velocità delle rime, che si perde, però, in un chorus pop sbiadito, lontano dalle estrosità kitsch di una <strong>Minaj</strong>. Il resto è una serie di rifacimenti ad artisti più celebri, in gonnella e non: <strong>Eve</strong> e <strong>Alicia Keys</strong> (<em>A Tribe Called Red</em>), <strong>Eminem</strong> (<em>Battle Cry</em>, in cui la prezzemolina <strong>Sia</strong> interpreta <strong>Rihanna</strong>, in un fac-simile di <em>Love The Way You Lie</em>), <strong>Macklemore</strong> (nella convincente <em>Black Dahlia</em>), <strong>Estelle</strong> (nel pop malriuscito di <em>Planes Fly</em>),<strong> Lil’ Kim</strong> e Nicki Minaj (nella meditazione conclusiva e scontata di <em>Dirty Gold</em>). Non che manchino ricerche interessanti (la già citata Black Dahlia, il singolo <em>Echelon, White Lilies</em>, su una donna che perde la propria dignità perché stripper), ma si tratta di un ascolto estenuante e che avrebbe giovato di numerosi tagli sia di tracce, che all’interno delle tracce.<br />
Aspettiamo i debutti della discussa e talentuosa <strong>Azealia Banks</strong> e della bionda e pop<strong> Iggy Azalea</strong>, previsti per i primi mesi di questo 2014, perché questo Dirty Gold lascia molto a desiderare.</p>
<p>Label: Island/Republic<br />
Genere: Hip Hop<br />
Anno: 2013</p>
<p>Tracklist</p>
<p>01 – Sing About Me<br />
02 – Echelon (It’s My Way)<br />
03 – A Tribe Called Red<br />
04 – Deep Sea Diver<br />
05 – Black Synagogue<br />
06 – Angels &amp; Airwaves<br />
07 – April’s Fool<br />
08 – White Lilies White Lies<br />
09 – Battle Cry<br />
10 – Black Dahlia<br />
11 – Planes Fly<br />
12 – Dirty Gold</p>
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		<title>Skylar Grey &#8211; Don’t Look Down</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Jul 2013 17:39:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='https://www.musiczoom.it/?p=14604' addthis:title='Skylar Grey &#8211; Don’t Look Down '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><img class="alignleft size-full wp-image-14605" title="DontLookDownAlbumCover" src="http://www.musiczoom.it/wp-content/uploads/2013/07/DontLookDownAlbumCover.jpg" alt="" width="300" height="300" />a cura di <strong>Marco Valchera</strong></p>
<p>Quasi due anni dopo la diffusione di quello che sarebbe dovuto essere il singolo apripista, <em>Invisible</em>, scomparso dalla tracklist finale, <strong>Skylar Grey</strong> è riuscita, finalmente, a pubblicare il suo nuovo, secondo album, <strong><em>Don’t Look Down</em></strong>.  Il suo esordio del 2006 <strong><em>Like Blood Like Honey</em></strong> era passato del tutto inosservato: ma la ventisettenne Holly Brook Hafermann non si è data per vinta e in questi anni è divenuta una nota songwriter di brani di successo, come <em>Love The Way You Lie</em>, hit mondiale di <strong>Eminem</strong> con il featuring di <strong>Rihanna</strong>. Proprio il celebre rapper bianco ha preso sotto la sua ala protettiva Skylar, collaborando alla produzione dell’album, insieme al fido compagno di lei, <strong>Alex Da Kid </strong>e<strong> J.R. Rotem</strong>. Citando tra le sue influenze musicali <strong>Joni Mitchell, Marilyn Manson</strong> e i <strong>Death Cab for Cutie</strong>, nei mesi scorsi Don’t Look Down era stato annunciato come un lavoro commerciale ma al contempo di avanguardia, melanconico, cinematico, e, a tratti, dark. In realtà ci troviamo di fronte a un album prevalentemente pop, composto di numerose ballate al pianoforte sporcate (per non dire rovinate) da batterie hip hop, tra una <strong>Sara Bareilles</strong> meno solare,  una <strong>Amy Lee</strong> meno funerea e un <strong>Avril Lavigne</strong> meno squillante e più cresciuta. La Grey cerca di barcamenarsi tra i numerosi featuring e questa ostentata tristezza di fondo, anche nelle liriche, appare per nulla sincera: Don’t Look Down è un assembramento di brani perfetti per relazioni finite male ma nulla di più, uno scontato pacchetto di toni trascinati, quasi a voler rendere ogni singola parola una lama affilata.<br />
