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	<title>musicZoom &#187; agnes obel &raquo; musicZoom</title>
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		<title>Agnes Obel @ Ferrara Sotto Le Stelle</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jun 2017 12:10:48 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='https://www.musiczoom.it/?p=27794' addthis:title='Agnes Obel @ Ferrara Sotto Le Stelle '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><a href="http://www.musiczoom.it/wp-content/uploads/2017/06/19427639_10212113276719895_1473802403_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-27795" alt="19427639_10212113276719895_1473802403_n" src="http://www.musiczoom.it/wp-content/uploads/2017/06/19427639_10212113276719895_1473802403_n-199x300.jpg" width="199" height="300" /></a>Tocca ad <strong>Agnes Obel</strong> tagliare il nastro della ventiduesima edizione di Ferrara Sotto le Stelle, che anche quest&#8217;anno si prefigge l&#8217;obiettivo di proporre artisti di grande qualità nella città estense. Qualità che appunto già dalla prima data di questo festival, raggiunge uno dei suoi picchi più alti. Purtroppo riesco a raggiungere il cortile del Castello Estense con un po&#8217; di ritardo sulla tabella di marcia che mi ero prefissato, e mi perdo l&#8217;opening del cantautore folk V.O., ma riesco per un soffio a non perdere la salita sul palco della cantante di Copenaghen e delle sue tre spalle. Sì, perchè trattasi di vere e proprie spalle quelle che Agnes porta con sè, tre ragazze che non fanno da contorno ma da pieno supporto alla performance della danese. Timidamente presenta le varie canzoni che propone all&#8217;incantato e numeroso pubblico, brani tratti sia dai dischi precedenti, sia dal suo ultimo lavoro in studio <strong><em>Citizen Of Glass</em></strong>; il risultato è un&#8217;ora e mezza di pura poesia, una parentesi di pace perfetta racchiusa tra le mura del Castello Estense, mura che lasciano fuori la frenesia del quotidiano e ci proteggono insieme alla musica. <a href="http://www.musiczoom.it/wp-content/uploads/2017/06/19398847_10212113276879899_397064224_n.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-27796" alt="19398847_10212113276879899_397064224_n" src="http://www.musiczoom.it/wp-content/uploads/2017/06/19398847_10212113276879899_397064224_n-199x300.jpg" width="199" height="300" /></a>La voce di Agnes, supportata egregiamente dai cori delle sue compagne, creano un&#8217;esperienza soave ed eterea, sembra di impersonificarsi in Ulisse e farsi ipnotizzare da queste algide sirene di bianco vestite, tutte probabilmente inconsapevoli figlie dell&#8217;autotune (non c&#8217;è stata nessuna sbavatura durante il live, nè a livello vocale nè a livello strumentale, davvero pazzesca l&#8217;armoniosità corale delle quattro); ma qui non c&#8217;è certo da tapparsi le orecchie, anzi il loro canto accompagnato da strutture ritmiche mai invasive, e tappeti melodici strutturati per lo più su pianoforte e violoncello, creano un&#8217;amalgama incantevole che ti fa sentire in pace con il mondo, sensazione interrotta solo da un infante che con un piccolo gemito richiama l&#8217;attenzione, e dai bicchieri di plastica calpestati o calciati ogni tanto dal pubblico durante la ricerca della posizione migliore per vedere il palco. Il tutto è suggellato da luci soffuse dai colori caldi che dal basso illuminano la performance del gruppo, mentre sullo sfondo videoproiezioni sfocate e sdoppiate (che ricordano un po&#8217; la copertina di Citizen Of Glass) riproducono frammenti di ciò che sta succedendo sul palco. Agnes ci regala quindi un estratto del suo splendido lavoro, con una perfezione estrema, un delicato sentimento ed una naturale timidezza che non penalizza però la resa ma la impreziosisce di spiccata naturalità. Vuole essere invitata nuovamente a Ferrara (questa è la sua unica data italiana per quest&#8217;anno), ce lo dice lei subito prima degli ultimi due brani proposti, e noi la aspettiamo volentieri.</p>
