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nov 27

Tripwires – Spacehopper

Un piccolo disco che farà la gioia di cosmonauti sedentari in perenne trip alt-shoegazer e avvicinerà schiere di nuovi cercatori oramai intolleranti verso indie-sinfonie da strapazzo o col cuore greve di amori al chewingum. Dalla piovigginosa Reading il sound orgogliosamente cool dei Tripwires, quartetto che incastra nelle sue fumisterie ispiranti tutte le colorazioni di accennati Placebo, in Shimmer, Tin foil skin, per poi contrarre un innocuo debito con My Bloody Valentine e spezie SonicYouthiane ma che non divide minimamente la loro verve interpretativa e personale.
Spacehopper è un solido serbatoio di anni 90 autorali e atmosfere grigie, nuvoloni poetici e scrosci melodici offrono il perfetto scenario inglese imbronciato, l’ossessivo desiderio di apparire ora elettrici ora acustici, una straniante mixture di brit pop e stili collegati che si fanno molto ruffiani durante il percorso all’orecchio: quello che la formazione inglese esterna nella loro melodia d’insieme è un innesto elettrico e velato poliedrico dove sguazzano eccitazione e freschezza che possono mantenersi nel tempo e che in definitiva investono l’ascolto in maniera piena e calibrata, poche sbavature e inesistenti innesti smielati chiudono la “garanzia” dell’intero lotto registrato.
L’ambizione di uno spettro compositivo ampio premia i Tripwires, e li colloca prevalentemente in un groove ispirato e coinvolgente che regala all’ascolto quella passione e aspettativa di una nuova Inghilterra sonora pronta a scendere di parallelo e scombussolare – come già fece – qualsiasi scena underground “sottostante”; con schitarrate slow in Catherine, I feel sick che devozionano i Gallagher Bros, tutto prende avvio e forma, s’intravede l’occhio mezzo chiuso di Thom Yorke in Plasticine, i Travis della dolcezza in Paint , la nebbiolina centellinata su Wisdom teeth, e l’eco di una slide languida che da l’arrivederci alla prossima sensibilità che questo quartetto non mancherà certo di riproporre da qui – speriamo – a molto più in Slow mo.
Disco da considerare tra contrasti e suoni significanti.

Label: Frenchkiss Records
Anno: 2013

Tracklist:

1. Spacehopper
2. Plasticine
3. A feedback loop of laughter
4. Shimmer
5. Love me sinister
6. Paint
7. Under a gelatin moon
8. Catherine, I feel sick
9. Wisdom Teeth
9. Tin foil skin
10. Slow mo
11. Clusterfuck, (Bonus track).

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