Si parte con <em>Back From The Dead</em>, con i featuring del rapper <strong>Big Sean</strong> e del batterista dei <strong>Blink 182</strong>, Travis Barker: ballata al pianoforte, contrassegnata da un ritornello hip hop, simile alle produzioni dei primi anni Duemila di <strong>Timbaland</strong>, che si risolleva un po’ con la strofa di Big Sean, ma stride con la vocina della Grey. <em>Final Warning</em>, uno dei potenziali singoli, è il brano di gran lunga migliore dell’album: sorretto da una chitarra acustica e da liriche risentite verso un amante violento, la crudezza delle immagini create contrasta positivamente con la placidità della struttura musicale (You keep throwing punches but you won&#8217;t win this fight/You&#8217;re just fucking yourself when you don&#8217;t read the signs/I&#8217;m going to the kitchen, coming back with a knife/ &#8216;Cause i&#8217;ve had enough this time). <em>Wear Me Out</em> è uno swing pop pianistico risentito migliaia di volte; <em>Religion</em> è una scopiazzatura, condita con le solite pulsazioni black, di <strong>Taylor Swift</strong> o della Lavigne. <em>C’Mon Let Me Ride</em>, con un sample – ahinoi – di <em>Bicycle Race</em> dei <strong>Queen</strong>, vanta la collaborazione di Eminem: teoricamente concepita come quello che sarebbe dovuto essere il brano di successo, fortunatamente è stata snobbata da tutte le charts. Seguendo la falsa riga di <em>Stupid Girls</em> di <strong>P!nk</strong>, anche nel videoclip, è un tremendo tentativo hip pop di parodia dei luoghi comuni della black e pop music, tutto giocato sulla sfera sessuale, a partire dalla bicicletta del titolo. Imbarazzante e da dimenticare al più presto. Le successive <em>Sunshine </em>e<em> Pulse</em> scorrono via senza lasciare nulla: forse la seconda è leggermente più identificabile per un’aura di “mistero”, anche se molto plastificato. <em>Glow In The Dark</em> si risolleva un po’ con gli archi che arricchiscono la medesima struttura pianoforte- strumentali hip hop alla <strong>Dr. Dre.</strong> <em>Shit, Man!</em>, in compagnia della rapper <strong>Angel Haze</strong>, non si allontana dalle atmosfere di tutto ciò che abbiamo finora ascoltato, così come <em>Clear Blue Sky</em>, dove a cantare sembra Rihanna. <em>Tower (Don’t Look Down)</em> lambisce i territori del pezzone pop rock FM, retto da chitarre elettriche, mentre la conclusiva <em>White Suburban</em> è una ballata acustica solo retta dal pianoforte (<strong>Sarah McLachlan</strong> docet), senza orpelli di alcun tipo, che ci mostra che la ragazza ha talento, ma che, almeno in questo Don’t Look Down, è stato usato male.</p>
<p>Label: Interscope<br />
Anno: 2013</p>
<p>Tracklist</p>
<p>01 – Back from the Dead<br />
02 – Final Warning<br />
03 – Wear Me Out<br />
04 – Religion<br />
05 – C’mon Let Me Ride<br />
06 – Sunshine<br />
07 – Pulse<br />
08 – Glow in the Dark<br />
09 – Shit, Man!<br />
10 – Clear Blue Sky<br />
11 – Tower (Don’t Look Down)<br />
12 – White Suburban</p>
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