<p><em>Grazie anche quest&#8217;anno a Sara Tosi per le foto.</em></p>
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		<title>Ferrara Sotto Le Stelle 2017</title>
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		<pubDate>Mon, 29 May 2017 08:24:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Diego Ama]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='https://www.musiczoom.it/?p=27637' addthis:title='Ferrara Sotto Le Stelle 2017 '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><img class="alignleft" alt="" src="http://www.arciferrara.org/media/uploads/immagini/2/1905-banner_arci_1300x508.jpg.1400x547_q85_crop.jpg" width="1300" height="508" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Chiuso anche quest&#8217;anno il cartellone della ventiduesima edizione di Ferrara Sotto le Stelle, in partenza il 20 giugno nel cortile del Castello Estense con l&#8217;unica data italiana di Agnes Obel; si proseguirà poi con altre due uniche date italiane nella più ampia Piazza Castello, rispettivamente con Alt-J il 28 giugno e cinque giorni dopo con i Fleet Foxes. Completeranno poi la rassegna i TheGiornalisti il 6 luglio, Le Luci Della Centrale Elettrica che tornerà a giocare in casa il 19 luglio ed in chiusura i White Lies il 27 luglio. Nonostante il passaggio di consegne per quanto riguarda la direzione artistica, anche quest&#8217;anno il festival ferrarese si prospetta come uno dei più interessanti del panorama nazionale.</p>
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		<title>Agnes Obel &#8211; Aventine</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Sep 2013 15:05:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Marco Valchera]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='https://www.musiczoom.it/?p=15623' addthis:title='Agnes Obel &#8211; Aventine '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-15624" title="images" src="http://www.musiczoom.it/wp-content/uploads/2013/09/images.jpg" alt="" width="225" height="225" />Agnes Obel</strong> deve aver certamente sentito molte pressioni nel creare il suo secondo album, <strong><em>Aventine</em></strong> (titolo scelto solo per il suono armonioso, non per legami con l’Urbe): nessuno, infatti, avrebbe mai potuto prevedere l’incredibile successo che ha investito <strong><em>Philharmonics</em></strong> (2010). Multiplatino nella natia Danimarca, e successo in tutta Europa, soprattutto Francia e Belgio, il suo esordio era un bellissimo collage di melodie scarne, malinconiche, sorretto da pianoforte e pochissimo altro, a volte solo strumentali, qualcosa, insomma, ben lontano dai gusti del pubblico attuale. Aventine ricalca la formula del predecessore, lasciando maggiore spazio, questa volta, ad un violoncello che si fa ricorrente nella sezione centrale dell’album. Il caos degli ultimi diciotto mesi passati in tour in tutto il mondo non è trapelato nella sua musica, che rimane rarefatta, bucolica, sommessa. A metà strada tra i <strong>Goldfrapp</strong> e <strong>Ane Brun</strong>, e sotto l’evidente influenza della prima <strong>Tori Amos</strong>, Agnes Obel è un talento raro e sorprendente, che si muove tra il classico e il moderno, disegnando atmosfere autunnali e desolate di grande impatto.<br />
Aventine si apre con uno splendido interludio strumentale, <em>Chord Left,</em> che rivela quanto la pianista guardi a compositori di prim’ordine come <strong>Satie</strong>, e, come nei successivi ritagli al pianoforte <em>Tokka </em>e<em> Fivefold</em>, sia in grado di suscitare emozioni potenti, sedendosi al suo strumento e lasciando che solo le note si indirizzino verso una composizione cupa e drammatica. Aventine è perfettamente riconducibile a Philharmonics nei suoi colori, ma ciò non vuol dire che ne rappresenti la copia: si percepisce meno immediatezza, ma più attenzione ai particolari. Un esempio è la perla<em> Fuel To Fire</em>, la <em>Riverside</em> di Aventine, in cui archi e pianoforte accompagnano la dolente voce della Obel. <em>Dorian</em> è delicata e impalpabile mentre nella title track dominano violoncelli e archi ed echi di <strong>Kate Bush</strong>, così come in<em> Run Cried The Crawling</em>, ancor più toccante nella sua scansione finale pianistica, o nel singolo <em>The Curse</em>. In <em>Pass Them By</em> compaiono delle chitarre acustiche e il tutto prende una piega a metà strada tra un madrigale e ciò che ci aspetteremmo da una pellicola di Peter Jackson. <em>Words Are Dead </em>e<em> Smoke &amp; Mirrors</em> tornano alla centralità del pianoforte: la prima è catartica e distante, la seconda è un breve numero dai toni jazz che non dispiacerebbe a<strong> Nadine Shah</strong> né alla prima <strong>Norah Jones.<br />
</strong>Le liriche della Obel, spesso oniriche e meditative, si sposano con arrangiamenti semplici ed eterei e interpretazioni sussurrate ed efficaci, rendendo Aventine una conferma del talento dell’interprete e una colonna sonora per tutti gli amanti dell’ottima musica. Di certo, uno dei migliori album di quest’anno.</p>
<p>Label: PIAS<br />
Anno: 2013</p>
<p>Tracklist</p>
<p>01 – Chord Left<br />
02 – Fuel to Fire<br />
03 – Dorian<br />
04 – Aventine<br />
05 – Run Cried The Crawling<br />
06 – Tokka<br />
07 – The Curse<br />
08 – Pass Them By<br />
09 – Words Are Dead<br />
10 – Fivefold<br />
11 – Smoke &amp; Mirrors</p>
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		<title>Sound &amp; Comfort Festival</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Jul 2013 16:20:43 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='https://www.musiczoom.it/?p=14817' addthis:title='Sound &amp; Comfort Festival '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><div id="attachment_14818" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-medium wp-image-14818" title="Kaki King" src="http://www.musiczoom.it/wp-content/uploads/2013/07/06_KakiKing-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /><p class="wp-caption-text">Kaki King</p></div>
<p>Un evento esclusivo ad inizio novembre, 3 giorni di concerti pensati e dedicati ai palati più raffinati della scena indie-rock internazionale. Torna infatti la seconda edizione di Sound &amp; Comfort Festival con Kaki King, Agnes Obel ed i Low. Il 4 novembre toccherà alla Virtuosa chitarrista e compositrice statunitense, per presentare il suo ultimo album <em><strong>Glow</strong></em>, pubblicato lo scorso anno per Velour Recordings. Il 5 toccherà invece ad Agnes Obel, la giovane ed affascinate cantautrice danese che con l’album di debutto <em><strong>Philharmonics</strong></em> (PIAS/SELF) si è aggiudicata il disco d’oro in Francia, Belgio, Olanda ed i 5 riconoscimenti più importanti ai Danish Awards (Album dell’Anno, Migliore Album Pop, Miglior Debutto dell’Anno, Miglior Artista Femminile, Miglior Cantautore dell’Anno). La Obel arriva al Sound &amp; Comfort Festival per un’unica data italiana per presentare il nuovo album <strong><em>Aventine</em></strong> in uscita il 1°ottobre 2013 su etichetta PIAS.<br />
Infine, il 6 novembre toccherà ai Low, una delle più importanti realtà della scena slowcore anni ’90 made in USA. Con dieci album all’attivo il trio originario di Duluth, Minnesota, ha pubblicato l’ultimo album di studio lo scorso marzo, a due anni di distanza da <em><strong>C’Mon</strong></em>, capolavoro firmato Sub Pop che ha letteralmente conquistato pubblico e critica. Tutti i live si terranno al Teatro Martinitt di Milano.</p>
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		<title>Nadine Shah &#8211; Love Your Dum and Mad</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jul 2013 16:35:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[a cura di Marco Valchera Di fronte all’esordio di Nadine Shah, Love Your Dum And Mad, non si può che rimanere estasiati dagli ottimi brani offertici da questa giovane artista inglese, figlia di madre norvegese e padre pakistano. Nadine ci aveva già regalato due ep, ma il suo debutto vero e proprio è un’autentica meraviglia, &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="https://www.musiczoom.it/?p=14701">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='https://www.musiczoom.it/?p=14701' addthis:title='Nadine Shah &#8211; Love Your Dum and Mad '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><img class="alignleft size-medium wp-image-14702" title="nadine-shah-love-your-dum-mad" src="http://www.musiczoom.it/wp-content/uploads/2013/07/nadine-shah-love-your-dum-mad-278x300.jpg" alt="" width="278" height="300" />a cura di <strong>Marco Valchera</strong></p>
<p>Di fronte all’esordio di <strong>Nadine Shah</strong>,<strong><em> Love Your Dum And Mad</em></strong>, non si può che rimanere estasiati dagli ottimi brani offertici da questa giovane artista inglese, figlia di madre norvegese e padre pakistano. Nadine ci aveva già regalato due ep, ma il suo debutto vero e proprio è un’autentica meraviglia, leggermente inferiore al capolavoro di <strong>Anna Calvi</strong> di un paio di anni fa. E proprio con quest’ultima, la Shah sembrerebbe condividere la passione per <strong>Nick Cave </strong>e<strong> PJ Harvey</strong>, che prende la forma, nella prima sezione dell’album, in composizioni rock, dai toni post grunge e dalle chitarre in primo piano. Mentre la seconda sezione si dipana in strade completamente opposte, rivelando la sorprendente natura binaria di questo esordio: si susseguono una serie di toccanti e profonde ballate al pianoforte, dai toni jazzati e operistici, in cui la nostra rievoca una vastissima gamma di interpreti, da <strong>Tori Amos </strong>ad<strong> Amanda Palmer</strong>, da <strong>Sienna Swan </strong>a<strong> Zola Jesus</strong>, mantenendo, comunque, una sua spiccata personalità, incarnata da quella voce potente, rauca, sofferta e teatrale. Accompagnata dal produttore Ben Hillier (<strong>Depeche Mode, Blur, Beth Jeans Houghton  &amp; The Hooves Of Destiny</strong>), la Shah dà corpo a un lavoro complesso, non facilmente accessibile, dalle mille sfumature e fortemente malinconico. Ci si potrebbe spendere in una serie infinita di paragoni, anche con Natasha Khan di <strong>Bat For Lashes</strong>, date le comuni origini, ma Nadine riesce a brillare di luce propria: non vi è dubbio che Love Your Dum And Mad sia uno dei migliori album di cantautorato femminile di questo 2013, nonché degli ultimi anni.<br />
Le prime cinque tracce si muovono lungo un percorso rock, con linee evidenti di basso: si parte con la migliore di questa sequenza, <em>Aching Bones</em>, un post grunge dalle atmosfere industriali e fosche alla <strong>My Brightest Diamond</strong>, per proseguire con<em> To Be A Young Man</em>, un calco della <strong>Polly Jane Harvey</strong> degli inizi. <em>Runaway</em> vede la Shah impegnata sul tema dell’adulterio su ritmiche dure; <em>The Devil</em>, stesso titolo di un pezzo della Calvi, ne richiama lo stile, in un tango baudeleriano, mentre <em>Floating</em> rallenta questa cavalcata, con chitarre morbide e pacate ad accompagnare un’interpretazione da brividi, con liriche sulla malattia mentale. <em>All I Want</em> fa da spartiacque: il soave e sognante uso dell’elettronica e la compartecipazione di un pianoforte aprono alla seconda sequenza di <em>Love Your Dum And Mad</em>, dove a farla da padrone sono ballate pianistiche, scheletriche dal punto di vista degli arrangiamenti, ma ricche di frustrazione, amarezza, malinconia e una vasta gamma di sensazioni differenti. <em>Used It All</em> è un’elegia alla <strong>Amanda Palmer</strong> senza punk cabaret, il singolo <em>Dreary Town</em>, il picco dell’intero lavoro, si sorregge su un pianoforte e poco altro, ma l’intensità vocale della Shah e il pathos creato la riallacciano a una Zola Jesus meno stravagante, sull’onda di tracce come <em>Skin</em>. <em>Remember</em>, dalle atmosfere lynchiane, risponde alla lezione di <strong>Regina Spektor</strong>; <em>Filthy Game</em>, ispirato da Palomar di Italo Calvino, è evocativo come le perle di <strong>Agnes Obel</strong>. La chiusura è affidata a <em>Winter Reigns</em> che lambisce i territori del jazz, dando vita a una meditazione delicata e sfuggente.</p>
<p>Label: Apollo Records<br />
Anno: 2013</p>
<p>Tracklist</p>
<p>1. Aching Bones<br />
2. To Be A Young Man<br />
3. Runaway<br />
4. The Devil<br />
5. Floating<br />
6. All I Want<br />
7. Used It All<br />
8. Dreary Town<br />
9. Remember<br />
10. Filthy Game<br />
11. Winter Reigns</p>
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		<title>Nuovo album per Agnes Obel</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Jun 2013 17:33:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[a cura di Marco Valchera Dopo il grande successo dell’esordio Philarmonics (2010), con più di 450.000 copie vendute nella sola Europa e una serie infinita di premi, il 30 Settembre uscirà nei negozi Aventine, nuovo album di Agnes Obel. La compositrice danese ha rilasciato una serie di video virali su Youtube tramite il suo canale, &#8230; </p><p><a class="more-link block-button" href="https://www.musiczoom.it/?p=14271">Continua la lettura &#187;</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='https://www.musiczoom.it/?p=14271' addthis:title='Nuovo album per Agnes Obel '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><div id="attachment_14272" style="width: 295px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-medium wp-image-14272" title="Agnes Obel" src="http://www.musiczoom.it/wp-content/uploads/2013/06/a3704agnes-obel-285x300.jpg" alt="" width="285" height="300" /><p class="wp-caption-text">Agnes Obel</p></div>
<p>a cura di <strong>Marco Valchera</strong></p>
<p>Dopo il grande successo dell’esordio <em><strong>Philarmonics</strong></em> (2010), con più di 450.000 copie vendute nella sola Europa e una serie infinita di premi, il 30 Settembre uscirà nei negozi <strong><em>Aventine</em></strong>, nuovo album di <strong>Agnes Obel</strong>. La compositrice danese ha rilasciato una serie di video virali su Youtube tramite il suo canale, dove è possibile cogliere piccole porzioni della sua nuova fatica. Come per il predecessore, il pianoforte sarà al centro delle composizioni. Ecco la tracklist:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;<br />
1. Chord Left<br />
2. Fuel To Fire<br />
3. Dorian<br />
4. Aventine<br />
5. Run Cried The Crawling<br />
6. Tokka<br />
7. The Curse<br />
8. Pass Them By<br />
9. Words Are Dead<br />
10. Fivefold<br />
11. Smoke &amp; Mirrors</p>
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		<title>Nancy Elizabeth &#8211; Dancing</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Apr 2013 12:43:57 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='https://www.musiczoom.it/?p=13425' addthis:title='Nancy Elizabeth &#8211; Dancing '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><img class="alignleft size-medium wp-image-13426" title="bay 84cd" src="http://www.musiczoom.it/wp-content/uploads/2013/04/bay-84cd-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" />a cura di <strong>Marco Valchera</strong></p>
<p>In seguito a un lungo tour che l’ha portata in luoghi più disparati, <strong>Nancy Elizabeth</strong> ha deciso di costruirsi un piccolo studio nel suo appartamento di Manchester con al centro un pianoforte e chitarre appese alle pareti. In questo clima è nato <strong><em>Dancing</em></strong>, terzo album che segue <strong><em>Battle And Victory</em></strong> (2007) e <strong><em>Wrought Iron</em></strong> (2009), acclamato dalla critica internazionale per le sue atmosfere malinconiche e rarefatte. Il titolo potrebbe trarre in inganno, ma si riferisce soltanto al processo creativo che ha coinvolto l’artista: nelle ore notturne, intenta nella scrittura e nella musica, la ventinovenne, originaria di Wigan, ha percepito il passaggio inesorabile del tempo, concepito sottoforma di ritmo, suoni e movimento. Dancing è tutt’altro che un prodotto dance commerciale: nonostante l’elettronica sia presente nelle dodici composizioni, il cuore è costituito da un neo folk che si avvicina maggiormente a <strong>Simone White, Beth Jeans Houghton</strong>, fino ad arrivare ad echi di <strong>Kate Bush</strong>. Ciò che si ascolta è rappresentato figurativamente dall’artwork realizzato dalla stessa Elizabeth: il sole sorge su un gruppo di case, mentre la luna è ancora in cielo. Dancing vive proprio di questa dicotomia: solare e lunare, gioioso ma solitario, arioso ma domestico, colpisce l’ascoltatore grazie alla capacità di immergere in una nuova dimensione spaziale, onirica e di ampio respiro. Per questo il suo folk richiama alla memoria un’altra giovane songwriter, <strong>Marissa Nadler</strong>: la capacità di intessere liriche toccanti (sebbene quest’ultima prediliga, spesso, il tema della morte e della caducità dell’esistenza umana) con l’accompagnamento di pochi strumenti, un’acustica, le note di un pianoforte, accomunano la Elizabeth alla statunitense.<br />
Il primo singolo, <em>The Last Battle</em>, si apre con dei gorgheggi alla Beath Jeans Houghton per poi evolversi in un brano folk a metà strada tra la solennità della Nadler e le tinte di una <strong>Amy McDonald</strong> più impegnata. In una struttura a ringkomposition il finale vede riemergere i dettagli vocali dell’apertura, mentre le liriche si soffermano su una frase emblematica: I won’t be the devil’s whore, no more, no more. Nella successiva <em>Heart</em> la delusione d’amore abbraccia il pianoforte, ma non ci troviamo di fronte a una ballata romantica: l’elettronica incupisce la struttura richiamando <em>Susanne Sundfør</em>, ma smussata dei suoi toni più dark. In <em>Indelible Day</em> sembra di ascoltare <strong>Marina &amp; The Diamonds</strong>, prima che si ubriacasse della dance alla <strong>Katy Perry</strong>, quella di canzoni come <em>Numb </em>o<em> Rootless</em>; <em>Mexico</em>, sorretta da un pianoforte classico alla <strong>Tori Amos</strong>, schiera parole non sense, in un clima etereo e intangibile, sull’esempio della geniale e sottovalutata <strong>Cortney Tidwell</strong>. <em>Simon Says Dance</em> coniuga il pianoforte a sintetizzatori, nel tentativo di creare un brano quasi ambient ma dagli esiti più “commerciali”: è l’ennesima dimostrazione di quanto elitaria sia la musica della Elizabeth. <em>Death In A Sunny Room</em>, con la sua lunga introduzione al piano, si veste di classicità, lambendo <strong>Agnes Obel</strong>, arricchita da un’arpa che impreziosisce una delle tracce migliori di Dancing. Dopo <em>Debt</em>, un ottimo numero neo folk, <em>Shimmering Song</em> si perde un po’ tra un arrangiamento di pianoforte e campanelli e voci quasi orientaleggianti e favolistiche. <em>All Mouth</em> segue la stessa strada del convincente <strong><em>Silver, Silver</em></strong> di <strong>Simone White</strong>: un breve interludio, giocato sull’elettronica. <em>Raven City</em> è una lunga elegia che guarda alla madre del dreamy folk, <strong>Kate Bush</strong>: forse troppo opulenta, è, comunque, un ennesimo tassello del mondo fantastico imprigionato in questo album. La chiusura si affida a <em>Desire</em>, sulla scia di ciò che l’ha preceduto, e <em>Early Sheep</em>, sullo stile di <strong>My Brightest Diamond</strong>.<br />
Nonostante, nel finale, Dancing si mostri troppo omogeneo, come se l’urgenza di comunicare si fosse esaurita nella prima metà dell’album, Nancy Elizabeth riesce, comunque, ad incantare e a riconfermarsi come un talento puro della scena alternative inglese.</p>
<p>Label: Leaf<br />
Anno: 2013</p>
<p>Tracklist</p>
<p>1. The Last Battle<br />
2. Heart<br />
3. Indelible Day<br />
4. Mexico<br />
5. Simon Says Dance<br />
6. Death In A Sunny Room<br />
7. Debt<br />
8. Shimmering Song<br />
9. All Mouth<br />
10. Raven City<br />
11. Desire<br />
12. Early Sleep</p>
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		<title>Caroline Keating &#8211; Silver Heart</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Feb 2013 18:01:54 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='https://www.musiczoom.it/?p=12171' addthis:title='Caroline Keating &#8211; Silver Heart '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_button_google_plusone" g:plusone:size="medium"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><p><img class="alignleft size-medium wp-image-12172" title="caroline-keating-silver-heart" src="http://www.musiczoom.it/wp-content/uploads/2013/02/caroline-keating-silver-heart-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" />a cura di <strong>Marco Valchera</strong></p>
<p>Dopo aver pubblicato un Ep nel 2008, <strong>Caroline Keating</strong> è pronta per il suo debutto musicale con l’album <em><strong>Silver Heart</strong></em>. L’artista canadese, originaria del Québec, rivela una sviluppata vena artistica, che si appoggia, per lo più, su composizioni al pianoforte e su un timbro vocale che hanno spinto la critica a definirla il punto di incontro tra i virtuosismi pianistici di <strong>Regina Spektor</strong> e l’eleganza formale della conterranea <strong>Feist</strong>. Trovandoci di fronte a due mostri sacri della musica al femminile degli ultimi anni, la Keating richiama, secondo me, più la prima che la seconda: le analogie con la pianista russa sono evidentissime, soprattutto nel creare arrangiamenti cerebrali e spezzati, con note che si riavvolgono su se stesse o che danno vita a canzoni nelle canzoni, tipico marchio di fabbrica della Spektor. Spingendoci più in là con le influenze, si potrebbe citare anche<strong> Tori Amos</strong>, solo quella degli esordi, con cui Caroline condivide il gusto della centralità del pianoforte, anche se non arriva a lambirne la forza espressiva ed emotiva. Prodotto da Drew Malamud (<strong>Metric, Stars, Grizzly Bear</strong>) Silver Heart vede la collaborazione di numerosi musicisti della scena indie attuale, che arricchiscono ancor di più, se possibile, la struttura delle composizioni, ma non oscurano l’estro della giovane: il batterista Jeremy Gara degli <strong>Arcade Fire</strong>, il violinista Sebastian Chow degli <strong>Islands</strong>, Chris Seligman degli <strong>Stars</strong> al corno francese.<br />
L’album rivela, lungo le dieci tracce, una forte ispirazione, tanto che è difficile incontrare momenti meno interessanti rispetto ad altri, rivelando la grande vulnerabilità e sensibilità dell’artista: l’opener <em>Silver Heart</em>, sorretta da piano e violoncello incanta e segue la scia di un’altra giovane pianista olandese, <strong>Laura Jansen</strong>; in <em>Ghosts</em> sembra di ascoltare <strong>Kate Nash</strong>, quando si siede al pianoforte e rifà il verso alla Spektor, prima di aprirsi in un ritornello arioso e risentito, in perfetto stile Amos. <em>They Say</em> è una ballata sognante e malinconica che mi ricorda <em>Hands</em> di <strong>Jewel</strong> o l’ultima <strong>Sara Bareilles</strong>; in <em>The Pier</em> fanno la loro entrata chitarre elettriche e mellotron e la Keating mostra maggiore forza e determinatezza, e, pur rimanendo fedele ad una personalità ben definita, questa canzone non avrebbe sfigurato in uno dei capolavori degli anni Novanta di<strong> Sheryl Crow</strong>. Dopo la ballata romantica <em>Lusty Dusty</em>, <em>Billy Joel</em>, dedicata all’autore di <em>New York State Of Mind</em> (citata anche nel testo), è talmente spektoriana che sembra di ascoltare uno dei tantissimi demo inediti che la pianista di base newyorchese esegue dal vivo. I ritmi si allentano, di nuovo, con la dolce <em>So Long, Solange</em>, solo piano e violoncello, creando una delle migliori performance della Keating. <em>One</em> si apre come una melodia di <strong>Agnes Obel</strong> e prosegue con una serie di piccole pause e ripetizioni nelle liriche che ne impreziosiscono la struttura; <em>Gatsby</em>, ispirata dal protagonista del capolavoro di Fitzgerald, ricalca la struttura della precedente, con una strofa fluida e un chorus spezzato. La conclusiva <em>Montreal</em>, sentito omaggio alla propria città, mette in scena una serie di sentimenti contrastanti, chiudendo un album piacevole e variegato.<br />
Silver Heart è una grande sorpresa: rivela al pubblico una giovane promessa del cantautorato alt-pop, nella quale confluiscono moltissime artiste, forse più note, ma, non per questo, più talentuose. Caroline Keating è, senza dubbio, un nome da tenere d’occhio nei prossimi anni.</p>
<p>Label: Glitterhouse Records<br />
Anno: 2012</p>
<p>Tracklist</p>
<p>1. Silver Heart<br />
2. Ghosts<br />
3. They Say<br />
4. The Pier<br />
5. Lusty Dusty<br />
6. Billy Joel<br />
7. So Long, Solange<br />
8. One<br />
9. Gatsby<br />
10. Montreal</p>
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		<title>L&#8217;uscita e il fuori</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 09:57:56 +0000</pubDate>
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<p>Dall&#8217;08 settembre 2011, Raniero Pizza (direttore artistico) e Lorenzo De Angelis (responsabile di produzione) non lavorano più al Circolo degli Artisti. I progetti condivisi nel corso di questi anni, e la professionalità sviluppata, ci sembra abbiano ottenuto un riscontro più che positivo sia tra il pubblico che tra gli addetti ai lavori. Tanto continueremo a fare, decisi a migliorarci ed a condividere ancora di più le strade e le mete. Ringraziamo tutte le persone che in questi anni hanno lavorato con noi al Circolo per il sudore, la pazienza, la professionalità, la voglia di non mollare mai.<br />
Nasce da oggi un nuovo progetto, ricco di orizzonti visionari e di partner. Si chiama <strong>Ausgang</strong> e con questo comunicato vi lasciamo i nuovi contatti sui quali ci troverete ricettivi come sempre, professionali più di prima e liberi da ogni confine. Dopo l&#8217;uscita c&#8217;è il fuori, e fuori c&#8217;è tanto da fare. Vi aspettiamo ai prossimi concerti organizzati da <strong>Ausgang</strong>, eccoli di seguito:</p>
<p>GIOVEDI’ 27 OTTOBRE @ LANIFICIO159</p>
<p><strong>I Cani</strong></p>
<p>GIOVEDI’ 03 NOVEMBRE @ LANIFICIO159</p>
<p><strong>Aucan</strong></p>
<p>GIOVEDI’ 10 NOVEMBRE @ LANIFICIO159</p>
<p><strong>Marta sui Tubi</strong></p>
<p>VENERDI&#8217; 11 NOVEMBRE @ TEATRO STUDIO &#8211; AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA</p>
<p><strong>John Grant</strong></p>
<p>SABATO 12 NOVEMBRE @ SALA PETRASSI &#8211; AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA</p>
<p><strong>Bobo Rondelli</strong></p>
<p>MERCOLEDI’ 16 NOVEMBRE @ LANIFICIO159</p>
<p><strong>Zen Circus</strong></p>
<p>GIOVEDI’ 17 NOVEMBRE @ LANIFICIO159</p>
<p><strong>Zen Circus</strong></p>
<p>VENERDI’ 18 NOVEMBRE  @ TEATRO PALLADIUM</p>
<p><strong>Agnes Obel</strong></p>
<p>VENERDI&#8217; 18 NOVEMBRE @ ORION</p>
<p><strong>Ministri</strong></p>
<p>LUNEDI&#8217; 21 NOVEMBRE @ ANGELO MAI</p>
<p><strong>My Brightest Diamond</strong></p>
<p>MERCOLEDI&#8217; 23 NOVEMBRE @ SALA SINOPOLI &#8211; AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA</p>
<p><strong>Brunori SAS</strong></p>
<p>DOMENICA 27 NOVEMBRE @ ANGELO MAI</p>
<p><strong>Borgata Boredom</strong></p>
<p>LUNEDI&#8217; 05 DICEMBRE @ SALA PETRASSI &#8211; AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA</p>
<p><strong>Paolo Benvegnù</strong></p>
<p>GIOVEDI&#8217; 08 DICEMBRE @ SALA SINOPOLI &#8211; AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA</p>
<p><strong>Thurston Moore</strong></p>
<p>GIOVEDI&#8217; 08 DICEMBRE @ RISING LOVE</p>
<p><strong>Lnripley</strong></p>
<p>MARTEDI&#8217; 13 DICEMBRE @ PIPER CLUB</p>
<p><strong>Dente</strong></p>
<p>MERCOLEDI&#8217; 14 DICEMBRE @ ANGELO MAI</p>
<p><strong>Giorgio Canali</strong></p>
<p>DOMENICA 18 DICEMBRE @ ATLANTICO LIVE</p>
<p><strong>Verdena</strong> + <strong>Bugo</strong></p>
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